Angolo del Gigio

agosto 31, 2006

Ecco la legge dell’Unione sul conflitto di interessi

E’ tra i primi temi in agenda alla ripresa dell’attivita’ politico parlamentare la riforma del conflitto di interessi. La proposta dell’Unione che abroga la ”blanda” legge varata dal centrodestra nel 2004, introducendo un nuovo sistema di ‘blind trust’, e’ stata depositata alla Camera lo scorso 7 luglio ed iniziera’ il suo iter dalla Commissione Affari Costituzionali il prossimo 12 settembre.

Ma e’ gia’ scontro tra i poli. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, lo ha nel tempo piu’ volte precisato, anche a pochi giorni dalla fine della campagna elettorale: ”Bisogna regolare il conflitto di interessi seriamente, senza intenti punitivi”. Rassicurazioni che non sono bastate e non bastano certo alla Casa delle Liberta’. Nemmeno le parole pronunciate sulla questione da Telese dal presidente del Senato, Franco Marini, ”credo che debba essere messa da parte ogni volonta’ punitiva”, pare che abbiano contribuito a raffreddare il clima.

Tanto che il centrosinistra, o almeno una sua parte consistente punta a ‘deberlusconizzare’, l’iniziativa legislativa spostando l’attenzione sulla necessita’ di dare al Paese uno strumento normativo gia’ in vigore da tempo nelle democrazie occidentali. Si’, perche’ e’ la questione delle ‘leggi ad personam’ e delle ‘non leggi ad personam’ a caratterizzare la polemica.

Al centro, ovviamente c’e’ l’ex premier, Silvio Berlusconi. Dice Paolo Bonaiuti, portavoce del presidente di Forza Italia: ”Quando Prodi dice che la nuova legge sul conflitto di interessi sara’ favorevole alla democrazia e non contro il Cavaliere, gli italiani hanno gia’ capito tutto; la sinistra vuole impedire a Berlusconi di fare, per il momento, l’opposizione e piu’ in generale di fare politica”. Verso la meta’ di luglio era stato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, a lanciare il primo grido d’allarme parlando di ”una piazzale Loreto a tappe” quella che si sarebbe prefigurata considerando l’intenzione dell’esecutivo di procedere nelle riforme tra l’altro contenute nel programma dell’Unione. Nel merito della questione, invece, al momento, c’e’ solo la proposta presentata a Montecitorio dai capigruppo dell’Unione.

Ecco cosa prevede:

Si compone di 14 articoli la proposta dell’Unione sul conflitto di interessi che, abrogando la legge voluta dal centrodestra nel 2004, introduce nuove disposizioni ”in materia di incompatibilita’ e di conflitti di interessi” riferibili ”ai titolari delle cariche di governo” (presidente del Consiglio, ministri, vice ministri, sottosegretari, e commissari straordinari dell’esecutivo) e volta istituire l’Autorita’ garante dell’etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interessi”.

Ma la riforma non riuscira’ da sola a sciogliere, nell’immediato e in modo incisivo, i nodi che, secondo il centrosinistra, imbrigliano il comparto delle comunicazioni (ora che Berlusconi non e’ piu’ al governo). Per intervenire in questo comparto sono necessari altre iniziative come gia’ ampiamente annunciato nel tempo dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. Tra queste la revisione della Legge Gasparri. Tuttavia per quanto riguarda il possesso di partecipazioni rilevanti in imprese operanti nel comparto delle comunicazioni la proposta dell’Unione riserva specifici richiami.

E questo perche’, e’ spiegato nella relazione introduttiva al provvedimento, ”una legge si rende necessaria ove i membri del governo possiedano partecipazioni rilevanti nel settore dell’informazione e delle comunicazioni di massa, nel quale l’esistenza di tali posizioni puo’ alterare il libero formarsi del consenso politico, minando alla base i meccanismi della democrazia rappresentativa”.

Nel complesso la riforma presentata dal centrosinistra che ”si ispira alle esperienze gia’ maturate in altri Paesi, e in primo luogo a quella degli Stati Uniti”, una realta’ presa ad esempio perche’ ”a un’etica pubblica particolarmente attenta e severa con i casi di commistione di interesse privato e ruolo pubblico, unisce norme e istituzioni che hanno mostrato di sapere assicurare il conseguimento dell’obiettivo di prevenire l’insorgenza del fenomeno”.

Due le sostanziali novita’ del provvedimento: l’istituzione di una Autorita’ garante dell’etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interesse e la creazione del gestore del patrimonio.

Garante

Si compone di cinque membri, nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Restano in carica per sette anni. Due componenti sono designati dalla Camera e due dal Senato tra persone di notoria indipendenza. Il presidente dell’Autorita’ e’ designato dai quattro componenti eletti dalle Camere. L’organismo di garanzia verifica le situazioni di conflitto e commina sanzioni.

Attività patrimoniali

I beni immobiliari ricadono nel perimetro della normativa solo se il loro possesso da parte di chi ricopre incarichi di governo e’ strumentale ad una attivita’ di impresa. I valori mobiliari posseduti, anche per interposta persona, rientrano nell’ambito della legge solo se essi superano il valore complessivo di 10 milioni di euro.

Il possesso, anche per interposta persona, di partecipazioni rilevanti in imprese operanti nei settori della difesa, energia, servizi erogati in concessione o autorizzazione, nonche’ concessionarie di pubblicita’ e imprese dell’informazione giornalistica e radiotelevisiva editrici di testate a diffusione nazionale, e’ in ogni caso suscettibile di determinare conflitti di interessi salvo che l’Autorita’ avviando una specifica procedura non disponga diversamente.

Gestore del patrimonio

I patrimoni che ricadono nei limiti della normativa devono essere affidati ad un gestore che, per tutta la durata dell’incarico dell’esponente dell’esecutivo, non puo’ comunicare al proprietario ne’ l’entita’ ne’ la natura degli investimenti ne’ consultarlo per stabilire una linea di condotta.

Sanzioni

Entro venti giorni dall’assunzione di un incarico di governo gli interessati dichiarano all’Autorita’ lo status del loro patrimonio. Se viene ravvisata una condizione di conflitto gli interessati devono provvedere alla sua risoluzione entro dieci giorni dalla comunicazione.

Se permane la violazione l’Autorita’ dispone la rimozione o la decadenza dalla carica; la risoluzione del rapporto di impiego pubblico o privato; la sospensione dell’abilitazione professionale da parte degli ordini o collegi professionali competenti; nel caso di attivita’ imprenditoriale soggetta ad autorizzazione, licenza, abilitazione (…) la revoca del relativo provvedimento.

Annunci

Consulta islamica censura l’Ucoii ma non all’unanimità

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Blogroll, Israele, Politica Italiana, Storia — Italiano Liberale @ 10:25 am

Martedì, 29 agosto

Non si risolve l’affaire Ucoii. Una riunione straordinaria della Consulta per l’islam in Italia, convocata ieri sera dal ministro dell’Interno Giuliano Amato per dipanare la matassa di polemiche nate dall’inserzione di una pagina su alcuni giornali italiani – con cui l’organizzazione musulmana paragonava le uccisioni compiute dall’esercito israeliano in Libano ai crimini nazisti – si è conclusa senza una posizione unanime.

E le opinioni, dopo due ore e mezza di riunione, si sono confermate più distanti che mai: l’Ucoii parla di “errore di comunicazione” ma non firma una condanna condivisa dagli altri membri; il ministro prende atto, ma ribadisce la sua “ferma condanna”; gli ebrei italiani, dal canto loro, plaudono al ministro e avvertono che l’episodio non va “sminuito”. Come recita un comunicato del Viminale, “nel corso del dibattito tutti i partecipanti, con accenti diversi, hanno espresso un giudizio fortemente negativo sul comunicato dell’Ucoii.

Il presidente dell’Ucoii (Mohamed Nour Dachan, ndr.), pur dichiaradosi pronto a incontrare la comunità ebraica si è rifiutato di associarsi al giudizio fortemente negativo”. Le motivazioni della posizione dell’organizzazione numericamente più rappresentativa dell’islam italiano sono contenute in una lettera consegnata ad Amato prima dell’inizio della riunione. Nella quale l’Ucoii definisce “sostanziale errore di comunicazione” la pubblicazione dell’inserzione. Un’iniziativa che puntava a creare uno “choc mediatico”, ma non prendeva di mira gli ebrei. “Da parte nostra – si legge nella missiva – non c’era nessuna intenzione ad identificare il popolo ebraico contemporaneo e tanto meno l’ebraismo nel suo complesso con lo Stato d’Israele, che in quanto formazione storica e terrena non può non assumersi le responsabilità delle sue azioni”.

Un argomento che non è piaciuto agli altri 15 membri della Consulta, che hanno condannato, invece, la pagina pubblicata dall’Ucoii. Ma neppura ad Amato. Il ministro, si legge nel comunicato del Viminale, “ha sottolineato che non si è trattato solo di un problema di comunicazione, ma dell’affermazione di una tesi comunque inaccettabile”. Non solo. A quanto riferito da un altro membro della Consulta, il vicepresidente della Coreis (Comunità religiosa islamica), Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Amato, “ha chiuso la riunione prendendo atto del rifiuto, rispettandolo in nome alla libertà d’espressione, ma dicendo che questa posizione non sarebbe stata senza conseguenze”.

Di tutt’altro avviso l’Ucoii. “Abbiamo detto tutto quello che dovevamo dire – afferma il segretario nazionale Hamza Piaccardo – dopo di che per noi l’incidente è chiuso. Se poi c’è chi cerca il casus belli per creare problema alla comunità islamica…”.

Soddisfatti, infine, gli ebrei italiani. Il loro presidente, Renzo Gattegna, esprime apprezzamento per la “fermezza” di Amato. “Non ha accettato la giustificazione formulata dall’Ucoii, che tendeva solo a sminuire la gravità dell’episodio, ed ha riportato il problerma nelle sue giuste dimensioni”, commenta. “E’ significativo che tutte le altre associazioni islamiche abbiano condannato quella iniziativa”, prosegue Gattegna, “c’è stato una sorta di isolamenteo dell’Ucoii rispetoto agli altri”. Eppure l’Ucoii è la sigla più rappresentativa dell’islam italiano.

“Di fronte a questioni di principio – risponde l’avvocato Gattegna – non è la quantità il criterio da adottare. Si tratta di principi inderogabili della democrazia italiana”. Quanto all’argomento dell’Ucoii secondo cui l’inserzione era legittima perché criticava la politica di Israele e non gli ebrei, il presidente dei circa 30.000 ebrei italiani non ha dubbi: “Nella pagina pubblicata c’era una voluta confuasione: era un attacco allo Stato di Israele che copriva un atteggiamento antiebraico perché richiamava le Fosse Ardeatine”.

“Quello che non uccide rafforza. Mi sembra che l’Ucoii sia uscita viva da questa riunione”. E’ il commento di Dacia Valent, portavoce nazionale della Islamic Anti-Defamation League, sulla riunione della Consulta per l’islam in Italia.

Fonte : www.canisciolti.info

agosto 30, 2006

Hollywood si mobilita contro Hamas e gli Hezbollah

Filed under: Amerikan Century, Blogroll, Israele, Leccapiedi e Lacchè, libano, Uncategorized — Italiano Liberale @ 12:32 pm

www.voltairenet.org/article143125.html

The Hollywood Reporter Variety e la Los Angeles Times ha pubblicato, il 16 agosto 2006, una pagina pubblicitaria a pagamento su iniziativa di Ehud Danoch, console generale di Israele a Los Angeles.

Si può leggere: «Noi sottoscritti, siamo addolorati e devastati dalle vittime civili in Israele ed in Libano causate da atti terroristici perpetrati da organizzazioni terroristiche come Hezbollah ed Hamas. Se non riusciamo a fermare il terrorismo ovunque nel mondo, il caos regnerà ed innocenti continueranno a morire. Abbiamo bisogno di sostenere le società democratiche e stabilire il terrorismo con da tutti i mezzi».

