Angolo del Gigio

marzo 16, 2006

Ponte sullo Stretto: Un Groviglio di Interessi (e interessati)

La Commissione giudicatrice, che dovrà scegliere il contraente generale per la progettazione esecutiva e per la realizzazione del ponte, è cosa loro. Anzi, è Cosa Nostra, dicono i vertici della società stretto di Messina spa.

Questi i componenti scelti lo scorso 6 giugno:
1) Renato Laschena – presidente
2) Giuseppe Fiammenghi – direttore tecnico stretto Messina spa
3) Ian Firth
4) Niels J Gimsing
5) Francesco Karrer
6) Andrea Sandulli – legale della stretto di Messina spa
7) William Van Impe

IL GROVIGLIO D’INTERESSI

Consiglieri della Stretto di Messina ai vertici di holding e banche in corsa per i lavori; identici azionisti tra le “concorrenti”; il presidente di una impresa capofila nel Cda della maggiore azionista della Società del Ponte. Tra stridenti conflitti d’interesse e scomode compresenze in cordate “avversarie”, procede senza rimorsi l’iter per la realizzazione dell’opera.

Il lavoro di valutazione delle offerte per la gara del General Contractor del Ponte sullo Stretto ha preso il via. A emettere il verdetto su quella che sarà la cordata di imprese italiane e straniere che curerà la progettazione definitiva della megaopera infrastrutturale ci penserà la speciale commissione giudicatrice istituita dalla Società Stretto di Messina presieduta da Pietro Ciucci. Una commissione di altissimo livello, docenti e ingegneri di fama internazionale su cui però ricadono le ombre dell’ennesimo conflitto d’interesse che ha caratterizzato la storia del progetto di collegamento stabile tra le sponde di Scilla e Cariddi. Fra i componenti della commissione compare un ingegnere danese, Niels J. Gimsing, dal 1989 al 1998 consulente dello studio Cowi di Copenaghen per la progettazione dello Storaebelt Bridge, il secondo ponte sospeso più lungo del mondo, che unisce le due isole danesi di Zealand e Funen. Si dà il caso che è allo studio Cowi che il raggruppamento temporaneo d’imprese guidato da Impregilo ha affidato “in esclusiva” l’elaborazione progettuale dl Ponte sullo Stretto.

L’uomo Fiat nel Cda della Società Stretto di Messina

Alcuni dei membri del “nuovo” consiglio di amministrazione della Stretto di Messina sembrano avere più di un feeling per il colosso italiano delle costruzioni nato dalla fusione delle grandi aziende di riferimento del gruppo Fiat-Agnelli (Cogefar, Impresit e Lodigiani). Dall’aprile di quest’anno, ad esempio, è stato nominato quale membro del Cda il dottor Francesco Paolo Mattioli, ex manager Fiat e Cogefar-Impresit, oggi consulente della holding di Torino e responsabile del progetto per le linee ad alta velocità ferroviaria Firenze-Bologna e Torino-Milano di cui le società del gruppo Fiat ricoprono il ruolo di General Contractor. Più che manager-consulente Mattioli è da vent’anni l’uomo ombra della famiglia Agnelli e di quel Cesare Romiti padre di Pier Giorgio neoamministratore delegato di Impregilo. Con loro (e per loro) ha diviso speranze e delusioni, gioie e dolori. Compresa l’onta dell’arresto e finanche la condanna per i fondi neri utilizzati a fine anni ottanta per finanziare illecitamente i vertici nazionali del partito socialista e della democrazia cristiana. Era il 22 febbraio 1993 e Francesco Paolo Mattioli, al tempo direttore finanziario della Fiat e presidente della Cogefar, fu arrestato su ordine della Procura di Torino interessata a svelare i segreti di due conti esteri, “Sacisa” e “Reno”, dove, ignorati nel bilancio consolidato Fiat, risultavano parcheggiati 38 miliardi di vecchie lire destinati a tangenti. Nel maggio ’99 arrivò per Mattioli la condanna a un mese di reclusione, pena confermata in appello e infine annullata in Cassazione per “sopravvenuta prescrizione del reato”. L’esiguità della pena in primo e secondo grado fu dovuta al fatto che il Tribunale l’aveva comminata in continuazione con la condanna a un anno e nove mesi inflittagli dalla Corte d’appello nel 1997 per la vicenda delle forniture di autobus all’Atm di Milano (due anni e sei mesi era stata la condanna in primo grado). Coimputato con Mattioli nel procedimento per i fondi neri della holding torinese l’allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti; contrariamente al neoconsigliere della Stretto di Messina, la Cassazione gli ha confermato la condanna a un anno per “false comunicazioni sociali e illecito finanziamento ai partiti”. In conseguenza Romiti non ha potuto più ricoprire incarichi in banche e società di assicurazioni per effetto dei codici di autoregolamentazione di questi settori. Al numero due dell’impero Agnelli-Fiat resta solo l’incarico di presidente onorario di Rcs Quotidiani. Poco importa. C’è pronto il figlio Pier Giorgio a subentragli alla guida di Gemina, il gruppo finanziario alla base del sistema Agnelli-Fiat, e di Impregilo, società che nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi di liquidità e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari (1,3 miliardi di euro secondo “Finanza&Mercati”), i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano ad essere titolari di rilevanti quote della società di cui sono creditrici. Prima fra tutti Capitalia che esercita il controllo sul 3,3% del capitale Impregilo e vanta crediti per un centinaio di milioni di euro. Nel controllo di Impregilo, Capitalia è seconda solo a Gemina (24,9%) e davanti al colosso statunitense J.P. Morgan Chase (2%), Banca Intesa, Unicredit e il gruppo Sanpaolo-Imi-Banco di Napoli. Banca Intesa, da parte sua, nel marzo 2005 – per voce del manager corporate Gaetano Miccichè, fratello del ministro forzista Gianfranco – si è impegnata per un prestito “ponte” da 120 milioni di euro a favore di Impregilo. Una boccata d’ossigeno che ha aperto la strada alla ricapitalizzazione della società e all’ingresso di nuovi azionisti che hanno soffiato in dirittura d’arrivo l’affare all’Astaldi di Roma, la società avversaria di Impregilo nella gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un’opera “accanto ai progetti di collegamento con l’alta velocità tra Italia e Francia” a cui guarderebbe con certo interesse l’altro gruppo creditore San Paolo-Imi, come ha spiegato l’amministratore delegato Alfonso Iozzo. Di questa holding bancaria la finanziaria IFI-Istituto Finanziario Industriale del gruppo Agnelli-Fiat controlla l’1,13% del capitale e ricopre un ruolo determinante nel management. Dicevamo di Gemina, vero e proprio cuore strategico-finanziario di Impregilo. Sarà utile menzionarne i soci di rilievo. Innanzitutto Spafid S.p.A. (21,8%), società controllata da Miotir S.p.A. (la cassaforte della famiglia Romiti) e nominalmente dallo stesso Cesare Romiti; Mediobanca (12,5%) “salotto buono” della finanza italiana e per decenni feudo incontrastato del siciliano Cuccia; la Epifarind-Italmobiliare-Italcementi (5,1%); Premafin-Sai-Fondiaria (3%) del noto costruttore Salvatore Ligresti, anch’egli siciliano; le Assicurazioni Generali (2,3%); Capitalia (2,1%) e infine il Credit Suisse First Boston (2%). Il patto di sindacato è stato sottoscritto da Cesare Romiti, Piergiorgio Romiti (neoamministratore delegato di Gemina e Impregilo), Paolo Savona (ex A.d. di Impregilo e odierno presidente del Cda di Gemina), i vertici di Mediobanca, Capitalia, Edison (ex Montedison), Pirelli & C., Assicurazioni Generali, Fassina Partecipazioni, la Italmobiliare presieduta da Giampiero Pesenti (che è anche amministratore delegato di Italcementi). Anche quest’ultima holding s’incrocia con il progetto del Ponte. Italmobiliare è una società leader nel settore della finanziazione immobiliare e attraverso la controllata Italcementi è a capo delle maggiori aziende produttrici nel mondo di materiali da costruzione (cemento, calcestruzzo e inerti). Oltre a Gemina, Italmobiliare vanta partecipazioni in Unicredito Italiano, Mediobanca, BPU – Banche Popolari Unite, Mcc Mediocredito Centrale, Consortium (finanziaria in cui sono presenti ancora Capitalia, le Assicurazioni Generali e la Mediolanum della famiglia Berlusconi), Mittel, RCS MediaGroup (holding che controlla il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, i periodici e i libri del Gruppo RCS.), Poligrafici Editoriale. Da Gemina, Italmobiliare ha acquistato lo scorso anno circa 10,5 milioni di azioni Rcs MediaGroup, divenendone uno dei maggiori azionisti con Mediobanca, Fiat partecipazioni, gli imprenditori Ligresti, Diego Della Valle e Francesco Merloni, Banca Intesa, Capitalia, Pirelli & C.. Il legame Pesenti-Agnelli è infine segnato dal recente ingresso nel Cda di Italmobiliare di Gabriele Galateri di Genola, già amministratore delegato del Gruppo Fiat e vero e proprio braccio destro dello scomparso Umberto Agnelli nella gestione delle finanziarie di famiglia IFI-IFIL. Un ruolo strategico nel settore dell’informazione italiana quello assunto dalla famiglia Pesenti a cui va aggiunto il cospicuo pacchetto azionario controllato della SES, la società editrice della Gazzetta del Sud, il quotidiano più venduto a Messina e in Calabria, diretto da oltre 40 anni da Nino Calarco, Presidente onorario della Società Stretto di Messina e presidente del Cda della Fondazione Bonino-Pulejo, azionista di maggioranza della stessa SES. Le quote della famiglia Pesenti nell’organo di stampa distintosi come portavoce dei signori del Ponte è cresciuto negli ultimi anni dal 19 al 33%. ( poi c’è anche Ciancio ndr )

