Angolo del Gigio

Dicembre 30, 2007

Il mostro di Firenze: quella piovra insinuata ai vertici dello stato.

Il mostro di Firenze:
quella piovra insinuata ai vertici dello stato.
Una strage di stato mai chiamata come tale
Prof. Paolo Franceschetti – 17 dicembre 2007 – http://paolofranceschetti.blogspot.com/

Premessa

Ho deciso di scrivere questo articolo dopo la vicenda del perito nella vicenda Moby Prince, sfuggito per miracolo alla morte; qualche giorno fa l’uomo, dopo essere stato narcotizzato da 4 persone incappucciate ed è stato poi messo in un auto a cui hanno dato fuoco. Si è salvato per un pelo, essendosi risvegliato in tempo dal narcotico. L’incidente è identico a molti altri capitati a testimoni di processi importanti della storia d’Italia. Non tutti però sanno che gli stessi identici incidenti sono capitati a molti dei testimoni nella vicenda del mostro di Firenze.
Nella vicenda del mostro di Firenze è stato scritto tanto. E i dubbi sono tanti. Pacciani era davvero colpevole? C’erano veramente dei mandanti che commissionavano gli omicidi? Pochi si sono occupati invece di un aspetto particolare di questa vicenda: i depistaggi, le coperture eccellenti, le morti sospette

La vicenda del mostro, in effetti, per anni è stata considerata come un giallo in cui occorreva trovare il serial killer. In realtà la vicenda può essere guardata da una prospettiva assolutamente diversa, cioè quella tipica di tutte le stragi di stato italiane: l’ostinato occultamento delle prove affinché non si giunga alla verità, grazie al coinvolgimento della massoneria e dei servizi segreti; l’inefficienza degli apparati statali nel reprimere queste situazioni; l’impreparazione culturale quando si tratta di affrontare questioni che esulano da un nomale omicidio o rapina in banca e si toccano temi esoterici.
Ripercorriamo quindi le tappe della vicenda per poi trarre le nostre conclusioni. Con la dovuta avvertenza che il nostro articolo non è volto a individuare nuove piste; non vogliamo discutere se Pacciani fosse o no colpevole, se il mostro fosse uno solo o fosse un gruppo organizzato, se dietro ai delitti del mostro ci sia la Rosa Rossa , come si è ipotizzato, o altre sette sataniche. Vogliamo analizzare la cosa dal punto di vista prettamente giuridico, evidenziando alcuni dati che nessuno finora ha abbastanza trattato.

Il processo Pacciani

Dal 1968 al 1985 vengono uccise otto coppie di giovani nelle campagne di Firenze. In 4 di questi duplici omicidi vengono prelevate delle parti di cadavere, seni e pube in particolare. Ricordiamoci questo particolare del pube, perché lo riprenderemo in seguito.
La vera e propria caccia al mostro comincia dopo il terzo omicidio, quando si capisce che dietro ad essi c’è la stessa mano.
Dopo errori giudiziari, e vicende varie, si arriva all’incriminazione di Pietro Pacciani nel 1994.

Appare chiaro che Pacciani è colpevole, o perlomeno che è gravemente coinvolto in questi omicidi. Gli indizi infatti sono gravi, precisi e concordanti: in particolare lo inchiodano il ritrovamento di un bossolo di pistola nel suo giardino, inequivocabilmente proveniente dalla pistola del mostro (una Beretta calibro 22); l’asta guidamolla della pistola del Mostro, inviata agli investigatori avvolta in un pezzo di panno identico a quello poi trovato in casa Pacciani; e soprattutto un portasapone e un blocco da disegno, di marca tedesca, che verrà riconosciuto come appartenente alla coppia tedesca uccisa dal mostro. C’era poi un biglietto trovato in casa sua, con scritto “coppia” e un numero di targa corrispondente a quello di una coppia uccisa. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali poi fecero il resto, mostrando che Pacciani mentiva, celando agli investigatori diverse cose importanti.

Eppure il processo fa acqua da tutte le parti. Tante cose, troppe, non quadrano in quel processo. Non quadra il movente, perché Pacciani – benché violento e benché in passato avesse già ucciso, per giunta con modalità che a tratti ricordano quelle di alcuni delitti – non sembra il ritratto del serial killer. Non quadrano alcuni particolari (ad esempio le perizie stabiliranno che l’uomo che ha sparato doveva essere alto almeno un metro e ottanta, mentre Pacciani è alto molto meno. Inoltre durante il processo alcuni dei suoi amici mentono palesemente per coprirlo, sembrando quasi colludere con lui.

Perché mentono?

In primo grado Pacciani verrà condannato. In secondo grado verrà assolto.

L’impianto accusatorio, in effetti, era abbastanza fragile. Però proprio il giorno prima della sentenza di secondo grado, la procura di Firenze riesce a trovare nuovi testimoni (quattro) che inchiodano Pacciani e soprattutto riescono a spiegare il motivo di alcune incongruenze. Due di questi testimoni infatti sono infatti complici di Pacciani e, autoaccusandosi, svelano che in realtà quei delitti erano commessi in gruppo.
Ma la Corte di appello di Firenze decide di non sentire questi testimoni, e assolve Pacciani. La sentenza verrà annullata dalla Cassazione, ma nel frattempo Pacciani muore in circostanze poco chiare. Apparentemente muore di infarto, ma Giuttari, il commissario che segue le indagini per la procura di Firenze, sospetta un omicidio.

