Angolo del Gigio

marzo 16, 2006

Ponte sullo Stretto: Un Groviglio di Interessi (e interessati)

La Commissione giudicatrice, che dovrà scegliere il contraente generale per la progettazione esecutiva e per la realizzazione del ponte, è cosa loro. Anzi, è Cosa Nostra, dicono i vertici della società stretto di Messina spa.

Questi i componenti scelti lo scorso 6 giugno:
1) Renato Laschena – presidente
2) Giuseppe Fiammenghi – direttore tecnico stretto Messina spa
3) Ian Firth
4) Niels J Gimsing
5) Francesco Karrer
6) Andrea Sandulli – legale della stretto di Messina spa
7) William Van Impe

IL GROVIGLIO D’INTERESSI

Consiglieri della Stretto di Messina ai vertici di holding e banche in corsa per i lavori; identici azionisti tra le “concorrenti”; il presidente di una impresa capofila nel Cda della maggiore azionista della Società del Ponte. Tra stridenti conflitti d’interesse e scomode compresenze in cordate “avversarie”, procede senza rimorsi l’iter per la realizzazione dell’opera.

Il lavoro di valutazione delle offerte per la gara del General Contractor del Ponte sullo Stretto ha preso il via. A emettere il verdetto su quella che sarà la cordata di imprese italiane e straniere che curerà la progettazione definitiva della megaopera infrastrutturale ci penserà la speciale commissione giudicatrice istituita dalla Società Stretto di Messina presieduta da Pietro Ciucci. Una commissione di altissimo livello, docenti e ingegneri di fama internazionale su cui però ricadono le ombre dell’ennesimo conflitto d’interesse che ha caratterizzato la storia del progetto di collegamento stabile tra le sponde di Scilla e Cariddi. Fra i componenti della commissione compare un ingegnere danese, Niels J. Gimsing, dal 1989 al 1998 consulente dello studio Cowi di Copenaghen per la progettazione dello Storaebelt Bridge, il secondo ponte sospeso più lungo del mondo, che unisce le due isole danesi di Zealand e Funen. Si dà il caso che è allo studio Cowi che il raggruppamento temporaneo d’imprese guidato da Impregilo ha affidato “in esclusiva” l’elaborazione progettuale dl Ponte sullo Stretto.

