Angolo del Gigio

febbraio 25, 2007

Scritta neonazista davanti all’abitazione di Giordano, segretario di Rifondazione

Fascisti in Italia, sempre più agguerriti e aizzati!!E’ stata trovata stamattina una scritta minacciosa nei pressi dell’abitazione romana del segretario nazionale Prc Franco Giordano.

La scritta ”Giordano Raus” realizzata con vernice bianca sull’asfalto e’ firmata con una svastica. A renderlo noto e’ Massimiliano Smeriglio, deputato e segretario Prc di Roma.

“Con una telefonata Piero Fassino ha espresso la sua solidarieta’ e quella dei Democratici di sinistra, a Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista, dopo il ritrovamento sotto la sua abitazione di una scritta minacciosa ad opera di fascisti”. Ne’ da notizia una nota dell’Ufficio Stampa della Direzione nazionale dei Democratici di sinistra.

25 febbraio 2007

I VOTI DI VELARDI, IL GRANDE COMUNICATORE

 

I VOTI DI VELARDI, IL GRANDE COMUNICATORE

Claudio velardiDall’«ineffabile» Berlusconi al quirinalizio Gifuni, dall’ecumenico Beretta di Confindustria al «potrei ma non voglio» Fassino… Il teorico dello staff passa al setaccio chi sta sulla scena e anche chi sta dietro. Perché, in mancanza di leader, sono quelli nell’ombra a fa marciare le cose.


Dopo tanti riflettori, politica, spettacolo, gente che sgomita per un’intervista, una foto, per esistere insomma, è arrivato il momento degli uomini ombra.

C’è persino la loro serata: giovedì 23 giugno, allo Spazio Etoile di Roma, due passi da Montecitorio e sarà pure una serata a premi:il miglior capo di gabinetto, il miglior assistente particolare.

I nomi li scoprirete tra qualche riga.

Chi avrà invitato mai Claudio Velardi, fondatore di Reti società di consulenza? Agenti segreti, pedinatori, scalatori silenziosi di grandi aziende, nei luoghi in cui si amministra o si produce svolgono l’oscuro lavoro di tenere relazioni per i loro capi, di scrivere i loro discorsi, di fare ricerche perché arrivino preparati a un incontro col sindacato, con Confindustria, col ministro degli Esteri moldavo o col grande giornalista americano. «Se il paese vuole salvarsi, è da qui che bisogna ripartire, dagli uomini ombra», assicura con enfasi Velardi. «In mancanza di leader, ci salveranno i civili servants che non aspirano a comunicare se stessi».

Nella sede di Reti, ultimo piano con vista technicolor sull’altare della Patria e variegate architetture romane, il pur grande terrazzo non avrebbe potuto ospitarli tutti, gli ottocento invitati selezionati attraverso una ricerca durata settimane:

«E’ il nostro modo di celebrare i cinque anni di Reti», spiega Velardi. « Abbiamo creato un gruppo che fattura ventidue milioni di euro, il che per una società di consulenza non è male. C’è Running, che si occupa di marketing politico, c’è il quotidiano Il Riformista e l’ultimo acquisto, la società di ricerche di qualità fondata da Giampaolo Fabris».

«Tutta questa roba», per dirla velardianamente, quelli di Reti se la festeggiano concentrandosi sugli uomini degli staff italiani. Per Velardi, del resto, lo staff è una vera fissazione. Si sentiva staff di D’Alema prima ancora che D’Alema ne avesse uno, di staff. All’inizio c’era solo lui, poi il capo diventò segretario dei Ds, poi andò a Palazzo Chigi e intanto lo staff cresceva. «Poi siamo rimasti disoccupati ed eccoci qua. Ma negli staff credo ancora fermamente. Il perché è semplice. In Italia, forse anche altrove ma noi qui viviamo, è in crisi il sistema politico emerso, la politica che si vede, insomma. E’ in crisi perché manca una leadership credibile, i politici di cui i giornali si occupano tutti i giorni vivono di piccole e non grandi ambizioni, avrebbe detto Gramsci. E allora, in mancanza di leader, bisogna puntare sugli altri che leader non sono ma sanno far marciare le cose. In Francia vanno avanti per questo. Ora attraversano una fase di debolezza, sono anche loro senza leader, ma il paese Paese va avanti sostenuto da una struttura di servitori dello Stato educati a fare senza comparire».

In Italia, si capisce, vengono subito in mente Gaetano Gifuni e Gianni Letta, il primo segretario generale del Quirinale, il secondo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Altri, forse, ce ne sarebbero stati, in passato, ma spesso non hanno resistito e dall’ombra sono balzati alla luce. Ma quelli che resistono, dice Velardi, si rivelano di tempra Duracell, durano di più e «di bello hanno che ripropongono a cascata la stessa logica intelligente che li fa forti. Gianni Letta, per esempio, ha nella signora Lina Coletta un suo clone, è una persona che con intelligenza ha appreso come si smista il traffico del potere. E non solo. Perché il vero uomo ombra sa trasferire potere e autorità, funzioni. Chi non lo fa – e spesso è proprio il leader da ribalta – alla fine non prende decisioni, lascia che tutto ingolfi».

Lina Coletta, comunque, sarà tra i premiati, nella notte degli uomini ombra, e così accadrà a Walter Verini braccio destro di Walter Veltroni, e ad altri. Nel vasto ufficio di Velardi, cominciamo un gioco sui migliori uomini ombra, (un po’ come faceva Il Riformista col suo tormentone sui portaborse poi sospeso). Che voti darebbe e quali definizioni li premia? Eccone un po’, diciamo un assaggio.

C’è «l’ecumenico», Maurizio Beretta (direttore generale di Confindustria) – voto 9 - «che passa indenne attraverso le peggiori burrasche (Rai, Fiat). Ora deve mettere d’accordo industriali, governo e sindacati: un’impresa più che ardua». C’è il «dissimulatore», Walter Verini (capo della segreteria di Veltroni) – voto 8 -, «stesse iniziali del capo, stessi occhiali, dieci centimetri in meno. Come il capo nasconde i suoi sogni, che non sono ambientati in Africa o a Palazzo Chigi». E’ Stefano Lucchini (relazioni esterne Banca Intesa) – voto 7,5 - «discreto, affidabile, curiale». In una parola «efficente». C’è il «potente» , Lorenzo Borgogni (relazioni esterne Finmeccanica) – voto 8 - «è il vero numero due dell’unica azienda italiana che cresce all’estero. E’ l’unico comunicatore che ci sa fare anche con i numeri».

Poi Velardi accetta di dare i voti anche ai duellanti politici del 2006: l’«ineffabile» Berlusconi e il «poco credibile Prodi»; ma anche ai due eventuali «sostituti». (secondo un’inchiesta del Corriere e del Magazine), il vorrei «ma non posso» Pier Ferdinando Casini e il «potrei ma non voglio» Piero Fassino.

Ma in politica, chi sa usare bene gli staff e chi invece proprio non ne approfitta? «Uno che si muove molto nella logica degli staff è Walter Veltroni. Verini per esempio lo segue senza mai apparire. Era un funzionario di partito, ha scelto di rimanere nell’ombra». Ma anche l’arretramento nell’ombra può avere un retrogusto narcisista. Per Velardi, esegeta dell’argomento, trattasi di impasto di narcisismo e prudenza: «la prudenza del preferire che siano gli altri ad esporsi, il narcisismo di sapere che, alla fine, i risultati spesso opera tua».

Ma i cedere alla debolezza della visibilità: «Già il venire alla luce in qualche occasione denuncia uno stato febbrile, diciamo d’influenza». Parla di sé. Lui stesso, ai tempi in cui era un uomo di staff, valicò più di una volta la sottile linea d’ombra, avvicinandosi al cono di luce. Una scelta volontaria? «Probabilmente sì, lo volevo. Un grave errore, per un uomo ombra»

febbraio 22, 2007

Giulio Andreotti: Rinfreschiamoci la Memoria

Giulio Andreotti
E l’inizio di un lungo discorso

Andreotti, mentre imita con successo Satana

Un intero Paese (sì, l’Italia, cioè anche tu) è posseduto, e soffre di una malattia infettiva ma anche congenita, facilmente trasmissibile, mortale e apparentemente dal decorso irreversibile: la memoria storica interrotta. E’ causata da un noto virus: si chiama oblio. La cura esiste da secoli. Proviamo a curarci.

In definitiva, la Corte ritiene che sia ravvisabile il reato di partecipazione alla associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di rilevantissimo radicamento territoriale nell’Isola:

a) chieda ed ottenga, per conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione interventi para-legali, ancorché per finalità non riprovevoli;
b) incontri ripetutamente esponenti di vertice della stessa associazione;
c) intrattenga con gli stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti;
d) appalesi autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la vita del sodalizio mafioso;
e) indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende, le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza destare in essi la preoccupazione di venire denunciati;
f) ometta di denunciare elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi;
g) dia, in buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici – e non meramente fittizi – di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale.
Alla stregua dell’esposto convincimento, si deve concludere che ricorrono le condizioni per ribaltare, sia pure nei limiti del periodo in considerazione, il giudizio negativo espresso dal Tribunale in ordine alla sussistenza del reato e che, conseguentemente, siano nel merito fondate le censure dei PM appellanti.
Non resta, allora, che confermare, anche sotto il profilo considerato, il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.
Visto l’art. 544, comma 3, c.p.p.; indica in giorni novanta il termine entro il quale verranno depositate le motivazioni della sentenza.

