Angolo del Gigio

settembre 5, 2006

L’importanza di una riforma liberale nell’Islam

Filed under: Blogroll, Giornalisti Mutanti, Israele, Storia, Uncategorized — Italiano Liberale @ 11:56 pm

L’importanza di una riforma liberale nell’Islam

E’ facile credere che che il mondo musulmano abbia solo brutte notizie da offrire. Ma la facilità non significa accuratezza. Infatti abbiamo anche molte buone notizie.

Prima di tutto permettetemi di confessare l’ovvio: Noi musulmani interpretiamo bene il ruolo dl malvagio. Lo scorso mese un gruppo di terroristi – evidentemente militanti islamisti – si sono fatti esplodere in India. Il giorno dopo gli Hezbollah hanno attraversato il confine riconosciuto dall’Onu per rapire e uccidere israeliani facendo scoppiare l’ultima litania di bombe e proiettili da far tremare tutto il Medio Oriente. E ancora c’è da aspettarsi di peggio dai religiosi estremisti. I musulmani moderati tendono a deludermi ancora di più.

Ci appelliamo ad una “risposta proporzionata” da parte di Israele, ma noi stessi ci impegnamo in una risposta sproporzionata quando sminuiamo o ignoriamo i crimini degli Hezbollah. Loro attaccano Israele dal sud del Libano e da Gaza, che sono proprio le aree che lo Stato Ebraico ha unilateralmente evacuato. Se l’Islam è sinonimo di pace, cos’è un non islamico che si oppone ad una tale palese aggressione?

Inoltre Hezbollah ha deliberatamente gettato i civili Musulmani e i Cristiani nella morte. I suoi combattenti hanno installato le loro basi nel bel mezzo dei quartieri residenziali così che chi li insegue deve per forza colpire persone innocenti. Cosa rende i Musulmani dei moderati, quando noi stessi ammicchiamo ad un simile calcolo crudele? Ma soprattutto, vista la nostra ostilità nascosta dall’ipocrisia, come posso ancora parlare quando dico che ci sono buone notizie da far sapere?

Durante la stessa settimana in cui all’India e ad Israele veniva ricordata la brutalità islamista i Musulmani liberali facevano progressi nel reclamare la nostra fede, sia in Occidente che in Oriente.

Cominciamo dall’est: per quasi tre decadi il Pakistan ha seguito una serie controversa di leggi chiamate “Hudood”. Chiamate “hudd” o “punizioni divine”, queste leggi stabiliscono le pene per stupri e adulterio. Alla fine queste ordinanze sono state seriamente sfidate, ma nel frattempo più di 4600 donne pakistane sono state incarcerate per accuse che includono l’adulterio, mentre tutti gli uomini accusati di violenze sessuali l’hanno fatta franca. Grazie ad una campagna rispettosa della religione condotta da gruppi della società civile, il Consiglio Pakistano per l’Ideologia Islamica – un ente molto influente – ha recentemente raccomandato il cambiamento delle leggi “Hudood”. Questa mossa ha fatto sì che il Presidente Musharraf liberasse 1300 donne che erano in attesa di un processo. Perfino i capi religiosi ora in Pakistan ammettono che le “Hudood” non sono una creazione divina.

Nel 1977 un colpo di stato sostenuto dagli USA mise alla presidenza del Pakistan il generale Zia ul-Haq. Per rafforzare la presa si circondò di ipocriti mullah che lo chiamavano “Comandante della fede”, epiteto riservato ai successori del Profeta Maometto. Per ottenere il favore dei capi locali, mischiò la lettura del corano con le tradizioni tribali. In questo modo la lapidazione come punizione legale per l’adulterio crebbe, mentre per provare uno stupro veniva richiesta la testimoninanza di quattro uomini. In mancanza di ciò, la violenza sarebbe stata considerata un adulterio commesso dalla donna che a questo punto era condannabile al carcere, alla fustigazione e alla lapidazione.

Le ingiustizie che seguirono non hanno diffamato soltanto le donne, ma lo stesso Islam. Più i pakistani musulmani riconoscono che queste leggi sono state emanate dagli uomini più sono consapevoli che il dovere di regolarsi è nelle loro mani e non in quelle di Dio. Credono che Egli sia perfetto ma stiamo imparando ad apprezzare che gli interpreti di Allah non lo sono.

Contemporaneamente la riforma dell’Islam si sta velocizzando: a Copenhagen, la città da cui sono partite le violente proteste mondiali per le vignette sul Profeta Maometto in seguito alla loro pubblicazione sul Jylland Posten si è tenuto un dibattito a cui ho partecipato dal titolo: “I leader musulmani di domani” su come l’Islam e l’occidente possono arricchirsi dall’influenza reciproca. C’erano rappresentanti dagli Usa, dal Canada, dall’Australia e da tutta l’Europa.

Permettetemi di divulgare le affermazioni più rivoluzionare che ne sono uscite:

Un uomo dall’Olanda: “Noi, come musulmani abbiamo bisogno di guardarci nello specchio invece di rimproverare tutti gli altri”.

Una donna dalla Germania: “Non ho una crisi d’identità: sono occidentale e musulmana. E sono contenta di essere entrambe.”

Un Imam dalla Gran Bretagna: “Non appena una donna diventerà muftì (dottore della Legge Islamica) io sarò il primo a studiare ai suoi piedi”.

Un delegato ha chiesto: “L’Islam è l’unica via di salvezza?” Un immam danese afferrando immediatamente il microfono: “Brevemente la risposta è no” Un inglese si è ribellato, mentre un italiano ha moderato tra i due. Quel che è importante è che nessuno ha definito l’altro malvagio o ipocrita.

Per la prima volta nella mia vita ho sentito che nell’Islam l’unità non coincide necessariamente con l’uniformità. Forse il messaggio più imponente però è venuto da un ospite a sorpresa: Flemming Rose, editore delle vignette sul Profeta Maometto. Dopo essersi rivolto a noi e aver risposto alle nostre sfide ha confessato che la nostra accoglienza è stata molto più civile di quella che si sarebbe aspettato da qualunque altro gruppo umanitario.

Una riforma liberale dell’Islam dovrà essere caratterizzata da due fattori: il rafforzamento delle donne e la volontà dei musulmani in Occidente di esercitare la nostra libertà di coscienza. In una settimana entrambe hanno avuto una spinta significativa.

Dobbiamo ricordare che come “soldati di Dio” siamo continuamente sotto i riflettori.

Irshad Manji insegna alla Yale University, autrice di “Quando abbiamo smesso di pensare” e “The Trouble with Islam Today: A Muslim’s Call for Reform in Her Faith”

da Haaretz

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