L’uomo Fiat nel Cda della Società Stretto di Messina

Alcuni dei membri del “nuovo” consiglio di amministrazione della Stretto di Messina sembrano avere più di un feeling per il colosso italiano delle costruzioni nato dalla fusione delle grandi aziende di riferimento del gruppo Fiat-Agnelli (Cogefar, Impresit e Lodigiani). Dall’aprile di quest’anno, ad esempio, è stato nominato quale membro del Cda il dottor Francesco Paolo Mattioli, ex manager Fiat e Cogefar-Impresit, oggi consulente della holding di Torino e responsabile del progetto per le linee ad alta velocità ferroviaria Firenze-Bologna e Torino-Milano di cui le società del gruppo Fiat ricoprono il ruolo di General Contractor. Più che manager-consulente Mattioli è da vent’anni l’uomo ombra della famiglia Agnelli e di quel Cesare Romiti padre di Pier Giorgio neoamministratore delegato di Impregilo. Con loro (e per loro) ha diviso speranze e delusioni, gioie e dolori. Compresa l’onta dell’arresto e finanche la condanna per i fondi neri utilizzati a fine anni ottanta per finanziare illecitamente i vertici nazionali del partito socialista e della democrazia cristiana. Era il 22 febbraio 1993 e Francesco Paolo Mattioli, al tempo direttore finanziario della Fiat e presidente della Cogefar, fu arrestato su ordine della Procura di Torino interessata a svelare i segreti di due conti esteri, “Sacisa” e “Reno”, dove, ignorati nel bilancio consolidato Fiat, risultavano parcheggiati 38 miliardi di vecchie lire destinati a tangenti. Nel maggio ’99 arrivò per Mattioli la condanna a un mese di reclusione, pena confermata in appello e infine annullata in Cassazione per “sopravvenuta prescrizione del reato”. L’esiguità della pena in primo e secondo grado fu dovuta al fatto che il Tribunale l’aveva comminata in continuazione con la condanna a un anno e nove mesi inflittagli dalla Corte d’appello nel 1997 per la vicenda delle forniture di autobus all’Atm di Milano (due anni e sei mesi era stata la condanna in primo grado). Coimputato con Mattioli nel procedimento per i fondi neri della holding torinese l’allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti; contrariamente al neoconsigliere della Stretto di Messina, la Cassazione gli ha confermato la condanna a un anno per “false comunicazioni sociali e illecito finanziamento ai partiti”. In conseguenza Romiti non ha potuto più ricoprire incarichi in banche e società di assicurazioni per effetto dei codici di autoregolamentazione di questi settori. Al numero due dell’impero Agnelli-Fiat resta solo l’incarico di presidente onorario di Rcs Quotidiani. Poco importa. C’è pronto il figlio Pier Giorgio a subentragli alla guida di Gemina, il gruppo finanziario alla base del sistema Agnelli-Fiat, e di Impregilo, società che nonostante la gara per il Ponte sullo Stretto, i megappalti per l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il Passante di Mestre e il sistema Mose a Venezia, attraversa una forte crisi di liquidità e risulta fortemente indebitata con alcuni dei maggiori gruppi bancari (1,3 miliardi di euro secondo “Finanza&Mercati”), i quali, per il tortuoso sistema tutto italiano degli incroci azionari, si trovano ad essere titolari di rilevanti quote della società di cui sono creditrici. Prima fra tutti Capitalia che esercita il controllo sul 3,3% del capitale Impregilo e vanta crediti per un centinaio di milioni di euro. Nel controllo di Impregilo, Capitalia è seconda solo a Gemina (24,9%) e davanti al colosso statunitense J.P. Morgan Chase (2%), Banca Intesa, Unicredit e il gruppo Sanpaolo-Imi-Banco di Napoli. Banca Intesa, da parte sua, nel marzo 2005 – per voce del manager corporate Gaetano Miccichè, fratello del ministro forzista Gianfranco – si è impegnata per un prestito “ponte” da 120 milioni di euro a favore di Impregilo. Una boccata d’ossigeno che ha aperto la strada alla ricapitalizzazione della società e all’ingresso di nuovi azionisti che hanno soffiato in dirittura d’arrivo l’affare all’Astaldi di Roma, la società avversaria di Impregilo nella gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Un’opera “accanto ai progetti di collegamento con l’alta velocità tra Italia e Francia” a cui guarderebbe con certo interesse l’altro gruppo creditore San Paolo-Imi, come ha spiegato l’amministratore delegato Alfonso Iozzo. Di questa holding bancaria la finanziaria IFI-Istituto Finanziario Industriale del gruppo Agnelli-Fiat controlla l’1,13% del capitale e ricopre un ruolo determinante nel management. Dicevamo di Gemina, vero e proprio cuore strategico-finanziario di Impregilo. Sarà utile menzionarne i soci di rilievo. Innanzitutto Spafid S.p.A. (21,8%), società controllata da Miotir S.p.A. (la cassaforte della famiglia Romiti) e nominalmente dallo stesso Cesare Romiti; Mediobanca (12,5%) “salotto buono” della finanza italiana e per decenni feudo incontrastato del siciliano Cuccia; la Epifarind-Italmobiliare-Italcementi (5,1%); Premafin-Sai-Fondiaria (3%) del noto costruttore Salvatore Ligresti, anch’egli siciliano; le Assicurazioni Generali (2,3%); Capitalia (2,1%) e infine il Credit Suisse First Boston (2%). Il patto di sindacato è stato sottoscritto da Cesare Romiti, Piergiorgio Romiti (neoamministratore delegato di Gemina e Impregilo), Paolo Savona (ex A.d. di Impregilo e odierno presidente del Cda di Gemina), i vertici di Mediobanca, Capitalia, Edison (ex Montedison), Pirelli & C., Assicurazioni Generali, Fassina Partecipazioni, la Italmobiliare presieduta da Giampiero Pesenti (che è anche amministratore delegato di Italcementi). Anche quest’ultima holding s’incrocia con il progetto del Ponte. Italmobiliare è una società leader nel settore della finanziazione immobiliare e attraverso la controllata Italcementi è a capo delle maggiori aziende produttrici nel mondo di materiali da costruzione (cemento, calcestruzzo e inerti). Oltre a Gemina, Italmobiliare vanta partecipazioni in Unicredito Italiano, Mediobanca, BPU – Banche Popolari Unite, Mcc Mediocredito Centrale, Consortium (finanziaria in cui sono presenti ancora Capitalia, le Assicurazioni Generali e la Mediolanum della famiglia Berlusconi), Mittel, RCS MediaGroup (holding che controlla il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport, i periodici e i libri del Gruppo RCS.), Poligrafici Editoriale. Da Gemina, Italmobiliare ha acquistato lo scorso anno circa 10,5 milioni di azioni Rcs MediaGroup, divenendone uno dei maggiori azionisti con Mediobanca, Fiat partecipazioni, gli imprenditori Ligresti, Diego Della Valle e Francesco Merloni, Banca Intesa, Capitalia, Pirelli & C.. Il legame Pesenti-Agnelli è infine segnato dal recente ingresso nel Cda di Italmobiliare di Gabriele Galateri di Genola, già amministratore delegato del Gruppo Fiat e vero e proprio braccio destro dello scomparso Umberto Agnelli nella gestione delle finanziarie di famiglia IFI-IFIL. Un ruolo strategico nel settore dell’informazione italiana quello assunto dalla famiglia Pesenti a cui va aggiunto il cospicuo pacchetto azionario controllato della SES, la società editrice della Gazzetta del Sud, il quotidiano più venduto a Messina e in Calabria, diretto da oltre 40 anni da Nino Calarco, Presidente onorario della Società Stretto di Messina e presidente del Cda della Fondazione Bonino-Pulejo, azionista di maggioranza della stessa SES. Le quote della famiglia Pesenti nell’organo di stampa distintosi come portavoce dei signori del Ponte è cresciuto negli ultimi anni dal 19 al 33%. ( poi c’è anche Ciancio ndr )