Il manifesto è firmato da 84 personalità di Hollywood, fra cui i direttori di studio Sumner Redstone (Paramount) e Ruppert Murdoch (Fox); gli attori Nicole Kidman, Michael Douglas, Dennis Hopper, Sylvester Stallone, Bruce Willis, Danny di Vito, Don Johnson, James Woods, Kelly Preston, Patricia Heaton e William Hurt; ed i registi Ridley Scott, Tony Scott, Michael Mann, Dick Donner e Sam Raimi. I firmatari sono stati reclutati da un gruppo di montatori di scena e di realizzatori israeliani a Hollywood: Arnon Milchan, David Matalon, Avi Arad, Danny Dimbort ed Avi Lerner.

Hollywood, la fucina massonica della propaganda del regime americano, prende posizione a favore di Israele e contro tutti i gruppi terroristici! Ottantaquattro tra attori, direttori e registi hanno firmato il manifesto pubblicitario, voluto e finanziato da Sion.

Nessuno di loro però ricorda gli oltre 1100 cadaveri libanesi (di cui un terzo bambini sotto i 12 anni) seppelliti sotto le bombe intelligenti sganciate dall’aviazione dell’esercito democratico di Tsahal! Come pure nessuno ricorda gli articoli (6a, 6b e 6c) della Carta di Norimberga violati impunemente: “crimini di pace”, “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”!

Perché non ci ricordiamo noi, invece, i nomi di questi signori, quando sarà ora di andare al botteghino?

 

L’Antisemitismo: storia e cause

Filed under: Blogroll, Israele, Storia, Uncategorized — Italiano Liberale @ 12:30 pm

Titolo originale “L’Antisemitisme, son histoire er ses causes” di Bernarde Lazare*, 1884
ORDINA IL LIBRO

Per scrivere una storia completa dell’antisemitismo, senza trascurare nessuna delle manifestazioni di questo sentimento e seguendone le varie fasi e i mutamenti, è necessario incominciare la storia di Israele dal momento della sua dispersione, o per meglio dire, dal tempo della sua diffusione fuori dal territorio della Palestina.

In tutti i luoghi dove gli Ebrei si sono stabiliti, cessando di costituire una nazione pronta a difendere la propria libertà e la propria indipendenza, si è sviluppato l’antisemitismo, o meglio, l’antigiudaismo, perché antisemitismo è un termine improprio che ha trovato la sua ragione di essere soltanto ai nostri tempi, quando si è voluto allargare questa lotta tra l’Ebreo e i popoli cristiani e darle una filosofia e una ragione più metafisiche che materiali.

Se questa ostilità, che è addirittura una sorta di ripugnanza, si fosse manifestata nei confronti degli Ebrei soltanto in un periodo e in un solo paese, sarebbe facile scoprire le cause specifiche di quell’avversione, invece, la razza ebraica è stata oggetto dell’odio di tutti i popoli in mezzo ai quali si è stabilita. Si deve pertanto dedurre che le cause generali dell’antisemitismo siano sempre state insite nello stesso Israele e non nei popoli che lo combatterono. Infatti i nemici degli Ebrei appartenevano alle razze più disparate, vivevano in terre assai lontane tra loro, non avevano né gli stessi costumi né le stesse tradizioni, erano guidati da principi diversi che facevano sì che diversi fossero anche i loro giudizi; ne consegue che le cause generali dell’antisemitismo sono sempre state insite in Israele stesso e non in coloro che lo combattevano.

Con questo non vogliamo affatto affermare che i persecutori degli Israeliti ebbero sempre il diritto dalla loro parte, né che non si abbandonarono agli eccessi propri dell’odio violento, semplicemente vogliamo dire che in linea di massima e almeno in parte, gli Ebrei stessi furono causa-dei loro mali.

Davanti all’unanimità delle manifestazioni di antisemitismo è difficile ammettere, come troppo spesso si è inclini a fare, che furono dovute semplicemente a una guerra di religione, e non bisognerebbe vedere nelle lotte contro gli Ebrei la lotta del politeismo contro il monoteismo, e la lotta della Trinità contro Yavhé. I popoli politeisti, così come i popoli cristiani, hanno combattuto l’Ebreo, non la dottrina del Dio unico.

 

Quali virtù o quali vizi hanno meritato all’Ebreo questa universale animosità? Perché fu, di volta in volta ed in ugual misura, maltrattato ed odiato dagli Alessandrini e dai Romani, dai Persiani e dagli Arabi, dai Turchi e dalle nazioni cristiane? Perché ovunque, e fino ai giorni nostri, l’Ebreo è stato un essere scontroso, insociabile. Perché insociabile? Perché esclusivo, di un esclusivismo politico e religioso insieme, o per meglio dire, dovuto al suo culto politico-religioso, alla sua legge.

Se passiamo in rassegna i popoli conquistati nel corso della storia, vediamo che si sottomettevano alle leggi dei vincitori pur continuando a mantenere la propria fede e le proprie credenze; potevano farlo senza difficoltà perché presso di loro le dottrine religiose provenienti dagli dei e le leggi civili emanate dai legislatori, erano nettamente separate e le leggi civili potevano essere modificate a seconda delle circostanze senza che i riformatori incorressero nell’anatema o nell’esecrazione teologica.

Quello che l’uomo aveva fatto, l’uomo poteva disfare.

I vinti si ribellavano contro i conquistatori per patriottismo, mossi unicamente dal desiderio di recuperare la loro terra e di riavere la libertà; al di fuori di queste rivolte nazionali, raramente chiesero di non essere sottomessi alle leggi generali e quando protestarono lo fecero contro disposizioni particolari, che li mettevano in uno stato di inferiorità nei confronti dei dominatori. Nella storia delle conquiste romane, vediamo i popoli conquistati chinarsi davanti a Roma quando Roma impone loro la stessa legislazione che governa l’impero.

Per il popolo ebreo, il caso era molto diverso: come già fece notare Spinoza (1) “le leggi rivelate da Dio a Mosè (2) non sono state altro che le leggi del governo particolare degli Ebrei“. Mosè, profeta e legislatore, conferì alle sue disposizioni giudiziarie e di governo lo stesso valore che avevano i suoi precetti religiosi, cioè la rivelazione. Jahvè non solo aveva detto agli Ebrei: “Adorerete un Dio solo e non adorerete idoli“, aveva anche prescritto regole di igiene e di morale; non solo aveva assegnato loro con precisione il territorio dove i sacrifici dovevano aver luogo, ma aveva stabilito anche le modalità con le quali questo territorio doveva essere amministrato. Ognuna delle leggi che aveva dato, agraria: civile, di profilassi, teologica o morale, godeva della medesima autorità e riceveva la medesima sanzione, cosicché questi diversi codici formavano un tutto unico, un fascio rigoroso dal quale nulla poteva essere sottratto senza compiere sacrilegio.

In realtà, l’Ebreo viveva sotto la dominazione di un signore, Jahvè, che nessuno poteva vincere o combattere, e non conosceva altro che la Legge , cioè l’insieme delle regole e dei precetti che un giorno Jahvè aveva voluto dare a Mosè, legge divina ed eccellente, adatta a condurre alle eterne gioie quelli che la avessero seguita, legge perfetta, che il solo popolo ebreo aveva ricevuto.

Con un tale concetto della sua Torah, l’Ebreo non poteva accettare le leggi dei popoli stranieri, per lo meno non poteva pensare di vedersele applicare; non poteva abbandonare le leggi divine, eterne, buone e giuste per seguire le leggi umane fatalmente viziate da caducità e da imperfezione. Se avesse potuto dividere questa Torah! Se avesse potuto mettere da una parte gli ordinamenti civili e dall’altra gli ordinamenti religiosi! Ma questi ordinamenti non avevano forse tutti un carattere sacro, e la buona sorte della nazione ebraica non dipendeva forse dalla loro totale osservanza?

 

Queste leggi civili che si addicevano a una nazione e non a delle comunità, gli Ebrei non volevano abbandonarle quando entravano tra gli altri popoli perché, sebbene fuori da Gerusalemme e dal regno di Israele queste leggi non avessero più di ragione di essere, rimanevano pur sempre obblighi religiosi per tutti gli Ebrei che si erano impegnati a rispettarle con un antico patto con la Divinità.

Così, ovunque gli Ebrei stabilirono della colonie, ovunque furono trasportati, chiesero non solo che si permettesse loro di praticare la propria religione, ma anche di non essere sottoposti agli usi dei popoli in mezzo ai quali dovevano vivere e di potersi governare secondo le proprie leggi. A Roma, Alessandria, Antiochia, in Cirenaica, poterono agire liberamente. Di sabato non erano chiamati davanti ai tribunali (3), si permise loro persino di avere propri tribunali speciali e di non essere giudicati secondo le leggi dell’impero: quando le distribuzioni di grano cadevano di sabato, si teneva la loro parte per il giorno seguente (4) potevano essere decurioni, ma esentati dalle pratiche contrarie alla loro religione (5); si amministravano da soli, come ad Alessandria, con propri capi, il proprio senato, l’etnarca, senza essere sottomessi all’autorità municipale. Dappertutto, volevano restare Ebrei e dappertutto ottenevano privilegi che permettevano loro di fondare uno Stato nello Stato. Grazie a questi privilegi, a queste esenzioni, a questi sgravi di imposta, si trovavano rapidamente in una situazione migliore di quella dei cittadini delle città dove vivevano; avevano maggiore facilità a trafficare e ad arricchirsi, così provocarono gelosie e generarono odio.

L’attaccamento di Israele alla sua legge fu dunque una delle cause principali della sua condanna, sia quando da questa legge traeva benefici e vantaggi suscettibili di provocare invidia, sia quando si gloriava dell’eccellenza della Torah per considerarsi al di sopra ed estraneo agli altri popoli.

Se gli Israeliti si fossero attenuti al puro mosaismo non vi è dubbio che, a un certo momento della loro storia, avrebbero potuto modificare questo mosaismo in modo tale da lasciar sussistere soltanto i precetti religiosi o metafisici; può anche darsi che, se avessero avuto come libro sacro soltanto la Bibbia , si sarebbero fusi nella Chiesa nascente che trovò i suoi primi adepti nei Sadducei, negli Esseni e nei proseliti ebrei. Un altro fattore impedì la fusione e mantenne gli Ebrei come popolo isolato fra gli altri popoli: l’elaborazione del Talmùd, il dominio e l’autorità dei dottori che insegnarono una presunta tradizione, ma questa azione dei dottori, sulla quale torneremo, fece degli Ebrei quegli esseri scontrosi, poco socievoli e orgogliosi di cui Spinoza, che li conosceva, ha potuto dire: “Non c’è da stupirsi che dopo essere stati dispersi per tanti anni abbiano continuato ad esistere senza governo, dal momento che si sono separati da tutte le altre nazioni, a tal punto che hanno fatto convergere su di sé l’odio di tutti i popoli, non solo a causa dei riti esteriori, contrari ai riti delle altre nazioni, ma anche per il segno della circoncisione” (6).

I dottori dicevano: lo scopo dell’uomo sulla terra sono la conoscenza e la pratica della Legge, e non si può pienamente praticare la legge se non sottraendosi alle leggi che non sono la vera Legge. L’Ebreo che seguiva questi precetti si isolava dal resto degli uomini, si trincerava dietro la siepe che intorno alla Torah avevano elevato dapprima Esdra e i primi scribi (7) e poi i Farisei e i Talmudisti eredi di Esdra, deformatori del mosaismo originario e nemici dei profeti. L’Ebreo non si isolò soltanto rifiutando di sottomettersi agli usi che creavano dei legami tra gli abitanti dei paesi in cui si era stabilito, ma anche respingendo ogni rapporto con gli abitanti stessi: all’insociabilità aggiunse l’esclusivismo.