In vista del Ponte entrano i nuovi soci in Impregilo

È il febbraio 2005 e una cordata composta da quattro gruppi finanziari (Argofin-Techint-Investindustrial-Autostrade) fa il suo ingresso nel capitale sociale di Impregilo alla vigilia della gara per il General Contractor del Ponte. I nuovi gruppi azionari assicurano capitali freschi, know-how e finanche le materie prime indispensabili alla realizzazioni delle grandi opere infrastrutturali. Argofin è la finanziaria dell’imprenditore Marcellino Gavio, attivissimo nelle concessioni autostradali e nei grandi lavori ferroviari. Ad Argofin risale il controllo di due delle maggiori imprese di costruzioni italiane, Itinera e Grassetto, quest’ultima rilevata parzialmente da Salvatore Ligresti, il siciliano a capo del gruppo finanziario-assicurativo che abbiamo visto tra gli azionisti di Gemina-Impregilo e che vanta pure, attraverso la controllata Premafin-Sai, il possesso del 5% di Italmobiliare. L’holding di Marcellino Gavio è inoltre proprietaria del 56,52% della società Autostrada Torino-Milano, del 90% dell’Autostrada Torino-Piacenza, di quote azionarie delle autostrade Ventimiglia-Savona e Roma-L’Aquila-Teramo e di una quota del 6,25% delle Ferrovie Nord. Dalla Fiat Impresit l’imprenditore ligure ha rilevato la finanziaria Siway, acquisendo il controllo di metà del capitale della società Salt che cestisce l’autostrada Genova-Livorno. Gavio rappresenta l’undicesima realtà italiana nel settore del trasporto per conto terzi, con una flotta di oltre 400 camion e un fatturato di una settantina di miliardi all’anno. Detiene inoltre una quota sociale di Consortium, la finanziaria che ha scalato con successo Mediobanca. La Techint è invece la holding dei Rocca, una delle famiglie più ricche d’Italia, da sempre fedele alleata degli Agnelli. È il settore siderurgico il cuore pulsante del gruppo Rocca: la Techint controlla le principali società siderurgiche italiane dello storico gruppo Dalmine e importanti acciaierie in America latina, Stati Uniti, Tailandia, Giappone e Cina. Alla produzione dell’acciaio sono state affiancate altre redditizie attività, principalmente la realizzazione di grandi infrastrutture stradali e ferroviarie e la gestione dei servizi (acqua e sanità). Investindustrial è il fondo in mano alla famiglia Bonomi, vero e proprio gotha finanziario-immobiliare alleato del gruppo Pesenti (un Bonomi, Giorgio, siede nel consiglio di amministrazione di Italmobiliare). Dulcis in fundo tra le new-entry nel capitale Impregilo, il Gruppo Autostrade S.p.A. a capo di buona parte del sistema autostradale italiano, il più grande d’Europa. A seguito del processo di privatizzazione, Autostrade è divenuta la roccaforte della famiglia dei Benetton di Treviso. Amministratore delegato del gruppo è Vito Alfonso Gamberale, già general manager del gruppo Eni, poi A.d. di SIP, Telecom Italia e TIM e vicepresidente di 21 Investimenti S.p.A., la società di partecipazioni industriali controllata da Benetton, Banca Intesa, Deutsche Bank e Assicurazioni Generali. Oggi il 50,1% di Autostrade appartiene alla società finanziaria Schemaventotto, controllata a sua volta da Edizione Holding-Benetton (60%), dalla Fondazione CRT (13,3%), Albertis (13,3%), Assicurazioni Generali (6,6%) e Unicredit (6,6%). Avevamo già incontrato le Generali quale importante azionista di Gemina e Consortium-Mediobanca, mentre Unicredit è tra i soci-creditori di Impregilo.