In vista del Ponte entrano i nuovi soci in Impregilo

È il febbraio 2005 e una cordata composta da quattro gruppi finanziari (Argofin-Techint-Investindustrial-Autostrade) fa il suo ingresso nel capitale sociale di Impregilo alla vigilia della gara per il General Contractor del Ponte. I nuovi gruppi azionari assicurano capitali freschi, know-how e finanche le materie prime indispensabili alla realizzazioni delle grandi opere infrastrutturali. Argofin è la finanziaria dell’imprenditore Marcellino Gavio, attivissimo nelle concessioni autostradali e nei grandi lavori ferroviari. Ad Argofin risale il controllo di due delle maggiori imprese di costruzioni italiane, Itinera e Grassetto, quest’ultima rilevata parzialmente da Salvatore Ligresti, il siciliano a capo del gruppo finanziario-assicurativo che abbiamo visto tra gli azionisti di Gemina-Impregilo e che vanta pure, attraverso la controllata Premafin-Sai, il possesso del 5% di Italmobiliare. L’holding di Marcellino Gavio è inoltre proprietaria del 56,52% della società Autostrada Torino-Milano, del 90% dell’Autostrada Torino-Piacenza, di quote azionarie delle autostrade Ventimiglia-Savona e Roma-L’Aquila-Teramo e di una quota del 6,25% delle Ferrovie Nord. Dalla Fiat Impresit l’imprenditore ligure ha rilevato la finanziaria Siway, acquisendo il controllo di metà del capitale della società Salt che cestisce l’autostrada Genova-Livorno. Gavio rappresenta l’undicesima realtà italiana nel settore del trasporto per conto terzi, con una flotta di oltre 400 camion e un fatturato di una settantina di miliardi all’anno. Detiene inoltre una quota sociale di Consortium, la finanziaria che ha scalato con successo Mediobanca. La Techint è invece la holding dei Rocca, una delle famiglie più ricche d’Italia, da sempre fedele alleata degli Agnelli. È il settore siderurgico il cuore pulsante del gruppo Rocca: la Techint controlla le principali società siderurgiche italiane dello storico gruppo Dalmine e importanti acciaierie in America latina, Stati Uniti, Tailandia, Giappone e Cina. Alla produzione dell’acciaio sono state affiancate altre redditizie attività, principalmente la realizzazione di grandi infrastrutture stradali e ferroviarie e la gestione dei servizi (acqua e sanità). Investindustrial è il fondo in mano alla famiglia Bonomi, vero e proprio gotha finanziario-immobiliare alleato del gruppo Pesenti (un Bonomi, Giorgio, siede nel consiglio di amministrazione di Italmobiliare). Dulcis in fundo tra le new-entry nel capitale Impregilo, il Gruppo Autostrade S.p.A. a capo di buona parte del sistema autostradale italiano, il più grande d’Europa. A seguito del processo di privatizzazione, Autostrade è divenuta la roccaforte della famiglia dei Benetton di Treviso. Amministratore delegato del gruppo è Vito Alfonso Gamberale, già general manager del gruppo Eni, poi A.d. di SIP, Telecom Italia e TIM e vicepresidente di 21 Investimenti S.p.A., la società di partecipazioni industriali controllata da Benetton, Banca Intesa, Deutsche Bank e Assicurazioni Generali. Oggi il 50,1% di Autostrade appartiene alla società finanziaria Schemaventotto, controllata a sua volta da Edizione Holding-Benetton (60%), dalla Fondazione CRT (13,3%), Albertis (13,3%), Assicurazioni Generali (6,6%) e Unicredit (6,6%). Avevamo già incontrato le Generali quale importante azionista di Gemina e Consortium-Mediobanca, mentre Unicredit è tra i soci-creditori di Impregilo.