Palermo, lì 2 maggio 2003.


IL CONSIGLIERE est. IL PRESIDENTE
(Dr. Mario Fontana) (Dr. Salvatore Scaduti)

Dalla Sentenza della Corte d’Appello di Palermo, 2 maggio 2003

Al rigetto del ricorso dell’imputato consegue per il medesimo l’onere delle spese ai sensi dell’art. 616 c.p.p..

PER QUESTI MOTIVI

Rigetta il ricorso del Procuratore Generale e dell’imputato e condanna quest’ultimo al pagamento delle spese processuali.

Dalla Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, 15 ottobre 2004

Fonte : Devil’s Trainers

Lancio di Agenzia (CTP.COM)

Sandro BondiGLI ITALIANI SONO PREOCCUPATI

 

Ma ma il Dis.On. Dell’Utri (di seguito Marcello) rassicura la popolazione, lui e Berlusconi (di seguito Silvio) penseranno ad una nuova coalizione di Padrini di Famiglia che possano guidare il paese verso le mete prefissate, con un impegno concreto, internare tutti i Giudici, sottomettere tutti i Giornalisti, svendere la RAI ad aziende ad hoc create su minura “Personalmente” da Dis.On. Marcello, e tatuazione sistematica di tutti i refrattari al lavaggio del cervello mediaticco col simbolo “Comunista” in Eosso Sangue, con la rassicurazione che per quelli di loro che vorranno abiurare baciando le mani ai Dis.On. dell’attuale Casa Circondariale di Palermo (attualmente detenuti per futili motivi) potrebbero anche chiudere un occhio e cedergli un posto in un CPT a loro scelta (ovviamente non in celle singole, pensare potrebbe portarli ad abiurare il patto sottoscritto, o peggio a ribellarsi contro i Padrini).

 

 

Correva l’anno 2004, al Governo c’era Berlusconi e si parlava di questo :

Schifoso Lodo Schifani... Gioco di parole!?COSA fa Silvio Berlusconi?

Del presidente del Consiglio non si hanno atti politici dal 20 dicembre, giorno della conferenza stampa di fine d’anno. Nel frattempo è successo di tutto. È passato il decreto legge che salva Rete 4. L’Italia è rimasta a piedi per gli scioperi selvaggi dei ferrotranvieri. La trattativa sulle pensioni è quasi naufragata. È esploso il bubbone Parmalat. La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Schifani.

Il Cavaliere osserva. E tace.

L’unica cosa che si può dire, è che presiede ormai un governo autenticamente “balneare”. In senso figurato, perché guida una coalizione che ha un orizzonte sempre più confuso e un fiato sempre più corto. Ma anche in senso tecnico, perché ormai da quasi un mese amministra la cosa pubblica dalla sua residenza privata lambita dal mare di Porto Rotondo. Segue..

La Consulta contro il lodo Schifani
“Così viola la Costituzione”

Lodo Schifani, il centrodestra
punta sula legge costituzionale

Decisamente critica la posizione del vicepresidente della Camera Alfredo Biondi per il quale lo stralcio della posizione del premier dal processo Sme arrecherà “grave pregiudizio” nei confronti di tutti gli imputati del processo, a partire dallo stesso Berlusconi”. “Quella del Tribunale di Milano – dice Biondi – è una decisione di rigoroso “rito ambrosiano”, un espediente processuale che si presta ad una serie d’interpretazioni tanto politiche quanto giuridiche che rende difficilmente comprensibile come possa la vicenda processuale, dopo le dichiarazioni spontanee di Silvio Berlusconi, avere un percorso dimezzato con il rischio e forse la certezza di grave pregiudizio per i soggetti nei confronti dei quali il processo prosegue”

 

Medesima valutazione da parte del deputato di Forza Italia Carlo Taormina che vede lo stralcio come “l’ennesimo escamotage ambrosiano dopo quello della bomba del 10 maggio scorso”. Secondo l’ex sottosegretario all’Interno, infatti, lo stralcio della posizione del premier ora “comporta un grave danno non solo per Berlusconi, ma anche per gli altri i coimputati”. E in più significa per il presidente del Consiglio “almeno altri due o tre anni di processo” visto che “si dovrebbe celebrare davanti ad un altro tribunale ricominciando tutti gli atti daccapo”. Ma con una probabile sentenza di condanna, quella decisa nel frattempo nei confronti dei coimputati, “che suonerebbe per lui come grave pregiudizio”. “In un processo normale – dichiara Taormina – lo stralcio non sarebbe stato disposto. O si fa tutto il processo per tutti o non si fa per nessuno. Ma a Milano può succedere di tutto”.

Grida al “blitz” il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi secondo il quale “la decisione del Tribunale di Milano è tesa a condizionare scelte che il Parlamento è chiamato ad assumere in autonomia”. “E’ la conferma più significativa – continua Bondi – che all’interno di certe Procure si assumono decisioni che precedono, influiscono e cercano di determinare la libera dialettica politica”.

(16 maggio 2003)

In nome del principio
d’uguaglianza

ROMA – “Non ho commentato una sentenza. Ho inteso dare un giudizio storico e politico su dieci anni di storia italiana”. Silvio Berlusconi non arretra di un passo.

Dopo la condanna di Cesare Previti, il presidente del Consiglio ribadisce il suo giudizio sulla magistratura politicizzata e sul bisogno di porvi rimedio reintrodecendo il meccanismo dell’immunità.

“Caro direttore, scrivo a lei perché il suo giornale è stato l’unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro ‘partito giudiziario’, Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c’era e che Craxi andava sottratto a un’azione giudiziaria non onesta né imparziale.

Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre l’ultimo scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all’abolizione dell’immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dai padri fondatori dell’Italia moderna. Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno in cui le scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.

Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell’alternanza.

Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l’andamento del dibattimento e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l’Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.

Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del ’48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologico-politica e sospette di spirito persecutorio.

Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni.

Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di sovranità.

Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza.

Cordialmente. Silvio Berlusconi”.

I due garanti
delle regole

Ha ragione il presidente della Camera – scrive Berlusconi – quando dice che la Costituzione non è un campo di battaglia“.

Sembra un’apertura e invece è il preludio ad un attacco durissimo.

Destinatari i magistrati e l’opposizione.

“La Costituzione fu trasformata in campo di battaglia nella primavera demagogica e giustizialista del ’93, quando i parlamentari furono privati del voto segreto sulle questioni personali e di coscienza per aver affermato che su alcune richieste di autorizzazione a procedere del pool di Milano pesava il sospetto di una persecuzione, e quando furono tolte, sotto l’offensiva linciatoria delle monetine, le immunità parlamentari volute dai padri costituenti”.

In pratica è il Berlusconi di sempre.

Quello convinto del complotto delle procure “rosse”. Quello che “riabilita” Craxi e la Prima Repubblica.

La Consulta boccia
il lodo-Schifani

Berlusconi vuol bloccare a tutti i costi il processo sull’affare Sme. Non gli basta lo “stralcio” della sua posizione, deciso dal Tribunale di Milano con un atto di grande sensibilità istituzionale.

Questa decisione produce sul piano giudiziario lo stesso effetto che il lodo Maccanico produrrebbe sul piano legislativo: la sospensione del processo al premier, nel pieno rispetto dei suoi impegni di governo. Berlusconi dovrebbe considerarsi soddisfatto. E invece si dichiara “indignato”. Preannuncia nuove battaglie. La contraddizione logica è evidente. Ma ha una sua spiegazione: il premier esige che il processo si blocchi non solo per sé, ma anche per gli altri imputati, a partire ovviamente da Previti, per i quali invece le udienze vanno avanti. Venerdì prossimo è già fissata la requisitoria del pm Boccassini. Se di qui a pochi mesi arrivasse una sentenza di condanna per il suo storico alleato e avvocato d’affari, considerato colpevole d’aver corrotto i giudici con la provvista in nero dei fondi Fininvest, Berlusconi subirebbe comunque un danno d’immagine incalcolabile. Resterebbe ai margini della vicenda processuale, ma cadrebbe lo stesso nel baratro della legittimazione politica.

Le Ragioni del CavalierePer questo ha bisogno che il Parlamento approvi in fretta e con legge ordinaria il lodo Maccanico, estendendolo non solo alle alte cariche dello Stato, ma attraverso una norma transitoria anche ai “co-imputati” del processo Sme.

Se il voto delle amministrative sancirà una vittoria netta di Forza Italia, e farà sbiadire ancora di più An, Carroccio e Udc, il Cavaliere non incontrerà più ostacoli: imporrà alle Camere il lodo Maccanico, inserendovi la “clausola di salvaguardia totale” per tutti gli imputati. Marcerà come un carrarmato sull’alleanza. E farà lo stesso sul Quirinale. Se il capo dello Stato dovesse sollevare dubbi di costituzionalità sul provvedimento (e sarebbe ben strano che non lo facesse) il premier gli opporrà la forza dei numeri e il suo fresco successo elettorale. Dimenticherà ancora una volta che in democrazia il popolo può eleggere, ma non può assolvere. Ma questo, per un populista video-cratico come lui, non è mai stato e non sarà mai un problema.

