Angolo del Gigio

agosto 31, 2006

Ecco la legge dell’Unione sul conflitto di interessi

E’ tra i primi temi in agenda alla ripresa dell’attivita’ politico parlamentare la riforma del conflitto di interessi. La proposta dell’Unione che abroga la ”blanda” legge varata dal centrodestra nel 2004, introducendo un nuovo sistema di ‘blind trust’, e’ stata depositata alla Camera lo scorso 7 luglio ed iniziera’ il suo iter dalla Commissione Affari Costituzionali il prossimo 12 settembre.

Ma e’ gia’ scontro tra i poli. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, lo ha nel tempo piu’ volte precisato, anche a pochi giorni dalla fine della campagna elettorale: ”Bisogna regolare il conflitto di interessi seriamente, senza intenti punitivi”. Rassicurazioni che non sono bastate e non bastano certo alla Casa delle Liberta’. Nemmeno le parole pronunciate sulla questione da Telese dal presidente del Senato, Franco Marini, ”credo che debba essere messa da parte ogni volonta’ punitiva”, pare che abbiano contribuito a raffreddare il clima.

Tanto che il centrosinistra, o almeno una sua parte consistente punta a ‘deberlusconizzare’, l’iniziativa legislativa spostando l’attenzione sulla necessita’ di dare al Paese uno strumento normativo gia’ in vigore da tempo nelle democrazie occidentali. Si’, perche’ e’ la questione delle ‘leggi ad personam’ e delle ‘non leggi ad personam’ a caratterizzare la polemica.

Al centro, ovviamente c’e’ l’ex premier, Silvio Berlusconi. Dice Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente di Forza Italia: ”Quando Prodi dice che la nuova legge sul conflitto di interessi sara’ favorevole alla democrazia e non contro il Cavaliere, gli italiani hanno gia’ capito tutto; la sinistra vuole impedire a Berlusconi di fare, per il momento, l’opposizione e piu’ in generale di fare politica”. Verso la meta’ di luglio era stato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, a lanciare il primo grido d’allarme parlando di ”una piazzale Loreto a tappe” quella che si sarebbe prefigurata considerando l’intenzione dell’esecutivo di procedere nelle riforme tra l’altro contenute nel programma dell’Unione. Nel merito della questione, invece, al momento, c’e’ solo la proposta presentata a Montecitorio dai capigruppo dell’Unione.

Ecco cosa prevede:

Si compone di 14 articoli la proposta dell’Unione sul conflitto di interessi che, abrogando la legge voluta dal centrodestra nel 2004, introduce nuove disposizioni ”in materia di incompatibilita’ e di conflitti di interessi” riferibili ”ai titolari delle cariche di governo” (presidente del Consiglio, ministri, vice ministri, sottosegretari, e commissari straordinari dell’esecutivo) e volta istituire l’Autorita’ garante dell’etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interessi”.

Ma la riforma non riuscira’ da sola a sciogliere, nell’immediato e in modo incisivo, i nodi che, secondo il centrosinistra, imbrigliano il comparto delle comunicazioni (ora che Berlusconi non e’ piu’ al governo). Per intervenire in questo comparto sono necessari altre iniziative come gia’ ampiamente annunciato nel tempo dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. Tra queste la revisione della Legge Gasparri. Tuttavia per quanto riguarda il possesso di partecipazioni rilevanti in imprese operanti nel comparto delle comunicazioni la proposta dell’Unione riserva specifici richiami.

E questo perche’, e’ spiegato nella relazione introduttiva al provvedimento, ”una legge si rende necessaria ove i membri del governo possiedano partecipazioni rilevanti nel settore dell’informazione e delle comunicazioni di massa, nel quale l’esistenza di tali posizioni puo’ alterare il libero formarsi del consenso politico, minando alla base i meccanismi della democrazia rappresentativa”.

Nel complesso la riforma presentata dal centrosinistra che ”si ispira alle esperienze gia’ maturate in altri Paesi, e in primo luogo a quella degli Stati Uniti”, una realta’ presa ad esempio perche’ ”a un’etica pubblica particolarmente attenta e severa con i casi di commistione di interesse privato e ruolo pubblico, unisce norme e istituzioni che hanno mostrato di sapere assicurare il conseguimento dell’obiettivo di prevenire l’insorgenza del fenomeno”.

Due le sostanziali novita’ del provvedimento: l’istituzione di una Autorita’ garante dell’etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interesse e la creazione del gestore del patrimonio.

Garante

Si compone di cinque membri, nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Restano in carica per sette anni. Due componenti sono designati dalla Camera e due dal Senato tra persone di notoria indipendenza. Il presidente dell’Autorita’ e’ designato dai quattro componenti eletti dalle Camere. L’organismo di garanzia verifica le situazioni di conflitto e commina sanzioni.

Attività patrimoniali

I beni immobiliari ricadono nel perimetro della normativa solo se il loro possesso da parte di chi ricopre incarichi di governo e’ strumentale ad una attivita’ di impresa. I valori mobiliari posseduti, anche per interposta persona, rientrano nell’ambito della legge solo se essi superano il valore complessivo di 10 milioni di euro.

Il possesso, anche per interposta persona, di partecipazioni rilevanti in imprese operanti nei settori della difesa, energia, servizi erogati in concessione o autorizzazione, nonche’ concessionarie di pubblicita’ e imprese dell’informazione giornalistica e radiotelevisiva editrici di testate a diffusione nazionale, e’ in ogni caso suscettibile di determinare conflitti di interessi salvo che l’Autorita’ avviando una specifica procedura non disponga diversamente.

Gestore del patrimonio

I patrimoni che ricadono nei limiti della normativa devono essere affidati ad un gestore che, per tutta la durata dell’incarico dell’esponente dell’esecutivo, non puo’ comunicare al proprietario ne’ l’entita’ ne’ la natura degli investimenti ne’ consultarlo per stabilire una linea di condotta.

Sanzioni

Entro venti giorni dall’assunzione di un incarico di governo gli interessati dichiarano all’Autorita’ lo status del loro patrimonio. Se viene ravvisata una condizione di conflitto gli interessati devono provvedere alla sua risoluzione entro dieci giorni dalla comunicazione.

Se permane la violazione l’Autorita’ dispone la rimozione o la decadenza dalla carica; la risoluzione del rapporto di impiego pubblico o privato; la sospensione dell’abilitazione professionale da parte degli ordini o collegi professionali competenti; nel caso di attivita’ imprenditoriale soggetta ad autorizzazione, licenza, abilitazione (…) la revoca del relativo provvedimento.

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