Banche e finanziarie all’ombra del Ponte

Un determinante “appoggio esterno” alle famiglie Gavio-Rocca-Bonomi-Benetton nella scalata al colosso delle costruzioni in gara per la realizzazione del Ponte è stato fornito da Efibanca e dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua. Efibanca è la merchant bank di BPL Banca Popolare di Lodi, altro principale gruppo bancario italiano che ha espresso la propria disponibilità a finanziare la faraonica opera di collegamento tra Calabria e Sicilia. BPL è in mano ad un gruppo di soci privati tra cui spiccano l’immobiliare romana Magiste di Stefano Ricucci e la finanziaria Hopa di Emilio Gnutti; oggigiorno è al centro delle cronache finanziarie (e giudiziarie) per l’assalto alla Banca Antonveneta il cui controllo è in mano alla stessa BPL, al gruppo olandese ABN Amro (concorrente diretto della Banca di Lodi nella scalata al pacchetto di maggioranza dell’istituto veneto), alla finanziaria DeltaErre che unisce gli imprenditori veneti, a Edizioni Holding-Benetton e ad Unipol, vera e propria holding del sistema assicurativo e bancario della Lega delle Cooperative. Le Coop “rosse”, nella gara del Ponte sullo Stretto, vedono su schieramenti contrapposti i due gioielli più rappresentativi del settore costruzioni: la C.C.C. Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (in associazione con Astaldi) e la C.M.C. Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna (in associazione con Impregilo). Con la grave “anomalia”, sempre tutta italiana, che proprio la C.M.C. di Ravenna risulta essere una delle 240 associate della cooperativa “madre”, C.C.C. di Bologna. Anche la Società Italiana per Condotte d’Acqua (terzo gruppo italiano di costruzioni in fatturato, interamente acquisito dai privati dalla ex IRI) non poteva mancare all’appuntamento con il Ponte di Messina. Condotte compare infatti nell’associazione di imprese guidata da Impregilo per il General Contractor; di Impregilo la società Condotte è pure partner nella realizzazione dei lavori per l’Alta Velocità, il sistema Mose a Venezia e l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Nel febbraio 2003, Condotte ha acquistato da Impregilo il 24% del capitale del Consorzio COCIV (Consorzio Collegamenti Integrati Veloci), affidatario, da parte di TAV S.p.A., della progettazione e realizzazione della linea ferroviaria Milano-Genova, più il 12,2% di ATI Ingegneria, il raggruppamento temporaneo d’imprese a cui COCIV ha sub-affidato la progettazione di parte della suddetta tratta ferroviaria. Società Italiana per Condotte d’Acqua è controllata per il 98,85% dalla società Ferfina S.p.A., holding finanziaria di partecipazione; a sua volta, il 15% di Ferfina è controllato da Efibanca, società del gruppo BPL Investimenti. Ebbene, nei consigli di amministrazione di Ferfina e di Condotte Immobiliare S.p.A. (la immobiliare di Condotte d’Acqua) siede uno dei membri “riconfermati” del Cda della Società Stretto di Messina, il professore Emmanuele Emanuele, voluto nella società per il Ponte dalla Regione Calabria, sua azionista di minoranza. Emanuele, di Ferfina, è persino vicepresidente. Contestualmente il docente siede nei consigli di amministrazione di altre importanti aziende pubbliche e private. L’Agusta S.p.A., ad esempio, una delle protagoniste del mercato mondiale degli elicotteri civili e da guerra, controllata da Finmeccanica (ex IRI). Emmanuele Emanuele è anche presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, una dei maggiori azionisti (7,19%), insieme all’olandese ABN Amro (9%), del gruppo bancario Capitalia, titolare, come abbiamo visto, di importanti pacchetti azionari di Gemina-Fiat ed Impregilo e, come vedremo, perfino della “concorrente” Astaldi. Nel Cda di Capitalia siede di diritto un rappresentante della Regione Siciliana (attualmente il chiacchierato governatore Totò Cuffaro), altra azionista di minoranza della Società Stretto di Messina; la Regione detiene infatti direttamente il 3,3% di Capitalia e indirettamente, attraverso la Fondazione Banco di Sicilia, un altro 3,2%. L’azionista del Ponte è in buona compagnia in Capitalia: altre importanti compartecipazioni azionarie sono in mano a Fondiaria-Sai dell’immancabile famiglia Ligresti e alla Libyan Arab Foreign Bank prepotentemente entrata in alcune società della costellazione Agnelli-Fiat.