Il caso Narducci

Nel 2002 l’indagine sul mostro si riapre, ma a Perugia. Per capire come e perché si riapre però dobbiamo fare un passo indietro.
Il 13 ottobre del 1985 viene trovato nel lago Trasimeno il corpo di un giovane medico perugino, Francesco Narducci. Il caso viene archiviato come un suicidio, anche se la moglie non crede a questa versione dei fatti. E sono in molti a non crederlo. Anzi, da subito alcuni giornali ipotizzano un coinvolgimento del Narducci nei fatti di Firenze.
Nel 2002 la procura di Perugia, intercettando per caso alcune telefonate, sospetta che il medico Perugino sia stato assassinato e fa riesumare il cadavere.

Il cadavere riesumato ha abiti diversi rispetto a quelli indossati dal cadavere nel 1985. Altri, numerosi e gravi indizi, nonché le testimonianze della gente che quel giorno era presente al ritrovamento, portano a ritenere che il cadavere ripescato allora non fosse quello di Narducci, e che solo in un secondo tempo sia stata riposta la salma del vero Narducci al posto giusto. Indagando sul caso, il PM di Perugia, Mignini, scopre che il giorno del ritrovamento le procedure per la tumulazione furono irregolari; che quel giorno sul molo convogliarono diverse autorità, tutte iscritte alla massoneria, come del resto era iscritto alla massoneria il padre del medico morto e il medico stesso. E si scopre che il Narducci era probabilmente coinvolto negli omicidi del mostro di Firenze. Anzi, forse era proprio lui che, in alcune occasioni, asportò le parti di cadavere.

Le indagini portano ad ipotizzare una pluralità di mandanti coinvolti negli omicidi del mostro, che commissionavano questi omicidi per poi utilizzare le parti di cadavere per alcuni riti satanici.
In particolare, il Lotti confessa che questi omicidi venivano pagati da un medico. E con un accertamento sulle finanza di Pacciani verranno trovati capitali per centinaia di milioni, di provenienza assolutamente inspiegabile.
Vengono mandati 4 avvisi di garanzia a 4 persone, tra cui il farmacista di San Casciano Calamandrei, un medico e un avvocato, che sarebbero i mandanti dei delitti del mostro di Firenze.

Mentre per occultamento di cadavere, sviamento di indagini e altri reati minori (che inevitabilmente andranno in prescrizione) vengono rinviate a giudizio il padre di Ugo Narducci, e i fratelli di Francesco; il questore di Perugia Francesco Trio, il colonnello dei carabinieri Di Carlo, l’ispettore Napoleoni, l’avvocato Fabio Dean e molti altri, quasi tutti iscritti alla stessa loggia massonica, la Bellucci di Perugia, e alcuni di essi, compreso il padre di Narducci, collegati addirittura alla P2. Appartengono alla P2 Narducci, il questore Trio, mentre l’avvocato Fabio Dean è il figlio dell’avvocato Dean, uno dei legali di Gelli.

Depistaggi

In questa vicenda sono presenti ancora una volta i servizi segreti e i loro depistaggi, nonché tutte le mosse tipiche che vengono attuate quando occorre depistare.
In pratica l’indagine conosce una prima fase, che arriva fino al processo di appello di Pacciani, in cui essa scorre senza problematiche particolari, tranne ovviamente quella tipica di ogni indagine, e cioè l’individuazione dei colpevoli.

Ma appena si apre la pista dei mandanti si scatena un vero inferno.

Anzitutto lo screditamento degli inquirenti, che vengono derisi, sminuiti; vengono continuamente sottolineati gli errori fatti da costoro (come se fosse semplice condurre un indagine del genere senza commetterne); la procura fiorentina viene spesso presentata dai giornali come una procura che vuole a tutti i costi incastrare degli innocenti; Giuttari viene presentato come uno che vuole farsi pubblicità; un pazzo che crede alla folle pista satanista; quando il commissario è vicino alla verità lo si isola, oppure si cerca di trasferirlo con una meritata promozione (che però metterebbe in crisi tutta l’inchiesta).
Più volte giornali e televisioni annunceranno scoop fantastici tesi a demolire il lavoro di anni della procura di Firenze, e di Perugia.
Alcuni giornalisti che ipotizzano il collegamento massoneria – delitti del mostro – sette sataniche vengono querelati anche se le querele verranno poi ritirate.

Vengono fatte indagini parallele e non ufficiali di cui non vengono informati gli inquirenti. Il PM Mignini scopre che dopo l’ultimo delitto del mostro la polizia di Perugia aveva indagato su Narducci e sul mostro, e ciò risulta dai prospetti di lavoro, datati 10 settembre 1985. Ma di queste indagini non viene avvisata la procura di Firenze.
Ma in compenso anche i carabinieri, per non essere da meno, fanno le loro indagini parallele di cui non informano gli inquirenti.
Alcuni carabinieri confidano che anni prima avevano fatto un’irruzione nell’appartamento fiorentino del Narducci per trovare le parti di cadavere che il Narduci teneva nell’appartamento, ma che erano stati “preceduti”. Anche di questi fatti la procura di Firenze non viene informata. Queste indagini parallele erano coordinate a Perugia dall’ispettore Napoleoni, che pare agisse addirittura all’insaputa del suo diretto superiore Speroni (così scrive Licciardi nel suo libro)

