Angolo del Gigio

settembre 6, 2006

Il vicepremier chiede ”l’abolizione immediata del blocco aereo-navale israeliano”

D’Alema: ”No sostegno ex-post a politica estera Berlusconi”

Nella foto, Massimo D'Alema (Infophoto)Roma, 6 set.Adnkronos/Ign) – Riconoscimento all’impegno di tutti i militari italiani impegnati nelle missioni all’estero, ma dall’attuale maggioranza non può arrivare ”un sostegno ex-post” alla politica estera del governo Berlusconi ed in particolare alla missione in Iraq. Così il ministro degli Esteri Massimo D’Alema replica alle sollecitazioni venute da Gianfranco Fini e da Pier Ferdinando Casini – durante il dibattito davanti alle Commissioni Esteri e Difesa riunite per l’esame del decreto parlamentare sul Libano – affinché l’attuale governo non rivendichi una discontinuità in politica estera rispetto al precedente esecutivo.

”Siamo pronti a votare il decreto in Parlamento sul Libano ma chiediamo che il governo dica che questa non è la prima missione in cui gli italiani sono portatori di pace”, aveva chiesto il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini dopo l’auspicio espresso dal vicepremier perché prosegua clima di confronto tra le forze politiche.

”Qui non c’è discontinuità, c’è al contrario continuità con la politica estera in difesa dell’Italia. Dall’Afghanistan al Libano le carte non cambiano e l’Italia è sempre la stessa ed è per questo che appoggeremo la missione”, aveva detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini a margine della discussione sul decreto.

Al di là del concetto di discontinuità in politica estera, ”c’è una situazione nuova – ha ricordato D’Alema – indiscutibilmente questa missione nasce nel segno di un ritrovato multilateralismo. Sarebbe eccessivo dire che questo è merito del governo italiano, che si è trovato in una situazione internazionale che muta, però l’esecutivo italiano vi ha contribuito. In più possiamo rivendicare che questo multilateralismo, che torna a essere il metro delle relazioni internazionali, è quello che abbiamo sostenuto sempre, anche quando andava di moda l’unilateralismo. Come sempre la verità è nel mezzo, nel senso che ci sono gli elementi di continuità e ci sono anche gli elementi di novità, che in parte dipendono dal mutato contesto internazionale e in parte dipendono anche dal contributo che vi ha dato l’Italia”.

Parlando di fronte alle commissioni, il ministro degli Esteri ha spiegato che ”il spiegamento di Unifil verrà accompagnato dal ritiro progressivo delle Forze isreaeliane dal Libano meridionale. Secondo quanto ci ha comunicato nella sua visita a Roma il vice primo ministro israeliano Shimon Peres, il ritiro israeliano verrà completato quando saranno spiegati sul terreno 5.000 soldati dell’Unifil. La nostra opinione è che questo risultato sarebbe molto facilitato dall’abolizione immediata del blocco aereo-navale israeliano, che rende più difficile il spiegamento di Unifil stessa, che complica gli sforzi di ricostruzione, e che sembra dimostrare un persistente grado di sfiducia di Israele nella garanzia internazionale della propria sicurezza”.

”La tesi del governo italiano – ha continuato il titolare della Farnesina – è che il test del Libano, se avrà successo, possa aprire delle opportunità anche per la ripresa del dialogo tra Abu Mazen e il governo isreaeliano”. ”La missione diplomatica che mi accingo a compiere nei prossimi due giorni in Medio Oriente (domani e venerdì ad Amman, Ramallah e Tel Aviv, ndr) – ha spiegato D’Alema – risponde anzitutto all’esigenza di non dimenticare la centralità del problema palestinese ed il suo peso chiave per il futuro del Medio Oriente”.

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