Il centrodestra accusa
“Legge giusta
sentenza politica”

- Castelli sui rapporti coi giudici: “Si complicherà tutto”
- Il grido di Taormina: “Comunisti maledetti”
- Follini (Udc): “Era e resta norma legittima e costituzionale”

- Della stessa idea il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi che dà la responsabilità alla Consulta se “da oggi siamo un po’ meno europei”.

I due articoli “violati”

L’uso politico
della giustizia

Questa è la Verità, l'ho fatto per voi, Italiani ingrati e Comunisti!!MILANO – Evitare un danno allo Stato su “richiesta di Bettino Craxi“, dare un colpo a Carlo De Benedetti “con il quale avevo un conto aperto”. In cinquanta minuti di “deposizioni spontanee” al tribunale che lo devJe giudicare per corruzione in atti giudiziari l’imputato Silvio Berlusconi ricostruisce così il suo intervento nell’acquisto della Sme e, ventilando operazioni di tangenti e malaffare, ricorda la propria “condotta integerrima di cui vado orgoglioso che ha portato ad accuse paradossali”.

Dopo la fugace apparizione del 18 aprile, cinque minuti a bocca chiusa e poi la fuga per “pressanti impegni istituzionali“, oggi per la prima volta il premier appariva davanti alla corte che deve giudicare se per l’acquisto della Sme dall’Iri sono stati corrotti dei giudici. Dichiarazioni spontanee, nessun contraddittorio dunque. (Ndb. Manco fosse un TG Mediaset)

“Nella vicenda Sme ho impedito un evento contrario all’interesse dello Stato”.

Un intervento che gli fu richiesto da Bettino Craxi.

Non c’era nessun mio interesse diretto – ha spiegato Berlusconi – Craxi mi pregò di intervenire perché considerava quell’operazione un danno per lo Stato, un’operazione inaccettabile“.

Finito di parlare Berlusconi esce dall’aula fra gli applausi ma viene affrontato da un contestatore che gli urla in faccia:

“Fatti giudicare come un cittadino normale, farai la fine di Ceausescu”.

 

Ed il premier per tutta risposta ordina ai carabinieri di identificare l’uomo.

“Un privilegio personale
che viola la Costituzione”

MILANO – Lui: “Buffone, fatti processare”. E il premier, rivolto ai carabinieri: “Identificatelo!”. Da lontano, sembrerebbe il serrato dialogo di un film poliziesco anni Cinquanta. Da vicino, è quanto accaduto oggi tra Silvio Berlusconi e un contestatore al termine delle udienza del processo Sme a Milano.

Ecco come rispondoni i Fascisti alla richiesta di Legalità!!Più tardi, da Roma, si apprendeva che Palazzo Chigi è intenzionata a denunciare l’uomo per ingiurie. Intanto, come da ordine del premier, il giovane è stato fermato e identificato;

quindi, una volta rilasciato, è tornato nell’aula della prima corte d’Assise e ha ripetuto, testualmente, l’invettiva contro il capo del governo.

Buffone, fatti processare come tutti gli altri. Rispetta la legge, la magistratura, la Costituzione, la democrazia e la dignità degli italiani o farai la fine di Ceausescu o di Don Rodrigo“.

“Ho solo voluto dire a Berlusconi – ha spiegato poi – che deve farsi processare come un normale cittadino e rispettare i giudici e la Costituzione”.

Potremmo continuare all’infinito…

Vogliamo tornare agli anni della Vergogna?

febbraio 21, 2007

Trop secret

Trop secret

Pagliaccio Casini - in Vendita in tutte le edicole!!!

Marc Lazar, nel suo ultimo libro, sostiene che il berlusconismo sopravvive alla sconfitta di Berlusconi. Ilvo Diamanti aggiunge: «Se anche il centrosinistra è berlusconizzato, occorre rifondare la Repubblica». Impresa titanica. Nell’attesa, si potrebbe rifondare un pizzico di logica e di buonsenso, magari aiutandosi con le cronache dall’estero, utili per ricordare che si ragiona col cervello e si cammina coi piedi, e non viceversa. Prendiamo il vicepremier Rutelli: l’altroieri va in Parlamento e accusa la Procura di Milano di aver «violato il segreto di Stato» nel processo a Pollari, Pompa e 26 agenti Cia per il sequestro di Abu Omar, mettendo in pericolo la sicurezza di «85 dipendenti del Sismi» con intercettazioni e sequestri di dossier troppo estesi. Guarda caso, due giorni prima che il Gup decida sul rinvio a giudizio degli imputati. Ieri, vigilia della decisione, il governo Prodi solleva addirittura conflitto cli attribuzione fra poteri dello Stato contro i giudici di Milano per bloccare il processo a Pollari (promosso consigliere del premier e poi giudice del Consiglio di Stato).

 

 

Mara CarfagnaApplausi da Ferrara (nella doppia veste di direttore del Foglio e di ex stipendiato Cia) e dalla Cdl. Sconcerto fra gli elettori del centrosinistra, che in campagna elettorale si erano sentiti promettere la fine dei segreti di Stato.

La promessa l’ha mantenuta Zapatero, che l’ha tolto sui voli Cia e su una «rendition» analoga a quella di Abu Omar, in nome della «massima collaborazione con il potere giudiziario». Non solo: grazie alla battaglia solitaria di Claudio Fava, l’europarlamento ha condannato come «illegali» i rapimenti Cia e intimato ai governi di avviare indagini: il nostro quelle indagini ha deciso di bloccarle, processando i giudici che le hanno avviate. Non è finita, perchè il segreto di Stato di cui straparla il governo semplicemente non esiste: in base alla legge italiana (art. 256 Cpp), dev’essere opposto dagli indagati su un interrogatorio, un documento, una telefonata intercettata, dopodichè il pm chiede al premier se conferma o smentisce. Qui nessuno ha mai opposto alcun segreto. Pompa ha rinunciato al Riesame sul sequestro dei suoi dossier; Pollari ha scritto ai pm «ogni apprezzamento per la considerazione manifestata per i profili di sicurezza e riservatezza concernenti l’attività e il personale del Sismi»; e nel luglio 2006 ha ribadito che «è determinazione di questa istituzione non opporre il segreto di Stato».

 

 

Mara Carfagna Quanto alle intercettazioni, è falso che abbiano riguardato 85 agenti: ne sono stati «ascoltati» solo 6 senza che alcuna legge lo vietasse né consentisse al pm di scremare le telefonate ininfluenti (obbligatorio depositarle a disposizione delle difese, cosa che i pm hanno fatto, senza che gli avvocati eccepissero alcun segreto). Dunque ciò che il vicepremier Rutelli ha detto al Parlamento è per lo meno infondato. Ma il giochino può proseguire all’infinito.

 

Bellachioma definisce i Dico «matrimoni di serie B»: lo facesse all’estero, partirebbe una risata omerica, visto che il matrimonio più di serie B che si conosca è il suo (chiedere a Veronica). L’on. Mara Carfagna, che dopo averci fatto conoscere ogni millimetro quadrato del suo corpicino nelle migliori edicole e aver scatenato l’ultima crisi nella presunta famiglia Berlusconi, organizza un convegno dal titolo «Nessuno tocchi la famiglia», alla presenza di teologi del calibro di La Loggia, Pisanu e del cappellano della Camera mons. Rino Fisichella: all’estero il convegno verrebbe sostituito con l’ultimo calendario della signorina, e morta lì. Del resto le unioni civili esistono in tutt’Europa (a parte Lussemburgo, Irlanda e Italia), votate quasi sempre da destra e sinistra. In Spagna le volle il dc Aznar. In Italia, per ascoltare qualcosa di sensato da un dc, bisogna rivolgersi a Scalfaro (90 anni) e a Baudo (70).

 

 

Fedigrafi impenitenti, coi Cattolici si schivano i Processi ancora Pendenti!!Invece il giovane Piercasinando, che per la Chiesa è un pubblico concubino, proclama che lui ha tutto il diritto di convivere e contemporaneamente di togliere i diritti agli altri conviventi.

 

 

In sintesi: i cazzi miei non sono cazzi vostri; ma i cazzi vostri sono cazzi miei; perciò, cazzi vostri.

 

ULIW00D PARTY

 

MARCO TRAVAGLIO

 

l’Unità 16 febbraio 2007

Fonte : vivamarcotravaglio.splinder.com

Rispondiamo a quel “Grassone” di Giuliano Ferrara

Eccolo il Maiale numero “UNO”Se come dice lui il Governo non ha la maggioranza con numeri di ben 158 su 136 chi ce l’ha quel “Buffone” del suo padrone? Berlusconi, con Fini e quel maiale di Calderoli non fa testo, se lo ficchi in testa l’obbeso! Senza l’UDC Berluscaz non è che “Minorata Minoranza” e questo è quanto. Prima delle elezioni, quando ci saranno, ci saranno… Bisogna cambiare questa vergogna di legge elettorale che ci hanno lasciato il “Gosino” e lo sporcaccione, dove un partito prende i nostri voti, designa (il partito, non più il “Popolo Sovrano”) il Deputato o il Senatore, e questo poi, come è successo per il terzo gosino di questa chermesse (gosini perchè assomihliano nelle pantomime e nella mimica facciale) tale De Gregorio si svende in cambio di una “Carica” e fa il voltagabbana indisturbato e probabilmente indisturbabile…

Senatore VoltagabbanaUn governo guerrafondaio che ha iniziato la guerra Afgana e continuato quella Iraqena, oggi ha votato il contrario di quello che va proclamando da sempre, ha votato contro quei soldati che lui ha mandato in Afganistan, e che lui ha autorizzato e finanziato per anni…. Questa non è più Democrazia, questa è pantomima, il “Popolo” non è più “Sovrano”, il popolo pga solo i conti, viene derubato, scippato, defraudato….