Su Narducci c’era un fascicolo da tempo, ma il fascicolo venne smarrito, e ritrovato dopo anni privo di varie parti.
Così come scomparvero misteriosamente molti reperti che erano stato acquisiti durante le indagini, come la famosa pietra a forma di piramide trovata sulla scena di uno dei delitti.
Non manca poi – stando alla ricostruzione di Giuttari nel suo libro – anche il procuratore capo di Firenze, Nannucci (che è sempre stato contrario all’indagine sui mandanti) che avvisa un indagato, il giornalista Mario Spezi, dell’imminente indagine; questo fatto verrà segnalato alla procura di Genova che però archivierà la posizione del procuratore.
Infine, ci sono gli immancabili depistaggi dei servizi segreti deviati. Il Sisde aveva già dai tempi del terzo delitto preparato un dossier che ipotizzava che non fosse coinvolto un solo serial Killer, ma i componenti di una setta satanica che agivano in gruppo, e ciò appariva evidente da alcuni particolari della scena del delitto. Ma questo dossier – che porta la data del 1980 – non viene mai consegnato agli inquirenti di Firenze.

Il dossier era firmato da Francesco Bruno, consulente del Sisde.

In totale, sono tre gli studi commissionati dal Sisde che si persero misteriosamente per strada e non arrivarono mai sulle scrivanie degli inquirenti fiorentini. Guarda caso proprio quei dossier che ricostruivano la pista dei mandanti plurimi e delle messe nere.
Ma qualche anno dopo Francesco Bruno, intervistato, sosterrà che a suo parere il serial Killer è un mostro isolato, ancora in libertà.

Morti sospette

Ci sono poi le solite morti sospette tipiche di tutte le grosse vicende giudiziarie italiane. Una vera strage, in realtà. O meglio, una strage nella strage. La prima morte sospetta è quella del medico Perugino trovato morto nel lago Trasimeno. Poi la morte di Pacciani per la quale la procura di Firenze apre un fascicolo per omicidio.

E poi la solita mattanza di testimoni.

Elisabetta Ciabiani, una ragazza di venti anni che aveva lavorato nell’albergo dove Narducci e la sua loggia massonica si riunivano e che aveva rivelato al suo psicologo, Maurizio Antonello (fondatore dell’Associazione per la ricerca e l’informazione delle sette) il nome di alcuni mandanti del mostro e aveva rivelato il coinvolgimento della Rosa Rossa nei delitti: Elisabetta verrà trovata uccisa a colpi di coltello, compresa una coltellata al pube, ma il caso venne archiviato come suicidio. Mentre lo psicologo Maurizio Antonello verrà trovato “suicidato”, impiccato al parapetto della sua casa di campagna.

Renato Malatesta, marito di Antonietta Sperduto, l’amante di Pacciani, che viene trovato impiccato, ma con i piedi che toccano per terra; uno degli innumerevoli casi di suicidi in ginocchio, che non fanno certo l’onore delle nostre forze di polizia subito pronte ad archiviare il caso come suicidio nonostante l’evidenza dei fatti.
Francesco Vinci e Angelo Vargiu, sospettati di essere tra i compagni di merende di Pacciani (il primo è anche amante di Milva Malatesta) trovati morti carbonizzati nell’auto.
Anna Milva Mattei, anche lei bruciata in auto.
Claudio Pitocchi, morto per un incidente di moto, che sbanda ed esce di strada all’improvviso, senza cause apparenti. Anche questa è una modalità che troviamo in tutte le vicende italiane in cui sono coinvolti servizi segreti e massoneria: Ustica, soprattutto, e poi nel caso Clementina Forleo, di cui ci siamo già occupati.

Milva Malatesta e il suo figlio Mirko, anche loro trovati carbonizzati nell’auto; una fine curiosamente simile a quella che volevano far fare al perito del Moby Prince poche settimane fa. La stessa tecnica. Così come la tecnica dei suicidi in ginocchio è identica a quella dei morti di Ustica e di tutte le altre stragi che hanno insanguinato l’Italia. Tecniche identiche, che fanno ipotizzare una firma unica: quella dei servizi segreti deviati.

Rolf Reineke, che aveva visto una delle coppiette uccise poche ore prima della loro morte, che muore di infarto nel 1983.
Domenico, un fruttivendolo di Prato che scompare nel nulla nell’agosto del 1994 e venne considerato un caso di lupara bianca.
Il proprietario di Villa Verde, o Villa Poggio ai Grilli, dove secondo Giuttari, e stando ai racconti di Pacciani, si tenevano le messe nere, che muore di infarto. Secondo la moglie è morto di infarto per il trauma delle perquisizioni illegittime e immotivate degli inquirenti.
E poi ce ne sono tanti altri. C’è il caso di tre prostitute, una suicidatasi, e due accoltellate, che avevano avuto rapporti a vario titolo con i compagni di merende, e chissà quanti alltri di cui si non si saprà mai nulla.

Un discorso a parte va fatto per Luciano Petrini. Consulente informatico, nel 1996 avvicinò una persona (anche lei testimone al processo) Gabriella Pasquali Carlizzi, dandogli alcune informazioni sul mostro e mostrando di sapere molto su questa vicenda; ma il 9 maggio fu ucciso nel suo bagno, colpito ripetutamente con un porta asciugamani a cui tolsero la guarnizione per renderla più tagliente. Nella casa non compaiono segni di scasso o effrazione. Conclusioni: omicidio gay. Nessuno prende in considerazione altre piste. Nessuno prende in considerazione – soprattutto – l’ipotesi più evidente: Petrini aveva svolto consulenza nel caso Ustica, sul suicidio del colonnello dell’aereonautica Mario Ferraro, quel Mario Ferraro che venne trovato impiccato al portasciugamani del bagno. Ma il fatto che sia stato ucciso – guarda caso – proprio con un portasciugamani, non induce a sospettare di nulla. Omicidio gay!!!.

