Angolo del Gigio

Campioni d’Italia : FLAVIO BRIATORE e gli “Amici del Tavolo Verde”… I Cosiddetti “PACCARI” ovvero “Il Gruppo di Milano”

Campioni d’Italia

Flavio Briatore

2. Che playboy, il «Tribüla»

Giovanotto, a Cuneo lo ricordano già smanioso di fare strada. Frequenta il Country club, allora luogo d’incontro della Cuneo bene. È un po’ playboy, un po’ gigolò. Ma il nomignolo che gli sibilano alle spalle, quando passa sotto i portici di corso Nizza, è «Tribüla»: si dice di uno che fa fatica, che si arrabatta. Ma il «Tribüla» ha fretta di arrivare. Diventa l’assistente, il factotum, il faccendiere di un finanziere locale, Attilio Dutto, che tra l’altro aveva rilevato la Paramatti vernici (ex azienda di Michele Sindona). Ma alle 8 di un mattino fine anni Settanta, Dutto salta in aria insieme alla sua auto: gran finale libanese per un piccolo uomo d’affari cuneese. La verità su quel botto del 1979 non si è mai saputa; in compenso sono fiorite leggende di provincia, secondo cui a far saltare in aria il finanziere era stato il clan dei Marsigliesi… Di certo c’è solo che il «Tribüla», dopo quel botto, sparisce da Cuneo. Ricompare a Milano. Casa in piazza Tricolore, molta ricchezza esibita, cattivo gusto profuso a piene mani. Occupazione incerta. Frequenta agenti di cambio e remisiers, bazzica la Borsa, si dà arie da finanziere. Riesce a convincere il conte Achille Caproni (erede della famiglia che aveva fondato la Caproni Aeroplani) a rilevare la Paramatti. Diventa consulente della Cgi, Compagnia generale industriale, la holding dei conti Caproni. Risultati disastrosi: la Paramatti naufraga nel crac; la Cgi viene spolpata, il pacchetto azionario venduto all’Efim (cioè allo Stato), le società del gruppo subiscono fallimenti a catena, gli operai sono messi in cassa integrazione, banche e creditori sono lasciati con un buco di 14 miliardi. Per un certo periodo, però, Briatore si presenta in pubblico come discografico, gira per feste e salotti con Iva Zanicchi al seguito. Il «Tribüla» continua faticosamente a inseguire il grande colpo, a sognare il grande affare. Intanto però trova una compagnia da Amici miei con cui tira scherzi birboni ai polli di turno. C’è un finto marchese, Cesare Azzaro, che si ritiene il miglior giocatore di carte del mondo. C’è un conte vero, Achille Caproni di Taliedo, rampollo della famiglia che ha fatto volare gli aerei italiani. C’è un avvocato dal nome altisonante. Adelio Ponce de Leon. E uomini dello spettacolo e della tv, Pupo (al secolo Enzo Ghinazzi), Loredana Berté, Emilio Fede, al tempo - erano i primi anni Ottanta - al vertice della sua carriera in Rai, vicedirettore del Tg1 e conduttore del programma Test. L’ambiente è una sorta di laboratorio dell’«edonismo reaganiano»: soldi, affari, gioco, belle donne. Luoghi d’incontro, case e bische clandestine a Milano e Bergamo, le ville del conte Caproni a Vizzola Ticino e a Venegono, hotel e casinò in Jugoslavia e in Kenya.