Questo lo Sporcaccione!!

Questo è il punto focale che si perde di vista con tutte queste pantomime, il punto che si perde di vista è il fatto che 200.000 Italiani hanno espresso un “Dissenso” un “Disagio” sulle posizioni appunto del governo passato, il “Governo Spauracchio” e come risposta gli è stata data una sferzata via Mass-Media e i metodi usati, usciti da un governo “di Sinistra” sono indistinguibili dalle peggiori uscite del precedente, a guida “FASCISTA”.

 

Egregio Ministro D’Alema, comè sta faccenda?

 

Noi, noi Italiani siamo in Dittatura?

febbraio 19, 2007

IL GIORNO DELLA MEMORIA SELETTIVA

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA SELETTIVA

di Lucio Gardin

 

Qual è la differenza tra una generica informazione e una presa di coscienza, tra il sapere e l’essere consapevoli? Che ruolo svolge il cinema, documentario ma anche di finzione, sull’acquisizione della consapevolezza storica? Quale sarebbe la nostra consapevolezza sulla Shoah senza i filmati alleati dei mucchi di cadaveri nei campi nazisti appena liberati, ma anche senza film e serial televisivi?

 

E cosa penseremmo se questi materiali esistessero, ma non fossero mai mandati in onda sulle reti televisive tedesche?

Nessuno in Germania si sognerebbe mai di censurare un documentario sui crimini del nazismo. Al contrario, questo è esattamente ciò che succede in Italia sui crimini dell’imperialismo italiano in Africa e nei Balcani, prima e durante la seconda guerra mondiale. L’oblio di ciò che è stata la politica fascista in queste regioni non è solo frutto dell’autoassoluzione di vecchi reduci come l’oggi compianto Indro Montanelli (che peraltro fece ammenda su questo aspetto qualche anno fa), ma della vera e propria censura (nel migliore dei casi autocensura) operata dalla nostra TV negli ultimi decenni. Nel 1989 la BBC ha prodotto «L’eredità fascista», un documentario diretto da Ken Kirby dedicato agli stermini condotti dagli italiani in Etiopia e Jugoslavia e alla vita tranquilla che i 1283 criminali di guerra italiani fecero una volta cessate le ostilità, a differenza di ciò che avvenne ai loro colleghi tedeschi. Ebbene, questo documentario è stato acquistato all’inizio degli anni novanta dalla RAI e mai messo in onda, nonostante i numerosi articoli usciti sulla stampa italiana per denunciare la situazione. Secondo i dirigenti della BBC interpellati dal quotidiano britannico The Guardian (Rory Carroll, 25 giugno 2001), questo è l’unico caso di un programma acquistato da una rete televisiva straniera e non trasmesso. In compenso, la nostra tivù pubblica ha avuto modo, in questi dieci anni, di farci vedere un bel po’ di documentari sulle beghe di casa Savoia e sui dilemmi di Galeazzo Ciano (tanto caro a Nicola Caracciolo e partecipe dei bombardamenti sull’Etiopia nella brigata aerea «La disperata»), per non parlare del tentativo di equiparare partigiani e repubblichini nel famigerato «Combat film» del 1994.

Nell’ambito delle iniziative per la «giornata della memoria», il documentario della BBC è stato mostrato a Torino (purtroppo in unica proiezione) il 23 gennaio con una presentazione dello storico Brunello Mantelli, all’interno di una rassegna organizzata dal Goethe Institut, dalla Comunità Ebraica di Torino e dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Il documentario di Kirby non apporta informazioni storiche nuove (né le apportava 13 anni fa, quando è stato prodotto), come hanno prontamente notato commentatori ansiosi di sminuirne l’importanza.

 

Tuttavia, una sua messa in onda su una rete nazionale in ora degna non sarebbe certo indolore per un’opinione pubblica che ha fatto della rimozione il modo abituale di rapportarsi al passato imperialista (soprattutto alle vicende coloniali) del nostro paese.

Mentre infatti la mole di articoli e libri sul colonialismo italiano è ormai significativa, a partire dai lavori di Angelo Del Boca e Giorgio Rochat, la presa di coscienza tra il largo pubblico è pressoché nulla. Certo, tutti più o meno sanno che c’è stata una guerra in Etiopia negli anni trenta, o che la Libia è stata una colonia italiana; alcuni (come chi scrive) hanno persino potuto leggere sui manuali di storia alle superiori che l’aviazione fascista bombardava gli etiopi con i gas (come ad esempio riporta l’ottimo Manuale di Storia di Giardina, Sabbatucci e Vidotto). Queste informazioni rimangono però annacquate, diluite nel luogo comune che dipinge il colonialismo italiano come quello dal volto più umano, rispetto alle azioni delle altre potenze europee. In un ulteriore dimostrazione della potenza del mezzo televisivo nella formazione dell’opinione pubblica (e della memoria storica), non sono bastati i numerosi articoli apparsi sui giornali per sfondare il muro della rimozione. Non è la stessa cosa sentirsi raccontare le atrocità del viceré Graziani in Etiopia e vedere i soldati italiani che reggono sorridenti le teste mozzate dei combattenti etiopi, non è la stessa cosa leggere sui manuali di storia una riga sull’uso dei gas e vedere le piaghe sul corpo dei civili etiopi bombardati.

Il documentario di Kirby mostra tutto questo, e non solo.

Nella prima parte, intitolata «Una promessa mantenuta», vengono mostrate le azioni nefande dei comandi in Etiopia (innanzitutto i generali Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani), che non esitarono, in base a ordini espliciti di Mussolini, a usare i mortali gas all’iprite contro combattenti armati alla meno peggio, a bombardare ospedali della Croce Rossa, a scatenare un terrore indiscriminato contro le popolazioni civili. Dopo la fine della guerra vera e propria (maggio 1936) i metodi per eliminare le residue sacche di resistenza furono i più brutali che si possono immaginare.

 

Le impiccagioni pubbliche, con i corpi lasciati pendere dalle forche per giorni, erano la norma. In alcuni casi, si arrivò a esporre le teste mozzate dei capi della resistenza nei mercati delle città che avevano tentato di riprendere all’occupante. Non bisogna pensare che la violenza delle rappresaglie fosse un’iniziativa dei comandanti sul campo: da Roma arrivavano direttive precise.

 

Il 5 giugno 1936 Mussolini telegrafava a Graziani: «Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi»; tre giorni dopo, esigeva l’impiego dei gas nelle operazioni; l’8 luglio comunicava: «Autorizzo ancora una volta vostra eccellenza a iniziare e condurre sistematicamente politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici. Senza la legge del taglione al decuplo non si sana la piaga in tempo utile».(1)

La mussoliniana «legge del taglione al decuplo» ebbe la sua più raccapricciante applicazione nei giorni che seguirono l’attentato al generale Graziani, nel frattempo divenuto viceré d’Etiopia. Il documentario di Kirby mostra un Graziani tronfio e sprezzante che, riprendendo una tradizione etiopica, distribuisce elemosine ai poveri di Addis Abeba in occasione della nascita del primogenito del principe Umberto di Savoia, il 19 febbraio 1937.

 

Di lì a qualche momento, alcune bombe a mano vennero lanciate da due attentatori nascosti tra la folla dei questuanti, facendo numerose vittime e ferendo Graziani.

 

Immediatamente, la folla convenuta nel cortile dell’ex-residenza degli imperatori d’Etiopia fu fatta bersaglio dei fucili dei carabinieri, trasformandosi in una massa di centinaia di cadaveri.

 

Ma il peggio doveva ancora venire.

 

Nei tre giorni seguenti, la capitale fu messa a ferro e fuoco. Ciro Poggiali, inviato del Corriere della Sera, così annotava nel suo diario: «Tutti i civili [italiani] che si trovano in Addis Abeba, in mancanza di una organizzazione militare o poliziesca, hanno assunto il compito della vendetta condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppano quanti indigeni si trovano ancora in strada. […] Vedo un autista che dopo aver abbattuto un vecchio negro con un colpo di mazza, gli trapassa la testa da parte a parte con una baionetta. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara ed innocente».(2)

Un altro testimone raccontò: «Nel tardo pomeriggio, dopo aver ricevuto disposizioni dalla Casa del fascio, alcune centinaia di squadre composte da camicie nere, autisti, ascari libici, si riversarono nei quartieri indigeni e diedero inizio alla più forsennata ‘caccia al moro’ che si fosse mai vista. In genere davano fuoco ai tucul [abitazioni] con la benzina e finivano a colpi di bombe a mano quelli che tentarono di sfuggire ai roghi.

 

Intesi uno vantarsi di ‘essersi fatto dieci tucul’ con un solo fiasco di benzina. Un alto si lamentava di avere il braccio destro stanco per il numero di granate che aveva lanciato. Molti di questi forsennati li conoscevo personalmente.