Senza la Legge , senza Israele per praticarla, il mondo non esisterebbe, Dio lo farebbe ritornare nel nulla e il mondo conoscerà la felicità soltanto dopo essersi sottomesso all’impero universale di questa legge, cioè all’impero degli Ebrei. Pertanto, il popolo ebreo è il popolo scelto da Dio come depositario delle sue volontà e dei suoi desideri; è il solo popolo con cui la divinità ha stretto un patto, è l’eletto del Signore. Quando il serpente tentò Eva, dice il Talmùd, la corruppe con il suo veleno. Israele ricevendo la rivelazione del Sinai si liberò dal male; le altre nazioni non poterono guarirne. Così, anche se ciascuna ha il proprio angelo custode e le proprie stelle protettrici, solo Israele è posto sotto l’occhio stesso di Gèova ed è il figlio prediletto dall’Eterno, il solo che ha diritto al suo amore, alla sua benevolenza, alla sua speciale protezione; gli altri uomini sono posti al di sotto degli Ebrei e solo per pietà hanno diritto alla munificenza divina perché soltanto le anime degli Ebrei discendono dal primo uomo. I beni delegati alle nazioni in realtà appartengono a Israele e vediamo che Gesù stesso risponde alla donna greca: “Non è bene prendere il pane dei fanciulli per gettarlo ai cani” (8). Questa fede nella loro predestinazione, nell’essere gli eletti, sviluppò negli Ebrei un immenso orgoglio e quando alle ragioni teologiche si aggiunsero ragioni di patriottismo essi giunsero a considerare i non-Ebrei con disprezzo e spesso con odio.

Quando la nazionalità, ebraica si trovò in pericolo, sotto Giovanni Ircano, si videro i Farisei dichiarare impuro il suolo dei popoli stranieri, impure le relazioni tra Ebrei e Greci. Più tardi, gli Scamaiti in un sinodo proposero di stabilire una separazione totale tra Israeliti e Pagani ed elaborarono una raccolta di proibizioni chiamata Le diciotto cose che finì per predominare nonostante l’opposizione dei discepoli di Hillel. Così nelle esortazioni di Antioco Sidete, si incomincia a parlare dell’insociabilità ebraica, vale a dire “del partito preso di vivere esclusivamente in un ambiente ebraico escludendo qualsiasi relazione con gli idolatri, e dell’ardente desiderio di rendere queste relazioni sempre più difficili, se non impossibili” (9) e davanti ad Antioco Epifane vediamo il gran sacerdote Menelao accusare la legge di “insegnare l’odio verso il genere umano, proibire di sedere alla mensa degli stranieri e di mostrare loro benevolenza“.

Se questi precetti avessero perso la loro autorità quando scomparvero le ragioni che li avevano motivati e in un certo qual modo giustificati, il male sarebbe stato limitato; ma li vediamo ricomparire nel Talmùd e l’autorità dei Dottori li ha riconfermati.

(…)

*Bernarde Lazare nacque a Nimes nel 1865 in una famiglia di ebrei stabilitisi da secoli nel sud della Francia e ancora giovane andò a Parigi a completare gli studi. Nel 1884 pubblicò il libro “L’Antisemitisme, son histoire er ses causes” in risposta ai libri di Edouard Drumont.

L’intelligence americana e l’abitudine di controllare le menti

Filed under: Amerikan Century, Blogroll, Uncategorized — Italiano Liberale @ 12:28 pm

Lorenza Veronese per www.disinformazione.it
30 agosto 2006

Al giorno d’oggi si sente spesso menzionare il termine “controllo e manipolazione”, in particolar modo quando si tratta l’argomento “mass media” ovvero mezzi di comunicazione. Manipolazione delle notizie, manipolazione dell’informazione, messaggi subliminali, condizionamento mentale al fine, ad esempio, di avere il controllo sull’opinione pubblica, e chi più ne ha più ne metta.
Numerose ricerche più o meno note, più o meno attendibili, hanno dimostrato le varie subdole forme di condizionamento e controllo mentale provenienti dalla sfera televisiva, pubblicitaria, dal cinema ai cartoni animati, dai giornali alle riviste ai libri e così via. Ci sono dati sufficienti però, per dichiarare che tali azioni non vengono solamente compiute attraverso questi mezzi.

Qualcuno, in materia di controllo, infatti, è andato oltre ed ha documentato i risultati degli immensi “sforzi” delle agenzie federali statunitensi: CIA (Central Intelligence Agency), FBI (Federal Bureau of Investigation), DIA (Drug Information Association), DEA (Drug Enforcement Administration), NSA (National Security Agency), NRO (National Reconnaissance Office), FINCEN (Financial Crimes Enforcement Network), le quali all’unisono hanno collaborato alla creazione di una Carta D’Identità computerizzata (Universal Biometric Card), sottoforma di biochip, che impiantato nei futuri neonati garantirà la completa disponibilità ed il facile reperimento di tutte le informazioni riguardanti l’individuo come il suo DNA, le sue caratteristiche fisiche e mentali e sarà facilmente rintracciabile grazie ad un sistema di sorveglianza che verrà gestito in toto dalle suddette agenzie di vigilanza, dal Ministero della Difesa americano e, addirittura, dalle polizie locali.

Ogni individuo potrà essere monitorato 24 ore su 24 da un Grande Fratello che avrà anche la facoltà di individuare i famosi “Thought Crimes” ovvero i Crimini Potenziali non ancora commessi ma prodotti dalla mente di qualcuno, grazie alle leggi del sospetto (Anti-Crime Bill del 1994 e Patriot Act del 2001) che il governo americano ha approvato e attuato. Questi sfortunati pensatori saranno, purtroppo, in un futuro non troppo lontano, arrestati prima ancora di poter compiere il malfatto e senza aver possibilità di dimostrare la loro innocenza (vedi il film Minoriry Report, di Steven Spielberg)

Nonostante la pericolosità della situazione qui sopra descritta, c’è molto da riflettere se si considera che l’intelligence statunitense lavora ormai da più di mezzo secolo al programma di controllo e manipolazione mentale. Risalgono, infatti, agli anni ’20 i primi esperimenti dell’organizzazione che si chiamerà OSS prima (Office of Strategic Service) e successivamente CIA, che avevano come scopo il controllo radio del cervello da prima operato sugli animali attraverso l’applicazione di elettrodi sul capo. Successivamente venne sviluppato su cavie umane un programma chiamato “Valutazione Critica del Metodo Ipogenetico” attuato dal fisiologo parapsicologo russo Vasiliev. Si trattava di un controllo radio del cervello su individui che si trovavano in una stanza adiacente a quella del professore o in stanze ancora più lontane. Coloro, quindi, che finora sono stati convinti che l’inizio di tali esperimenti sia da ricondursi al periodo hitleriano e agli studi “sanguinari” effettuati all’interno dei campi di concentramento, dovranno purtroppo rivedere le loro ottimistiche opinioni in merito ai nostri alleati d’oltreoceano (anche se numerosi membri della CIA sono stati proprio personaggi delle SS e della GESTAPO tedesche). Sono più di ottant’anni di lavoro alle spalle e si suppone, quindi, che le ricerche siano già a buon punto.

Non molti anni dopo le prime prove su animali, la CIA fece costruire una clinica di Controllo Sperimentale Della Mente a Montreal, il costo della quale fu totalmente a carico della Fondazione Rockefeller. La direzione di tale struttura venne affidata allo psichiatra D. Ewan Cameron, il quale venne presto a contatto con l’ambiente nazista tedesco entro il quale aveva la possibilità di disporre di tutto il materiale umano di cui necessitava. Il braccio destro di Cameron era il Dr. Walter Freeman, il quale nella sua carriera poteva vantare 4.000 lobotomie frontali effettuate nell’arco di 20 anni su pazienti che soffrivano di depressione o paranoia. Con l’aiuto di altri studiosi, essi furono finanziati per sperimentare l’annullamento e la destrutturazione della personalità di alcune cavie umane.

Tali scientifici esperimenti consistevano nella somministrazione di dosi massicce di LSD (Acido Lisergico), barbiturici fino ad indurre il sonno per 65 giorni continuativi, elettroshock operati ad una potenza 75 volte più alta delle dosi raccomandate. Una volta cancellata la mente della cavia si procedeva alla riprogrammazione della stessa attraverso la ripetizione di messaggi registrati per 16 ore al giorno. Cameron divenne e rimase fino alla sua morte, nel 1967, il presidente dell’Associazione Psichiatri di Canada e America.

I suoi esperimenti continuarono grazie al SEI, Scientific Engineering Institute di Boston, centro che fungeva da copertura per la CIA , all’interno del quale si progrediva nello studio del controllo della mente attraverso l’applicazione di elettrodi nel cervello. Già nel 1962 circa, il Dr. Baldwin studiò gli effetti dell’irradiazione del cervello di una scimmia con segnali radio. Il dottore dopo aver decapitato la testa della povera scimmia, la trapiantò sul corpo di un’altra cercando di riportarla in vita attraverso la saturazione radar! Sempre lo stesso anno il Dr. Stephen Aldrich, sostenitore delle ricerche occulte, prese il controllo dell’Ufficio Ricerche e Sviluppo dando inizio all’Operazione “Often”, un’investigazione dell’occulto. La sua teoria di manipolazione del cervello a distanza era basata sulla tecnica “psichica”.

Gli scienziati della CIA, collaboratori di Aldrich erano specializzati nella chirurgia stereotassica, semplificando di molto l’applicazione di elettrodi sul cervello che servivano ad azzerare la mente e a prepararla alla chirurgia “ipnotica ricostruttiva”.
Per chi se lo sta chiedendo, è ovvio che tali ricerche dovevano per forza essere finalizzate anche all’applicazione strettamente militare. E’ abbastanza noto un progetto chiamato ARTICHOKE che la CIA aveva già programmato dal 1950. Tale progetto doveva servire alla formazione di un soldato che fosse una sorta di pupazzo sanguinario e assassino con la memoria vuota come una scatola, la quale veniva riempita attraverso stimolazione elettrica (rientra l’MK-ULTRA)

Il passo successivo a quanto sopra descritto è ciò che viene identificato sotto il nome di “Tecnologia Cibernetica”. Dopo, infatti, aver creato il soldato “perfetto” si trattava di creare il mezzo più affidabile, infallibile e mimetizzabile per trasportare informazioni top secret. E’ stata resa nota una brochure riassuntiva della CIA che risale al 1965 circa, nella quale si descrive una ricerca effettuata da un Distretto della Columbia, dove si afferma il successo ottenuto nel realizzare un “Mezzo Biologico di Comunicazione” ovvero un “…mezzo attraverso il quale le informazioni di media importanza possono essere somministrate a umani utilizzando altri sensi diversi dalla vista e l’udito…”.

Nella stessa nota si sosteneva, inoltre che “… La Cibernetica può essere usata per plasmare il carattere di un bambino, per inculcare conoscenze e tecniche, per istituire un sistema di esperienze comuni, per stabilire l’andamento del comportamento sociale…tutte funzioni che possono essere riassunte nel pieno controllo dei processi di crescita degli individui.” Si ritiene che la tecnologia per fare ciò provenisse dalla Russia, in quanto si faceva riferimento ad uno studio “…basato su ricerche provenienti dall’Est dell’Europa”. Ecco quindi che ci si ricollega alle già più note e recenti sperimentazioni sulle personalità dissociate, effettuate dalla CIA.