3. Dalle stalle alla stella

Le feste del contino Attilio, spalleggiato dal brillante Briatore, fanno rivivere alla villa di Vizzolo i fasti degli anni Trenta, quando sulle rive del Ticino arrivava il Duce per pranzare con l’amico Giovanni, l’inventore della Aeroplani Caproni. Nella versione anni Ottanta, invece, le feste, le battute di caccia, i safari in Africa sono occasioni per proporre affari, business che restano però sempre progetti: di concreto c’è sempre e solo un mazzo di carte che spunta all’improvviso su un tavolo verde. Cadono nella rete l’imprenditore Teofilo Sanson, quello dei gelati (su quel tappeto verde lascia 20 milioni), il cantante Pupo (60 milioni), l’armatore Sergio Leone (158 milioni in due serate all’Hotel Intercontinental di Zagabria), l’ex vicepresidente della Confindustria Renato Buoncristiani (495 milioni), l’ex presidente della Confagricoltura Giandomenico Serra (1 miliardo tondo tondo, in buona parte in assegni intestati a Emilio Fede). E tanti, tanti altri… A posteriori, il «Tribüla» la racconta così: «Mi piacevano scala quaranta, scopa, poker, chemin… No, il black jack non l’ho mai capito, la roulette non mi ha mai preso. Tra noi c’erano anche bari, io non c’entravo nulla, però, lo ha scritto anche Emilio Fede nel suo libro. Dall’83 non gioco più, qualche colpo a ramino, stop». In verità la storia era più complessa: un gruppo di malavitosi di rango, eredi del boss Francis Turatello, dedito al traffico di droga e al riciclaggio, aveva pianificato (e realizzato per anni) una truffa alla grande, con carte truccate e tutti gli optional del caso; e i polli da spennare, chiamati gentilmente «clienti», erano individuati con un’azione scientifica di studio e di ricerca, dopo aver «comprato» informazioni da impiegati compiacenti dentro le banche e dopo aver compilato accurate schede informative (complete di disponibilità finanziarie, interessi, relazioni, gusti: meglio agganciarli proponendo una battuta di caccia o portando un paio di ragazze molto disponibili?). Briatore, a capo di quello che i giudici chiamano «il gruppo di Milano», nel business aveva il delicato compito di «agganciare» i «clienti» di fascia alta, ingolosirli con qualche buon affare, farli sentire a loro agio con una adeguata vita notturna. E poi spennarli. Il gioco s’interrompe con una retata, una serie d’arresti, un’inchiesta giudiziaria e un paio di processi. Fede è assolto per insufficienza di prove, Briatore è condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi a Bergamo, a 3 anni a Milano. Ma non si fa un solo giorno di carcere, perché scappa per tempo a Saint Thomas, nelle isole Vergini, e poi una bella amnistia cancella ogni peccato. Cancella anche dalla memoria un numero di telefono di New York (212-833337) segnato nell’agenda di Briatore accanto al nome «Genovese» e riportato negli atti giudiziari del processo alle bische: «È un numero intestato alla ditta G&G Concrete Corporation di John Gambino, con sede in 920, 72 Street, Brooklyn, New York. Tanto il Gambino quanto il Genovese sono schedati dagli uffici di polizia americana quali esponenti di rilievo nell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra».

Naomi e Briatore4. Donne e motori
Il «Tribüla» di Cuneo ne ha fatta di strada. Malgrado la latitanza, Briatore ha finalmente conquistato, tra Saint Thomas e New York, la vita che ha sempre inseguito: soldi, affari e belle donne da esibire. Arie da playboy se le è sempre date («A sei anni il mio primo bacio, a 14 la prima donna vera, Marilena, credo di Saluzzo. Vera, in quel senso lì»). Allora le sue fidanzate si chiamavano Anna Zeta, Beba. Più tardi arrivano Cristina, Nina, Giovanna, Emma. Poi ancora Naomi. E tante altre. Un’amica di Giovanna racconta a chi scrive – dopo un giuramento e mille assicurazioni di anonimato e segretezza – una disperata telefonata notturna: Giovanna, in lacrime, le confidava di aver trovato Flavio in compagnia, a letto: ma – e ciò la faceva più soffrire – in compagnia di un uomo. Vita privata, fatti suoi. Figurarsi se qualcuno vuol mettersi a giudicare i suoi gusti. È la vita pubblica di Briatore, invece, che dopo l’“incidente” delle bische compie un salto: Flavio, ricercato, condannato e latitante, alle isole Vergini spicca il volo definitivo verso il successo.