 

Erano commercianti, autisti, funzionari, gente che ritenevo serena e del tutto rispettabile. Gente che non aveva mai sparato un colpo in tutta la guerra e che ora rivelava rancori e una carica di violenza insospettati. Il fatto è che l’impunità era assoluta».(3)

a notte venne illuminata dai roghi di interi quartieri. Il risultato della carneficina fu, secondo le stime più prudenti, di 3000 morti nella sola Addis Abeba. Nei giorni e nei mesi successivi, la violenza più indiscriminata si abbatté sulle popolazioni di tutto il territorio conquistato, culminando con la strage di Debre Libanos. Per il semplice sospetto che alcuni monaci di questo vasto villaggio-convento – il più importante centro religioso d’Etiopia – avessero dato ospitalità ai cospiratori nei giorni precedenti l’attentato, tutti i religiosi copti del luogo vennero uccisi a sangue freddo dagli uomini del generale Maletti, fedele esecutore degli ordini di Graziani e Mussolini.

 

Tra i 1.200 e i 1.600 monaci furono allineati sulle scarpate che danno sul Nilo Azzurro e abbattuti dalle mitragliatrici italiane.

Durante la seconda guerra mondiale, i territori jugoslavi e greci occupati dall’Italia furono teatro di altri crimini. Nel documentario di Kirby si ascoltano le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti ai campi di concentramento italiani in Jugoslavia, che raccolsero circa 110.000 civili e nei quali la fame e le disastrose condizioni igienico-sanitarie mietevano grandi quantità di vite umane.

 

Nel famigerato campo sull’isola di Rab vennero internate molte delle vittime delle operazioni di terra bruciata che spopolarono intere regioni della Slovenia dei propri abitanti: contadini, boscaioli, operai e artigiani.

 

Secondo il vescovo della vicina isola di Veglia, tra luglio 1942 e aprile 1943 vi erano morte più di 4.000 persone, su una popolazione totale di 16.000 internati.(4)

Il documentario di Kirby ci propone immagini che siamo abituati a vedere riferite ai lager nazisti, con corpi scheletrici che si aggirano tra le tende del campo, mentre ascoltando le testimonianze degli ex-deportati jugoslavi, registrate alla fine degli anni ottanta, non si può fare a meno di pensare che di lì a pochi anni le stesse terre avrebbero visto la tragica ricomparsa dei campi di concentramento sul suolo europeo. Oltre alla Slovenia, anche nelle altre zone della Jugoslavia sotto controllo italiano si susseguirono deportazioni di civili, rappresaglie per le azioni della resistenza, distruzioni di villaggi. Il 12 luglio 1942, 108 abitanti del villaggio di Pothum, vicino a Fiume, vennero fucilati e altri 800 furono deportati.

 

In Montenegro, il generale Alessandro Pirzio Biroli additava ad esempio da imitare i metodi dei tedeschi, che «si fanno rispettare e stimare sui territori da essi occupati, nei quali la fanno da padroni, seminando stragi».(5)

Conseguentemente, nel gennaio 1942 Pirzio Biroli decretava che, in caso di attentati contro gli occupanti, per ogni ufficiale italiano ucciso o ferito venissero giustiziati 50 civili montenegrini.

Né Pirzio Biroli, né Graziani, né tanto meno Badoglio dovettero mai subire un processo per i loro atti criminali compiuti all’estero. Nella seconda parte del documentario, intitolata «Un impegno tradito», Kirby racconta di come i governi italiani postbellici e gli alleati protessero i 1283 militari di cui gli stati aggrediti avevano chiesto l’estradizione come criminali di guerra, nonostante gli accordi interalleati prevedessero esplicitamente l’estradizione degli accusati di crimini di guerra verso i paesi dove tali crimini erano stati commessi. Nell’Europa della guerra fredda, con l’Italia ormai nell’orbita atlantica, la stabilità del fronte anticomunista era prioritaria rispetto a qualsiasi accordo preso in precedenza. Niente poterono governi come quello Jugoslavo, stato comunista ancor più isolato internazionalmente dopo la rottura con Stalin, o come quello etiope, di fronte alla minaccia di interruzione degli aiuti economici italiani. Badoglio morì tranquillamente nel suo letto, e la sua cittadina natale ha acquisito il suo nome. Graziani fu, è vero, processato in Italia, ma solo in quanto era stato ministro della guerra nella Repubblica di Salò. Fu condannato a 19 anni di carcere, di cui scontò tre mesi; appena uscito s’impegnò in politica nel neonato MSI.

Nella serata torinese il documentario di Ken Kirby è stato seguito dalla proiezione di un altro film che in Italia è quasi impossibile vedere: «Omar Mukhtar. Il leone del deserto». Si tratta di un kolossal storico, girato dal regista siriano Mohammad Akkad e prodotto con i petrodollari di Gheddafi nel 1980, che narra la vicenda del principale capo della resistenza libica all’occupazione italiana, impiccato nel 1931. Il film, una sequenza di spettacolari quando stucchevoli scene in cui prodi resistenti a cavallo annientano quantità infinite di autoblindo fasciste, si avvale comunque di un cast di livello internazionale: Anthony Quinn (che interpreta lo stesso Omar Mukhtar), Oliver Reed (il generale Graziani), Rod Steiger (Mussolini), Irene Papas.

E, cosa più importante, descrive con esattezza le politiche repressive fasciste, a cominciare dalle rappresaglie sulla popolazione civile e dalla deportazione dell’intera popolazione nomade e seminomade della Cirenaica (circa 100.000 persone) in campi di concentramento nel deserto, nei quali troveranno la morte ben 40.000 deportati, tra donne, vecchi e bambini. Badoglio, nell’ordinare a Graziani queste misure, commentava: «Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via ci è stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla fino alla fine anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica».(6)

Ed è proprio a causa di questa parziale fedeltà alla verità storica che il film è stato vietato nel nostro paese: nel 1982, poco dopo la programmazione in Francia, l’allora sottosegretario agli esteri Raffaele Costa ne proibisce la diffusione in Italia in quanto lesivo dell’onore dell’esercito; il 7 aprile 1987 qualcuno prova a proiettarlo a Trento, ma la DIGOS impedisce l’evento. Il film diventa un caso politico quando, all’inizio del novembre 1987, Democrazia Proletaria ne chiede la proiezione alla Camera. Il 17 novembre 1987 viene finalmente programmato nell’ambito del festival Riminicinema dedicato al cinema coloniale. Angelo Del Boca, che ha presentato l’opera di Akkad a Torino, si è detto comunque sorpreso di non veder comparire un agente a impedire la proiezione…

In questo senso, qualche passo avanti si è fatto dai tempi de L’armata s’agapò, la sceneggiatura di un film dedicato all’aggressione fascista contro la Grecia scritta nel 1953 dal critico cinematografico Renzo Renzi. La pubblicazione della sceneggiatura sulla rivista «Cinema nuovo» fece sì che il direttore Guido Aristarco e Renzo Renzi finissero dritti dritti alla fortezza militare di Peschiera e fossero condannati rispettivamente a sette e sei mesi di reclusione – il doppio di quanto scontato da Graziani, si potrebbe notare.

Fino ad oggi, gli effetti delle imprese imperiali del fascismo sono rimaste fuori dal bagaglio culturale della stragrande maggioranza degli italiani. A differenza dei dibattiti francesi su Vichy e sulla guerra d’Algeria, l’opinione pubblica italiana non dà segni di autocritica o per lo meno di interesse su questi temi.

La regola generale è l’autoassoluzione attraverso l’oblio, un atteggiamento di cui è pienamente partecipe anche la classe dirigente.

Tanto per limitarsi ad un esempio significativo, nel 1989 l’ambasciatore a Londra Boris Biancheri protestava ufficialmente con il Foreign Office per la messa in onda del documentario di Kirby, accusato di essere «anti-italiano». Tuttavia, il problema principale ci sembra il disinteresse generale. Mentre le ricorrenti assicurazioni sull’amor patrio dei «ragazzi di Salò» suscitano (suscitavano?) in ogni caso accesi dibattiti, o il ricordo di stragi naziste come quella di Cefalonia smuovono le coscienze, in pochi sembrano chiedersi che cosa diavolo ci facessero il capitano Corelli e il suo mandolino a Cefalonia, o i soldati di Mediterraneo a giocare a calcio su un’isola greca l’8 settembre… Anche i rari casi in cui nostri rappresentanti hanno fatto ammenda per i passati crimini (ad esempio D’Alema, da presidente del consiglio, ha reso omaggio a Tripoli alle vittime delle stragi dell’Italia liberale prefascista), la discussione sui mezzi di informazione non si è sviluppata.

Naturalmente cinema e televisione potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel risvegliare la riflessione sul passato imperiale fascista e in generale sul colonialismo italiano. E invece, da una parte documentari come quello di Kirby giacciono in magazzino da dieci anni, dall’altra il culmine delle celebrazioni della giornata della memoria in televisione è il film sulla bella storia di Giorgio Perlasca, quella di un fascista italiano che salva migliaia di ebrei dalle camere a gas naziste. Queste scelte si innestano pienamente nel solco del conformismo autoassolutorio così radicato nella nostra società, confusa da una cacofonia in cui Berlusconi, con le parole sulla superiorità della civiltà europea, riecheggia le parole dei «civilizzatori» dei «continenti oscuri», mentre paradossalmente gli unici accenni al passato coloniale italiano che il pubblico abbia potuto sentire ultimamente sono stati quelli fatti da Bin Laden dalle grotte afghane.

