Angolo del Gigio

aprile 4, 2006

A Berlusconi servono “Balle”?!? E l’Istat gonfia il Pil!!

E l’Istat gonfia il Pil

Un dato sull’inflazione più basso di quello reale. Il Pil che tra qualche giorno si gonfierà come un pallone. Ma a che gioco sta giocando l’Istat? Sgomita per una maglia della squadra delle Libertà? È Marigia Maulucci, segretaria confederale e responsabile economica della Cgil, a mettere in guardia: “Attenzione, tra qualche giorno verrà diffuso il dato rivisto del Prodotto interno lordo del 2005 e risulterà una crescita strepitosa. Ma si tratta solo di una revisione contabile, fatta giusto in tempo per la campagna elettorale del governo, che ci dirà che siamo diventati improvvisamente tutti più ricchi”.

In effetti per il primo marzo è in calendario la diffusione del dato sulla produzione nazionale costruito grazie a innovazioni importanti. Come quella di calcolare anche una parte degli interessi attivi di banche e intermediari finanziari (tolto il costo per l’acquisto del denaro) che prima venivano esclusi. Una revisione a livello comunitario che porterà un innalzamento ‘artificiale’ del Pil.

Per l’Ires, l’ufficio studi della Cgil, il 2005 si è chiuso con una crescita zero mentre l’inflazione registrata non rispecchia affatto la realtà. Ma l’Istat va avanti a testa bassa e scarica sulle spalle della politica e delle parti sociali la responsabilità sul corretto uso dei dati. Il presidente dell’istituto, Luigi Biggeri, non fa sconti: “Purtroppo la nostra legislazione è tale per cui si utilizza lo stesso indice per differenti obiettivi e questo porta confusione”. “I sistemi di calcolo adottati però”, ribatte Maolucci, “soprattutto sugli aumenti dei prezzi, hanno creato una frattura troppo forte tra inflazione registrata e inflazione percepita”. Per il sindacato ci vogliono metodi moderni e nuovi dati. E l’Istat di Biggeri sembra proprio intenzionata ad accontentarlo. Tra la fine dell’anno e il 2007 il tavolo di lavoro istituito dall’Istat, in cui è presente anche il sindacato, presenterà al nuovo Parlamento un pacchetto di indicatori. Il più importante dei quali è l’Ipca, indice dei prezzi al consumo armonizzato che diventerà l’unico indicatore per il calcolo dell’inflazione. Indice che, sostiene Biggeri, non dovrà essere utilizzato da solo come riferimento per gli aumenti contrattuali. L’Istat, tanto per misurare la portata del cambiamento, ha rilevato nel 2005 un’inflazione dell’1,9 per cento. Con il ‘moderno’ Ipca l’aumento dei prezzi risulta invece essere stato pari al 2,2.

“A Milano o a Caltanissetta uno stipendio di mille euro pesa diversamente. Per questo, oltre a una classificazione per tipologia di beni molto più dettagliata, verranno anche realizzati indici di prezzi al consumo a livello territoriale”, anticipa Biggeri. E a fine 2006, in collaborazione con Unioncamere, l’istituto di statistica ci dirà anche la differenza del potere d’acquisto nelle diverse città e zone d’Italia.

Poi arriverà l’indice immobiliare ufficiale, che misurerà la variazione dei prezzi del mattone. L’Italia da quest’anno è stata coinvolta da Eurostat nella seconda fase della costituzione dell’indice sul costo d’acquisto delle abitazioni. Obiettivo: nel corso del 2007 presentare un indice sperimentale per l’eurozona.

di Antonio Marini per espresso.repubblica.it

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