Conclusioni

La verità sul mostro di Firenze non si saprà mai. Non si sapranno mai i nomi dei mandanti, perlomeno non di tutti.
In realtà, in questa vicenda molte cose sono chiare, molto più chiare di quanto non sembri a prima vista. Leggendo attentamente i fatti e i documenti è possibile farsi un’idea della vicenda, e delle motivazioni che spingono alcune delle persone coinvolte. Ma non è mio intendimento fare ipotesi, smontare tesi o costruirle. Non mi interessa poi così tanto capire se Pacciani era il vero mostro o fu solo incastrato. Se Narducci era il mostro, o se erano altri. Se Pietro Toni, il procuratore che chiese l’assoluzione di Pacciani e definì“aria fritta” l’ipotesi dei mandanti sia in mala fede oppure se gli sia sfuggito un “leggerissimo” particolare: che una simile mattanza di testimoni e di occultamenti presuppone un’organizzazione dietro tutto questo. E che a fronte dei depistaggi, delle sparizioni di fascicoli, dei tentativi di insabbiamento, l’ipotesi del mandante isolato diventa fantascientifica, perché in tal caso si impone di presupporre che tutti gli investigatori che si sono occupati delle vicende del mostro siano impazziti o si siano messi d’accordo per fregare Pacciani e gli altri e che tutti i testimoni siano morti per delle coincidenze.

Atteniamoci quindi ad un dato di fatto.

Quando in un indagine importante compare il binomio massoneria – servizi segreti, questo binomio indica che sono coinvolti dei mandanti eccellenti, al di là di ogni immaginazione. Ancora una volta la massoneria deviata riesce a mostrare tutta la sua forza, riuscendo a tacitare ogni tipo di delitti, purché siano coinvolte persone a loro legate. Non solo colpi di stato, stragi e altro, ma addirittura delitti come quelli del Mostro di Firenze. Il che porta a concludere che anche i morti legati alla vicenda Mostro di Firenze, che non sono solo le sedici vittime ufficiali, ma anche tutte le altre (i testimoni soppressi brutalmente e gli omicidi non individuati ufficialmente) possono essere considerati una strage di stato. L’ennesima strage compiuta con la connivenza di pezzi dello stato, resa possibile sia dalle complicità ad alto livello, sia dall’ignoranza degli organi investigativi, dalla loro impreparazione riguardo al modus operandi e alla struttura delle logge massoniche deviate e in particolare delle sette sataniche.

Ancora una volta viene in evidenza poi la totale inutilità delle norme giuridiche e processuali. Finché un PM che avvisa un indagato commetterà un reato minimo; finché l’occultamento di prove o di un fascicolo agli inquirenti, subirà un pena minima, destinata tra l’altro ad andare in prescrizione; finché l’operato dei servizi segreti rimarrà sempre impunito in nome del cosiddetto segreto di stato; finché il tempo massimo per le indagini preliminari, anche in reati così complessi, continueranno ad essere due anni; finché avremo questo sistema, insomma, la macchina giudiziaria sarà sempre paralizzata nel perseguimento di questo tipo di delitti, cioè i delitti che vedono coinvolti, a vario titolo, i colletti bianchi nel coprirsi a vicenda i reati da ciascuno di loro commessi.

Finisco questo articolo riportando le parole di un mio amico di infanzia, ufficiale dei carabinieri di un paese della Toscana. Mi ha detto: “Certo Paolo che dietro ai delitti del mostro di Firenze ci sono alcune sette sataniche legate a logge deviate della massoneria. I fatti di Perugia parlano chiaro. Noi spesso sappiamo chi sono e cosa fanno certi personaggi. Ma abbiamo l’ordine di non indagare. Vedi… Un tempo, se toccavi il tasto mafia – politica e indagavi su questo filone, o scrivevi un pezzo di giornale, morivi. Oggi la politica ha capito che è inutile uccidere per questo, perché i magistrati si possono trasferire, i reati vanno in prescrizione… insomma ci sono altri mezzi per insabbiare un’inchiesta. Ma il tasto delle sette sataniche, e dei coinvolgimenti eccellenti in queste sette, non si può toccare, altrimenti si muore. Pensa che ogni anno, in Italia, spariscono migliaia di bambini. Oltre ai dati ufficiali della polizia di stato, ce ne sono molti altri, Rom, immigrati clandestini, ecc. che non compaiono nelle statistiche. E questi bambini finiscono nel circuito delle sette sataniche, che sono collegate spesso al circuito dei sadici e pedofili, che pagano cifre astronomiche per video ove i bambini muoiono veramente”. E mi ha anche detto i nomi di alcune persone coinvolte, tra l’altro chiaramente ricavabili dal fatto di essere proprietarie dei luoghi in cui si svolgevano questi riti.