Ma fu con la scoperta delle microonde nel 1965, grazie all’aiuto dell’Ambasciata Americana di Mosca, che l’Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzati (ARPA) sotto la guida del Dr. Jose Delgado progettò di costruire armi invisibili “…molto più pericolose delle distruzioni atomiche”. Egli diceva, alla luce della sua immensa conoscenza del cervello umano, che “..ora possiamo trasformare, dare forma, comandare l’uomo robot. Penso che il più grande pericolo per il futuro…sarà che avremo robotizzato esseri umani i quali non saranno affatto coscienti del fatto di essere stati robotizzati”.
Ma la soffiata dell’Ambasciata Americana costò, successivamente, l’inizio della Guerra Fredda.

Proprio con il Progetto PANDORA vennero studiati gli effetti delle microonde allo scopo di condizionare le azioni di un individuo a distanza e per facilitare il lavaggio del cervello o il crollo totale dei prigionieri sotto interrogatorio.

Credo che a questo punto, considerate tutte le evoluzioni delle suddette ricerche (si potrebbe continuare oltre) e sperimentazioni e l’affidabilità e l’etica di coloro a cui sono state assegnate possa non essere difficile accettare l’esistenza di sistemi militari come HAARP o come i satelliti così detti “Killer”, quelli cioè che irradiano onde elettromagnetiche su porzioni di territorio per colpirne gli esseri che lo abitano fino, in alcuni casi, ad indurne la morte. Esiste anche una terza via, quella del “terrorismo telepatico” ovvero intaccare parti di cervello di un individuo legate alla memoria e indurlo in uno stato di schizofrenia a seguito della continua percezione di voci all’interno della sua testa. Questi ultimi casi risalgono alla metà degli anni ’70, come il caso di Marti Koskii, abitante di Edmonton in Canada.

Purtroppo i meccanismi di acquisizione del potere anche attraverso il controllo delle masse, parte integrante della filosofia insita nel Nuovo Ordine Mondiale, sembrano non dare molta fiducia nei confronti del futuro dell’umanità. Eppure sono certa del fatto che possa esistere un alto livello di coscienza e consapevolezza in grado di contrastare questo tipo di azioni finalizzate a creare un popolo schiavo, svuotato di ogni tipo di attività emotiva e cerebrale, che debba servire solo ad arricchire e ad accrescere il potere dell’élite, degli Illuminati o Bilderberg come si vogliano chiamare.

E’ un dato di fatto che molte più persone si stanno “risvegliando” e acquisiscono, soprattutto grazie ad una corretta informazione, la capacità di analizzare gli eventi dell’attualità riconducendoli ad un quadro più generale. Ed è proprio l’abilità nel ricomporre i tasselli del mosaico e di comprendere i meccanismi che regolano la nostra realtà che si diventa liberi. E questi meccanismi, a dire il vero, sono tutt’altro che complessi, se si pensa che ciò che regola il mondo è la sete di potere infinita e senza regole di un ristretto gruppo di persone. E questo ristretto gruppo è quello che ha le possibilità ed i mezzi per far apparire le cose in modo tale che ci sembrino buone ed accettabili, cose che sembrino mettere al centro il benessere di ogni individuo comune, in modo tale da non contrastare i loro piani di dominio, ma di diventarne parte, legittimandoli. La verità è che quelle cose non sono né buone né accettabili.

La verità rende liberi.

Fonti:

Project L.U.C.I.D. di Texe Marrs
Psychic Dictatorship in the U.S.A. di Alex Constantine
The Zapping of America: Microwaves, their deadly risk and the Cover-Up di Paul Brodeur
Mind Control: The Story of Mankind Research Unlimited Inc. di A.J. Weberman
Operation Mind Control di Walter Bowart

Lo spettro del fascismo dietro Schwarzenegger

Filed under: Amerikan Century, Blogroll, Storia — Italiano Liberale @ 12:21 pm

Tratto da sito www.informationguerrilla.org

Ammiro Hitler … perché di estrazione modesta, senza un’istruzione formale, è arrivato al potere. Lo ammiro per essere un grande oratore, per il modo di rivolgersi alla gente, ecc… “Non si può vivere senza autorità. Perché credo che ci sono di quelli nati per averla, per avere il controllo su gli altri, il 95% della gente, a cui dire che fare e come mantenere l’ordine. Ne sono completamente convinto … Ritengo che se si vuole creare una nazione forte non si può consentire che tutti siano degli individui, perché tutti hanno la propria opinione e non si può mettere tutti insieme per essere una nazione forte. Allora bisogna dire alla gente che cosa deve fare, e non si può lasciare che faccia ciò che gli pare. In Germania c’era molta coesione. I soldati tedeschi erano i migliori, e con le forze di polizia e tutto il resto … In America … c’è una cosa che non mi piace, è che la gente fa sempre un po’ troppo quello che gli pare. Non c’è più coesione. E non credo che sia tutta colpa della gente. Ritengo che qui non ci sia un leader abbastanza forte … Parlare a 50 mila persone alla volta e farle urlare, o come Hitler nello stadio di Norimberga, con tutta quella gente che ti grida il suo completo accordo con tutto quello che dici” — Arnold Schwarzenegger —
Dalla trascrizione di un’intervista a George Butler del 1977

Schwarzenegger non teneva nascoste le sue opinioni controverse. Spesso ingaggiava discussioni accese con Rick Wayne — un bodybuilder nero dell’isola caraibica di St. Lucia — su una delle questioni più toccanti degli anni Settanta: la segregazione razziale in Sud Africa. Schwarzenegger, dice Wayne, difendeva l’apartheid e sosteneva che i sudafricani non potevano lasciare il potere ai neri sudafricani. «Allora ero convinto che fosse un razzista da cima a fondo», ha detto Wayne in una recente intervista.” — San Jose Mercury News, 24 agosto 2003

Arnold è la vera definizione della “volontà di potenza” di Nietzsche, lui si vede come il superuomo, superiore agli altri esseri.” — David Wyles (direttore di produzione di «Pumping Iron»), intervista al New York Times, Oct. 4, 2003.

Queste citazioni sono riportate in apertura del volantino intitolato “Il ritorno della bestia” diffuso prima del voto in California dalla campagna elettorale di Lyndon LaRouche. Il candidato alla presidenza USA spiega tra l’altro: “Schwarzenegger, come Hitler prima di lui, è quel tipo di ‘uomo-bestia’ a cui fanno ricorso, in un’epoca di grande crisi, per intimidire una popolazione affinché si sottometta, per puro terrore, alle decisioni politiche più efferate”. Si legge ancora nel volantino: “I movimenti fascisti non sono creati da quelli come Hitler, ma da potenti interessi finanziari che creano un movimento degli scontenti e dei disperati, e cercano uno con la personalità da “uomo-bestia” da mettere alla loro testa. Schwarzenegger, come Hitler prima di lui, era un meno di niente, una comparsa da opera wagneriana — Il terminator. Le citazioni sopra riportate fanno capire che una volta in scena, Arnie reciterà la sua parte istintivamente. Come il ministro delle finanze nazista Hjalmar Schacht e il capo della Banca d’Inghilterra Montagu Norman scelsero e finanziarono Hitler, oggi Schwarzenegger conta sugli ambienti bancari rappresentati da Warren Buffett.” Una pronta conferma dei moniti di LaRouche è arrivata il 7 ottobre, da alcuni mezzi d’informazione europei che hanno espresso serie preoccupazioni, censurate in America, secondo cui il neo-eletto governatore della California Arnold Schwarzenegger, rappresenta lo spettro del fascismo negli USA. Il Times di Londra del 7 ottobre ha dedicato il commento principale allo “spettro del fascismo che si staglia dietro Arnie”. Lord Rees-Mogg, una firma dei piani alti dell’establishment britannico, scrive di non essere tanto preoccupato del fatto che Schwarzenegger abbia elogiato Hitler, quanto piuttosto per il fatto che “Arnold Schwarzenegger fa leva sulla seduzione esercitata dal fascismo, prescindendo dal fatto che lui personalmente sia o non sia fascista”. “La politica delle emozioni di massa è la politica del fascismo”, spiega Rees-Mogg. L’aristocratico britannico sa bene di che cosa stia parlando, e quando passa a spiegare il ruolo dell'”uomo bestia”, che viene spacciato per “leadership”, impersonato da Schwarzenegger, è complementare a ciò che solo LaRouche ha osato dire pubblicamente negli Stati Uniti. “L’essenza di tutti i movimenti fascisti consiste in un rapporto tra il leader e le masse che non è mediato attraverso le istituzioni della democrazia. Che cosa fa il leader? Dà la leadership. Che cosa glielo consente? La forza della sua volontà. In che cosa si vede la volontà del leader? Nella frenesia per la crudeltà estrema che sa eccitare. In che modo Schwarzenegger dimostra questa crudeltà estrema? Impersonando il ruolo della macchina — neanche un uomo — che ammazza centinaia di persone”. La campagna per il “recall” in California, ha scritto Rees-Mogg, suscita “conflitti diretti tra il principio della democrazia e quello del Führer, gli stessi del 1933”.

I finanziamenti dell’operazione hitleriana
Dietro Schwarzenegger ci sono Warren Buffet, il secondo uomo più ricco d’America, e lord Jacob Rothschild, il capo della omonima famiglia bancaria. La fotografia del trio Schwarzenegger, Rothschild e Buffett è apparsa nel dossier “Who Robbed California” del movimento di LaRouche, sulla speculazione che ha devastato il settore elettrico della California. La foto è stata scattata alla conferenza “mini Davos” che Rothschild ha ospitato a Waddesdon Manor, con l’aiuto di Warren Buffett, alla fine di settembre. A metà agosto Buffett ha raccolto la piena approvazione di Felix Rohatyn, banchiere della Lazard Freres, per il sostegno che stava dando ad Arnie. Dietro a Schwarzenegger ci sono gli interessi della deregulation selvaggia — quelli rappresentati dal vice presidente Cheney e dalla Enron — che prima hanno portato alla distruzione delle capacità produttiva e del sistema elettrico della California, ed ora prospettano la loro “soluzione” fascista: il Terminator. A dare manforte a Schwarzenegger c’è anche il crimine organizzato che ha sostenuto la sua campagna, passata sia attraverso il partito repubblicano sia attraverso il partito democratico. Un’occhiata ai finanziamenti elettorali di Schwarzenegger, e del suo “gemello” in campo democratico, Cruz Bustamante, fa subito capire come ambedue siano stati pesantemente foraggiati dai grandi proprietari dei casinò, quelli di Las Vegas e quelli delle riserve dei pellerossa. E’ dai primi anni Ottanta che Schwarzenegger è in ottimi rapporti con gli interessi dei casinò legati al crimine organizzato, grazie a Paul D. Wachter, amministratore del suo patrimonio e un big del racket dell’azzardo. Un altro sostenitore di Arnold è Russell Goldsmith, banchiere molto legato a Steve Wynn, un altro pezzo da novanta di Las Vegas. Dal canto suo Bustamante si appoggia sugli interessi del gioco d’azzardo gestito nelle riserve dei pellerossa, sostanzialmente in mano agli stessi magnati finanziari dei casinò. Scendendo in campo “a favore” del recall, in pratica Bustamente ha garantito l’elezione di Schwarzenegger. Se, infatti, il fronte del “no” al recall avesse tenuto, Arnold non avrebbe potuto sfondare. Si è trattata di una riedizione della collaudata strategia “Bull Moose”, denunciata da Lyndon LaRouche nell’estate del 2002. A livello nazionale la stessa strategia prevede che, il senatore repubblicano John McCain minacci Bush di candidarsi come indipendente, di sottrargli i voti, e far vincere così il democratico sfidante, il sen. Joe Lieberman, pagato dagli stessi interessi dietro McCain. McCain ha fatto attivamente campagna elettorale per Schwarzenegger, e il suo compare Lieberman ha fatto campagna per Bustamante. Ambedue i senatori sono collegati agli ambienti finanziari del gioco d’azzardo e del crimine organizzato, e ambedue godono del sostegno di Conrad Black dell’Hudson Institute, organismo che propaganda politiche economiche e strategiche micidiali e propone un “uomo forte” capace di imporle. (…)

Fonte: http://www.movisol.org

agosto 29, 2006

Ciao GmbH – Ovvero www.Ciao.it “LA TRUFFA DEI FINTI SONDAGGI REMUNERATI”

Filed under: Allam'atriciana, Blogroll, Truffatori On-Line — Italiano Liberale @ 1:01 pm

Ciao GmbH
Leopoldstrasse 236
80807 Monaco di Baviera
Germania

Da tempo sono iscritto a questo sito che dopo avermi contattato proponendomi di partecipare a sondaggi e indagini di marcheting come questo di seguito :

Ciao gigio,

siamo lieti di offrirti un’interessante opportunità per esprimere il tuo punto di vista. Questa volta il nostro partner desidera conoscere la tua opinione sulla Cura della persona.