Prima della tempesta, ai bei tempi della casa di piazza Tricolore, aveva conosciuto Luciano Benetton. A presentarglielo era stato Romano Luzi, maestro di tennis di Silvio Berlusconi e poi suo fabbricante di fondi neri. Aveva poco o nulla in comune, Benetton con Briatore: trovava di cattivo gusto la sua casa, il suo stile di vita, la sua esibizione di donne e di ricchezza. Ma il «Tribüla» è un grande seduttore, conquista uomini e donne, è affascinante, sa farsi voler bene. In più, il rigoroso Benetton era rimasto affascinato dalla diversità del suo interlocutore, dal suo lato oscuro: «È un po’ teppista ma è tanto simpatico», rispondeva Luciano agli amici che gli chiedevano che cosa avesse mai in comune con quel tipo, dopo averlo messo in guardia per le brutte storie che giravano sul suo conto. Fatto sta che Briatore apre alle isole Vergini qualche negozio Benetton e fa rapidamente carriera nel ristretto gruppo di manager dell’azienda di Ponzano Veneto. Come venditore è bravo. Riuscirebbe a vendere anche il ghiaccio al Polo Nord, dice di lui chi lo conosce bene. E aggiunge: venderebbe anche sua madre. Passa nel dimenticatoio dunque anche un’altra storia che sfiora Briatore nei primi anni Ottanta. Una vicenda complicata di azioni Generali, mica noccioline, che passano di mano: un pacchetto di oltre 330 miliardi. Protagonisti: Anthony Gabriel Tannouri, libanese, noto alle cronache (e all’inchiesta del giudice Carlo Palermo) come trafficante d’armi; Mazed Rashad Pharson, sceicco arabo e finanziere internazionale; Florio Fiorini, padrone della finanziaria Sasea, ex manager Eni, esperto di mercato petrolifero. Il pacchetto di Generali passa di mano per sette anni, prima di tornare in Italia, perché diventa la garanzia di opache transazioni internazionali: di petrolio tra la Libia e l’Eni, di armi ed elicotteri da guerra (gli americani Cobra) che dopo qualche triangolazione (con il Venezuela, con il Sudafrica) finiscono a Gheddafi malgrado l’embargo. La vicenda, in verità, è rimasta oscura. Certo è che per recuperare le azioni si è mosso anche il presidente di Mediobanca Enrico Cuccia e che, nel suo giro del mondo, il superpacchetto di Generali è passato anche per una sconosciuta fiduciaria milanese, la Finclaus, sede in corso Venezia, capitale sociale soltanto 20 milioni, fondata nel 1978 da Luigi Clausetti, ma per qualche tempo nelle mani di Flavio Briatore.

5. Stinchi di santo
Ma i personaggi che Briatore frequenta, quelli con cui discute di affari, donne e motori, continuano a non essere proprio stinchi di santo. Tanto che il suo nome finisce dritto in una megainchiesta antimafia condotta dai magistrati di Catania, accanto ai nomi di mafiosi dalla caratura internazionale. Niente di penalmente rilevante, intendiamoci: lui, Briatore, non è stato indagato; ma la sua voce resta registrata in conversazioni con boss di rango. Felice Cultrera, uomo d’affari catanese che fa riferimento al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola, è il centro dell’inchiesta antimafia. Stava imbastendo business di tutto rispetto: la costruzione di 5 mila appartamenti a Tenerife; l’acquisto di quote dei casinò di Marrakech, Istambul, Praga, Malta, Montecarlo, da usare per riciclare denaro sporco; la commercializzazione e la ricettazione di titoli al portatore; l’intermediazione di armi pesanti e l’acquisto di elicotteri (con la presenza nell’affare di una vecchia conoscenza delle inchieste sul traffico d’armi e droga, il miliardario arabo Adnan Khashoggi); l’avvio di attività finanziarie in Spagna, Arabia Saudita, Israele, Giordania, Egitto, Marocco, Turchia, Cecoslovacchia, Russia, Corea, Hong Kong, Montecarlo… Un vortice d’affari, di contatti, di relazioni. Ebbene, chi è uno degli interlocutori dell’attivissimo Cultrera? Proprio Flavio Briatore (del resto, il gruppo dei catanesi coltivava buoni rapporti anche con i fratelli Alberto e Marcello Dell’Utri e con il generale dei carabinieri Francesco Delfino). Nel maggio 1992, dunque, Cultrera e Briatore, intercettati dalla Dia (la Direzione investigativa antimafia), conversano amabilmente di affari e affaristi. Briatore chiede consigli: racconta che un certo Cipriani (è il rampollo della famiglia veneziana), spalleggiato da tal Angelo Bonanno, aveva cercato di intromettersi nella fornitura di motori di Formula 1; per convincere l’uomo del team Benetton, Cipriani gli aveva squadernato le sue referenze: «Sono amico di Tommaso Spadaro, sono amico di Tanino Corallo». Nomi d’oro, nell’ambiente: Spadaro è il ricchissimo boss padrone dei casinò dell’isola caraibica di Saint Maarten; Corallo è l’uomo che qualche anno prima aveva tentato, per conto della mafia, la scalata dei casinò italiani di Saint Vincent e di Campione. Cultrera ascolta con interesse, poi conferma all’amico Briatore che sì, è tutto vero: Bonanno «È uno pesante, inserito in una famiglia pesante». Infatti: Bonanno è un narcotrafficante del clan mafioso catanese dei Cursoti, coinvolto anche nell’indagine sull’Autoparco di Milano. Dunque meglio non contrariarlo.