Tra calcio, telefoni e cemento

Neoeletto nel consiglio di amministrazione della Stretto di Messina c’è pure il Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma, prof. Carlo Angelici, ordinario di Diritto Commerciale. Finito sotto inchiesta nel luglio 2003 per i presunti “esami truccati” a Giurisprudenza, il professore Angelici, alla stregua di Emmanuele Emanuele, vanta incarichi di rilievo tra le maggiori stelle del capitalismo “made in Italy”. Nel 2001, ad esempio, è stato nominato segretario del consiglio di amministrazione del Gruppo Alitalia, accanto all’odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Dopo aver fatto parte del Cda dell’Enel presieduta dall'”ambientalista” Chicco Testa, Carlo Angelici è stato recentemente nominato consigliere della Pirelli & C S.p.A., società presieduta da Marco Tronchetti Provera e di cui è amministratore delegato Carlo Buora, già manager della Fiat, direttore generale del Gruppo Benetton e A.d. di Telecom. Buora riveste oggi gli incarichi di vicepresidente dell’Inter Football Club e di consigliere di Mediobanca, RCS-Mediogroup e RAS Assicurazioni. Pirelli & C., tra l’altro, fa parte del patto di sindacato di Gemina di cui controlla l’1,73% del pacchetto azionario. Nel Cda dello storico gruppo industrial-finanziario, accanto a Carlo Angelici, compare un Benetton (Gilberto), la figlia di Salvatore Ligresti (Giulia Maria), il presidente di Italmobiliare (Giampiero Pesenti), il patron dell’Inter Massimo Moratti. Nonostante la “vicinanza” con i numero uno e due della blasonata squadra calcistica meneghina, il professore Angelici riveste il ruolo di Presidente della Camera Arbitrale della Federcalcio presieduta da Franco Carraro, amministratore delegato di Impregilo dai tempi della fusione tra Cogefar, Impresit e Lodigiani sino alla fine degli anni ’90 e odierno presidente del Cda di Mcc Mediocredito Centrale, la banca d’affari di Capitalia e di cui Unicredit possiede un significativo 9% azionario. Nel 2004 il professore Angelici è stato pure chiamato a far parte del consiglio di amministrazione del gioiello di casa Tronchetti Provera: la Telecom Italia Mobile -TIM S.p.A.. Nel Cda ha trovato ancora Carlo Buora e alcuni “eccellenti” ai vertici di società che intrecciano la loro storia con il progetto del Ponte: l’industriale Giuseppe Lucchini, vicepresidente di Hopa (la finanziaria azionista della Banca Popolare di Lodi) e consigliere di Beretta Holdings (produzione di armi leggere) e RCS Mediogroup; Enzo Grilli, già direttore esecutivo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, odierno consigliere di Impregilo e delle Assicurazioni Generali; Attilio Leonardo Lentati, ex dirigente di società del Gruppo IFI, oggi vicepresidente di UBM, la Banca Mobiliare di Unicredit; Gioacchino Paolo Maria Ligresti, vicepresidente di Atahotels, Banca SAI, Milano Assicurazioni e Premafin, nonché consigliere di amministrazione di Fondiaria-SAI; Pier Francesco Saviotti, già dirigente di Mediobanca, componente del Cda di Stefanel, Todd’s e Inter F.C., fino alla fine degli anni ’90 amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana e attuale direttore generale di Banca Intesa (dove la Commerciale si è fusa con Cariplo e Ambroveneto); Paolo Savona, ex ministro dell’Industria e Commercio ed ex amministratore delegato della BNL, sino a due mesi fa presidente di Impregilo, oggi a capo del Cda di Gemina e del Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del Mose, nonché vicepresidente di Aeroporti di Roma, società controllata al 51,1% dalla Leonardo S.p.A. in mano a Impregilo (11%) e Gemina (42%). Paolo Savona, come l’industriale Lucchini, siede anche nel Cda di RCS Mediogroup. In TIM con il professore Angelici e colleghi c’è pure Gianni Mion, vicepresidente della società e uomo di fiducia della famiglia Benetton. Mion è membro dei consigli di Edizione Holding, Autogrill, Autostrade per l’Italia, Antonveneta, Luxottica e Olimpia S.p.A., la holding costituita dagli imprenditori di Treviso, Unicredit, Gruppo Pirelli e Banca Intesa, titolare del 27,7% di Olivetti e del 55% di Telecom Italia. Nel Cda di TIM c’è infine Carlo Bertazzo, già all’IFI della famiglia Agnelli e successivamente responsabile finanziario di Edizione Holding. Come Mion, Bertazzo è membro del Cda di Autostrade, la S.p.A.. entrata in Impregilo con Argofin, Techint e famiglia Bonomi, e dunque in gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Come se non bastasse l'”anomalia” di un consigliere della Stretto di Messina membro dei Cda di società controllate dai signori che aspirano al Ponte, va rilevato che sindaco effettivo di Autostrade – Benetton è la riconfermata sindaco effettivo della Stretto di Messina, dottoressa Gaetana Celico. La Celico è poi membro del collegio sindacale della Strada dei parchi S.p.A., società capitolina (sempre gruppo Autostrade), concessionaria dell’A-24 Roma-L’Aquila-Teramo (autostrada in cui è presente Argofin di Marcellino Gavio) e dell’A-25 Torano-Pescara. Edizioni Holding della famiglia Benetton, attraverso Schemaventotto, detiene anche il 51% della Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco, gestore della parte italiana dell’omologo tunnel. Di questa società è consigliere un altro membro “riconfermato” del Cda della Stretto di Messina, il direttore generale ANAS Francesco Sabato. La presenza di Sabato in questi Cda si spiega con il ruolo di azionista dell’ANAS in ambedue le S.p.A.. Della società del tunnel l’azienda a capitale pubblico controlla il 32,1%, mentre della Stretto di Messina l’ANAS è titolare del 13% delle quote azionarie. La Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco possiede a sua volta la maggioranza delle azioni della R.A.V. – Raccordo Autostradale Valle d’Aosta realizzatrice e gestore del raccordo autostradale fra la città di Aosta ed il traforo del Monte Bianco. Anche in R.A.V. sarebbe presente come azionista di minoranza il costruttore Marcellino Gavio (Argofin-Itinera-Grassetto). Consulente della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco e della R.A.V. per la realizzazione delle più recenti tratte autostradali è stato il professore Francesco Karrer, oggi membro della speciale commissione nominata per l’aggiudicazione della gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Il professore Karrer, ordinario di Urbanistica presso la Università “La Sapienza” di Roma, ha svolto anche lo studio di valutazione d’impatto ambientale dell’autostrada Aosta-Monte Bianco; invece per conto della Stretto di Messina S.p.A., Karrer è stato consulente per la gestione degli studi ambientali connessi alla realizzazione del Ponte, mentre nel 2002 ha ricoperto il ruolo di componente della commissione per l’aggiudicazione dei servizi relativi allo studio d’impatto ambientale della megainfrastruttura. Un anno prima l’urbanista aveva collaborato allo studio finalizzato a valutare “gli effetti di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione del Ponte sullo Stretto”, commissionato al CERTeT – Centro di Economia regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Sempre sfogliando il lungo curriculum del professore Karrer si legge che è stato anche “vincitore, in associazione con Università Bocconi, Price Waterhouse, Net Engineering, della gara internazionale (indetta dal MLP) per l'”advisor” sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di fattibilità economica)”. Francesco Karrer si è incrociato più di una volta con alcune delle società in corsa per aggiudicarsi i lavori per il manufatto. Nel 1997 è stato incaricato per la costruzione del primo “bilancio ambientale” della Società Autostrade (Gruppo Benetton), entrata un paio di mesi fa in Impregilo. Sempre di Autostrade S.p.A., Karrer è stato consulente per il riavvio del progetto della Variante di Valico, “incaricato” del coordinamento scientifico dello studio di impatto ambientale del progetto di riqualificazione dell’Autostrada A14 e della Tangenziale di Bologna, “responsabile scientifico dello S.I.A.” del progetto di adeguamento dell’Autostrada A1 nei tratti Aglio-Incisa e Firenze Sud-Incisa Valdarno. L’urbanista è stato anche membro della Commissione della Regione Veneto per la valutazione della proposta di realizzazione del cosiddetto “Passante autostradale di Mestre”, oggi in fase di realizzazione da parte di un consorzio guidato da Impregilo.