Banche e finanziarie all’ombra del Ponte

Un determinante “appoggio esterno” alle famiglie Gavio-Rocca-Bonomi-Benetton nella scalata al colosso delle costruzioni in gara per la realizzazione del Ponte è stato fornito da Efibanca e dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua. Efibanca è la merchant bank di BPL Banca Popolare di Lodi, altro principale gruppo bancario italiano che ha espresso la propria disponibilità a finanziare la faraonica opera di collegamento tra Calabria e Sicilia. BPL è in mano ad un gruppo di soci privati tra cui spiccano l’immobiliare romana Magiste di Stefano Ricucci e la finanziaria Hopa di Emilio Gnutti; oggigiorno è al centro delle cronache finanziarie (e giudiziarie) per l’assalto alla Banca Antonveneta il cui controllo è in mano alla stessa BPL, al gruppo olandese ABN Amro (concorrente diretto della Banca di Lodi nella scalata al pacchetto di maggioranza dell’istituto veneto), alla finanziaria DeltaErre che unisce gli imprenditori veneti, a Edizioni Holding-Benetton e ad Unipol, vera e propria holding del sistema assicurativo e bancario della Lega delle Cooperative. Le Coop “rosse”, nella gara del Ponte sullo Stretto, vedono su schieramenti contrapposti i due gioielli più rappresentativi del settore costruzioni: la C.C.C. Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (in associazione con Astaldi) e la C.M.C. Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna (in associazione con Impregilo). Con la grave “anomalia”, sempre tutta italiana, che proprio la C.M.C. di Ravenna risulta essere una delle 240 associate della cooperativa “madre”, C.C.C. di Bologna. Anche la Società Italiana per Condotte d’Acqua (terzo gruppo italiano di costruzioni in fatturato, interamente acquisito dai privati dalla ex IRI) non poteva mancare all’appuntamento con il Ponte di Messina. Condotte compare infatti nell’associazione di imprese guidata da Impregilo per il General Contractor; di Impregilo la società Condotte è pure partner nella realizzazione dei lavori per l’Alta Velocità, il sistema Mose a Venezia e l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Nel febbraio 2003, Condotte ha acquistato da Impregilo il 24% del capitale del Consorzio COCIV (Consorzio Collegamenti Integrati Veloci), affidatario, da parte di TAV S.p.A., della progettazione e realizzazione della linea ferroviaria Milano-Genova, più il 12,2% di ATI Ingegneria, il raggruppamento temporaneo d’imprese a cui COCIV ha sub-affidato la progettazione di parte della suddetta tratta ferroviaria. Società Italiana per Condotte d’Acqua è controllata per il 98,85% dalla società Ferfina S.p.A., holding finanziaria di partecipazione; a sua volta, il 15% di Ferfina è controllato da Efibanca, società del gruppo BPL Investimenti. Ebbene, nei consigli di amministrazione di Ferfina e di Condotte Immobiliare S.p.A. (la immobiliare di Condotte d’Acqua) siede uno dei membri “riconfermati” del Cda della Società Stretto di Messina, il professore Emmanuele Emanuele, voluto nella società per il Ponte dalla Regione Calabria, sua azionista di minoranza. Emanuele, di Ferfina, è persino vicepresidente. Contestualmente il docente siede nei consigli di amministrazione di altre importanti aziende pubbliche e private. L’Agusta S.p.A., ad esempio, una delle protagoniste del mercato mondiale degli elicotteri civili e da guerra, controllata da Finmeccanica (ex IRI). Emmanuele Emanuele è anche presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, una dei maggiori azionisti (7,19%), insieme all’olandese ABN Amro (9%), del gruppo bancario Capitalia, titolare, come abbiamo visto, di importanti pacchetti azionari di Gemina-Fiat ed Impregilo e, come vedremo, perfino della “concorrente” Astaldi. Nel Cda di Capitalia siede di diritto un rappresentante della Regione Siciliana (attualmente il chiacchierato governatore Totò Cuffaro), altra azionista di minoranza della Società Stretto di Messina; la Regione detiene infatti direttamente il 3,3% di Capitalia e indirettamente, attraverso la Fondazione Banco di Sicilia, un altro 3,2%. L’azionista del Ponte è in buona compagnia in Capitalia: altre importanti compartecipazioni azionarie sono in mano a Fondiaria-Sai dell’immancabile famiglia Ligresti e alla Libyan Arab Foreign Bank prepotentemente entrata in alcune società della costellazione Agnelli-Fiat.