>> NOTE

1) Riportati in G. Rochat, “Rodolfo Graziani e l’impianto dell’Impero in Etiopia”, Materiali di Lavoro. Rivista di studi storici, 2-3/1991- 1/1992, p. 69.

2) Riportato in A. Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale. III. La caduta dell’Impero, Milano, Mondadori, 1992 (ed. or. Laterza 1982), pp. 84-85.

3) Testimonianza citata da A. Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale cit., p. 85.

4) Carlo Spartaco Capogreco, “Una storia rimossa dell’Italia fascista. L’internamento dei civili jugoslavi (1941-1943)”, Studi Storici, anno 42, n. 1, gennaio-marzo 2001.

5) C.S. Capogreco, “Una storia rimossa…” cit., p. 227.

6) Badoglio a Graziani (20 giugno 1930), riportato in A. Del Boca, Gli italiani in Libia. Dal fascismo a Gheddafi, Milano, Mondadori, 1994 (ed. or. Laterza 1988), p. 178.

 

Fonte : Web Magazine (www.wema.com)

Quanto ci è costato Silvio Berlusconi

Svegliatevi Stupidi RincoglionitiQuanto ci è costato
Silvio Berlusconi

(originariamente su Espressonline dove si possono trovare anche i Grafici Esplicativi)

Il premier dice di aver onorato il Contratto con gli italiani. E di aver fatto miracoli. Ma le fonti e gli indici più autorevoli lo smentiscono. Ecco la fotografia del flop del governo di centro-destra

di Stefano Livadiotti

L’Italia ha fatto un salto enorme…, ha scolpito giovedì 9 febbraio nel salotto televisivo di ‘Matrix’. “Abbiamo mantenuto tutte le promesse, ma la gente non se n’è accorta”, aveva garantito tutto serio due giorni prima dai microfoni di ‘Radio anch’io’. “I giornali tacciono su quel che questo governo ha realizzato”, s’era lagnato all’inizio dell’anno in una comparsata a ‘Otto e mezzo’.

È il Silvio Berlusconi di sempre. Quello che nella primavera del 2001 s’era presentato festoso alle assise di Parma della Confindustria di Antonio D’Amato, sottolineando la perfetta coincidenza del suo programma di governo con le richieste degli imprenditori. Lo stesso che l’8 maggio sempre del 2001, officiante Bruno Vespa, seduto davanti a una scrivania di ciliegio, aveva letto in diretta tv il ‘Contratto con gli italiani’, dove si era solennemente impegnato a ridurre tasse e reati, aumentare pensioni e posti di lavoro e far decollare le grandi opere pubbliche.

Sono passati cinque anni. Berlusconi ha continuato ad approfittare di ogni palco e qualunque gazzetta per spargere ottimismo a piene mani. Malcelando la propria irritazione davanti ai moniti del Quirinale come dell’Europa o della Corte dei Conti. Nel frattempo sono caduti 12 dei suoi ministri (il primo fu il titolare del Commercio con l’Estero Renato Ruggiero e Gianni Agnelli parlò di “paese dei fichi d’India”). È stato rispedito al paesello natìo di Alvito l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, che gli aveva offerto una sponda parlando di miracolo economico a portata di mano. Giulio Tremonti, “il nostro genio”, il superministro dell’Economia che nel 2001 si era presentato agli italiani con un ‘Documento di programmazione economica e finanziaria’ da pieno boom, è tornato al suo posto dopo essere stato licenziato con l’accusa (pubblico ministero Gianfranco Fini) di aver truccato i conti.

Il Pagliaccio Berlusconi!!Indeciso a tutto, strattonato da una maggioranza variopinta e rissosa, Berlusconi ha tirato a campare. Rinvia oggi e rimanda domani, le sue promesse hanno cominciato a perdere credibilità. “I parametri della competitività del nostro sistema industriale sono i più negativi dal dopoguerra a oggi”, ha scandito il 17 dicembre del 2005 il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. E quando, il 19 dicembre gennaio scorso, il premier s’è ripresentato negli studi tv di Vespa, tentando di leggere il solito elenco delle cose fatte, Diego Della Valle è sbottato: “Non abbiamo bisogno di qualcuno che gira con dei foglietti e pensa che gli italiani siano tutti analfabeti”.

Lui è preoccupato, se è vero che nei giorni scorsi ha chiamato il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, per chiedergli consiglio sulla strategia elettorale (sentendosi rispondere: “La Casa delle libertà potrebbe anche vincere: servirebbe un grande attentato internazionale di cui lei rimanesse vittima…”). Così, s’è intestardito ancora di più sulla sua strada (“Tutti, nessuno escluso, dicono che le cose vanno bene”, ha proclamato di nuovo il 20 febbraio). Anche perché non ha scelta. Il ‘Contratto con gli italiani’ si concludeva con una clausola: se non fosse riuscito a mantenere almeno quattro promesse su cinque, nel 2006 Berlusconi avrebbe rinunciato a ricandidarsi alla guida del paese. Nella maratona mediatica delle scorse settimane s’è dunque presentato vestendo di volta in volta i panni di Napoleone e Gesù Cristo. Nessuno s’è preso la briga di contestare le sue sparate. Eppure, dargli del Pinocchio non sarebbe stato difficile. Gli indicatori socio-economici elaborati in questi anni dai più autorevoli centri di ricerca nazionali e internazionali dipingono un quadro ben diverso. ‘L’espresso’ ne ha utilizzati 34 (vedi tabella in basso), ottenuti consultando 23 fonti diverse, per ricavare le fotografie del paese prima e dopo la cura Berlusconi. Il confronto è devastante. Ecco, cifra per cifra, come si è arrivati al declino.

Che Stipendio prendi sporco Comunista?!?!?Crescita zero Nel 2001 il prodotto interno lordo italiano viaggiava al passo dell’1,7 per cento. Esattamente al pari dell’Europa a 15. E al di sopra della media del mondo, inchiodato all’1,4 per cento. I numeri del Consensus Forecast (che si basa su dati di istituti come Jp Morgan e Goldman Sachs, Confindustria e Prometeia, Eni e Morgan Stanley) dicono che il 2005 s’è chiuso a quota 0,2 per cento. In pratica, a crescita zero.

La politica fiscale del governo, un mix di tagli a livello nazionale e aumenti di prelievo su base locale, accompagnato da una raffica di condoni, ha avuto un effetto perverso. La somma delle imposte dirette e di quelle indirette è passata dai 359 miliardi del 2001 ai 399 del 2005, con un aumento (dal 49,13 per cento al 51 tondo) dell’incidenza delle seconde, a tutto vantaggio dei redditi più alti. E solo l’incremento dell’evasione, come documentano i dati del centro-studi Nens, ha portato a una riduzione della pressione fiscale (mezzo punto, secondo l’Istat, tra il 2001 e il 2004). Pressione che è invece tornata a crescere sul mondo delle imprese: il ‘Tax misery index’ calcolato da ‘Forbes’ era sceso dai 153,9 punti del 2002 a 144 nel 2004. Lo scorso anno è risalito a 146. Sul fronte opposto, nello stesso tempo è decollata la spesa pubblica. Così, l’avanzo primario è praticamente scomparso, crollando dal 3,4 allo 0,6 per cento.

Umorismo Disilluso

Il deficit pubblico, che era pari al 3,2 per cento nel 2001, è salito a quota 4,3. E il rapporto tra debito pubblico e Pil, che dal 2001 era in costante discesa, è ripartito a razzo: quest’anno arriverà al 108,5 per cento, due punti in più rispetto al 2004. Nel luglio di due anni fa l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha declassato il nostro debito, portandolo da ‘AA’ a ‘AA-’. Lo scorso 8 febbraio gli uomini di S&P hanno fatto sapere che se i conti non verranno rimessi in carreggiata al più presto, potrebbe arrivare una nuova revisione al ribasso. Sarebbe una mazzata formidabile sulla spesa per gli interessi, il cui tasso medio s’è ridotto di soli 1,2 punti tra il 2001 e il 2004 (tra il 1996 e il 2000 era calato di 3,7 punti).

Promesse da marinaio L’aumento della spesa pubblica che ha mandato in tilt i conti dello Stato non è certo servito a far fronte alle priorità per il rilancio dell’Azienda Italia. I pochi dati aggiornati disponibili sul fronte Ricerca & Sviluppo sono da mettersi le mani nei capelli. Gli investimenti della pubblica amministrazione nel 2001 crescevano del 5,8 per cento. Nel 2005 il loro incremento s’è fermato all’1,6 per cento. Sempre nel 2001 si erano registrati (dati del ministero) 182 interventi per la creazione di nuove aziende high tech, con uno stanziamento pari a 266 milioni di euro. Nel 2005 le iniziative sono precipitate a 31, per un valore di 14 milioni. Su scuola e università, poi, è meglio stendere un velo pietoso. Con buona pace dei proclami del premier sulle ‘tre i’ (Internet, inglese, impresa), il Censis rileva che la percentuale di italiani in grado di sostenere una conversazione in una lingua diversa da quella di casa s’è ridotta dal 46 per cento del 2001 al 36 del 2005. Dieci punti in meno in cinque anni. E perfino il tormentone sulle infrastrutture s’è rivelato solo un maldestro bluff. Secondo i ricercatori del Cresme, ad aprile scorso era stato ultimato appena lo 0,01 per cento delle grandi opere strategiche indicate nella cosiddetta legge obiettivo del 2002 (dal ponte sullo Stretto di Messina alla Salerno-Reggio Calabria, passando per il Mose di Venezia). Vuol dire che Berlusconi & C. hanno mantenuto molto meno dell’1 per diecimila di quanto avevano promesso. Che si trattasse di parole in libertà, del resto, i primi a saperlo erano proprio gli uomini del governo. Lo dimostrano i dati del rapporto dell’associazione tra i costruttori, secondo i quali gli stanziamenti nel bilancio dello Stato per nuove infrastrutture sono diminuiti dai 22.500 milioni del 2001 ai 18.188 del 2005.