L’asso nella manica di Astaldi Una gara per il Ponte eccessivamente sbilanciata a favore di Impregilo? Non è detta l’ultima parola. L’altra concorrente capofila, l’Astaldi di Roma, può ancora giocare i suoi assi. In vista della gara per il General Contractor, il Gruppo Astaldi ha attirato l’attenzione del mercato e dei fondi. Da inizio anno il titolo è salito del 53% e nell’ultimo mese due importanti investitori internazionali hanno portato a oltre il 2% la partecipazione nella società di costruzioni: Deutsche A. M. e Fidelity Investments. Il quotato concorrente per il Ponte vanta poi un consiglio di amministrazione di tutto rispetto: vi compaiono, tra gli altri, Luigi Guidobono Cavalchino, presidente del Cda di Unicredit Private Banking; Bruno Lecchi, vicedirettore generale di Interbanca (Gruppo Antonveneta), consigliere di Unipol Merchant S.p.A. (Gruppo Unipol-Lega delle Cooperative) ed Edipower (società del gruppo Edison che partecipa nel patto di sindacato di Gemina); Lucio Mariani, sindaco effettivo di Enel Distribuzioni; Stefano Cerri, amministratore delegato di Italstrade, società del Gruppo Astaldi e partner di Impregilo, Società Italiane Condotte d’acqua e Ansaldo Trasporti nella tratta ferroviaria dell’Alta velocità Verona-Padova. Il vero e proprio asso nella manica è però rappresentato dal presidente del Cda della società di costruzioni, il professore Ernesto Monti, docente di Finanza aziendale presso la Facoltà di Economia della Luiss. Dopo aver lungamente lavorato presso la Banca d’Italia e il Gruppo Imi, il presidente Monti è stato dirigente in tutti gli anni novanta del Gruppo Banca di Roma (oggi in Capitalia), dove ha anche ricoperto il ruolo di vicedirettore generale. Capitalia, attraverso il Banco di Roma, è oggi azionista di Astaldi (4,7% del capitale) e fa parte del patto di sindacato del gruppo di costruzioni. Ricordiamo che sempre Capitalia detiene il 3,3% di Impregilo, la “concorrente” di Astaldi nella gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Il rapporto di Astaldi con le banche è comunque più articolato. Altro istituto di credito titolare di azioni della società di costruzioni presieduta da Ernesto Monti è Interbanca (5%), dove siede nel Cda, tra gli altri, il petroliere Massimo Moratti. L’Astaldi aveva poi inutilmente offerto di rilevare il 30% del capitale di Impregilo in cordata con Mcc Mediocredito Centrale, istituto presieduto da quel Franco Carraro già A.d. Impregilo e consumato presidente della Federazione Gioco Calcio.