Tra calcio, telefoni e cemento

Neoeletto nel consiglio di amministrazione della Stretto di Messina c’è pure il Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma, prof. Carlo Angelici, ordinario di Diritto Commerciale. Finito sotto inchiesta nel luglio 2003 per i presunti “esami truccati” a Giurisprudenza, il professore Angelici, alla stregua di Emmanuele Emanuele, vanta incarichi di rilievo tra le maggiori stelle del capitalismo “made in Italy”. Nel 2001, ad esempio, è stato nominato segretario del consiglio di amministrazione del Gruppo Alitalia, accanto all’odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Dopo aver fatto parte del Cda dell’Enel presieduta dall'”ambientalista” Chicco Testa, Carlo Angelici è stato recentemente nominato consigliere della Pirelli & C S.p.A., società presieduta da Marco Tronchetti Provera e di cui è amministratore delegato Carlo Buora, già manager della Fiat, direttore generale del Gruppo Benetton e A.d. di Telecom. Buora riveste oggi gli incarichi di vicepresidente dell’Inter Football Club e di consigliere di Mediobanca, RCS-Mediogroup e RAS Assicurazioni. Pirelli & C., tra l’altro, fa parte del patto di sindacato di Gemina di cui controlla l’1,73% del pacchetto azionario. Nel Cda dello storico gruppo industrial-finanziario, accanto a Carlo Angelici, compare un Benetton (Gilberto), la figlia di Salvatore Ligresti (Giulia Maria), il presidente di Italmobiliare (Giampiero Pesenti), il patron dell’Inter Massimo Moratti. Nonostante la “vicinanza” con i numero uno e due della blasonata squadra calcistica meneghina, il professore Angelici riveste il ruolo di Presidente della Camera Arbitrale della Federcalcio presieduta da Franco Carraro, amministratore delegato di Impregilo dai tempi della fusione tra Cogefar, Impresit e Lodigiani sino alla fine degli anni ’90 e odierno presidente del Cda di Mcc Mediocredito Centrale, la banca d’affari di Capitalia e di cui Unicredit possiede un significativo 9% azionario. Nel 2004 il professore Angelici è stato pure chiamato a far parte del consiglio di amministrazione del gioiello di casa Tronchetti Provera: la Telecom Italia Mobile -TIM S.p.A.. Nel Cda ha trovato ancora Carlo Buora e alcuni “eccellenti” ai vertici di società che intrecciano la loro storia con il progetto del Ponte: l’industriale Giuseppe Lucchini, vicepresidente di Hopa (la finanziaria azionista della Banca Popolare di Lodi) e consigliere di Beretta Holdings (produzione di armi leggere) e RCS Mediogroup; Enzo Grilli, già direttore esecutivo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, odierno consigliere di Impregilo e delle Assicurazioni Generali; Attilio Leonardo Lentati, ex dirigente di società del Gruppo IFI, oggi vicepresidente di UBM, la Banca Mobiliare di Unicredit; Gioacchino Paolo Maria Ligresti, vicepresidente di Atahotels, Banca SAI, Milano Assicurazioni e Premafin, nonché consigliere di amministrazione di Fondiaria-SAI; Pier Francesco Saviotti, già dirigente di Mediobanca, componente del Cda di Stefanel, Todd’s e Inter F.C., fino alla fine degli anni ’90 amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana e attuale direttore generale di Banca Intesa (dove la Commerciale si è fusa con Cariplo e Ambroveneto); Paolo Savona, ex ministro dell’Industria e Commercio ed ex amministratore delegato della BNL, sino a due mesi fa presidente di Impregilo, oggi a capo del Cda di Gemina e del Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del Mose, nonché vicepresidente di Aeroporti di Roma, società controllata al 51,1% dalla Leonardo S.p.A. in mano a Impregilo (11%) e Gemina (42%). Paolo Savona, come l’industriale Lucchini, siede anche nel Cda di RCS Mediogroup. In TIM con il professore Angelici e colleghi c’è pure Gianni Mion, vicepresidente della società e uomo di fiducia della famiglia Benetton. Mion è membro dei consigli di Edizione Holding, Autogrill, Autostrade per l’Italia, Antonveneta, Luxottica e Olimpia S.p.A., la holding costituita dagli imprenditori di Treviso, Unicredit, Gruppo Pirelli e Banca Intesa, titolare del 27,7% di Olivetti e del 55% di Telecom Italia. Nel Cda di TIM c’è infine Carlo Bertazzo, già all’IFI della famiglia Agnelli e successivamente responsabile finanziario di Edizione Holding. Come Mion, Bertazzo è membro del Cda di Autostrade, la S.p.A.. entrata in Impregilo con Argofin, Techint e famiglia Bonomi, e dunque in gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Come se non bastasse l'”anomalia” di un consigliere della Stretto di Messina membro dei Cda di società controllate dai signori che aspirano al Ponte, va rilevato che sindaco effettivo di Autostrade – Benetton è la riconfermata sindaco effettivo della Stretto di Messina, dottoressa Gaetana Celico. La Celico è poi membro del collegio sindacale della Strada dei parchi S.p.A., società capitolina (sempre gruppo Autostrade), concessionaria dell’A-24 Roma-L’Aquila-Teramo (autostrada in cui è presente Argofin di Marcellino Gavio) e dell’A-25 Torano-Pescara. Edizioni Holding della famiglia Benetton, attraverso Schemaventotto, detiene anche il 51% della Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco, gestore della parte italiana dell’omologo tunnel. Di questa società è consigliere un altro membro “riconfermato” del Cda della Stretto di Messina, il direttore generale ANAS Francesco Sabato. La presenza di Sabato in questi Cda si spiega con il ruolo di azionista dell’ANAS in ambedue le S.p.A.. Della società del tunnel l’azienda a capitale pubblico controlla il 32,1%, mentre della Stretto di Messina l’ANAS è titolare del 13% delle quote azionarie. La Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco possiede a sua volta la maggioranza delle azioni della R.A.V. – Raccordo Autostradale Valle d’Aosta realizzatrice e gestore del raccordo autostradale fra la città di Aosta ed il traforo del Monte Bianco. Anche in R.A.V. sarebbe presente come azionista di minoranza il costruttore Marcellino Gavio (Argofin-Itinera-Grassetto). Consulente della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco e della R.A.V. per la realizzazione delle più recenti tratte autostradali è stato il professore Francesco Karrer, oggi membro della speciale commissione nominata per l’aggiudicazione della gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Il professore Karrer, ordinario di Urbanistica presso la Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto anche lo studio di valutazione d’impatto ambientale dell’autostrada Aosta-Monte Bianco; invece per conto della Stretto di Messina S.p.A., Karrer è stato consulente per la gestione degli studi ambientali connessi alla realizzazione del Ponte, mentre nel 2002 ha ricoperto il ruolo di componente della commissione per l’aggiudicazione dei servizi relativi allo studio d’impatto ambientale della megainfrastruttura. Un anno prima l’urbanista aveva collaborato allo studio finalizzato a valutare “gli effetti di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione del Ponte sullo Stretto”, commissionato al CERTeT – Centro di Economia regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Sempre sfogliando il lungo curriculum del professore Karrer si legge che è stato anche “vincitore, in associazione con Università Bocconi, Price Waterhouse, Net Engineering, della gara internazionale (indetta dal MLP) per l'”advisor” sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di fattibilità economica)”. Francesco Karrer si è incrociato più di una volta con alcune delle società in corsa per aggiudicarsi i lavori per il manufatto. Nel 1997 è stato incaricato per la costruzione del primo “bilancio ambientale” della Società Autostrade (Gruppo Benetton), entrata un paio di mesi fa in Impregilo. Sempre di Autostrade S.p.A., Karrer è stato consulente per il riavvio del progetto della Variante di Valico, “incaricato” del coordinamento scientifico dello studio di impatto ambientale del progetto di riqualificazione dell’Autostrada A14 e della Tangenziale di Bologna, “responsabile scientifico dello S.I.A.” del progetto di adeguamento dell’Autostrada A1 nei tratti Aglio-Incisa e Firenze Sud-Incisa Valdarno. L’urbanista è stato anche membro della Commissione della Regione Veneto per la valutazione della proposta di realizzazione del cosiddetto “Passante autostradale di Mestre”, oggi in fase di realizzazione da parte di un consorzio guidato da Impregilo.

L’asso nella manica di Astaldi Una gara per il Ponte eccessivamente sbilanciata a favore di Impregilo? Non è detta l’ultima parola. L’altra concorrente capofila, l’Astaldi di Roma, può ancora giocare i suoi assi. In vista della gara per il General Contractor, il Gruppo Astaldi ha attirato l’attenzione del mercato e dei fondi. Da inizio anno il titolo è salito del 53% e nell’ultimo mese due importanti investitori internazionali hanno portato a oltre il 2% la partecipazione nella società di costruzioni: Deutsche A. M. e Fidelity Investments. Il quotato concorrente per il Ponte vanta poi un consiglio di amministrazione di tutto rispetto: vi compaiono, tra gli altri, Luigi Guidobono Cavalchino, presidente del Cda di Unicredit Private Banking; Bruno Lecchi, vicedirettore generale di Interbanca (Gruppo Antonveneta), consigliere di Unipol Merchant S.p.A. (Gruppo Unipol-Lega delle Cooperative) ed Edipower (società del gruppo Edison che partecipa nel patto di sindacato di Gemina); Lucio Mariani, sindaco effettivo di Enel Distribuzioni; Stefano Cerri, amministratore delegato di Italstrade, società del Gruppo Astaldi e partner di Impregilo, Società Italiane Condotte d’acqua e Ansaldo Trasporti nella tratta ferroviaria dell’Alta velocità Verona-Padova. Il vero e proprio asso nella manica è però rappresentato dal presidente del Cda della società di costruzioni, il professore Ernesto Monti, docente di Finanza aziendale presso la Facoltà di Economia della Luiss. Dopo aver lungamente lavorato presso la Banca d’Italia e il Gruppo Imi, il presidente Monti è stato dirigente in tutti gli anni novanta del Gruppo Banca di Roma (oggi in Capitalia), dove ha anche ricoperto il ruolo di vicedirettore generale. Capitalia, attraverso il Banco di Roma, è oggi azionista di Astaldi (4,7% del capitale) e fa parte del patto di sindacato del gruppo di costruzioni. Ricordiamo che sempre Capitalia detiene il 3,3% di Impregilo, la “concorrente” di Astaldi nella gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Il rapporto di Astaldi con le banche è comunque più articolato. Altro istituto di credito titolare di azioni della società di costruzioni presieduta da Ernesto Monti è Interbanca (5%), dove siede nel Cda, tra gli altri, il petroliere Massimo Moratti. L’Astaldi aveva poi inutilmente offerto di rilevare il 30% del capitale di Impregilo in cordata con Mcc Mediocredito Centrale, istituto presieduto da quel Franco Carraro già A.d. Impregilo e consumato presidente della Federazione Gioco Calcio.