Questo mio amico non sapeva, all’epoca, che ero coinvolto anche io in vicende che riguardavano la massoneria deviata e raccontò queste cose con tranquillità, davanti alla mia fidanzata dell’epoca, mentre eravamo seduti in un bar. Tempo dopo, quando lo venne a sapere, e gli feci delle domande, negò di avermi mai dato quelle informazioni.
Ma, lo ripeto, quello che importa non sono i nomi. Non è se Tizio o Caio sia coinvolto, e in che cosa sia coinvolto. Anche perché il singolo nome talvolta può essere il frutto di un errore, di un tentativo di screditare qualcuno. E francamente a me non è questo che fa paura.
Ciò che fa paura è la vastità delle connivenze; il fatto che per delitti di questa gravità ed efferatezza ci possano essere coperture eccellenti e che la macchina della giustizia sia paralizzata. Il fatto che gli organi investigativi siano impreparati quando si affrontano vicende che sfiorano l’esoterismo e i servizi segreti deviati.

Eppure la vicenda del Mostro di Firenze dovrebbe interessare tutti, non solo gli amanti dei gialli, dell’horror e dell’esoterismo. 18 vittime ufficiali che potevano essere nostri amici, nostri partner, o potevamo essere noi; decine di vittime nella mattanza dei testimoni e delle persone coinvolte; centinaia di famiglie inconsapevoli coinvolte nella vicenda, che escono distrutte, alcune perché vittime del mostro, altre perché sospettate di essere familiari di un mostro. Il vero mostro in questa vicenda, non è solo chi ha ucciso ma anche tutte le persone che hanno coperto la verità, che in virtù dei loro legami con la massoneria deviata o con pezzi deviati dello stato hanno coperto, colluso, e taciuto. Il vero mostro è la massoneria deviata, che come una piovra si è insinuata in tutti i punti vitali dello stato. Il mostro di Firenze è solo uno dei suoi tentacoli.

Bibliografia

Se molti in questi anni hanno cercato di nascondere la verità, è anche vero che, come dice un detto famoso, la verità non si può nascondere per sempre. Per chi vuole cercarla e capire segnaliamo due testi.

Michele Giuttari, Il mostro anatomia di un indagine, BUR.

Una cosa che mi colpisce leggendo il libro di Giuttari è che quando parla dei depistaggi e degli occultamenti vari non nomina mai la massoneria. Parla di un “partito avverso”. Anche se, leggendo, non è difficile intuire cosa sia questo partito avverso, non si capisce se la cosa sia voluta o casuale.
Questi legami vengono descritti meglio nel libro:
Luca Cardinalini, Pietro Licciardi, La strana morte del dottor Narducci, ed. Deriveapprodi.
E’ Licciardi che definisce il Mostro di Firenze “una piovra che si insinua nello stato”.

Tratto dal sito: www.disinformazione.it

8 Commenti »

  1. I delitti collaterali nella tragica vicenda del cosidetto “Mostro di Firenze” dimostrano che il Mostro non era solo ma alla base c’era una bella congrega di assassini. Altrimenti un serial-killer solitario non può depistare,ammazzare, insabbiare, crare quel caos che si è generato intorno a questa macabra storia.Roby Fiasconaro

    Commento di roberto fiasconaro — Agosto 23, 2008 @ 8:38 am

  2. Prof.Franceschetti anche se non vuole entrare nel merito della colpevolezza di Pacciani per poi smentirsi poche righe dopo dicendo “appare chiaro che Pacciani è colpevole” io non condivido la sua opinione.
    Ritengo ad oggi l’ipotesi del singolo serial killer quella piu’ plausibile (e per esser precisi la pista sarda quella battuta per prima dal comandante dei Carabinieri Rotella)quanto meno l’unica in grado di dare una spiegazione alla connessione tra il delitto del ‘68 e quelli seguenti.
    Le prove a carico di Pacciani sono una cartuccia inesplosa di una calibro 22 che guarda caso viene scoperta dalla polizia dopo che i carabinieri che avevano setacciato anche loro tutto la casa se ne erano andati stesso discorso per il panno in cui l’asta spingi-molla era avvolto…. ritrovamenti ad hoc per una accusa che stava lentamente crollando anche perche’ basata su testimonianze di persone dalla moralita’ del tutto discutibile (Lotti, Nesi,Ghiribelli) disposte a ricordarsi le cose al momento giusto forse solo per un fiasco di vino (2 su 3 di queste persone sono morte di cirrosi epatica)senza tralasciare l’indimenticabile G. Carlizzi che vede questa benedetta Rosa Rossa ovunque, la vede che butta giu’ le torri gemelle, la vede nel nome della figli di Tom Cruise insomma pare fare la PR per questa setta.
    Se non ci fosse stata l’aspirazione a posti di comando come puo’ esser una procura antimafia, se non ci fosse stata la voglia di far carriera a discapito della verita’o il bisogno di pubblicizarsi forse oggi sapremmo chi e’ veramente il mostro.
    Cordialmente

    Commento di W Valeri — Ottobre 2, 2008 @ 9:21 pm

  3. credo le siano sfuggiti diversi particoari che io le rammento.la pistola era la stessa anche nel delitto de 1968 quello in cui furono indagati i Vinci e il Mele,nei primi delitti l’assassino non mutila il corpo della vittima e quindi non avrebbe acun feticcio per i riti satanici presunti,la patologia di cui soffriva il mostro è chiaramente compatibile con quella di un serial killer per libidine e non certo con quella di sicari di sette sataniche,la lettera che il mostro manda al pm Della Monica è un chiaro tentativo di sfida che un seria kier fa alle forze dell’ordine e non troverebbe alcuna spiegazione nel caso si sospettasse di sette esoteriche.per di piu è lo stesso impianto accusatorio di Giuttari,che ha portato a processo solo gli ultimi 4 omicidi non riuscendo a trovare legami con gli atri delitti,a dimostrare come la tesi di Pacciani dei compagni di merende e dei mandanti sia solo un modo per trovare dei capri espiatoi,chiudere le indagini e soprattutto guadagnare tanta pubblicita sulla pelle di 16,e non 18 come lei erroneamente scrive,giovani vite stroncate dalla furia di un maniaco solitario.distinti saluti

