Angolo del Gigio

settembre 9, 2006

Simona & Simona – Rapite dagli Americani, che per paura di esser sputtanati dall’intelligence Quwaitiana hanno dovuto lasciarle vive, e Liberarle…

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Blogroll, Storia, Uncategorized — Italiano Liberale @ 12:59 am

Simona Torretta e Simona Pari, il 7 settembre vengono prelevate con la forza dal loro ufficio a Baghdad insieme con due iracheni Abdel Aziz Raad e Manhaz Bassam, in pieno giorno. Saranno tenute prigioniere per 21 giorni.
Le due ragazze italiane vivevano a Baghdad e lavoravano per l’organizzazione non governativa “Un Ponte per“, attiva in Iraq dal 1991, per sostenere la ricostruzione di scuole, formare il corpo insegnanti e distribuire acqua e medicinali.

Simona Torretta, 29 anni, romana, ha passato in Iraq buona parte degli ultimi cinque anni. Nel 2003 è diventata responsabile delle operazioni dell’associazione “Un ponte per a Baghdad”. “Parliamo con le famiglie, con i leader religiosi e anche con i bambini per scoprire cosa pensano che sia necessario fare”.

Simona Pari, 29 anni, di Bologna, era da un anno a Baghdad per seguire il progetto scolastico Farah di Un ponte per Baghdad, progetto che parte dalla ristrutturazione delle scuole per arrivare all’ascolto dei bisogni dei bambini iracheni. “Il mio lavoro mi diverte molto e credo nei diritti umani. A troppe persone sono negati i diritti fondamentali di cui tutti meritiamo di godere”.

Il sequestro
Da subito sembra un sequestro anomalo. Il raid, perfettamente organizzato, è realizzato in pieno giorno da un gruppo composto da una ventina di uomini, dotati di armi molto sofisticate: fucili, pistole con silenziatore e si parla anche di manganelli elettrici. Armi difficilmente utilizzate dai mujahidin. Ben presto un gran numero di leaders islamici afferma che il raid nella sede di “Un Ponte Per Baghdad” non è stata opera dei mujahidin, ma dell’intelligence internazionale, per screditare la lotta della resistenza. Colpisce, in particolare che Mahnouz Bassam, la donna irachena, sia stata trascinata via urlante per il velo. Un oltraggio religioso senza precedenti nel mondo islamico.

Il 10 settembre il presidente iracheno Ghazi Al-Yawar è a Roma e nel corso della visita al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dichiara: “E’ evidente che il rapimento ha lo scopo di esigere un riscatto”. Due giorni dopo il ministro degli Esteri Franco Frattini parte per una missione diplomatica nel Golfo. Mentre la diplomazia è al lavoro si diffonde la paura che le due ragazze possano essere state vendute ai guerriglieri, in particolare al leader di Al Qaida in Iraq, Abu Musab Zarqawi. Uno scenario che viene ipotizzato dal viceministro degli esteri iracheno Hamid Al-Bayati, in visita in Italia il 18 settembre.
23 settembre 2004 la doccia fredda. Su un sito internet compare la notizia che le due volontarie italiane sarebbero state uccise. L’annuncio dell’esecuzione, rivendicata dal gruppo Organizzazione della Jihad, poco conosciuto, viene esaminato con molta cautela in quanto il sito normalmente non viene utilizzato dalle organizzazioni estremiste islamiche.

La liberazione
Due giorni dopo la speranza viene dal Kuwait. E’ proprio un quotidiano dell’emirato, Al-Rai Al Aam, che dà la notizia attesa da tutti: Simona Torretta e Simona Pari sono vive. Il quotidiano cita fonti “fidate”, che sarebbero anche molto ben informate sui rapitori. E’ tutto vero e il 28 settembre le due Simone vengono liberate, così come gli altri due ostaggi.
Accolte in Italia come due eroine vengono accolte all’aereoporto di Ciampino a Roma dalle massime autorità dello stato e saranno festeggiate da tutti gli italiani.
Dopo l’euforia che fa seguito alla liberazione, cominciano le polemiche. Ci si chiederà a lungo se sia stato pagato un riscatto, cosa che il governo italiano smentisce da subito. La querelle non si placa neppure dopo la diffusione di un video che mostra il blitz compiuto dalle forze della coalizione per liberare gli ostaggi.

Oggi le “due Simone” appaiono nel secondo elenco annuale di Time Europa degli Eroi Europei che rende onore a persone straordinarie il cui spirito e capacità hanno fatto del mondo un luogo migliore, spesso opponendosi a condizioni estremamente avverse.

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