Monti, Ciucci e la Stretto di Messina

Il professore Ernesto Monti è pure presidente di Tosinvest (finanziaria di Antonio Angelucci titolare del 2% di Capitalia) e consigliere di due società appartenute all’IRI, Finmeccanica e Cofiri, quest’ultima interamente trasferita ai privati. Monti è infine membro del consiglio di amministrazione di Fintecna, la finanziaria statale che dopo la ricapitalizzazione della Società Stretto di Messina ne è divenuta la maggiore azionista con il 68,8% del capitale sociale. Di Fintecna è pure membro del collegio sindacale un altro membro del Cda Astaldi, il dottore Lucio Mariani. In Fintecna sono state parcheggiate le società di costruzioni ex Italstat, Condotte e Italstrade, prima di essere privatizzate (Italstrade, come abbiamo visto, è stata acquisita da Astaldi) e concorrere alla gara per il Ponte. Fintecna controlla il 100% di Tirrenia di Navigazione, Veneta Infrastrutture e Società Bagnoli; il 99,82% di Finsider (oggi in liquidazione); il 92,3% della Fincantieri-Cantieri Navali Italiani. Gli organigrammi di queste società del Gruppo Fintecna riservano le ennesime sorprese-Ponte: in Tirrenia di Navigazione ricopre il ruolo di Presidente del collegio sindacale il dottore Lucio Brundu, riconfermato presidente del collegio sindacale della Stretto di Messina; di Fincantieri è invece consigliere di amministrazione Pietro Ciucci, amministratore delegato della società del Ponte di Messina. Avevamo incontrato Ciucci nel Cda di Alitalia accanto al professore Carlo Angelici; l’A.d. della Stretto di Messina è stato però anche direttore generale dell’IRI e componente del Collegio dei liquidatori dell’istituto; direttore amministrativo dal 1969 al 1987 della Società Autostrade; presidente della Cofiri e vicepresidente della Banca di Roma (della prima è oggi consigliere Ernesto Monti presidente Astaldi, della seconda lo stesso Monti ne è stato vicedirettore generale); consigliere di Autostrade, Banca Commerciale Italiana (oggi in Banca Intesa), Credito Italiano (Unicredit), Stet, Finmeccanica ed Aeroporti di Roma (proprietà Gemina-Impregilo). Attualmente Pietro Ciucci è membro del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Roma (Gruppo Bancario Cassa di Risparmio di Ferrara Carife). Presidente della Popolare di Roma è un altro membro del Cda della Stretto di Messina, il dottore Ercole Pietro Pellicanò che è contestualmente consigliere di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. C’è ancora chi afferma che all’ombra del Ponte non esistano conflitti d’interesse?

Antonio Mazzeo – Redazione Terrelibere.org
Tratto dal Sito : messinasenzaponte.it

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7 commenti »

  1. What’s up mates, how is everything, and what you want to say on the topic of this article, in my view its genuinely amazing in favor of me.

    Commento di ultra Spinnable — maggio 8, 2013 @ 11:41 pm

  2. Youre totally right on this blog post!!!

    Commento di proxies for scrapebox — novembre 28, 2011 @ 1:01 am

  3. IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
    Isola delle Femmine (Palermo)

    Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.
    Oggi quello stesso allestimento sembra non rispondere più alle esigenze di una realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato per anni derivando dallo stesso paese la maggior parte della forza lavoro della fabbrica.
    Le attenzioni della popolazione sembrano, però, col tempo, essersi spostate dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento portava, agli inevitabili effetti che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.
    Preoccupazioni che, a quanto riferisce Antonino Rubino, impiegato amministrativo della Italcementi SPA, non sono passate inosservate alla stessa fabbrica che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza imposti dalle normative nazionali ed europee sulle esalazioni causate dall’ incenerimento dei rifiuti di produzione.
    Nonostante queste rassicurazioni buona parte dei cittadini continua ad essere preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e, rappresentata Da Pino Ciampolillo e dal suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.
    La questione, che è riconosciuta come la principale da entrambe le voci in campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che questo ha sulla salute.
    Uno, in particolare, il nome che esce fuori da qualsiasi documento riguardante la faccenda: Petcoke.
    Facciamo un po’ di scienze.
    Il petcoke è una sostanza derivata dalla ulteriore lavorazione degli scarti del petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi, quali quelli della Italcementi, permette notevole risparmio energetico nonché economico.
    Il problema è che per rimanere nei limiti di utilizzabilità e di sicurezza deve continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si brucia, allora si producono emissioni altamente pericolose per la salute umana.
    Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione Regionale Protezione Ambiente) ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke.
    Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare che l’ARPA “non ha però rilevato infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle opere necessarie a raggiungere la sicurezza del sito”.
    Dopo numerosi atti di diffida presentati all’ azienda a partire da quello stesso anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un percorso dispendioso (70 mln di euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le emissioni nocive.
    È infatti in corso un iter burocratico per la costruzione di un impianto produttivo che andrebbe a sostituire quello tuttora in funzione.
    La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai 40, avrebbe un negativo impatto ambientale ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le emissioni gassose.
    Bisogna sottolineare che ancora non è pronto nemmeno il progetto di questa torre e che l’impianto continua a produrre gas nocivi.
    Pronte le critiche del comitato Isolapulita.
    Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici hanno l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare l’inquinamento atmosferico.
    La nuova torre ha però un difetto.
    Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di influenza negativa su Isola, ma, a causa della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone circostanti di Palermo e Capaci”.
    Le critiche non si fermano qui; “ […] il progetto” continua Ciampolillo “è stato presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun cenno alle emissioni che vengono prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti guardare i mulini e uno dei camini in funzione, alto 65m) o il ricavo stesso della materia prima che continua a mettere in pericolo la stabilità stessa della montagna”.
    Questo ultimo punto è molto interessante.
    Già in passato, infatti, la montagna, dalla quale si ricava la materia necessaria ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e costretto l’azienda a terminare i lavori per spostarsi su altri versanti.
    Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già detto che è una sostanza altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo, durante l’intervista, ci informa che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto alla stessa stregua delle armi chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni accorgimenti.
    Già il fatto che la Italcementi lo abbia bruciato per un certo periodo nei suoi lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non è un fatto positivo, ma egli ci informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un certo periodo di tempo le scorie petrolifere venivano maneggiate dagli operai dell’azienda senza alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi adibite (si fa per dire) al trasporto.
    “Gli effetti che l’ uso indiscriminato di questa sostanza ha avuto sulla popolazione è rintracciabile in alcuni referti medici”, non necessariamente riconducibili, aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.
    Nonostante tutte le critiche mosse all’ impiego di questa sostanza, Rubino insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende specializzate, un’ analisi sugli effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.
    Concludiamo con una questione che non ci sembra di secondaria importanza.
    La popolazione che vive a Isola è divisa tra chi appoggia l’ industria, chi la critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.
    È facile riconoscere nei fiancheggiatori della fabbrica i suoi operai che, almeno pubblicamente, non si esprimono in modo negativo sul lavoro dell’azienda.
    Degli oppositori abbiamo parlato lungamente, riconoscendo nelle loro tesi il timore per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.
    Gli altri, appartengono a quella razza che si dimostra essere conciliante con entrambe le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa regola) o che, adeguatamente accontentato, non si angoscia nel cercare un motivo di preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da parte dell’ azienda in questione).
    Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa, quindi non ci esprimiamo in favore di una o dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune di fare chiarezza e stabilire regole comuni, nonché il bisogno di fare valere le proprie posizioni.
    Non possiamo però esimerci dal riportare il sentimento di disagio della popolazione a causa dell’inutile apatia di chi non ha rispetto né per se stesso, né per le istituzioni che rappresenta, né per le posizioni che ha dovere di prendere in merito al benessere della sua stessa società.
    Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo ma non per questo giustificabile.