La compilazione del questionario ti richiederà circa 5 minuti e ti farà guadagnare 0,50 EUR*.

Per accedere al sondaggio clicca qui:

http://ciaosurveys.com/p/4_13189_8192746968_43f5338c99

Il numero dei partecipanti è limitato, quindi rispondi ora in modo da assicurarti la possibilità di partecipare.

Ti ringraziamo per la tua partecipazione!

Cordiali saluti,

Il Team di Ciao Italia

www.ciao.it

**********************************************************

*—PAGAMENTO—

Il sondaggio inizia con una serie di domande di screening per accertare che il tuo profilo rientri nel nostro target d’interesse. In caso negativo, il questionario terminerà dopo le prime domande e ti verranno inviate al più presto nuove opportunità di partecipazione a nuovi sondaggi.

Se completi l’intero questionario di 5 minuti, ti verrà accreditato, entro un mese, un incentivo pari a 0,50 € sul tuo Conto Ciao. Ti preghiamo di non dimenticare che il pagamento dell’incentivo del sondaggio dipende da risposte accurate e veritiere fornite a tutte le domande. I partecipanti che daranno combinazioni di risposte illogiche o che non impiegheranno un minimo di tempo per completare il questionario, non saranno qualificati a ricevere l’incentivo.

La cosa che invece si ottiene partecipando a queste cosiddette indagini di mercato remunerate sono 0 € e tante fregnacce, una volta capita che il profilo non corrisponde ma intanto ti sei sciroppato l’intero questionario di 10-15 paginate di domande, un’altra prima compili tutte le risposte e alla fine guarda caso ti dice che sei arrivato troppo tardi e che tutti i sondaggi che servivano sono giù stati acquisiti… ma allora perchè mi hai fatto partecipare fino in fondo? Perchè mi prendi sistematicamente per i fondelli? Pensi sia stupido? SI!! Bravo, ecco la risposta, ora chi è lo Stupido? Io che ti do retta, o l’azienda truffaldina di qui qui riporto tutte le generalità in modo che non ci caschi pi8ù nessuno? Secondo voi altri crucchi truffaldini le aziende avranno ancora piacere a lavorare con voi, a servirsi dei vostri maffoni servigi magari annettendo il loro nome al vostro? Ve lo immaginate Mr. Valentino Couture assocuato a un’azienda che tira truffe via internet carpendo la buonafede della gente??? Secondo mè avete sbagliato tutto nella vita, andate a prendere per il culo i vostri figli.

Allego poi in resto del messaggio, in modo da capire con chi abbiamo a che fare, inoltre propinanano anche il commento remunerato e un super premio a chi commenta di più e meglio. Ma vediamo come funziona il giochino-trabocchetto, tu puoi commentare si, puoi commentare i prodotti messi in vendita dalle aziende che aderiscono al circuito truffaldino, e quindi ti devi sparare passivamente una marea (una vera e propia marea omogenea e nemmeno troppo appatibile commercialmente) di prodotti obsoleti e carissimi che non compreresti neanche se ti puntassero una pistola alla nuca, ma probabilmente qualche ingenuo lo fa (io ho solo risposto ai questionari, 0.50€ sono una cosa, 1 centesimo a commento se va bene e se poi viene valutato utile e ben scritto è un’altra…) sarebbe come dire che un giornalista che viene pagato 1€ ad articolo lo fa più di una volta dopo aver preso coscienza di esser preso per i fondelli e sfruttato… una cosa che non esiste o no?!?). Comunque dicevamo il gioco di questa gente è farti sorbire pubblicità prendendo loro si dei soldi per questo, carpirti dati personali sino alle coordinate bancarie, visto che ti fanno credere nella remunerazione del disturbo e anche queste rivendendosele probabilissimamente alla faccia della legge sulla Privacy, ti fanno fare indagini di mercato targhettizzate (con la scusa della remunerazione ti fanno copilare quanti più dati possibile sulle tue abitudini, sui tuoi gusti, interessi hobby passioni cultura personale ecc. ecc.) e poi se le rivendono e le usano per propinarti pubblicità inserite ad arte nei successivi contatti, il tutto prendendoti spudoratamente e senza ritegno per il culo. Ottimo affare per loro, spero lo sia un po meno questa apertura del velo, provarelo anche voi che leggete queste riche, e quando vedrete che quelle rare volte che non fanno in tempo ad accampare scuse come il numero di partecipanti raggiunto o cazzate varie, quando andate a vedre il vostro credito… SORPRESA, 0€ zero, e poi zero e poi ancora e sempre ZERO… A Ciao.it ADDIO!! Vai a prendere per i fondelli Magdi Allam che lui se lo merita…

 

 

—INDIRIZZO DI CIAO—

Ciao GmbH,

Leopoldstrasse 236,

80807 Monaco di Baviera, Germania

Tel. +49 (0)89 25 55 16 00
Fax. +49 (0)89 25 55 17 00
info.it@ciao-it.com

Management Team (Monaco di Baviera):

Nicolas Metzke

Registro delle Imprese di Monaco di Baviera:

HRB 160659

VAT Reg. No. DE 241755487

Magdi Allam e i predicatori dell’odio

Filed under: Allam'atriciana, Blogroll, Israele, Leccapiedi e Lacchè, Politica Italiana, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:45 am

Marcello Pamio – 21 agosto 2006

«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario»
George Orwell

Finalmente i quotidiani nazionali si occupano di noi! Dopo anni di silenzio mediatico e innumerevoli “furti” di articoli senza alcuna citazione, qualcuno ci ha notato! Non è proprio un qualcuno qualsiasi, visto che si tratta del Corsera, il quotidiano più letto in Italia.
A pagina 11 (numero molto interessante) dell’edizione domenicale di ieri 20 agosto 2006, il grande giornalista indipendente Magdi Allam, l’arabo moderato per antonomasia, cita il nostro sito! Il vice direttore de “Il Corriere della Sera” ci manda i suoi saluti in un articolo dal titolo emblematico: “Sono i predicatori dell’odio. Ma lo Stato li ha legittimati”.

Sappiamo molto bene che qui da noi lavorano giornalisti collegati con i servizi, e il caso Farina (vicedirettore di “Libero”) altro non è che la punta dell’iceberg.
Sappiamo molto bene che ci sono collegamenti (economici ma non solo) tra questi signori (che dovrebbero essere al servizio dell’informazione indipendente) e l’intelligence di altri paesi: in particolare Cia e Mossad…
E sappiamo altrettanto bene qual è il lavoro (vero) che alcuni di questi giornalisti portano avanti dall’interno dei media nazionali: travestiti da “esperti”, da “editorialisti”, da “commentatori” non fanno altro che fomentare l’odio e lo scontro di civiltà. E ci riescono così bene che ipocriticamente si permettono di attaccare coloro che presentano l’altra campana della verità, quella che loro stessi affondano ogni volta che scrivono e ogni volta che parlano nei tiggì!

Siamo convinti che per comprendere il quadro nel suo insieme è necessario avere anche l’altra parte dell’informazione, quella parte tanto scomoda al Sistema perché destabilizzante.
Avendo solamente a disposizione una sola fonte (cioè quella fornita dai media allineati. Tutti) non è possibile farsi una idea completa e soprattutto oggettiva degli accadimenti; al contrario, la nostra visuale sarà sempre condizionata e assolutamente incompleta: proprio come desidera qualcuno! Ecco perché se leggiamo e/o ascoltiamo certi “esperti” (giornalisti, piuttosto che politici, piuttosto che economisti), recepiremo sempre e solo la parte comoda al Sistema: quella scomoda viene tenuta nascosta, oppure attaccata e messa alla gogna.

Noi, secondo l’illustre penna del Corriere faremo parte dei “predicatori di odio”, che “Lo Stato ci ha legittimati”(?). E questo perché nella triste vicenda tra Israele e Libano abbiamo avuto la malsana idea di schierarci dalla parte opposta di Tsahal, l’esercito di Sion!
Forse ad Allam sfugge cosa riporta la Carta di Norimberga, e questo è molto strano e grave per il vicedirettore di un quotidiano così importante e prestigioso come Il Corriere della Sera.
Visto tale dimenticanza, gli rinfresco io la memoria:

– Articolo 6a sui “crimini contro la pace”: «aver pianificato, preparato iniziato o dichiarato una guerra di aggressione, o una guerra in violazione dei trattati internazionali».
– Articolo 6b sui “crimini di guerra”: «saccheggio di proprietà pubbliche o private, la distruzione immotivata di città, cittadine o villaggi, la devastazione non giustificata da necessità militare»
– Articolo 6c sui crimini contro l’umanità: «omicide,… e altre azioni inumane commesse contro qualsiasi popolazione civile, prima o durante la guerra…»

Quindi non siamo noi, caro Allam, a “predicare l’odio”, se affermiamo che l’esercito di Israele e i generali che lo comandano hanno violato in Libano questi tre articoli della Carta di Norimberga: sono i fatti e la storia che tristemente lo confermano, e lei da “esperto” mediorientale non può non saperlo! E se lo sa e tace partecipa indirettamente ai crimini.

A testimoniare sono i cadaveri di migliaia di persone civili, di cui la maggior parte donne e bambini, morte sotto i missili intelligenti (con tanto di dedica dei bambini israeliani, vedi articolo), sotto le bombe a frammentazione, sotto le migliaia di abitazioni distrutte dai caccia o dalle navi (articolo 6c della Carta di Norimberga: “Crimini contro l’umanità”)!

A testimoniare è la distruzione sistematica e mirata di ponti, strade, viadotti, centrali elettriche, aeroporti, basi navali (articolo 6b della Carta di Norimberga: “Crimini di guerra”)
E per quanto riguarda l’articolo 6a (“Crimini contro la Pace ”), quello sulla pianificazione della guerra, le faccio presente che un suo collega statunitense (un vero giornalista!) Seymour Hersh ha scritto sul The New Yorker che l’attacco di Israele al Libano era stato pianificato da tempo con il consenso dell’amministrazione Bush!
Questo lo sapeva? Era programmato da tempo, per cui la scusante mediatica del rapimento dei soldati perde di significato, come pure i razzi sparati dagli Hezbollah in Galilea.

Magdi Allam, lei che difende in ogni occasione e a spada tratta l’opera di Israele e del suo esercito, le chiedo se assassinare migliaia di libanesi inermi, tra cui centinaia di bambini, e devastare un paese sovrano con la scusante del rapimento di due soldati (prima fasulla motivazione dell’intervento) o di missili lanciati dagli Hezbollah (seconda fasulla motivazione dell’intervento, dopo che la prima aveva perduto di efficacia) va bene quando si tratta di Israele e non va bene quando a farlo è un altro paese o gruppo armato, magari musulmano? Mi sono limitato al Libano, ma potrei porle le stesse domande sui crimini contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza.

