Uso Criminale dei Mass-Media - Fermate Berlusconi!!
Il dito e la luna (dal sito di Antonio di Pietro)
La libera informazione è alla base della democrazia, senza di essa ogni ordinamento democratico cessa di esistere. La commistione tra la politica e i media in Italia è così abnorme da risultare determinante per l’elezione di un presidente del consiglio e da influenzare l’opinione pubblica ogni giorno con notizie false e commenti tendenziosi fino alla sfacciataggine. Questo legame va tagliato in modo radicale. I politici non devono in alcun modo essere proprietari di giornali o di televisioni. Il Governo deve, su questo punto, essere deciso e rapido e eliminare, anche con un decreto legge, questa anomalia della democrazia in Italia. Non possiamo permetterci di affrontare nuove elezioni con un’informazione azzoppata dalle televisioni di Berlusconi.
Insieme alla volontà di controllo dell’informazione si sta inoltre manifestando da tempo la volontà di colpire il giornalismo libero ancora presente in Italia. Voglio essere molto chiaro: i politici non debbono interferire contro la pubblicazione di articoli che li riguardano con querele intimidatorie e con minacce nei confronti dei magistrati. Facciano politica, si occupino delle leggi, del programma e evitino di comprare banche per il partito o di interessarsi a gruppi editoriali. A quel punto nessuna intercettazione li metterà più in imbarazzo.
La politica richiede trasparenza, non si può pretendere di esercitarla nell’ombra, con strategie ignorate dagli elettori. Non è questa “l’intelligenza politica” che interessa agli italiani. I politici devono ricordarsi che rispondono solo al Paese, ai cittadini che gli pagano lo stipendio. L’arroganza e l’impunità di una classe politica che è stata definita, troppo benevolmente, come una casta, è arrivata al punto di voler impedire l’accesso di un giornalista di una testata considerata “non amica” a un aereo di Stato, come se fosse proprietà privata di un ministro e non invece “cosa pubblica”. Una classe politica senza pudore e assolutamente bipartisan nell’attaccare i giudici, che hanno solo rispettato la legge rendendo pubblici i verbali di Ricucci due anni dopo, e i giornalisti che esercitano il dovere di cronaca.
L’Italia dei Valori ha dato vita a una campagna permanente per “liberalizzare” l’informazione semilibera del nostro Paese. Lo farà con proposte di legge, incontri nelle città italiane con i cittadini, seminari. Al Senato si voterà a breve una legge sulle intercettazioni, il mio partito si impegnerà perchè non diventi un bavaglio imposto ai giornalisti. E se una legge liberticida dovesse passare, l’Italia dei Valori pubblicherà attraverso il suo sito e il mio blog i testi vietati ai giornalisti e chiunque potrà copiarli e diffonderli citando la fonte.
L’informazione libera permette al cittadino di valutare, giudicare l’operato di governo e opposizione, è uno strumento indispensabile per lo sviluppo della democrazia e per il buon governo. Nel mirino della politica oggi ci sono i giornalisti liberi, che per fortuna esistono ancora, e i magistrati. Invece di una autocritica si cerca di colpire chi evidenzia comportamenti anomali e ingiustificabili. Non si guarda alla luna, ma al dito che la indica.
PS:
vi invito a partecipare all’incontro di lunedì 25 giugno 2007 LA SCOMPARSA DELL’INFORMAZIONE. L’evento si terrà a Milano alle ore 20.45 presso la Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria Camperio. Oltre al sottoscritto interverranno Oliviero Beha, Peter Gomez, Katerina Kort e Giovanni Pons.
Clicca per informazioni sull’iniziativa: “La vera informazione garantisce la democrazia“.

Anche perché il responsabile Informazione, Marco Follini, non è l’omonimo di colui che approvò il decreto salva-Rete4 e la legge Gasparri: è sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la Corte europea ha raso al suolo il concetto di «regime transitorio» su cui si fondavano la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni.
Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa è anche la posizione Ue: se nel 2009 l’Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè: gli italiani pagheranno all’Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perché tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) è una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. È un dovere, punto e basta.

Prima che la campagna elettorale entri nel fuoco delle polemiche, e magari che Silvio Berlusconi torni davanti alla lavagna in tv per annunciare un nuovo piano di “grandi opere” irrealizzabili o che il cosiddetto “ambientalismo del fare” consumi quello che resta del territorio italiano, converrà ricordare a tutti i contendenti che c’è un’infrastruttura invisibile, immateriale e relativamente poco costosa, di cui il Paese ha urgente bisogno e che invece è rapidamente realizzabile: si chiama “broad band”, banda larga, vale a dire Internet veloce.