    Marco Salici

    Comitato Cittadino Isola Pulita
    http://www.isolapulita.it

    Commento di Pino Ciampolillo — maggio 21, 2007 @ 10:15 pm

  4. ISOLA DELLE FEMMINE ESPOSTO DENUNCIA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA PER INQUINAMENTO AMBIENTALE

    Il Comitato Cittadino Isola Pulita comunica, di ricevere in un continuo crescendo decine e decine di telefonate da parte dei cittadini allarmati per lo stato di inquinamento, causato forse dalla Italcementi di Isola delle Femmine .
    Questo Comitato oltre a farsi carico di quanto i Cittadini denunciano, hanno rivolto l’invito a farsi sentire con il Sindaco, l’Assessore preposto, Arpa, Azienda Sanitaria e Autorità Giudiziaria.
    Il fenomeno delle vibrazioni, dei rumori e polvere di cemento che, quotidianamente si deposita su terrazze, piante, lenzuola, automobili e qualsiasi cosa resti all’esterno, non è mai scomparso, ANZI in questi giorni è ripreso con forte vigore, causando sull’intero territorio una fitta ed impenetrabile nebbia, la impossibilità in particolare per gli abitanti a ridosso della Italcementi, di trovare un momento di pace e di riposo nel proprio habitat familiare.
    Molte famiglie, anche quelle che da pochissimo tempo hanno investito nei nuovi insediamenti, adiacenti alla Italcementi, non possono utilizzare un terrazzo, aprire una finestra, esporre una pianta sul balcone.
    I Cittadini di Isola sono interessati a capire quali sono i controlli effettuati sui camini della Italcementi. In un paio di occasioni abbiamo visto la centralina mobile dell’Arpa, che stazionava al campo sportivo, Per fare cosa? Quali sono stati i risultati delle rilevazioni? Il Sindaco dichiara che i dati in suo possesso sono “alquanto preoccupanti”. Quali sono i provvedimenti adottati dal Sindaco a fronte di questa “preoccupante situazione dal punto di vista sanitario”?
    Noi Cittadini di Isola delle Femmine, abbiamo come la sensazione di essere stati abbandonati.

    La presenza di questo insediamento cementifero alle porte di Isola delle Femmine, e vicino a numerose abitazioni, ci inquieta.
    Siamo stanchi di questi episodi che si ripetono ciclicamente e temiamo l’emissione di polveri, che oggi, ieri, l’altro ieri, la settimana scorsa, il mese scorso o l’altro anno e che a volte vengono evidenziate dalla pioggia, ma di cui di solito non ci accorgiamo».
    Alcune segnalazioni di Cittadini dipendenti della Italcementi , che lavorano la notte hanno come contenuto delle dichiarazioni che qualora fossero vere rischierebbero di evidenziare una condotta con profili di responsabilità di diversa natura e assai grave, viene sostanzialmente denunciato che nelle fasce d’orario tra le ore 2,00 e le 5,00 la fuoriuscita di fumo è di gran lunga maggiore rispetto a quella a cui normalmente assistiamo;
    Chiediamo un concreto accertamento della questione perché non vorremmo che si approfitti della notte per utilizzare carburanti nocivi e specificatamente il PET-Coke.
    Riteniamo che sia importante controllare se, adesso che alla Italcementi è stato impedito l’uso del PET-COKE se residui tale sostanza all’interno dello stabilimento, ciò in quanto non vi è più alcuna ragione di trovarlo all’interno visto la sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007 del TAR SICILIA, Palermo, Sez. I, atto ad impedirgli definitivamente il suo utilizzo.

    Il Comitato Cittadino con i cittadini di Isola delle Femmine chiedono la disponibilità a valutare sia i danni immediati, sia la situazione generale circa l’emissione di polveri e di rumori. Rumori causati da ripetute detonazioni.
    Non possiamo più perdere tempo con analisi e “nasi elettronici”, dobbiamo affrontare in modo radicale la presenza della Italcementi (AZIENDA CONSIDERATA DALLA LEGGE e DALLA GIURISPRUDENZA INSALUBRE) che produce un livello di emissioni in atmosfera, superiori a quelle del traffico veicolare di una grande metropoli.
    Molti cittadini residenti, esasperati, denunciano un elevato livello di inquinamento acustico non superabile nemmeno a finestre e porte degli appartamenti sprangati.
    Il tutto accompagnato da persistenti e pericolose vibrazioni che destano gravi preoccupazioni per la stabilità e tenuta degli appartamenti stessi.
    Per aree come la nostra non bastano monitoraggi adeguati, sono urgenti provvedimenti per ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera, l’inquinamento acustistico e le vibrazioni del sottosuolo.

    Tutto questo avviene senza aver acquisito nessuna certezza sul livello di inquinamento attuale.
    Ad oggi tutte le nostre richieste sono state ignorate. Ad onor del vero ultimamente il Sindaco ha tentato un tavolo di concertazione per tentare di chiedere e risolvere i problemi da noi posti, ma ci pare che anche Lui abbia le mani legate, siamo certi che codeste Autorità edite accerti come stanno i fatti di cui ne riformuliamo i quesiti:

    -No alle emissioni inquinanti in atmosfera che arrecano danno alla Salute umana,
    -No alle emissioni acustiche a cui siamo in maniera permanente sottoposti e che tanto danno arrecano al nostro stato di salute psico-fisico;
    -No alle vibrazioni che può mettere in pericolo la stabilità delle nostre case;
    -Monitoraggio in continuo e visibile in tempo reale dai cittadini.
    – Indagine epidemiologica sullo stato di salute della cittadinanza, con particolare riguardo alla incidenza delle malattie tumorali.
    -Studio per avviare un programma di risanamento ambientale.