Qual è il suo metro di misura per il terrore e/o terrorismo? Ce lo vuole spiegare una volta per tutte? Molte persone in Italia, che leggono i suoi editoriali o la sentono parlare al tiggì, se lo stanno chiedendo. Se un missile lo lancia Hamas piuttosto che l’Hezbollah e colpisce a morte persone civili è terrorismo spietato (e lo è assolutamente!), ma se lo stesso missile che colpisce persone civili a morte viene lanciato da Israele, si tratta di “legittima difesa”?

Forse per lei vi sono morti di serie A e morti di serie B? O paesi si seria A e paesi di serie B?

Ogni guerra, ogni atto di terrorismo, ogni missile e/o bomba è sempre un atto contro la vita per cui è SEMPRE un CRIMINE CONTRO L’UMANITA’, sia che venga perpetrato da un gruppo armato, un gruppo terrorista, sia da un paese civile e democratico o presunto tale come gli Stati Uniti o Israele!

Quindi criticare l’Heretz Israel oggi non è un atto di antisemitismo – come qualche furbetto vorrebbe far credere – e neppure “predicare l’odio” come insiste lei, ma atto dovuto e soprattutto un dovere morale nei confronti della Verità!

E visto che stiamo parlando di odio, mi auguro che l’U.C.O.I.I., l’Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia, denunci Magdi Allam e il direttore Paolo Mieli per “calunnia e odio razziale” in base alla Legge Mancino sulle discriminazioni (nr. 205/93).
Allam infatti paragona, nel suo editoriale, l’unione delle organizzazioni islamiche a gruppi terroristici come Hamas e i Fratelli Musulmani! «Per verificare – scrive l’egiziano moderato – la realtà dell’ideologia dell’odio, della violenza e della morte che anima l’Ucoii, al pari di Hamas e dei Fratelli Musulmani…» (Il Corriere della Sera, pagina 11, 20 agosto 2006)
Paragonare pubblicamente l’Unione delle organizzazioni islamiche italiane a gruppi armati come Hamas non è fomentare l’odio e lo scontro di civiltà? Certo che sì!

Articoli del genere, che associano volutamente islam e terrorismo, moschee e centrali operative, non fanno altro che aizzare la popolazione contro il musulmano ed innalzare sempre più il pericoloso muro del sospetto:

– ogni musulmano potrebbe infatti essere un kamikaze pronto per farsi saltare in aria…
– ogni moschea la sede operativa di qualche cellula impazzita di al-Qaeda…
– ogni mullah potrebbe diventare il sostituto di bin Laden…

Concludo augurandomi che in Italia vi siano dei magistrati coraggiosi e onesti intellettualmente che prendano provvedimenti contro certi figuri che mascherandosi da paladini dell’informazione perseguono invece occulti e ben più loschi scopi…

«Quando l’ipocrisia comincia a essere di qualità scadente, è ora di cominciare a dire la verità»
Bertold Brecht

Tony Blair partecipa alla riunione del Bohemien Club

Filed under: Allam'atriciana, Amerikan Century, Blogroll, Leccapiedi e Lacchè, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:35 am

Dal sito www.prisonplanet.com del 29 luglio 2006
Traduzione a cura di Lorenza Veronese

1992, attività nel Bosco

La lista di ospiti includeva Schwarzenegger, Cinton, Murdoch, Shultz, Peres, Gore, Gingrich, Beane, Summers, Bono tutti a San Francisco questo weekend.

Questo weekend vede la finale annuale riunione del Club Bohemien in un luogo segreto delle Redwoods, foresta situata 75 miglia a nord della città di San Francisco. Casualmente capita che Tony Blair si trovi proprio questo weekend a San Francisco con tutta una serie di compagni appartenenti ad un élite degli Illuminati. Mentre il mondo sembra essere vicino ad un’altra grande guerra, Blair è, come riporta oggi il quotidiano London Independent, «in un viaggio aereo verso la California al fine di concludere degli affari privati con il magnate Rupert Murdoch».

Il San Francisco Chronicle riporta:

Il privato evento di Tony, un “ritiro manageriale” di 5 giorni comprendente altri 250 operatori della nuova società di Rupert Murdoch, è in procinto di presentare una lunga lista di ospiti VIP che chiacchiereranno in merito ai buoni propositi, alla tecnologia e alla politica. Tra questi compaiono i nomi di: Blair, il vice-premier israeliano Shimon Peres, l’ex presidente Bill Clinton, l’ex vice-presidente Al Gore, il vice portavoce della Casa Banca Newt Gingrich, il manager della Oakland A Billy Beane, l’ex presidente dell’Università di Harvard Lawrence Summers e perfino il cantante degli U2 e benefattore internazionale, Bono Vox. A presentare Blair alla folla domenica sera sarà il governatore della California, Arnold Scwarzenegger. Il governatore repubblicano festeggerà anche il suo compleanno e sarà presente a fianco della first lady Maria Shriver all’evento sponsorizzato totalmente da Murdoch, un generoso donatore a capo di megasocietà che possiedono la Fox news, la 20th Century Fox, la DirectTV e 175 quotidiani in tutto il mondo, incluso il New York Post, con un capitale totale che circola pari a 40 milioni di dollari.

1990, cerimonia (rituale)

alla riunione annuale del Bosco Boemo

Mentre a San Francisco Blair cenerà con George e Charlotte Shultz, rispettivamente l’ex segretario di stato e l’attuale presidente del protocollo, e è in programma anche un incontro con il nuovo candidato democratico al governo Phil Angelides.

Clinton, Shultz, Gore e Gingrich sono stati tutti già visti a partecipare alle riunioni del Club Bohemien in precedenti occasioni. Il San Francisco Chronicle afferma, inoltre, che Schwarzenegger fu destinato al governo della California nel 2003 dopo aver partecipato ad un incontro del suddetto Club.

Ma è possibile che Blair sia in loco per partecipare alla riunione del Club Bohemien quest’anno? Stranamente il suo incontro con Murdoch capita a pennello.

Il Boschetto a nord di San Francisco che ospita il Club Bohemien ogni anno, accoglie personalità come George Bush Senior, Charles Schwab e Walter Cronkite. E’ stato riportato già in passato, in numerose pubblicazioni che la politica mondiale viene discussa nel Boschetto tra persone nude, gente che urina sugli alberi e personalità intente a recitare strani rituali pagani.
Nel 2000 Alex Jones riuscì ad infiltrarsi in una di queste riunioni e ebbe successo nel riprendere totalmente in video, l’esecuzione di un bizzarro rituale in cui veniva compiuto un sacrificio umano finto, chiamato dagli addetti ai lavori “la cremazione dell’intento”, che si teneva sotto la statua di un gufo di pietra alto 40 piedi che i membri del gruppo chiamano Molock.

L’ex Presidente Richard Nixon è stato registrato mentre parlava di attività omosessuali nel Boschetto, mentre è stato ampiamente documentato che ogni anno pornostars maschili e femminili vengono invitate al ritrovo annuale.

Abbiamo già riportato precedentemente come Tony Blair e moglie siano ossessionati dalle pratiche New Age e alla loro partecipazione assidua, come scrive il quotidiano londinese the Guardian, a rituali Aztechi di Rinascita.

In più, secondo il London Times, Blair sembra aver preso delle decisioni politiche in base alle sue letture new age che sostengono l’esistenza di una forza segreta chiamata “The Light” ( La Luce ).

Ma tutto questo Magdi non lo sa…

Filed under: Allam'atriciana, Leccapiedi e Lacchè, Politica Italiana, Uncategorized — Italiano Liberale @ 10:33 am

di Carlo Bertani

 “Il ciarlatano di ieri è il professore di domani
Sir Arthur Conan Doyle, L’imbuto di cuoio.

Colpa dei fascisti. No, non sono i nostalgici del Duce e di Salò, non c’entrano niente con pugnali e gagliardetti: sono i nuovi “fascisti”, ossia coloro che fanno d’ogni erba un fascio. Così ti svegli una sonnacchiosa mattina d’agosto e scopri che ti hanno sbattuto in prima pagina sul “Corriere della Sera”, a firma – niente di meno che – del vicedirettore, sahib Magdi Allam.
Quando questa gente ti riserva un simile onore non lo fa per un civile dibattito – digni non sumus – ma per la semplice necessità di sbattere sempre il mostro in prima pagina: è una regola del giornalismo, anche Magdi si è imparato.

Questa volta – ad essere finiti nel “fascio” – sono stati l’UCOII (Unione delle COmunità Islamiche Italiane) ed il sottoscritto, reo d’aver affermato che Israele ha operato (e se non c’era Hezbollah lo avrebbe fatto ancor meglio) la pulizia etnica in Libano.
L’UCOII – per coloro che ancora non lo sapessero – il 20 agosto ha acquistato degli spazi su alcuni quotidiani nazionali (fra i quali proprio il Quotidiano Nazionale) dove ha accusato Israele di praticare il genocidio contro le popolazioni arabe come lo fecero i nazisti. Noi non siamo “fascisti” – caro Magdi – e delle affermazioni dell’UCOII risponderà l’UCOII stessa, mentre il sottoscritto non teme di rispondere delle proprie, ed ovunque lo ha sempre fatto firmandosi con nome e cognome, senza mai usare un nickname.

Sul fatto che Israele abbia praticato la pulizia etnica in Libano c’è così poco da dire che non merita nemmeno di spenderci troppo tempo: ha forse bombardato indiscriminatamente Beirut? No, le bombe israeliane sono diligentemente cadute solo sui quartieri di Beirut sud – quelli abitati dagli sciiti – e poi nella parte meridionale del Libano e lungo la Bekaa : tutti posti dove vivono gli sciiti libanesi.
Oddio, qualche ordigno è caduto anche altrove – anche il miglior bombardamento “chirurgico” ha le sue pecche – ma basta osservare una foto satellitare di Beirut, prima e dopo la “cura” israeliana, per rendersi conto che la parte sud della città è stata rasa al suolo. D’altro canto, si sa che sono sempre i terroni a pagarla più cara.

Io non so se tu – caro Magdi – consulti qualche volta un dizionario della lingua italiana – non s’addice certo al vicedirettore di un grande giornale – ma forse (anche di nascosto, per carità…) faresti meglio a sfogliarlo.
La locuzione “pulizia etnica” viene comunemente usata per definire il tentativo di colpire – in un’area multietnica – una sola etnia. Punto e basta.
Non è mica una novità, sai? Noi europei abbiamo grande esperienza di “pulizie etniche” – vivaddio, ne siamo maestri – abbiamo iniziato con i valdesi, gli Ugonotti, gli ebrei…recentemente abbiamo continuato con gli albanesi, i serbi, i musulmani di Bosnia…hai mai sentito parlare di Jugoslavia?

Sappiamo riconoscere quando si attua la pulizia etnica: cambiano i mezzi – ogni cielo ha le sue regole – e c’è chi preferisce “ripulire” con i machete (Utu e Tutsi) e chi con la bombe da 1.000 Kg sganciate sulle abitazioni, come a Gaza ed a Beirut.
Come dici? Si tratta pur sempre di misure attuate “contro il terrorismo”? Accidenti, Magdi, ma allora cerchi di fare il furbo…dai, ammettilo…
Non lo sai che una bomba da 1.000 Kg come quelle usate a Gaza sbriciola – e, ripeto, letteralmente sbriciola – un’area corrispondente all’incirca ad un campo di calcio? Scusa sai, ma noi europei le conosciamo bene quelle bombe perché quando cadevano distruggevano interi isolati, quartieri: guarda Milano, passeggia e scopri dove sono cadute le bombe, osserva la differenza fra le vecchie case ottocentesche e quelle costruite dopo la guerra. Guarda e impara, puoi fare un po’ di jogging ed unire l’utile al dilettevole.