Giornalisti Servizievoli, e Grando Girafrittata, chi più ne ha più ne metta, tanto lui ha 4 reti televisive!!Competitività bye bye In questo quadro, l’Italia ha continuato a perdere terreno nei confronti del resto del mondo. Nella classifica sulla competitività dell’International institute for management development nel 2001 occupava il trentaduesimo posto su 49 paesi. Nel 2005 è finita al cinquantatreesimo (su 60), alle spalle di Brasile, Filippine, Turchia e Colombia. Uno scivolone causato dai pessimi voti ottenuti, in particolare, su due capitoli: la capacità del governo di creare competitività (cinquattottesimo posto) e la sua politica fiscale (sessantesimo e ultimo posto). Il giudizio sull’evoluzione negativa conosciuta dal paese negli ultimi anni è pienamente confermato dalla graduatoria del World economic forum: ventiquattresima su 75 nel 2001, l’Italia è scivolata oggi al quarantasettesimo posto su 117, dietro a Corea, Qatar, Cile e Thailandia.

Tutti i principali indicatori testimoniano la perdita di competitività italiana. La produzione industriale ha fatto registrare una vera e propria débâcle. Se nel 2001 era diminuita dello 0,6 per cento, lo scorso anno ha lasciato sul campo 1,8 punti, record negativo dal 1993. L’export è letteralmente tracollato. La quota sul mercato mondiale dell’Italia, che all’arrivo di Berlusconi stazionava a quota 4 per cento, s’è assottigliata fino al 2,9 per cento. Con il risultato che la bilancia commerciale s’è ribaltata: nel 2001 vantava un attivo di 9.233 milioni; ora è in rosso per 10.368 (peggior risultato dagli anni Ottanta).

Non pagheremo più L'ICI davvero!?!?Che l’Italia oggi sia considerata un paese dal quale è molto meglio girare alla larga lo dicono con chiarezza anche i dati sugli investimenti esteri diretti: nel 2001 erano arrivati, secondo i tecnici di via Nazionale, a 17.787 milioni di euro; nel 2004 non sono andati oltre i 13.542. Fa meno 23,9 per cento. L’osservatorio sulle acquisizioni di aziende della Kpmg conferma la tendenza: nel primo anno della legislatura gli stranieri avevano messo mano al portafoglio per entrare nel capitale di 111 aziende italiane. Lo scorso anno si sono fermati a 95. E che l’Italia non convenga più lo pensano anche i turisti: nel 2001 erano sbarcati 35 milioni e 767 mila stranieri; nel 2005, secondo le prime stime dell’United Nations World Tourism, sono stati 34 milioni e 429 mila.

Far West Italia Del resto, anche la situazione dell’ordine pubblico, che soprattutto al Sud condiziona pesantamente ogni attività economica, con buona pace di Berlusconi presenta un bilancio drammatico. L’Istat dice che tra il 2001 e il 2004 il totale dei delitti denunciati è passato da 2 milioni 163 mila e 826 a 2 milioni 415 mila e 023. Secondo i calcoli di Luca Ricolfi, che ha elaborato dati dell’Istituto di statistica e del Viminale, nel primo triennio di questo governo il totale dei delitti ha conosciuto un’impennata del 17,5 per cento (‘Tempo scaduto’, il Mulino).

The Economist - Berlusconi Stop Please!!

Il piatto piange Sostiene Berlusconi che il suo governo ha fatto il miracolo di creare un milione di nuovi posti di lavoro. Il premier dimentica di aggiungere che oltre la metà del risultato è dovuto alla regolarizzazione di immigrati già da tempo presenti in Italia. E comunque i dati ufficiali di Eurostat dicono che quella sull’occupazione è un’altra delle battaglie perse dal suo governo: all’inizio della legislatura cresceva del 2 per cento l’anno; nel 2004 solo dello 0,9. E un andamento altrettanto mesto si rileva nel Sud: più 2,3 nel 2001 e meno 0,3 nel 2004 (Nicola Rossi, ‘Mediterraneo del Nord’, Editori Laterza). Quello che cresce, semmai, è il lavoro irregolare: dal 26 per cento del totale nel 2001 al 27,9 nel 2005, almeno secondo il Censis.

Così, il portafoglio degli italiani è sempre più asciutto. Nel Sud il tasso di diffusione della povertà relativa tra le famiglie è cresciuto, arrivando al 25 per cento tondo nel 2004 (dopo essere diminuito dal 24,3 del 2001 al 21,6 del 2003). Ma il trend investe l’intero paese. Secondo l’ultima indagine sul risparmio di Bnl e Centro Einaudi, la quota di italiani convinti di poter contare su un reddito “più che sufficiente” è diminuita dal 15,8 per cento (2001) al 13,8 (2005). E la percentuale degli italiani che non hanno risparmiato nel corso dell’anno è salita dal 38 per cento del 2002 al 51,4 dello scorso anno. Dove invece c’è stato il boom è nei prestiti bancari alle famiglie: da 251.964 milioni di euro (2001) a 384.867 (2005).

Se le famiglie se la passano male, le aziende peggio. Uno studio targato Euler Hermes, la società del gruppo Allianz che è leader mondiale nell’assicurazione sui crediti, rivela che nel 2001 in Italia i fallimenti erano diminuiti dell’8 per cento. Dopo cinque anni di cura Berlusconi, nel 2005 hanno fatto un balzo in avanti del 6 per cento. Data la situazione, gli indici di fiducia non potevano che scendere in picchiata. Quello delle imprese da 89,3 a 87,5. Quello delle famiglie addirittura da 122,7 a 104,2.

Serve Servitu?!? Torta fritta, Aria Fritta, Frottoline, Frottolone, Frottole per tutte le occasioni... Paca Silvio!!!

Il declino Con ben dieci new entry, nel 2001 l’Italia era stata la protagonista assoluta della classifica dei miliardari in dollari di ‘Forbes’. “Lo stato della loro economia è vibrante”, aveva detto nella conferenza stampa di presentazione la responsabile editoriale della ricerca, Luisa Kroll, per spiegare la performance che aveva portato 17 italiani in lista. Cinque anni dopo la nostra rappresentanza s’è ridotta a dieci mega-miliardari (capitanati, guarda un po’, proprio da Berlusconi, passato dal ventinovesimo posto con 10,3 miliardi di dollari al al venticinquesimo con 12 miliardi). E s’è assottigliata pure la pattuglia delle aziende italiane che trovano spazio nella classifica Top-500 del ‘Financial Times’: 15 nel 2001 e 12 lo scorso anno.

Incapace di competere, l’Italia s’è arroccata. L”Index of economic freedom’ elaborato ogni anno dal centro-studi ultra-conservatore di Washington Heritage Foundation in collaborazione con il ‘Wall Street Journal’, e basato su 50 variabili, dice che siamo un paese sempre più ingessato. Nel 2001 eravamo al trentacinquesimo posto nella classifica guidata da Hong Kong. Nel 2005 siamo scesi al quarantaduesimo, a pari merito con Trinidad e Tobago.

Lo Sguardo Severo!! Basta chiacchiere Silvio, Carnevale è passato!Surclassati dal Botswana.

E tallonati da Madagascar e Mongolia.

Stessa musica se si guarda all’indice di globalizzazione elaborato dalla società di consulenza A.T. Kearney in collaborazione con ‘Foreign Policy’ e che misura l’integrazione economica, politica e tecnologica in 62 paesi (insieme fanno l’85 per cento della popolazione e il 96 per cento del Pil mondiale). Nel 2001 l’Italia era al tredicesimo posto, un gradino al di sotto degli Stati Uniti. In cinque anni è sprofondata al ventisettesimo, mentre gli Usa scalavano otto posizioni. Un paese chiuso alla globalizzazione, avevano ammonito cinque anni fa gli autori della ricerca, diventa terreno fertile per la corruzione. E infatti, tra l’inizio e la fine di questa legislatura, l’Italia ha visto peggiorare la propria posizione anche nella classifica basata sul ‘Transparency international corruption perception index’ e redatta dall’Università tedesca di Passau su incarico di Transparency (un’organizzazione non governativa sostenuta dall’Onu). Nel 2001 eravamo ventinovesimi nella graduatoria guidata dalla Finlandia. Cinque anni di berlusconismo dopo, siamo affondati al quarantesimo posto. Superati dalla Malesia.

“I dati che conosco inducono all’ottimismo”, ha giurato lui il 20 febbraio.
E vai a sapere dove li ha presi.

Be, è andata Bene... Almeno per ora l'abbiamo debelato!!

Piano rinascita democratica P2

Il Piano di rinascita democratica fu sequestrato all’aeroporto di Fiumicino nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza.

Il documento è databile attorno al 1976.