    Commento di marco — Novembre 17, 2008 @ 12:50 pm

  4. L’unica verità certa ma tenuta nascosta è che Pacciani e company con il mostro di Firenze non hanno niente a che fare,un inchista fu aperta dopo che nel febbraio 2001 un funzionario della scientifica,7 anni dopo il primo processo si prese l’onere di visionare le video cassette che furonoche furono girate il giorno della perquisizione nell’orto del Pacciani.Vi parteciparono solo come osservatori i componenti della S.A.M. e prima che cominciasse la perquisizione da parte della scientifica e dei vigili del fuoco,effettuata con sofisticati macchinari fatti venire da Roma,il dott.Perugini spiegà il motivo per cui lui e i suoi uomini osservavano solamente,disse che non voleva che la gente sospettasse che lui o qialcuno dei suoi uomini “seminasse” prove false..
    Era una giornata nuvolosa,i giorni precedenti era piovuto molto per cui a terra furono distesi i paletti di cemento delle vigne per non sporcarsi le scarpe ci camminavano sopra.
    La perquisizione terminò alle 17,erano delusi in quanto l’esito fu negativo nel terreno scandagliato non fu trovato niente,mesti mesti in fila indiana se ne stavano andando,quando,l’occhio di lince del dott.Perugini (era nuvoloso..)notò un luccichio provenire da un grumo di terra,si chinò,raccolse la zollala frantumò e sorpresa delle sorprese saltò fuori come per incanto il proiettile cal 22 serie h unica prova certa non è….
    Non lo è perchè già un perito balistico al processo Pacciani dichiarò che come minimo quel proiettile è rimasto interrato un anno,secondo voi dopo un anno luccicherebbe o si dovrebbe ossidare?
    E arriviamo al 2001….quando il solerte funzionario della scientifica visionando tutte le cassette,rimase basito,in quanto anche se nelle immagini non compariva niente di particolare(il ritrovamento del proiettile non fu ripreso..)nell’audio dell’ultima cassetta girata c’era la registrazione di un dialogo tra Perugini e l’operatore della scientifica,il contenuto era questo…SI sentì la voce del Dott.Perugini che domandava all’agente della scientifica se lo avesse trovato lui il proiettile e questi rispose affermativamente dicendo “si l’ho trovato io mi c’è caduto l’occhio sopra….
    Se le cose stessero così Perugini avrebbe commesso il reato di spergiuro in quanto al Processo Pacciani dichiarò di averlo trovato lui..
    Fu aperta un inchiesta e cosa strana questa inchiesta invece di passare alla procura di Bologna in quanto l’indagine riguardava un funzionario della polizia di Firenze (che conosceva tutti e che avrebbe potuto inquinare le prove),rimase qui,ma la cosa più strana è che fu affidata all’unico magistrato che proprio essendo stata la pubblica accusa del processo Pacciani e che era pappa e ciccia con Perugini…e siccome straccio non può parlare male di cencio….di quell’inchiesta non si è saputo niente….Se si fosse appurato che effetivamente la registrazione delle voci corrispondeva a una manomissione della prova principale,.avremmo avuto almeno una certezza,il Pacciani era innocente ed aveva ragione il Mag Rotella P.M. del processo Pacciani II ad assolvere lui e tutti gli altri imputati in quanto innocenti dicendo anche che tulle le indagini erano state fate con i piedi……
    Sapete che se non è stato perso trai reperti del duplice omicidio di Susanna Cambi e Stefano Baldi ci dovrebbe essere un ciuffo di capelli del Mostro? Fu ritrovato tra le mani di Susanna,se non fosse stato perso si potrebbe risalire al DNA del mostro e compararlo con quello del Pacciani,almeno si saprebbe se era colpevole o innocente…
    Io so solo una cosa certa ,che abbiamo assistito a un atragica farsa,una presa in giro che continua tutt’oggie che continua a costare un sacco di soldi alla collettività