Nel momento stesso che si sgancia un simile ordigno su di un’area abitata (sia essa Gaza, Beirut o Milano) non si distingue più un obiettivo preciso – che so io, un ponte od un deposito d’armi – ma s’intende colpire un’area, e con essa quelli che vivono in quella determinata area. E che cosa è, questa, se non pulizia etnica? Non saprei proprio come chiamala altrimenti: prova tu – caro Magdi – vedi un po’ se nel tuo dizionario egiziano-italiano trovi qualcosa di meglio, io di più non riesco a scovare.
Lascia che ti dica però una cosa: Magdi, un po’ mi hai deluso, devo ammetterlo. Osservando l’arguzia che traspare dal tuo viso levantino, speravo che tu ci rendessi edotti sui retroscena che agitano il Vicino Oriente, l’Egitto, l’Arabia Felix, invece – man mano che passa il tempo – mi sembra di sentir aleggiare nelle tue parole lo spirito di Renato Farina (anche lui vicedirettore, di Libero) che però non mi ricorda molto l’acume di Sinuhe l’egiziano. Scusami, stavo anch’io facendo d’ogni erba un fascio, ed essere associati nello stesso fascio con Renato Farina non è un grande onore, al massimo s’ottiene una ramazza, di quelle utili per pulire le stalle.

Qualche miglioramento però c’è: forza Magdi, che sei sul cinque e mezzo, un piccolo sforzo e ce la puoi ancora fare. Sono mesi che dalle invereconde pagine del Web parlo di Fratellanza Musulmana e finalmente vedo che anche tu l’hai citata come pietra dello scandalo, la madre di tutte le nequizie. L’analisi è un po’ carente, ma siamo sulla buona strada: cinque e mezzo, appunto.
Quello che non ti consente di raggiungere la sufficienza è che non ci hai raccontato niente di cosa veramente è ed è stata la Fratellanza Musulmana. Io l’ho fatto anni fa in “Al-Qaeda: chi è, da dove viene e dove va” ed il libro era così schifoso che Franco di Mare (conosci?) lo ha usato per intessere un “esclusivo” servizio del TG1, senza ovviamente citare la fonte. Ho le registrazioni e la comparazione con il testo, mica balle. Come dici? Le vie legali? Mettersi in lite con mamma RAI, in Italia, è come chiedere agli americani cosa successe ad Ustica: suvvia, siamo seri.

Ancora oggi mi chiedo perché una sera qualunque – mentre ti trastullavi alla corte del Vespone – non ci hai parlato di Hassan Al Banna. Forse ne valeva la pena di ricordare questo dimenticato insegnante di Ismailija che – nel 1928 – si pose il problema di come conciliare la modernità che avanzava con la tradizione islamica, con le Sure del Corano. Se solo tu lo avessi fatto il “sei” era assicurato, certo, ma non lo hai fatto…sarebbe stato così facile per te, egiziano…
Entrambi sappiamo che il grande problema che oggi chiamiamo “terrorismo islamico” o quant’altro ha proprio lì le sue radici, ma bisogna dirlo se si vuole la sufficienza, mica gettare lì due parole “Fratellanza Musulmana” e poi svicolare via con la solita filippica sul terrorismo. Eh no, così non va: guarda che, se continui così, il debito formativo – a settembre – non te lo leva nessuno. Vedrò di farlo ancora una volta io per te ma ti avverto: è l’ultima eh? Poi scrivo il voto sul registro.

Nel 1928, gli arabi avevano ancora il sederino dolente: sì, bruciava ancora un po’ perché erano trascorsi solo otto anni dal Trattato di Sèvres (se lo nominavi, mezzo punto in più).
Cosa c’era scritto in quel trattato? Semplicemente che – crollato l’Impero Ottomano – la Francia avrebbe regnato sulla Siria e sul Libano e la Gran Bretagna sulla Palestina, sull’Iraq e sulla penisola arabica (eccettuato l’Higiaz, la regione dove sorgono La Mecca e Medina).
Il sederino bruciava perché – per liberarsi del giogo turco – agli arabi era stato promesso che, se combattevano a fianco degli inglesi, avrebbero ricevuto in cambio la completa libertà dalle dominazioni coloniali. Eh, caro ragazzo, lo so che fu una bella fregatura, ma Pinocchio l’abbiamo scritto noi, mica gli arabi!

Chi recitò la parte di Mangiafuoco nella vicenda?
L’inconsapevole Mangiafuoco – tenero britannico, ammantato dall’etere efebico che solo gli inglesi “cockney” sanno esprimere – fu il “colonnello” Lawrence, ma anche qui si continua con Collodi perché di militaresco Lawrence non aveva un accidente, era un’altra “bufala”.
Thomas Edward Lawrence – detto “Lawrence d’Arabia” – era un archeologo che aveva viaggiato parecchio in Oriente e che conosceva bene gli arabi. Conosceva anche bene il suo mestiere, visto che si permise di lasciarci una traduzione dell’Odissea dal greco antico.

Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, gli inglesi non avevano sufficienti truppe per combattere i turchi in quello scacchiere: il fronte europeo ingoiava intere generazioni. Bisognava trovare degli alleati, gente motivata e convinta per fare la guerra ai turchi; quel giovane archeologo di Oxford – che faceva parte dell’esclusiva Round Table britannica, insieme a lord Kitchener, allo scrittore H.G. Wells ed altri – cascava a fagiolo: divenne capitano per censo e poi, via via che aumentavano i suoi successi contro i turchi, salì la gerarchia militare. L’opera di Lawrence fu magistrale per le sorti della guerra, giacché seppe convincere gli arabi a combattere i turchi per conto di Sua Maestà britannica.
Al termine delle ostilità, Lawrence e le sue bande d’arabi comandati dallo sceriffo della Mecca Hussein – il bisnonno dell’attuale re giordano (perché non le racconti queste cose? Perché ti ostini a giocare la parte dell’ultimo della classe?) – avevano scacciato i turchi e conquistato Aqaba, sul Mar Rosso.

Vennero gli accordi di pace, e quando tacciono le armi s’inizia ad avvertire odor di fregatura: così dopo si può declamare ai quattro venti che qualcuno ha rotto gli accordi e scatenata una nuova guerra.
Al grande tavolo della pace di Versailles, Lawrence sedette per provocazione insieme alla delegazione araba, dopo aver rifiutato la carica di vicerè dell’India: l’idealista Lawrence s’era impegnato di persona a consegnare quelle terre agli arabi, ed il Trattato di Sèvres (che era nell’aria) non manteneva certo gli impegni che aveva preso nel Neghev con Hussein.
Prima di lasciare Lawrence al suo destino – che lo avrebbe condotto, per delusione, a lasciare l’esercito e ad arruolarsi come semplice aviere nella RAF, sotto falso nome, fino all’oscura morte sulla quale gli inglesi non hanno ancora sollevato il segreto di stato – citiamo soltanto alcune sue corrispondenze dall’Iraq del dopoguerra (anni Venti del ‘900):

«Il popolo inglese è stato portato in Mesopotamia in una trappola, dalla quale sarà assai difficile uscire con dignità e onore. Gli inglesi sono stati indotti ad andare da una costante mancanza di informazioni. I comunicati provenienti da Baghdad sono tardivi, fallaci e incompleti. Le cose sono andate molto peggio di come sono state riferite, e la nostra amministrazione è stata molto più sanguinaria e inetta di quanto l’opinione pubblica abbia appreso. Per il nostro primato di impero si tratta di una sventura che presto potrebbe diventare troppo incandescente perché sia possibile rimediarvi. Non siamo troppo lontani, ormai, dal disastro.»

Chissà se Rumsfeld ha letto quei giornali del 1920? Forse, fargliene avere una copia, non sarebbe male…

«Il nostro governo è peggiore del sistema turco di una volta. Loro mantennero 14.000 soldati di leva locali e mantenendo la pace uccisero una media annuale di duecento arabi. Noi abbiamo 90.000 uomini con aeroplani, carri armati, cannoniere, e treni blindati. Abbiamo ucciso circa 10.000 arabi nel corso dell’insurrezione di quest’estate. Non possiamo sperare di mantenere una simile media. Ci è stato detto che l’insurrezione ha motivazioni politiche, ma non ci è stato detto che cosa voglia la gente del posto. Forse quello che il governo ha promesso. Un ministro della camera dei Lord ha detto che dobbiamo avere così tanti soldati perché i locali non si arruoleranno.»

Non riusciamo a mantenere la media di 10.000 morti l’anno, maledizione, siamo peggio di Saddam…pardon, dei turchi…

«Di quanto l’assassinio di decine di migliaia di persone dei villaggi e delle città rallenta la produzione di grano, cotone e olio? Quanto a lungo lasceremo che milioni di sterline, migliaia di soldati dell’Impero e decine di migliaia di arabi siano sacrificati nel nome dell’amministrazione coloniale, che non favorirà nessun altro al di fuori dei suoi amministratori?»

Sostituire, nel testo, “grano, cotone ed olio” con “petrolio e gas” e si può ripubblicare il tutto.

«Nel frattempo le nostre sventurate truppe, indiane e inglesi, in avverse condizioni climatiche e di approvvigionamento pattugliano un territorio immenso, pagando quotidianamente un caro prezzo in termini di vite umane per la politica ostinatamente sbagliata dell’amministrazione civile di Baghdad.»

Qui non è necessario cambiare nemmeno una virgola, ed è quasi trascorso un secolo[1].
Spicchiamo un salto nel tempo e nello spazio e scendiamo ad Ismailija nel 1928, dove un povero insegnate dell’epoca – forse frustrato dalle indecenze di un qualche ministro dell’Istruzione che si chiamava Al-Moratt – chiuse i testi di grammatica e si mise a meditare: è possibile, per i musulmani, convivere con questo sfracello d’automobili, aerei e quant’altro che avanza?
La grande domanda senza risposta – la “madre di tutti i guai” – è qui: una civiltà che è rimasta pressoché statica per un millennio (l’eterno “Medio Evo” islamico) va in pezzi quando viene a contatto con il mondo occidentale. Il problema è che parliamo di un miliardo di persone, ed i “pezzi” sciabolano via ovunque.

Agli inizi, la Fratellanza Musulmana appoggiò il golpe degli “Ufficiali Liberi” che portò nel 1952 al potere Gamal Abdel Nasser e spodestò quel “re di coppe” che rispondeva al nome di Faruk. Un gran bel aiuto per il giovane Nasser, ma ben presto la “deriva” verso l’URSS dell’Egitto non convinse i Fratelli Musulmani, che cercavano una via originale alla modernità, mica una fotocopia strapazzata inviata da Mosca.
Nasser – come qualsiasi dittatore che si rispetti – si liberò allora dell’organizzazione con l’impresa di pulizie interna, ossia con la forca. Caddero così le migliori menti dell’organizzazione – Said Qubt, ad esempio – ed i resti della Fratellanza Musulmana sciamarono nel Vicino Oriente per sfuggire alle persecuzioni.

La genesi di tutti i movimenti transnazionali islamici – da Al-Qaeda alla Jiiad islamica, da Fatah ad Hamas – trovano una comune origine in quella lontana diaspora, anche se – successivamente – ciascuno scelse il suo “sponsor”, chi la Siria e chi l’Iraq, chi i sauditi e chi l’Iran.
Proviamo ad analizzare la vita del capo di Al-Qaeda. Chi? Bin Laden? Che ormai il capo di Al-Qaeda è l’egiziano Al-Zawahiri lo sanno anche i ranuncoli – soltanto Magdi Allam non lo sa – ma c’è da chiedersi se Magdi Allam sa cos’è un ranuncolo.
Casualmente, ma non troppo, il medico egiziano – membro della Fratellanza Musulmana dal 1967 – esce dalle galere di Mubarak nel 1984 (dopo l’assassinio di Sadat) e nel 1985 è già in Afghanistan, proprio quando la guerra contro i sovietici sta terminando. Cosa porta in dote Al-Zawahiri alle formazioni militari che hanno combattuto i blasfemi sovietici?

