Angolo del Gigio

Luglio 7, 2007

Lo 007 Pompa: “Il generale di Berlusconi tramava con la sinistra”

Lo 007 Pompa: Tricarico da Palazzo Chigi inviava rapporti contro il premier Berlusconi.

Mancino e TricaricoROMA -Tra i tanti «nemici» che nel 2001 il Sismi di Pio Pompa vedeva attorno alll’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, c’era un generale che aveva un ufficio a Palazzo Chigi e che il nuovo premier si era ritrovato come addetto militare, Leonardo Tricarico, dell’Aeronautica militare, chiamato a quel ruolo da D’Alema e poi confermato da Amato.

Il generale Tricarico - che comunque nel 2002 e 2003 ha organizzato vertici internazionali di grande prestigio e poi era stato nominato Capo di stato maggiore dell’Aeronautica - si era meritato un lungo e articolato dossier. Nome in codice, «Rik». Ne viene fuori un quadro paranoico in cui magistrati, uomini delle Forze armate, Quirinale, tramano assieme a esponenti diessini per pugnalare alle spalle Berlusconi.

«Nell’ottica di una strategia, volta a perseguire ambiziosi obiettivi personali - è l’incipit del documento rinvenuto dai magistrati nell’archivio occulto di via Nazionale - egli avrebbe mantenuto solidi collegamenti con l’opposizione appoggiandosi in particolare a Folena, che fungerebbe da “trade union” (sic), e ad altri elementi di spicco come Violante, Cesare Salvi, e Brutti facenti parte, tra l’altro, del comitato interno per la sicurezza del partito dei Democratici di sinistra».

La causa di Cofferati

Il generale di Palazzo Chigi, che Pompa considera un dalemiano, però a un certo punto avrebbe uno sbandamento ideologico. «Risulterebbe inoltre che abbia abbracciato la causa di Cofferati e le posizioni da questi rappresentate sullo scenario attuale. Tant’è che D’Alema, venuto a conoscenza di tale situazione, avrebbe preso le distanze dal suo vecchio collaboratore».

La sostanza del dossier è che di Tricarico non ci si può fidare perché «organico alle forze che operano, a livello nazionale e internazionale, nel predisporre le condizioni per la caduta del Premier». E quindi non soltanto il generale, secondo quanto Pio Pompa segnala a chi di dovere, intreccerebbe rapporti con magistrati di sinistra (i soliti «esponenti di rilievo di Magistratura democratica e Medel»), ma anche giornalisti.

Gruppi di pressione

«Gruppi di pressione mediatica interni, come Serventi Longhi (a sua volta in stretti rapporti con Mosca Moschin, Camporini, Cucchi e Di Paola \ attraverso i quali sta attualmente gestendo la vicenda legata alla formazione degli inviati di guerra) e Furio Colombo, e esterni con una focalizzazione su Le Monde e il suo direttore». Principale colpa addebitata da Pio Pompa al generale fellone: passare le notizie alla sinistra. Uno dei canali, insospettabile, è Marta Dassù, la specialista di questioni internazionali, nonché stimata collaboratrice di D’Alema. La Dassù, ad esempio, aveva tenuto una relazione a Bruxelles il 9 settembre (del 2002, Ndr) per un incontro dell’European Security Forum. Si parlava di Iraq.

Lettura ispirata

La sua lettura della politica italiana sarebbe stata «opportunamente ispirata da Rik, nella quale viene evidenziata l’incertezza in cui verserebbe l’Esecutivo italiano, in particolare il Premier, sulla strategia da adottare… Inoltre la Dassù in incontri riservati avrebbe evidenziato l’estrema precarietà dell’attuale governo, derivante dai problemi giudiziari del Presidente del Consiglio e si sarebbe fatta carico di diffondere, su incarico di Rik, notizie di particolare delicatezza provenienti da ambiti militari».