    Commento di marcello_fi — Novembre 21, 2008 @ 3:54 am

  5. Ciao Marco, le vittime del mostro di Firenze non sono 18 nè 16 ma 14 il delitto di lastra a signa non rientra tra i dellitti del Mostro,fu un delitto passionale dei sardi,che gettarono la cal 22 scarica …in un canneto,,,un guardone che quella volta assistè al duplice omicidio e raccolse l’arma che fu gettata dai Sardi in quel canneto dove lui era nascosto.Sicuramente larma era scarica perchè se io andassi a uccidere mia moglie non mi porterei dietro circa 200 proiettili sapendo che quelli del caricatore bastano e avanzano. Ipotizzo che successivamente a quel duplice omicidio passionale chi raccolse l’arma conoscesse di vista almeno uno dei sardi che erano presenti e che li ricattò in qualche modo chiedendo come prezzo del silenzio tutti i colpi che avevano e loro gli consegnarono la scatola piena di proiettili…
    Rende ancor più autentica questa ipotesi ciò che accadde dopo il duplice omicidio di Montespertoli,una lettera anonima fu spedita al marisciallo Fiore che consigliava il marisciallo di andare a rileggersi gli atti relativi a un vecchio delitto passionale avvenuto a signa nel 1968,il marisciallo andò in archivio e nell’incartamemento trovò un bossolo cal22 serie h che avrebbe dovuto essere gia distrutto da tempo..Facendo la comparizione con bossoli dei delitti di coppia precedenti si resero conto erano tutti stati sparati dalla stessa pistola che iniziò la mattanza nel 1968.
    E naque così l’equazione :unica arma unico assassino….infatti ad ogni successivo delitto ripartivano dalla pista sarda e signa…commettendo l’errore che ha prodotto i risutati che sono sotto gli occhi di tutti..
    Sono convinto che l’autore della lettera anonima era uno dei sardi che assistè o commise il primo omicidio che, quando si rese conto che la pistola che avevano gettato continuava a spargere sangue innocente,cercò in qualche modo di avvisare non solo la forza pubblica e la colettività ma inviò anche un avvertimento silenzioso al Mostro di Firenze per fargi capire che era meglio che smettesse perchè lui si era accorto e avrebbe potuto denunciarlo,ma il mostro continuò la sua mattanza…
    E forse i suoi delitti in totale sono 20,nessuno si ricorda del selia killer di prostitute e gay che hanno iniziato a uccidere a firenze dopo il 1980 e che per coincdenza hanno smesso di ammazzare poco prima del settembre del 1985? E che in diverseoccasioni questi delitti siano avvenuti o qualche giorno prima o qualche giorno dopo quelli effettuati dal Mostro.
    Credo che non vi sia mai stato nessun serial killer ma un pazzo che per ottenere dal Demonio il potere stipulò un pattp scellerato che consisteva nell’uccidere 20 persone per poter ottenere il potere terreno….

    Commento di marcello_fi — Novembre 21, 2008 @ 4:35 am

  6. Ciao Marco, le vittime del mostro di Firenze non sono 18 nè 16 ma 14 il delitto di lastra a signa non rientra tra i dellitti del Mostro,fu un delitto passionale dei sardi,che gettarono la cal 22 scarica …in un canneto,,,un guardone che quella volta assistè al duplice omicidio e raccolse l’arma che fu gettata dai Sardi in quel canneto dove lui era nascosto.Sicuramente larma era scarica perchè se io andassi a uccidere mia moglie non mi porterei dietro circa 200 proiettili sapendo che quelli del caricatore bastano e avanzano. Ipotizzo che successivamente a quel duplice omicidio passionale chi raccolse l’arma conoscesse di vista almeno uno dei sardi che erano presenti e che li ricattò in qualche modo chiedendo come prezzo del silenzio tutti i colpi che avevano e loro gli consegnarono la scatola piena di proiettili…
    Rende ancor più autentica questa ipotesi ciò che accadde dopo il duplice omicidio di Montespertoli,una lettera anonima fu spedita al marisciallo Fiore che consigliava il marisciallo di andare a rileggersi gli atti relativi a un vecchio delitto passionale avvenuto a signa nel 1968,il marisciallo andò in archivio e nell’incartamemento trovò un bossolo cal22 serie h che avrebbe dovuto essere gia distrutto da tempo..Facendo la comparizione con bossoli dei delitti di coppia precedenti si resero conto erano tutti stati sparati dalla stessa pistola che iniziò la mattanza nel 1968.
    E naque così l’equazione :unica arma unico assassino….infatti ad ogni successivo delitto ripartivano dalla pista sarda e signa…commettendo l’errore che ha prodotto i risutati che sono sotto gli occhi di tutti..
    Sono convinto che l’autore della lettera anonima era uno dei sardi che assistè o commise il primo omicidio che, quando si rese conto che la pistola che avevano gettato continuava a spargere sangue innocente,cercò in qualche modo di avvisare non solo la forza pubblica e la colettività ma inviò anche un avvertimento silenzioso al Mostro di Firenze per fargi capire che era meglio che smettesse perchè lui si era accorto e avrebbe potuto denunciarlo,ma il mostro continuò la sua mattanza…
    E forse i suoi delitti in totale sono 20,nessuno si ricorda del selia killer di prostitute e gay che hanno iniziato a uccidere a firenze dopo il 1980 e che per coincdenza hanno smesso di ammazzare poco prima del settembre del 1985? E che in diverseoccasioni questi delitti siano avvenuti o qualche giorno prima o qualche giorno dopo quelli effettuati dal Mostro.
    Credo che non vi sia mai stato nessun serial killer ma un pazzo che per ottenere dal Demonio il potere stipulò un patto scellerato che consisteva nell’uccidere 20 persone per poter ottenere il potere terreno….