Al-Zawahiri è un esperto ideologo che sostiene la necessità – per il mondo musulmano – di superare le divisioni nazionali (sovrastrutture lasciate dai colonizzatori) con un’organizzazione la quale sia di sostegno per chiunque combatta gli occidentali nel pianeta: un network di servizio per il Jiad, una “base”.
Mentre Osama Bin Laden proviene dal fumoso mondo wahabita delle fatwe, dell’integralismo wahabi e delle ricchezze petrolifere, Al-Zawahiri è un politico pragmatico, cresciuto sulla sponda sud del Mediterraneo ed avvezzo ad una visione politica dell’Islam, meno ammantata di precetti rispetto a quella saudita.
In definitiva, siamo di fronte ad una serie di movimenti che non riconoscono i confini attuali, giacché tracciati con scarsa arguzia dai colonizzatori e si pongono l’obiettivo di sottrarre le popolazioni islamiche dalle dominazioni neocoloniali che gli occidentali perpetuano nei loro paesi grazie a governi compiacenti e corrotti.

Stare da una parte o dall’altra non serve a niente, perché questa non è una partita di calcio: qui occorre comprendere cosa è successo e cosa sta succedendo.
Perché, Magdi, non racconti che nel tuo “democratico” paese il Faraone Mubarak detto “l’Inossidabile” – giacché pilotava i Mig-25 – governa da anni con la legge marziale ed ha imprigionato 20.000 oppositori politici?
Rassicurati: qui puoi dirlo, perché in Italia vige ancora un po’ di libertà di stampa e – almeno sul Web – queste cose si possono dire. Capisco che non fa un gran effetto raccontarle ai lettori del “Corriere”, ma se continui così la sufficienza puoi sognartela.
Per quel che abbiamo combinato in un secolo di colonialismo – ed in un altro mezzo secolo di neocolonialismo “targato” compagnie petrolifere e Banca Mondiale – non abbiamo fornito ai musulmani molto materiale per amarci: siamo onesti, ammettiamolo.

Dalla rivolta del Mahdi soffocata con il sangue di 20.000 guerrieri sudanesi da lord Kitchener fino a Falluja, con il fosforo bianco e quant’altro, quante decine o centinaia di migliaia di musulmani abbiamo assassinato? Gli ultimi sono soltanto un migliaio di libanesi: oggi che la ferita è fresca appaiono molti, ma nella storia spariscono se raffrontati alla scia di sangue che abbiamo lasciato, dall’Algeria all’India.
Oggi, si dà il caso che questa quisquilia di territorio sia occupato da un miliardo di musulmani: la risposta che dobbiamo dare (e darci) è se convenga continuare con una “guerra infinita” oppure cercare degli accordi di convivenza.
Viviamo sulle sponde del medesimo mare: non abbiamo scelta – sin dai tempi dell’Impero Romano – e dobbiamo convivere oggi come dovranno farlo le prossime generazioni.

Oggi è il petrolio, ma domani sarà il sole, perché la pia illusione europea d’essere autosufficienti dal punto di vista energetico è una fiaba: il sole che “conta” – ossia la radiazione pressoché costante tutto l’anno – la troviamo solo nelle fascia compresa fra i due Tropici.
Invece cosa facciamo? Invadiamo l’Iraq per cacciare un dittatore/presidente non molto diverso dal Faraone egiziano o dal generale pakistano, e dopo alcuni anni gli iracheni si ritrovano a dover pronunciare il classico “si stava meglio quando si stava peggio”. Prima, dovevano stare attenti a non infastidire le “orecchie” del regime, oggi devono scansare ogni giorno l’autobomba quotidiana, il cecchino sunnita od il poliziotto sciita, la raffica americana o lo scoppio di una bomba al passaggio di un convoglio. Bel gioco dell’Oca quotidiano è toccato in sorte agli iracheni: getti i dadi ogni mattina soltanto per sopravvivere.

Ah, già: dobbiamo portare in quelle terre la libertà e la democrazia.
Ti confesso che non mi piace l’integralismo islamico, non mi va di non poter bere una birra a Ryad – e di dover andarla a bere in Qatar, come fanno gli stessi sauditi – e fra una donna in burka ed una in bikini preferisco quella in bikini, ma non per questo ritengo che tutti debbano bere birra e vestire il bikini.
In buona sostanza, il vecchio Illuminismo è sempre una buona ricetta per garantire le proprie e le altrui libertà, a patto di mantenersi all’interno di quel relativismo culturale che Ratzinger – non ancora papa – già si prefiggeva di combattere.

Il problema è che non si può porre fine al cosiddetto “Medio Evo islamico” a suon di bombe: se il tuo barista ha l’abitudine di non consegnarti lo scontrino fiscale, prova a pretenderlo riempiendolo di martellate. Prova, poi mi racconti com’è andata a finire.
L’unica via è appoggiare i tentativi di sintesi fra la cultura islamica ed i modelli sociali che cercano di superare i vari Faraoni & Saladini, là dove se ne scorgono i segni.
Gli “alleati” di Washington sono i sauditi che non hanno nemmeno un Parlamento ed i pakistani che hanno perso il conto dei golpe militari: all’opposto, i “nemici” sono il Libano (l’unica nazione a possedere delle strutture democratiche di stampo occidentale!), la Siria – che non è molto diversa dal tuo “democratico” Egitto – e l’Iran, ossia una nazione che tenta di conciliare Stato e Chiesa, ciò che in Occidente – nei secoli scorsi – ha fatto scorrere fiumi di sangue. Attenzione: non sto sostenendo che l’Iran sia un fulgore di democrazia ma che almeno – a loro modo – ci stanno provando, mentre a Ryad devono ancora aprire l’abbecedario.

Dovremmo anche sostenere le nazioni multietniche – come l’Iraq ed il Libano – ed invece le sotterriamo con le bombe: ma che cosa ci possiamo ragionevolmente attendere in cambio?
Da ultimo, il fulgore israeliano, la loro indiscussa superiorità sugli arabi.
Facciamo notare che – ad una settimana dal termine delle ostilità – non ci sono stati lanci di razzi e nessuna violazione della tregua da parte di Hezbollah, mentre Israele ha continuato a sparare sui miliziani, fino a compiere un’azione di commando nella valle della Bekaa. Se lo avessero fatto gli Hezbollah, cos’avresti scritto? Perché, invece, nessuno condanna le violazioni israeliane?
A Tel Aviv hanno un curioso concetto della guerra e della pace: noi possiamo intervenire in Libano quando vogliamo per “preservare” la democrazia libanese, ma se ci sparano addosso sono dei terroristi. La risoluzione 1701 deve provvedere a disarmare completamente Hezbollah, così la prossima volta torniamo a fracassare tutto (come nel 1982 e nel 2006) senza che nessuno ci graffi la vernice dei Merkawa. Ti ricordo che Hezbollah è un movimento politico che ha anche una milizia, che l’UE non considera una formazione terrorista, e mi sembra che tu – pur extracomunitario – viva in Europa. Se ti chiami fuori dalle scelte europee in politica estera fallo: io non ho remore a farlo quando lo ritengo necessario.

Di questo passo, Israele mette veramente a repentaglio la vita dei suoi cittadini: perché non accetta una pace con gli arabi basata sulla risoluzione 242 – che Tel Aviv non ha mai rispettato – cede i territori ai palestinesi e si chiude la vicenda?
L’Arabia Saudita – nel 2002 – fece la proposta a nome della Lega Araba: perché Israele non accettò?
Se non sai la risposta non fa nulla, mi assumerò ancora una volta l’ingrato compito di rispondere io per te, ma la sufficienza – a questo punto – te la puoi proprio scordare.
Perché da anni – in Israele – confondono il diritto internazionale con la legge talmudica, ossia quella che assegna  allo stato ebraico i territori “dal deserto al Libano, dal Mediterraneo all’Eufrate”[2].

Ora, gli israeliani sono liberi di credere in ciò che vogliono, ma non possono lamentarsi se gli altri non sono d’accordo, e mi sembra che Hezbollah abbia dato loro un sonoro avvertimento: sta a loro decidere se continuare nella follia del Eretz Israel oppure trovare un accordo soddisfacente con gli arabi. Direi che è “buona” la seconda.
Purtroppo, così non sembra, a giudicare dal tenore delle e-mail che giungono da server israeliani al sottoscritto. Ho deciso di renderne pubblica una affinché i lettori – ed anche tu, Magdi – possano rendersi conto della grande educazione che regna da quelle parti:

Si dovrebbe vergognare, lei , solo di pronunciare la parola “Pulizia Etnica”.

I suoi simili, con l’odio per cio’ che è diverso da loro sono coloro i quali hanno condotto pulizie etniche Lei non è diverso da un SS, con le sue frasi che traboccano un impressionante odio antisemita! Lei non sa cosa è stata la SHOA e le persecuzioni razziali.

Il suo articolo è delirante! Affermare che Israele ha condotto una pulizia etnica in libano vuol dire affermare il falso, scientemente. Lei per suo fortuna, non sa neanche cosa voglia dire vivere nel terrore che i propri figli possano non far ritorno a casa perché qualcuno ha deciso di far saltare in aria il loro autobus, lei non sa neanche cosa voglia dire doversi nascondere dai missili, dopo che il proprio paese è stato aggredito e due dei suoi soldati rapiti.

Con questa lettera non intendo assolutamente far cambiare idea ad un essere spregevole come lei ma semplicemente ricordarle che nella storia dell’umanità in tanti hanno provato ad annientare il popolo ebraico e nessuno vi è mai riuscito, sono tutti scomparsi o morti prima! Amalech, gli egiziani, i papi, i mussulmani, l’inquisizione, hitler.

Continuare a proteggere quella parte dell’islam che ha intrapreso una guerra contro IL NOSTRO MONDO DEMOCRATICO E LIBERO è semplicemente una manifestazione della sua pochezza e poca intelligenza.

Le auguro di   provare sulla sua pelle molto presto cosa voglia dire perdere un proprio caro in un attentato terroristico che verrà compiuto non dagli Israeliani da lei tanto odiati bensì da un integralista islamico…..ma probabilmente anche in quel caso accuserebbe il popolo ebraico della sua disgrazia.

Mario Rossi

Il brano è allo stesso tempo minaccioso e venato da un’ombra di terrore: non si spande violenza in questo modo quando si è tranquilli e non si teme nulla; io non insulto mai, al massimo prendo in giro nei canoni concessi dal lessico.
Io non ho mai negato la Shoà , non ho mai affermato che Israele debba scomparire, non ho mai augurato a nessuno disgrazie e chi legge i miei articoli mi è testimone: il mio desiderio sarebbe quello che non esistessero più né attentati né bombardamenti, né occupazioni militari né razzi, ed il modo per riuscirci c’è, basterebbe volerlo. Solo, ritengo che per arrivarci servano il dialogo e non le bombe.

Questo è invece il modo di rapportarsi di coloro che sostengono la “guerra infinita”, un’evidente accozzaglia d’ignoranza distillata, i quali giungono ad affermare che non esistono più “i papi, i musulmani e gli egiziani” (?). Magdi, stai “in campana”.
A ben vedere, questi violenti non si distinguono soltanto per le bombe: anche con le minacce ci vanno giù pesante, e mi torna alla mente che quando Rabin divenne scomodo “qualcuno” lo fece fuori, e mica si trattava di un arabo. Meno male che non sto dalla parte dei “bombaroli”, perché non vorrei vivere un solo secondo con la mente offuscata del signor “Mario Rossi”. Ah, Magdi, è per caso un tuo conoscente?

Carlo Bertani bertani137@libero.it  www.carlobertani.it 


[1] I brani di T.E. Lawrence sono stati tradotti da Anna Bissanti.

[2] Deuteronomio, cap. 11, Conclusioni

Older Posts »

Blog su WordPress.com.