Monti, Ciucci e la Stretto di Messina

Il professore Ernesto Monti è pure presidente di Tosinvest (finanziaria di Antonio Angelucci titolare del 2% di Capitalia) e consigliere di due società appartenute all’IRI, Finmeccanica e Cofiri, quest’ultima interamente trasferita ai privati. Monti è infine membro del consiglio di amministrazione di Fintecna, la finanziaria statale che dopo la ricapitalizzazione della Società Stretto di Messina ne è divenuta la maggiore azionista con il 68,8% del capitale sociale. Di Fintecna è pure membro del collegio sindacale un altro membro del Cda Astaldi, il dottore Lucio Mariani. In Fintecna sono state parcheggiate le società di costruzioni ex Italstat, Condotte e Italstrade, prima di essere privatizzate (Italstrade, come abbiamo visto, è stata acquisita da Astaldi) e concorrere alla gara per il Ponte. Fintecna controlla il 100% di Tirrenia di Navigazione, Veneta Infrastrutture e Società Bagnoli; il 99,82% di Finsider (oggi in liquidazione); il 92,3% della Fincantieri-Cantieri Navali Italiani. Gli organigrammi di queste società del Gruppo Fintecna riservano le ennesime sorprese-Ponte: in Tirrenia di Navigazione ricopre il ruolo di Presidente del collegio sindacale il dottore Lucio Brundu, riconfermato presidente del collegio sindacale della Stretto di Messina; di Fincantieri è invece consigliere di amministrazione Pietro Ciucci, amministratore delegato della società del Ponte di Messina. Avevamo incontrato Ciucci nel Cda di Alitalia accanto al professore Carlo Angelici; l’A.d. della Stretto di Messina è stato però anche direttore generale dell’IRI e componente del Collegio dei liquidatori dell’istituto; direttore amministrativo dal 1969 al 1987 della Società Autostrade; presidente della Cofiri e vicepresidente della Banca di Roma (della prima è oggi consigliere Ernesto Monti presidente Astaldi, della seconda lo stesso Monti ne è stato vicedirettore generale); consigliere di Autostrade, Banca Commerciale Italiana (oggi in Banca Intesa), Credito Italiano (Unicredit), Stet, Finmeccanica ed Aeroporti di Roma (proprietà Gemina-Impregilo). Attualmente Pietro Ciucci è membro del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Roma (Gruppo Bancario Cassa di Risparmio di Ferrara Carife). Presidente della Popolare di Roma è un altro membro del Cda della Stretto di Messina, il dottore Ercole Pietro Pellicanò che è contestualmente consigliere di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. C’è ancora chi afferma che all’ombra del Ponte non esistano conflitti d’interesse?

Antonio Mazzeo – Redazione Terrelibere.org
Tratto dal Sito : messinasenzaponte.it

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marzo 9, 2006

Berlusconi, Prodi e la Vergogna del “Prezzo Minimo delle sigarette”

EU: la “Procedura di Infrazione” all’Italiana

By Yesmoke – 2006-08-23

“Il governo sta predisponendo modifiche alla legge che vanno esattamente in quella direzione”, ha prontamente sottolineato il ministro Gentiloni, dopo che l’Unione Europea ha avviato una Procedura di Infrazione* contro l’Italia per la legge “Gasparri” sulle telecomunicazioni.

Sembrerebbe che le indicazioni provenienti da Bruxelles godano di una notevole considerazione in questo paese. E grazie al martellamento mediatico sul caso, gli Italiani oggi sanno perfettamente cos’e’ una “Procedura di infrazione”.

Pero’ il 10 Aprile di quest’anno era gia’ stata avviata una Procedura di Infrazione contro l’Italia per il cosiddetto Prezzo Minimo** delle sigarette, che e’ passata nel piu’ assoluto, totale e rigoroso silenzio del governo, dell’opposizione e di tutti gli organi di informazione.

…Che Cosa Nostra abbia messo il pizzo su ogni pacchetto di sigarette venduto in Italia?

* La procedura di infrazione viene attivata quando si reputi che uno stato membro abbia mancato ad uno degli obblighi imposti dal diritto comunitario. Essa puó essere avviata dalla Commissione europea (articolo 226 trattato CE) o da qualsiasi stato membro contro un’altro Stato membro (articolo 227 del trattato CE).