    A conferma della rilevanza del problema diverse associazioni e liberi Cittadini di Isola delle Femmine e di Capaci hanno deciso di sostenere la lotta del Comitato Cittadino Isola Pulita.
    Fiduciosi attendiamo un sino ad oggi denegato riscontro, tanto dovevamo.
    Per il Comitato Cittadino Isola Pulita Pino Ciampolillo
    http://www.isolapulita.it

    Commento di Pino Ciampolillo — maggio 21, 2007 @ 10:11 pm

  5. ISOLA DELLE FEMMINE ESPOSTO DENUNCIA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA PER INQUINAMENTO AMBIENTALE

    Il Comitato Cittadino Isola Pulita comunica, di ricevere in un continuo crescendo decine e decine di telefonate da parte dei cittadini allarmati per lo stato di inquinamento, causato forse dalla Italcementi di Isola delle Femmine .
    Questo Comitato oltre a farsi carico di quanto i Cittadini denunciano, hanno rivolto l’invito a farsi sentire con il Sindaco, l’Assessore preposto, Arpa, Azienda Sanitaria e Autorità Giudiziaria.
    Il fenomeno delle vibrazioni, dei rumori e polvere di cemento che, quotidianamente si deposita su terrazze, piante, lenzuola, automobili e qualsiasi cosa resti all’esterno, non è mai scomparso, ANZI in questi giorni è ripreso con forte vigore, causando sull’intero territorio una fitta ed impenetrabile nebbia, la impossibilità in particolare per gli abitanti a ridosso della Italcementi, di trovare un momento di pace e di riposo nel proprio habitat familiare.
    Molte famiglie, anche quelle che da pochissimo tempo hanno investito nei nuovi insediamenti, adiacenti alla Italcementi, non possono utilizzare un terrazzo, aprire una finestra, esporre una pianta sul balcone.
    I Cittadini di Isola sono interessati a capire quali sono i controlli effettuati sui camini della Italcementi. In un paio di occasioni abbiamo visto la centralina mobile dell’Arpa, che stazionava al campo sportivo, Per fare cosa? Quali sono stati i risultati delle rilevazioni? Il Sindaco dichiara che i dati in suo possesso sono “alquanto preoccupanti”. Quali sono i provvedimenti adottati dal Sindaco a fronte di questa “preoccupante situazione dal punto di vista sanitario”?
    Noi Cittadini di Isola delle Femmine, abbiamo come la sensazione di essere stati abbandonati.

    La presenza di questo insediamento cementifero alle porte di Isola delle Femmine, e vicino a numerose abitazioni, ci inquieta.
    Siamo stanchi di questi episodi che si ripetono ciclicamente e temiamo l’emissione di polveri, che oggi, ieri, l’altro ieri, la settimana scorsa, il mese scorso o l’altro anno e che a volte vengono evidenziate dalla pioggia, ma di cui di solito non ci accorgiamo».
    Alcune segnalazioni di Cittadini dipendenti della Italcementi , che lavorano la notte hanno come contenuto delle dichiarazioni che qualora fossero vere rischierebbero di evidenziare una condotta con profili di responsabilità di diversa natura e assai grave, viene sostanzialmente denunciato che nelle fasce d’orario tra le ore 2,00 e le 5,00 la fuoriuscita di fumo è di gran lunga maggiore rispetto a quella a cui normalmente assistiamo;
    Chiediamo un concreto accertamento della questione perché non vorremmo che si approfitti della notte per utilizzare carburanti nocivi e specificatamente il PET-Coke.
    Riteniamo che sia importante controllare se, adesso che alla Italcementi è stato impedito l’uso del PET-COKE se residui tale sostanza all’interno dello stabilimento, ciò in quanto non vi è più alcuna ragione di trovarlo all’interno visto la sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007 del TAR SICILIA, Palermo, Sez. I, atto ad impedirgli definitivamente il suo utilizzo.

    Il Comitato Cittadino con i cittadini di Isola delle Femmine chiedono la disponibilità a valutare sia i danni immediati, sia la situazione generale circa l’emissione di polveri e di rumori. Rumori causati da ripetute detonazioni.
    Non possiamo più perdere tempo con analisi e “nasi elettronici”, dobbiamo affrontare in modo radicale la presenza della Italcementi (AZIENDA CONSIDERATA DALLA LEGGE e DALLA GIURISPRUDENZA INSALUBRE) che produce un livello di emissioni in atmosfera, superiori a quelle del traffico veicolare di una grande metropoli.
    Molti cittadini residenti, esasperati, denunciano un elevato livello di inquinamento acustico non superabile nemmeno a finestre e porte degli appartamenti sprangati.
    Il tutto accompagnato da persistenti e pericolose vibrazioni che destano gravi preoccupazioni per la stabilità e tenuta degli appartamenti stessi.
    Per aree come la nostra non bastano monitoraggi adeguati, sono urgenti provvedimenti per ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera, l’inquinamento acustistico e le vibrazioni del sottosuolo.

    Tutto questo avviene senza aver acquisito nessuna certezza sul livello di inquinamento attuale.
    Ad oggi tutte le nostre richieste sono state ignorate. Ad onor del vero ultimamente il Sindaco ha tentato un tavolo di concertazione per tentare di chiedere e risolvere i problemi da noi posti, ma ci pare che anche Lui abbia le mani legate, siamo certi che codeste Autorità edite accerti come stanno i fatti di cui ne riformuliamo i quesiti:

    -No alle emissioni inquinanti in atmosfera che arrecano danno alla Salute umana,
    -No alle emissioni acustiche a cui siamo in maniera permanente sottoposti e che tanto danno arrecano al nostro stato di salute psico-fisico;
    -No alle vibrazioni che può mettere in pericolo la stabilità delle nostre case;
    -Monitoraggio in continuo e visibile in tempo reale dai cittadini.
    – Indagine epidemiologica sullo stato di salute della cittadinanza, con particolare riguardo alla incidenza delle malattie tumorali.
    -Studio per avviare un programma di risanamento ambientale.