Dopo averli fatti rinvenire, Gelli ha avuto cura di introdurre nuovi elementi di confusione precisando, nel giugno del 1984, che il Piano di rinascita non è mai esistito. Esso era solo un insieme di appunti che dovevano servire da scaletta per una serie di articoli e relazioni.

“Non era altro – dirà lo stesso Gelli – che un’esposizione sullo stato della nazione, lecita per qualsiasi cittadino che voglia esprimere il suo punto di vista sull’andamento generale del paese”.

 

Sta di fatto che – a ben vedere – alcuni obiettivi contenuti in quel Piano di Rinascita risultano oggi applicati.

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Lasciamo al lettore il giusto e la curiosità di scoprire quali.

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PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA

 

PREMESSA

1) L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema

2) Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.

3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.

4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.

 

OBIETTIVI

 

 

1) Nell’ordine vanno indicati:

a) I partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)

b) La stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata;

c) I sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;

d) Il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri;

e) La magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;

f) Il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione
sui partiti politici, la stampa e i sindacati.

 

2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico-finanziario. La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo. Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti

 

3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità. Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

 

PROCEDIMENTI

 

1) Nei confronti del mondo politico occorre:

 

a) Selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);

b) In secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;

c) In caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;

d) In caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

 

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.

Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.

In un secondo tempo occorrerà:

 

 

a) Acquisire alcuni settimanali di battaglia;

b) Coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;

c) Coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;

d) Dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.

 

3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.

 

Gli scopi reali da ottenere sono:

 

 

a) Restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;

b) Ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.

 

Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.

 

4) Governo, Magistratura e Parlamento

 

E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze.

E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono – salvo che per la Magistratura – da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa ed ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici. Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass.Naz.Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate. E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di evasione. Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una èquipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di “ripresa democratica” è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti. In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.

 

PROGRAMMI

Per programmi s’intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni da compiere in forma di:

 

a) Azioni di comportamento politico ed economico;

b) Atti amministrativi (di Governo);

c) Atti legislativi; necessari a ribaltare – concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti – l’attuale tendenza al disfacimento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di “registrare” – come nella stampa in tricromia – le funzioni di ciascuna istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.

A titolo di esempio, si considerino due fenomeni:


1)
Lo spostamento dei centri di potere reale dal Parlamento ai sindacati e dal Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL ed una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduto;

2) L’involuzione subita dalla scuola negli ultimi lo anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché dalla programmazione dei abbisogni in tema d’occupazione.

 

Ne è conseguenza una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale – con gravi deficienze invece nei settori tecnici – nonché la tendenza ad individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’equalitarismo assoluto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione. Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenuti nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica – indubbiamente notevole – quale diagnosi della situazione del Paese, tendendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi. Detti programmi possono essere resi esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge).

 

a) Emergenza a breve termine. Il programma urgente comprende, al pari degli altri, provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.

a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari; la normativa per l’accesso in carriera (esami psico- attitudinali preliminari); la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza dei reati di eversione – anche tentata – nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonché di violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di persona e di violenza in generale.

 

a2) Ordinamento del Governo

 

1- Legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost.art.95) per determinare competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);

2- Legge sulla programmazione globale (Costit.art.41) incentrata su un Ministero dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. – PP.SS – Medicredito – Industria – Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle forze sociali sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il Parlamento e le Regioni;

3- Riforma dell’amministrazione. (Costit.articoli 28-97 e 98) fondata sulla teoria dell’atto pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilità politica da quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero) e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;

 

4- Definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla Costituzione e individuazioni delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi cornice.

 

a3) Ordinamento del Parlamento:

1) Ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR);

2) Modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost.art.64) fra maggioranza-Governo, da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica.

3) Adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma governativo.

 

b) Provvedimenti economico-sociali;

b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti dellaCostituzione);

b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30′ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private;

b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale – Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;

b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festività – anche per sorteggio – in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica, sia per evitare la “sindrome estiva” che blocca le attività produttive;

 

b5) Revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:

 

1-revisione delle aliquote per i lavoratori. dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76;

2-nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari della P. A. (onde evitare gli enormi costi delle relative partite di giro);

3-inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite;

4-abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare indirettamente la ricerca pura ed il relativo impiego di intellettualità;

5-alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;

 

6-reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed accertati;

 

 

 

b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende
produttive;

 

b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciproci che si risolvono – nel gioco degli interessi – in passività inutili dello stesso Stato;

 

b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall’estero;

 

b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case-ospedali-scuole-trasporti) da alimentare con:

 

1 – sovraimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili- generi di lusso);
2 - proventi dagli inasprimenti fiscali ex b5)4;
3 – finanziamenti e prestiti esteri su programmi di spesa;
4 - stanziamenti appositi di bilancio per investimenti;
5 - diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a L.7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.

 

Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000 miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto).

Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;

 

b10) Aumentare la redditività del risparmio postale elevando il tasso al 7%

b11) Concedere incentivi prioritari ai settori:

I – turistico;

Il – trasporti marittimi

III – agricolo-specializzato (primizie-zootecnica);

IV – energetico convenzionale e futuribile (Nucleare-geometrico-solare);

V – industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione; in modo da sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;

b12)
sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.

 

c) Pregiudiziale è che oggi ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti. Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.

 

Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

 

d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.

 

E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo sulla formula viva “Settimanale”.

 

MEDIO E LUNGO TERMINE

 

 

Nel presupposto dell’attuazione di un programma di emergenza a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, è necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi.

a)Provvedimenti istituzionali

a1) Ordinamento giudiziario

 

I – Unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M. è distinto dai Giudici)

II - Responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica costituzionale);

III - Istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed eliminando le attuali due fasi d’istruzione;

IV - Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);

V - Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile

VI - Esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali;

a2) Ordinamento del Governo

 

I – Modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto daIla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore;

II - Modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità di parlamentari

III - Revisioni della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato (per modificarne la natura da competenza in cassa);

IV - Revisione della legge sulla finanza locale per stabilire – previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni – che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti;

V
riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari

 

a3) Ordinamento del Parlamento

 

I nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proprozionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);

 

II Modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio);

 

III Stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);

 

IV Stabilire che i decreti-legge sono inemendabili:

 

a4) Ordinamento di altri organi istituzionali

 

1) Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive ed in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);

 

2) Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);

 

3) Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici.

 

 

Provvedimenti economico sociali,

 

 

b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro ed un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);

b2) nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;

 

b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché le retribuzioni dei giornalisti;

 

b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali;

 

b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo:

 

1) Il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità;

 

2) il controllo rigido sulle pensioni di invalidità;

 

3) l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;

 

b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati e limitando il diritto di sciopero nel senso di:

 

1) introdurre l’obbligo di preavviso dopo avere esperito il concordato;

 

2) escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;

 

3) limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;

b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla gestione (modello tedesco)

 

b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboscamento, insediamenti umani);

 

b9) legislazione antimonopolio (modello USA);

 

b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);

 

b11) riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);

 

b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco

 

c) Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI – TV.

 

ORGANIGRAMMA

 

 

ECONOMIA E FINANZA

 

Governatore Banca d’Italia
Direttore Generale B.ca It.
Presidente IRI (e finanziarie dipendenti) Dir. Gen. – “
Presidente ENI (e finanziarie dipendenti) Dir. Gen. “
Presidente e Dir. Gen. Enti di gestione PP.SS. (EGAM-EFIM- Cinema – Terme)
Presidente Cassa Mezzog Dir. Gen. “
Presidente IMI Dir. Gen. “
Presidente Mediobanca Dir. Gen. “
Presidente Mediocredito Centrale Dir. Gen. “
Presidente ICIPU Dir. Gen. “
Presidente INA Dir. Gen. “
Presidente INPS Dir. Gen. “
Presidente INAM Dir. Gen. “
Presidente INADEL Dir. Gen. “

 

MAGISTRATURA

 

Primo Pres. Corte Cass.
Proc. Gener. “ “
Avv. Gerer. “ “
Pres. C.A. Roma
Proc. Gen. C.A. Milano
Pres. Trib. Torino
Proc. Repubbl. Venezia
Cons. Istrutt. Bologna
Firenze
Napoli
Bari
Catanzaro
Palermo

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Presidente Consiglio di Stato
Presidente Corte dei Conti
Procuratore Generale Corte dei Conti
Ragioniere generale dello Stato
Segretario Generale Ministero Affari Esteri
Segretario Generale Programmazione
Capo della Polizia
Direttore Generale FF.SS
Direttore Generale PP.TT
Direttore Generale ANAS
Direttore Generale Tesoro
Direttore Generale II.DD.
Direttore Generale II. Indiri.
Direttore Generale UTE
Direttore Generale fonti d’energia
Direttore Generale produzione industriale
Direttore Generale produzione industriale
Direttore Generale valute
Direttori Generali istruzione elementare
secondaria 1° grado
superiore
tecnica
professionale
universitaria

 

CORPI MILITARI

 

Capo S.M. Difesa
Capo S.M. Esercito
Capo S.M. Marina
Capo S.M. Aeronautica
Com.te Arma CC.
Capo S.M. Guardia Fin.
Com ti Regioni Territoriali Eserc
Com.ti Zone Aeree
Com.ti Dipartim. Mil. Maritt.
Com.te Guardie PS
Com.te Guardie Forestali
Com.te Guardie Carcerarie
Com.te Sid.

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