** Il Prezzo Minimo costringe i produttori delle sigarette vendute ai prezzi piu’ bassi ad alzare il prezzo fino ad un minimo stabilito dallo stato e, in teoria, a guadagnare di piu’. Nella realta’ questo non succede perche’ i consumatori, a parita’ di prezzo, sono portati a scegliere la sigaretta piu’ famosa.

Cosi’ l’aumento di prezzo porta maggiori introiti ne’ allo stato, ne’ alla concorrenza ma al cartello dei produttori di sigarette. Far salire il prezzo con il semplice aumento generalizzato delle tasse, che avrebbe come conseguenza un aumento di prezzo per tutte le sigarette, porterebbe maggiori introiti alla stato, costringendo Philip Morris a ridurre gli utili sulle Marlboro per restare competitivo.

In una intervista del 15 Luglio, il ministro Gentiloni mostrava di essere informatissimo e ansioso di mettersi in piena sintonia con l’Unione Europea: “La procedura dovrebbe partire il 19 luglio ed essere comunicata all’Italia il 21 luglio; successivamente risponderemo alla UE sottolineando che il governo sta predisponendo tutte le modifiche alla legge”.

 

L’Unione Europea puntava il dito sui vantaggi consentiti al duopolio Rai-Mediaset (la televisione statale e il gruppo di Silvio Berlusconi) anche nel nuovo mercato del digitale terrestre. “Abbiamo sempre avuto l’intenzione di procedere a quelle modifiche, ora dobbiamo farlo”, ha dichiarato Gentiloni. Bravo! Viva l’Europa, viva l’Italia, viva Gentiloni!

14 Miliardi di Euro

Se le indicazioni della UE sono prese molto seriamente in Italia, perche’ in fatto di prezzo delle sigarette sembrano non contare niente? Eppure in questo paese si vendono oltre 5 miliardi di pacchetti all’anno, con circa 14 Miliardi di Euro di entrate fiscali per lo stato… un bel business!

L’Unione Europea ha ragione sul Prezzo Minimo (che sta continuando a salire imperterrito, 10 cents per volta, da 2.70 Euro a 3.30 al pacchetto negli ultimi 6 mesi). Si tratta di un fatto evidente e indiscutibile, e per forse questo c’e’ chi, con ben poca lungimiranza, preferisce evitare qualunque forma di pubblicita’ sull’argomento.

 

La Procedura di Infrazione del 10 Aprile diceva: “Il Prezzo Minimo falsa la libera competizione e tutela gli interessi dei produttori e i loro margini di guadagno” –a scapito delle entrate dello stato, e’ bene precisare.

 

Dal 10 Aprile nessun politico italiano si e’ mosso e nessun giornalista si e’ azzardato ad aprire bocca. E il “Consumatore-sponsor” fa la scoperta in tabaccheria al momento di pagare: oggi sono 10 cents in piu’, punto e basta.

Facciamo i conti

Far salire i prezzi con il semplice aumento delle tasse, che avrebbe come conseguenza un aumento di prezzo per tutte le sigarette, porterebbe maggiori introiti alla stato, costringendo i produttori a ridurre gli utili sulle loro “Premium brands” per restare competitivi.

Se il prezzo attuale delle sigarette della fascia piu’ economica fosse stato determinato da una maggior tassazione, le sigarette costerebbero quanto costano oggi, ma lo Stato incasserebbe circa 1,5 Miliardi di Euro in piu’ all’anno, e Philip Morris si troverebbe in una situazione estremamente critica.

 

E’ possibile che Bush in persona si sia mosso per salvare questo gioiello dell’economia Americana, mettendo daccordo tutti?

Il Prezzo Minimo e’ stato istituito durante il governo Berlusconi, e la Procedura di Infrazione viene “abolita” come notizia durante il governo di Centro-sinistra guidato da Romano Prodi.

C’e’ sotto qualcosa, o si tratta di scelte dettate da pura demenza?

Chi puo’ aver chiuso un occhio su 1,5 Miliardi di Euro in meno per lo Stato, per evitare problemi ad una cosi’ rispettabile azienda come Philip Morris? Forse Big Tobacco ha pagato qualcuno, o forse aveva fatto favori in precedenza?

Cosa puo’ aver dato in cambio Philip Morris ai sostenitori occulti italiani per un favore di tale portata? Forse niente, forse un contentino. A questi politici di professione e a questi managers che dopo la laurea vanno a fare il “master negli Stati Uniti” (cosa considerata di estrema eleganza in Italia), nessuno ha mai insegnato a fare i conti e a non farsi prendere per i fondelli.

Quando l’europeismo all’italiana sara’ costretto a farsi da parte, c’e’ da augurarsi che qualcuno, in questo paese di coglioni, senta il bisogno di fare un’accurata indagine per dare una spiegazione razionale a quanto e’ successo.

Fonte : www.yesmoke.eu 

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