    Commento di marcello_fi — Novembre 21, 2008 @ 4:36 am

  7. Signori,a decine hanno scritto libri sul mostro di firenze ma nessuno di questti è degno di note,sono solo supposizioni,senza alcuna prova ma la cosa peggiore è che funzionari dello stato abbiano approfittato della propria posizione per speculare sui cadaveri dei ragazzi….La prima cosa che fece Giuttarri,quando si sedette sulla poltrona che era stata del dottor Perugini,anche per vale il medesimo discorso,chissa perchè quella poltrono trasformi tutti in scrittori,forse è magica,i loro diretti superiori avrebbero dovuto.,visto che l’oro l’etica se l’erano scordata a casa,proibire qualsiasi tipo di commercio dutante il servizio:Questi Servitori dello stato non avrebbero potuto approfittare di materiale attinente ale indagini per speculare su una vicenda che ha fatto virere intere generazioni di ragazzi col terrore di rrecarsi a pomiciare in campagna…Trovo abberrante il loro comportamento……

    Commento di marcello_fi — Novembre 21, 2008 @ 12:15 pm

  8. Sapete che il Mostro di Firenze è veramente un ottimo giocatore di scacchi?
    Io me la cavo a giocare a scacchi e da come è riuscito a manipolare le indagini,sin da subito mi sono reso conto della sua bravura.
    Lo scacco al re lui lo dette la notte del duplice omiocidio di San Casciano,quando dopo aver effettuato la sua ultima orribile mutilazione nei confronti di Nadine per correggere e porre rimedio all’unico errore che lui aveva commesso nella sua lunga carriera spedi adl Mugello e precisamente da San pietro a Sieve la famosa busta che conteneva un lembo di pelle se non erro del seno della povera Nadine..
    Tale missiva non era diretta alla procura o alla squadra antimostro ma fu indirizzata esclusivamente al Magistrato Silvia Della Monica che grazie al fatto che la notte in cui furono uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini lei era il magistrato di turno per cui quel duplice omicidio(molto particolare..)toccò a lei,e cosi rientrò a far parte del pool di magistrati che investigavano sul Mostro e quindi fu lei che parlò con gli amici e i familiari dei ragazzi uccisi,e sono convinto che senza saperlo lei abbia parlato anche con l’uomo che tali delitti aveva commesso e che durante il loro colloquio lei abbia detto un qualcosa che ha allarmato l’uomo che era dinanzi a lei,che sicuramente pensò Silvia della Monica stava diventando molto pericolosa e che avrebbe dovuto escogitare qualcosa per cercare di allontanare lei dalle indagini…
    Il mostro commise se non proprio un errore,un atto di superbia proprio nel duplice omicidio del 1984 quando infierì in modo molto particolare sui cadaveri deio ragazzi, a Pia incise dei tagli intorno al collo gli asportò il seno e la vagina e poi inflisse sempre con l’arma da taglio deicolpi sui testicoli del ragazzo..Pur essendo uguali agli altri omicidi il modus operandi cambi0,come se lui volesse far risaltare quel duplice omicidio nei confronto degli altri,come se avesse un significato particolare…Sono convinto che ripartendo proprio da quel duplice omicidio,e analizzando al microscopio e facendo mente locale,tralasciando le indagini errate fatte sino a quel momento,si potrebbe arrivare alla verità..
    Quella busta a Silvia Della Monica fu diretta esclusivamente a lei,non perchè lei fosse una donna,come ipotizzarono i quotidiani del tempo,ne per sfidare la procura ma Esclusivamente fu diretto a Silvia della Monica come avvertimento o minaccia per il suo ruolo di Magistrato.
    Chissa se lei si sia mai chiesta come mai fu scelta come bersaglio dal Mostro,io al suo posto mi sarei domandato :
    Cosa posso aver fatto o detto per entrare nel suo mirino.
    Se si tratta realmente di un avvertimento o minaccia nei miei confronti signfica che in qualche modo sono entrato in contatto direttamente o indirettamente con lui.
    Mi sarei chiesto potrebbe esserci stata tale occasione e mi sarei resa conto che probabilmente l’unica occasione fu quella del duplice delitto di Vicchio e che lì andava ricercato il movente di quell’avvertimento o minaccia.
    Ma le cose non andarono così,per motivi di sicurezza lei fu estromessa dalle indagini,e questo fu ciò che il mostro sperava accadesse.
    Ma questo non fu il solo beneficio che lui ottenne,nn so se fu voluto o fortuito ma ne ottenne un altro.
    Dopo che arrivò quella busta il dott:perugini in un intervista al TG rilasciò una dichiarazione in cui disse:”il mostro crede di essere furbo,vuole farci intendere che abita nella zona del Mugello mentre in realtà lui abita da tutt’altra parte…”
    E invece io sono certo che realmente iol mostro a quel tempo abitava nel Mugello e che abbia spedito quella missiva quando si era messo al sicuro…
    Non scordiamoci che anche se fatti male in quel periodo vi erano posti di blocco dappertutto e iop se fossi stato il mostro la busta l’avrei spedita o vicino al luogo sdel duplice delitto di San Casciano se ne avessi avuto l’opportunità,ma siccome ciò non accadde presumo che lungo il tragitto non abbia trovato una cassetta della posta,in quanto sicurmente dagli scopeti di San Casciano ha scelto come via di fuga prima la superstrada siena firenze e poi da li si sia immesso direttamente in autostrada dirigendosi a Borgo San lorenzo evitando i posti di blocco e occhi indiscreti..
    Non essendo Dio mai avrei percarso 60/70 km sia per andare che per tornare,solamente per imbucare una busta da San Piero a Sieve,correndo il richio di poter bucare una gomma,di rimanere coinvolto in un incidente,di incappare in un posto di blocco o rimanere vittima di qualsiasi altro incresciosa fatalità
    Niente di più semplice che spedirla da un luogo a poca distanza da casa mia..E cosi fece prendendo due piccioni con una fava e raggiungendo coì lo scopo che si era prefissato,,,Aveva eliminato dalla scena il suo incubo peggiore…Silvias Della Monica……..

    Commento di marcello_fi — Novembre 21, 2008 @ 1:13 pm


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