6. La seconda bomba

Quando, il 10 febbraio 1993, una bomba esplode (è la seconda, nella vita di Briatore) davanti alla porta della sua splendida casa londinese in stile re Giorgio, in Cadogan Place, nell’elegante quartiere di Knightsbridge, distruggendo una colonna del porticato e facendo saltare i vetri tutt’attorno, qualche voce cattiva la mette in relazione con i traffici d’armi o altri commerci. Ma i giornali inglesi scrivono che si tratta di una «piccola bomba» dell’Ira e che i terroristi potrebbero averla abbandonata per paura di essere stati scoperti. Intanto Briatore è giunto al culmine (per ora) del suo successo. Il «Tribüla» si è preso le sue rivincite. Esibisce i suoi soldi, le sue donne, le sue case. Appartamento a New York, villa a Londra, attico a Parigi, pied-à-terre ad Atene, tenuta in Kenya («Lion in the sun»). Aereo privato. Yacht di 43 metri, «Lady in blue», con un Fontana e un Giò Pomodoro nel salone. Ha amici importanti soprattutto in Inghilterra (Eccleston innanzitutto, ma anche David Mills, avvocato londinese di Berlusconi, specialista nella costruzione di sistemi finanziari internazionali «riservati», tipo All Iberian). Briatore è «arrivato» e lo fa vedere, senza risparmio. All’inizio degli anni Novanta aveva preso in mano la scuderia Benetton di Formula 1, creata nel 1986 da Davide Paolini e Peter Collins sulle ceneri della Toleman. Nel 1994 e nel 1995, con Michael Schumacher come pilota, la porta alla vittoria mondiale. «Ma la Formula 1 non è uno sport, è un business», ripete. E lui da questo business (off-shore per definizione, fuori da ogni regola e da ogni trasparenza) ha saputo spremere miliardi. A trovare sponsor è bravissimo. Per il team spendeva molto, è vero, ma i suoi bilanci non hanno mai chiuso con disavanzi superiori ai 3 miliardi: la Benetton, dunque, ha ottenuto una copertura pubblicitaria planetaria, del valore di almeno 15 miliardi all’anno, con esborsi piccolissimi o addirittura, dopo il 1993, con un guadagno di alcune centinaia di milioni. Ma Briatore non sta fermo. Mentre macina soldi in Benetton, cura anche business in proprio: compra e rivende la Kicker’s (scarpe per bambini), acquista un’altra scuderia di Formula 1, la Ligier (dopo qualche tempo la rivenderà ad Alain Prost), prende una quota della Minardi, poi diventa socio del team Bar. Forse è troppo anche per Luciano Benetton, che nel 1996 divorzia dall’amico «un po’ teppista ma tanto simpatico». Niente di male, Briatore incassa una buonuscita di 34 miliardi (ma nulla È sicuro in questo campo) e subito si ripresenta con una sua azienda, la Supertech, in società nientemeno che con Ecclestone, che sviluppa i motori Renault e li fornisce a tre team, Bar, Williams, Benetton. Poi compra la casa farmaceutica Pierrel. E ora pensa al calcio. è juventino sfegatato, ma anche il football è per lui, più che uno sport, un business; il suo pensiero oggi è: come spremere soldi dal pallone? Ma apparire gli piace almeno quanto possedere. Le due cose si sono ben sposate nel Billionaire, discoteca con piscina ottagonale infarcita di vip a Porto Cervo, in Sardegna: buon investimento, ma soprattutto ottimo palcoscenico per le sue apparizioni in pantofoline di velluto bordeaux al fianco di Naomi Campbell (storia inventata, dicono i bene informati, dalla pierre Daniela Santanché da Cuneo, amica di gioventù di Briatore e oggi pasionaria di Alleanza Nazionale, novella Marta Marzotto della destra, consigliere provinciale a Milano e presidente nientemeno che della locale commissione cultura). Per Flavio Briatore la vita spericolata è diventata ormai vita dorata. Le brutte storie del passato nessuno le ricorda più. Il «Tribüla» di Cuneo è sparito: al suo posto, un uomo di successo, non raffinatissimo, ma ugualmente coccolato dai salotti di ogni tipo, in cui si rimpiangono gli anni Ottanta e si ripete il motto di Briatore: «Se vuoi, puoi».
(gb)