    A conferma della rilevanza del problema diverse associazioni e liberi Cittadini di Isola delle Femmine e di Capaci hanno deciso di sostenere la lotta del Comitato Cittadino Isola Pulita.
    Fiduciosi attendiamo un sino ad oggi denegato riscontro, tanto dovevamo.
    Per il Comitato Cittadino Isola Pulita

    http://www.isolapulita.it

    Commento di Pino Ciampolillo — maggio 17, 2007 @ 2:56 pm

  6. ISOLA DELLE FEMMINE ESPOSTO DENUNCIA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA PER INQUINAMENTO AMBIENTALE

    Il Comitato Cittadino Isola Pulita comunica, di ricevere in un continuo crescendo decine e decine di telefonate da parte dei cittadini allarmati per lo stato di inquinamento, causato forse dalla Italcementi di Isola delle Femmine .
    Questo Comitato oltre a farsi carico di quanto i Cittadini denunciano, hanno rivolto l’invito a farsi sentire con il Sindaco, l’Assessore preposto, Arpa, Azienda Sanitaria e Autorità Giudiziaria.
    Il fenomeno delle vibrazioni, dei rumori e polvere di cemento che, quotidianamente si deposita su terrazze, piante, lenzuola, automobili e qualsiasi cosa resti all’esterno, non è mai scomparso, ANZI in questi giorni è ripreso con forte vigore, causando sull’intero territorio una fitta ed impenetrabile nebbia, la impossibilità in particolare per gli abitanti a ridosso della Italcementi, di trovare un momento di pace e di riposo nel proprio habitat familiare.
    Molte famiglie, anche quelle che da pochissimo tempo hanno investito nei nuovi insediamenti, adiacenti alla Italcementi, non possono utilizzare un terrazzo, aprire una finestra, esporre una pianta sul balcone.
    I Cittadini di Isola sono interessati a capire quali sono i controlli effettuati sui camini della Italcementi. In un paio di occasioni abbiamo visto la centralina mobile dell’Arpa, che stazionava al campo sportivo, Per fare cosa? Quali sono stati i risultati delle rilevazioni? Il Sindaco dichiara che i dati in suo possesso sono “alquanto preoccupanti”. Quali sono i provvedimenti adottati dal Sindaco a fronte di questa “preoccupante situazione dal punto di vista sanitario”?
    Noi Cittadini di Isola delle Femmine, abbiamo come la sensazione di essere stati abbandonati.

    La presenza di questo insediamento cementifero alle porte di Isola delle Femmine, e vicino a numerose abitazioni, ci inquieta.
    Siamo stanchi di questi episodi che si ripetono ciclicamente e temiamo l’emissione di polveri, che oggi, ieri, l’altro ieri, la settimana scorsa, il mese scorso o l’altro anno e che a volte vengono evidenziate dalla pioggia, ma di cui di solito non ci accorgiamo».
    Alcune segnalazioni di Cittadini dipedenti della Italcementi , che lavorano la notte hanno come contenuto delle dichiarazioni che qualora fossero vere rischierebbero di evidenziare una condotta con profili di responsabilità di diversa natura e assai grave, viene sostanzialmente denunciato che nelle fasce d’orario tra le ore 2,00 e le 5,00 la fuoriuscita di fumo è di gran lunga maggiore rispetto a quella a cui normalmente assistiamo;
    Chiediamo un concreto accertamento della questione perché non vorremmo che si approfitti della notte per utilizzare carburanti nocivi e specificatamente il PET-Coke.
    Riteniamo che sia importante controllare se, adesso che alla Italcementi è stato impedito l’uso del PET-COKE se residui tale sostanza all’interno dello stabilimento, ciò in quanto non vi è più alcuna ragione di trovarlo all’interno visto la sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007 del TAR SICILIA, Palermo, Sez. I, atto ad impedirgli definitivamente il suo utilizzo.

    Il Comitato Cittadino con i cittadini di Isola delle Femmine chiedono la disponibilità a valutare sia i danni immediati, sia la situazione generale circa l’emissione di polveri e di rumori. Rumori causati da ripetute detonazioni.
    Non possiamo più perdere tempo con analisi e “nasi elettronici”, dobbiamo affrontare in modo radicale la presenza della Italcementi (AZIENDA CONSIDERATA DALLA LEGGE e DALLA GIURISPRUDENZA INSALUBRE) che produce un livello di emissioni in atmosfera, superiori a quelle del traffico veicolare di una grande metropoli.
    Molti cittadini residenti, esasperati, denunciano un elevato livello di inquinamento acustico non superabile nemmeno a finestre e porte degli appartamenti sprangati.
    Il tutto accompagnato da persistenti e pericolose vibrazioni che destano gravi preoccupazioni per la stabilità e tenuta degli appartamenti stessi.
    Per aree come la nostra non bastano monitoraggi adeguati, sono urgenti provvedimenti per ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera, l’inquinamento acustistico e le vibrazioni del sottosuolo.

    Tutto questo avviene senza aver acquisito nessuna certezza sul livello di inquinamento attuale.
    Ad oggi tutte le nostre richieste sono state ignorate. Ad onor del vero ultimamente il Sindaco ha tentato un tavolo di concertazione per tentare di chiedere e risolvere i problemi da noi posti, ma ci pare che anche Lui abbia le mani legate, siamo certi che codeste Autorità edite accerti come stanno i fatti di cui ne riformuliamo i quesiti:

    -No alle emissioni inquinanti in atmosfera che arrecano danno alla Salute umana,
    -No alle emissioni acustiche a cui siamo in maniera permanente sottoposti e che tanto danno arrecano al nostro stato di salute psico-fisico;
    -No alle vibrazioni che può mettere in pericolo la stabilità delle nostre case;
    -Monitoraggio in continuo e visibile in tempo reale dai cittadini.
    – Indagine epidemiologica sullo stato di salute della cittadinanza, con particolare riguardo alla incidenza delle malattie tumorali.
    -Studio per avviare un programma di risanamento ambientale.

    A conferma della rilevanza del problema diverse associazioni e liberi Cittadini di Isola delle Femmine e di Capaci hanno deciso di sostenere la lotta del Comitato Cittadino Isola Pulita.
    Fiduciosi attendiamo un sino ad oggi denegato riscontro, tanto dovevamo.
    Comitato Cittadino Isola Pulita

    http://www.isolapulita.it

    Commento di ComitatoCittadinoIsolaPulita — maggio 15, 2007 @ 10:00 pm

  7. Si allarga il fronte del No all’ampliamento e alla costruzione della NUOVA TORRE della Italcementi a Isola delle Femmine situata all’interno del centro abitato

    SALE LA PROTESTA PER LA DELOCALIZZAZIONE
    DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
    DAL CENTRO ABITATO

    Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri
    Il Comune di Isola: va spostata

    Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”
    Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.
    Azienda possibilista

    ISOLA DELLE FEMMINE, La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme.
    Associazioni e Comune di Isola delle Femmine marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
    Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.

    Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione.
    La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌA).

    Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.
    Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili – dice il sindaco Caspare Portobello -.
    Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40.
    Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.

    Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
    Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
    Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto. Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.

    L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale – dicono dall’azienda -.

    Il confronto con i! territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».

    Ora, poichè con la salute della gente non è consentito a nessuno scherzare, tanto più a responsabili delle Pubbliche Istituzioni, il Comitato Isola Pulita, che si è intestato la battaglia contro i danni ambientali, reali e potenziali, di un colosso produttivo quale il cementificio di Isola delle Femmine, inserito tra gli abitati dell’omonino Comune e di quello di Capaci, ritiene che nelle condizioni in essere non sussistono gli elementi minimi di garanzia nello svolgimento del procedimento autorizzatorio.

    Il Comitato Isola Pulita si attiverà in tutte le sedi che riterrà opportuno, anche in quella giudiziaria, al fine di garantire gli eventuali diritti violati della salute e dell’ambiente a tutela della cittadinanza tutta.

    Comitato Cittadino Isola Pulita
    http://isolapulita.splinder.com/

    Commento di ComitatoCittadinoIsolaPulita — febbraio 26, 2007 @ 9:53 pm


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