19 Commenti »

  1. Grande Flavio, grande Briatore, una vita al massimo, che è anche il titolo d’un film di Tony Scott, scritto da Quentin Tarantino, con Cristian Slater, Val Kilmer, Brad Pitt, Cristopher Walken, Patricia Arquette: http://italian.imdb.com/title/tt0108399/ .
    Un giorno dovremo dedicargli un sito web, BriatoreFunClub.com.
    Grande Flavio, grande Briatore.
    Saluti.
    Paolo Testa

    Commento di Paolo Testa — Gennaio 5, 2007 @ 3:03 pm

  2. Vedo che la mia vita la conoscete bene…un saluto a tutti…comunque la barca l’ ho cambiata…..

    Commento di FLAVIO BRIATORE — Gennaio 16, 2007 @ 12:36 am

  3. Caro Flavio lavoratore acerrimo ma chi non lo farebbe con tutto quello che hai avuto in cambio??é vero sono un pochino invidioso ma chi non lo sarebbe?donne motori denari fama….e chi più ce ne ha più ce ne metta..
    Comunque hai un fiuto da maestro..non a caso hai portato la f1 a livelli magnifici..se fossi al tuo posto però cercherei di valorizzare meno i bolidi e far emergere di più le capacità di guida dei piloti visto quello che guadagnano..ossia cerchiamo di distribuire i badget in maniera più uniforme in maniera che anche una ex minardi od una jordan riescano ad emergere ed a valorizzare i loro piloti e poi basta far correre solo quelli con la valigia piena..diamo la possibilità anche a chi la borsa ce l’ha vuota…non credi??Ti saluto e tanti auguri anche per la tua salute e se ti ricordi porta da parte mia un salutino anche a quella pazzarella di Naomi….Ciao bello!!!

    Commento di Paolo — Febbraio 26, 2007 @ 1:36 pm

  4. flavio ti adoro…vorrei ke fossi il mio uomo

    Commento di liliana — Marzo 18, 2007 @ 11:19 pm

  5. storia magnifica la sua… grande flavio

    Commento di ansia — Marzo 19, 2007 @ 3:49 pm

  6. un ottimo articolo con approfondimenti di cui nn ero al corrente!!!!

    Commento di stress — Marzo 19, 2007 @ 3:53 pm

  7. Grande Flavio!un esempio per tutti , un semplice uomo che emergendo dalla folla della vita comune.. si è impadronito delle opinioni delle circostanze e della fortuna..

    Commento di Filippo Umberto — Aprile 1, 2007 @ 8:43 pm

  8. Cioè leggete un articolo in cui si capisce che Briatore è arrivato dove è arrivato per via di frequentazioni mafiosi, giochi sporchi e totale mancanza di etica e voi dite Bravo! Grande!!! Ma che razza di gente sta crescendo in Italia???

    Commento di ESTEREFATTO!!! — Aprile 22, 2007 @ 1:42 pm

  9. Spero che i primi 7 commenti (ad eccezione del n.6) siano frutto di scherzi.

    Altrimenti c’è veramente da preoccuparsi.

    Commento di Antonio — Aprile 22, 2007 @ 3:02 pm

  10. Ciao ragazzi, purtroppo la gente in italia è impazzita, o imazzata…. Un pluri-pregiudicato presidente del consiglio, mafiosi che escono ed escono dal carcere dopo una manciata di giorni con leggi su misura o giudici compiacenti… Siamo allo sfacio (con Fascio omnipresente e Arraffone, leggi Arraffanza Nazionale). Volete farvi un’idea di chi è e chi sono i Big della Politica e dell’economia Italiana attuale (ma vengono da molto, molto lontano… ;) :

    http://www.societacivile.it/

    C’è da prender paura!!

    Commento di Gigio (gigiostars) — Aprile 23, 2007 @ 1:46 am

  11. Storia che nn conoscevo ma molto interessante. x quanto riguarda il soggetto un solo commento: VERGOGNATI
    e racconta al mondo tutte le verità che sai sui personaggi +/- loschi che hai frequentato e tuttora frequenti.
    Dio ti maledica.

    Commento di Christian — Maggio 3, 2007 @ 2:35 am

  12. Ciao, ho riportato il tuo post sul mio blog… anche se questo lo avevo già letto altrove: per curiosità quale è la tua fonte su internet?

    Commento di romacogitans — Maggio 18, 2007 @ 10:55 am

  13. caro sig. Briatore, sono un ragazzo di 21 anni, vorrei tanto far parte della tua scuderia. il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di diventare pilota di formula uno, ma sai quando uno non e nessuno……..ho una figlia di un mese che si chiama giusy pia.il mio num è 3201819283.fammi avverare il mio sogno

    Commento di fabio astorino — Agosto 7, 2007 @ 11:57 am

  14. è un uomo dalle indubbie capacità e credo che spesso le critiche gli vengano mosse per pura e semplice invidia.
    ma rappresenta l’Italia del “famo come cazzo ce pare”; un’Italia che personalmente odio e che vorrei vedere al muro fucilata.
    per questo non lo sopporto.

    Commento di Don Van Vliet — Agosto 11, 2007 @ 12:09 pm

  15. BUFFONE!

    Commento di Paolo — Agosto 14, 2007 @ 7:05 am

  16. BUFFONI sono tutti gli IPOCRITI INVIDIOSI che per arrivare dove è arrivato Briatore avrebbero fatto anche di peggio ma non ne sono mai stati capaci !!! Proprio come quelli che insultano da mattina a sera Berlusconi, ma ucciderebbero la propria madre per essere al suo posto !!! GRANDE FLAVIO, GRANDE SILVIO !!!

    Commento di RR — Agosto 27, 2007 @ 7:48 am

  17. Secondo me Briatore e’ un by-product mediatico ossia e’ il risultato di un continuo tormento generale ed un desiderio morboso di diventare potenti e abbienti.
    E’ vero sicuramete F.B. ha valorizzato quel poco di conoscenze che aveva e ha commercializzato e marketizzato se stesso alla grande, e questo gli ha permesso di fare il salto di “qualita’”verso forse un mondo che aveva sempre sognato, il tutto surrogato dal continuo giudizio del pubblico.
    In realta se si screma il tutto di F B non resta molto un diplomino superiore un po di inglese masticato per forza manie di grandezze e ninete piu’
    Aerodinamica, Fluidodinamica computazionale, etc chissa se FB sa e conosce la F1 e’ fatta anche di questo e molto molti calcoli

    Commento di Laura Masetta — Ottobre 20, 2007 @ 9:58 pm

  18. quando personaggi come Briatore , indiscutibilmente di successo , escono dal loro mondo per parlare alla gente comune di tasse sbagliate o di politica , allora non ci sto ed oltre agli difetti gli vedo anche una gran testa di c….

    Commento di franco — Novembre 8, 2007 @ 6:15 pm

  19. caro flavio,sono un geometra e imprenditore di gavetta.Ti scrivo come se ci conoscessimo da una vita;il percorso della mia vita a soli 33 anni sembra percorrere in parte della tua ,anche se di strada c’e ne’da fare ancora.Il lavoro,la scaltrezza,gli affari ,donne sport e vita mondana,sono elementi che poche persone,riescono a combinarli ,ove si riesce ad avere velocemente alti e bassi,ma cio piace.Vorrei avere quando avrai modo e tempo,parlare con te’o ancor prima con un tuo collaboratore d’investimeti su nuove costr.immobiliari ecc.nella costa abbruzzese e precisamente,tra tortoreto ove presente a costrui.il tuo caro amico Jarno Trulli e S.Benedetto Del tronto ove aprira’a breve un locale Umberto Smaila,in quanto vedo,da far sorgere un locale simile al Billionaire.Caro flavio ,se ti riesce fammi contattare al 3497145679 tanti auguri.

    Commento di ticchione antonio — Aprile 15, 2008 @ 9:58 pm

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