E’ una fronda interna al mondo militare, quella che Pompa teme. O forse pensa che Tricarico faccia filtrare questa impressione ad arte. Ma intanto le notizie di cui sopra sarebbero legate, di nuovo, a Mosca Moschin, Camporini e Cucchi «facenti parte, tra l’altro, del Comitato organizzatore (di cui farebbe parte anche Rik) per il rientro anticipato, sulla scena politica, di Prodi». Un meeting egiziano

E di questo «Comitato», che non si capisce se sia una dicitura ironica o seria, «si è avuta notizia di un meeting» egiziano, in quel di Sharm el Sheik, «al quale avrebbero partecipato Romano Prodi, Cucchi, Antonio Casu, Stefano Nones e Politi». Si rasenta insomma la congiura, se non addirittura l’alto tradimento. «Dell’obiettivo finale del Comitato sarebbe al corrente anche il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni, cui farebbe costante riferimento Mosca Moschin scavalcando, su diverse questioni attinenti il suo ruolo, lo stesso ministro della Difesa». Già, perché nel 2002, Rolando Mosca Moschin era pur sempre il Capo di stato maggiore della Difesa.

Affari aeronautici

Infine, puro veleno nella coda, il dossier Tricarico si chiude con un accenno agli affari. Il generale dell’Aeronautica sarebbe stato avvicinato da imprese del settore. «Di qui l’asse che lo legherebbe a determinate grandi multinazionali francesi, quali l’aggressiva Electricité de France, il Consorzio Air Bus, la Vivendi, il gruppo Thales».

Articolo di FRANCESCO GRIGNETTI : www.lastampa.it

Scandalo Sismi-magistrati. Fassino punta Berlusconi “Il Burattinaio”

Secondo il segretario nazionale dei Ds, il presidente del Consiglio in carica all’epoca delle schedature illegali dei giudici “di sinistra” non poteva essere all’oscuro delle operazioni illecite e comunque deve rispondere politicamente dell’operazione. L’attuale premier, Romano Prodi, invoca «verità e chiarezza», mentre i leader della sua maggioranza chiedono l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta

Il Delinquente comincia a tremare, l'ora di ROMA – Sulla vicenda dei dossier illegali del Sismi bisogna fare «verità e chiarezza». Parola del presidente del Consiglio Romano Prodi, più determinato che mai ad evitare che lo scandalo finisca nel dimenticatoio. Nell’occhio del ciclone è sempre più l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha negato di aver mai chiesto al Sismi di schedare i potenziali nemici politici, ma non ha convinto il centrosinistra della sua estraneità alle macchinazioni. Il segretario dei Ds Piero Fassino lo accusa infatti di essere oggettivamente responsabile di quanto è avvenuto al Sismi durante la sua permanenza a Palazzo Chigi.

Al centro dello scandalo la denuncia del Csm – il Consiglio superiore della magistratura – che all’unanimità ha rivelato l’attività di spionaggio e schedatura di magistrati “di sinistra” (le «toghe rosse») da parte di funzionari del servizio segreto militare durante gli anni del Governo Berlusconi (Cdl – Centrodestra)

Per Fassino «c’è un principio di responsabilità di un capo del governo di tipo oggettivo. Un capo di governo risponde di tutto ciò che accade sotto la sua amministrazione, sia che ne sia a conoscenza sia che non lo sia».

La tesi è che un presidente del Consiglio non può nascondersi dietro il «non sapevo» riguardo agli atti compiuti dai funzionari alle dirette dipendenze del governo. Tanto più che, come ricorda il senatore Massimo Brutti, vice presidente del Copaco, un fax di Pio Pompa a Berlusconi, sequestrato tra le carte dell’agente segreto, mostrerebbe che l’ex premier era in rapporti con l’uomo dei dossier.

Il centrodestra reagisce duramente: Sandro Bondi parla di «polverone assurdo», mentre il suo vice Fabrizio Cicchitto accusa Fassino di stalinismo, visto che la responsabilità oggettiva era l’escamotage con il quale il dittatore sovietico eliminava i suoi nemici politici. In più Cicchitto ha chiesto come Brutti sia venuto in possesso del fax che proverebbe i rapporti tra Pompa e Berlusconi, adombrando legami tra il senatore ed i magistrati di sinistra presenti nel Csm. Alfredo Mantovano, di An, osserva che, in base al principio della responsabilità oggettiva del premier dovrebbe dimettersi il ministro dell’Interno Amato, «perché le attività di dossieraggio di Pio Pompa sono cominciate nel 2001, quando lui era presidente del Consiglio».

Il centrosinistra chiede a gran voce l’istituzione di una Commissione di inchiesta parlamentare che si occupi della vicenda dei dossier illegali.

Nel frattempo il Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti si riunirà giovedì prossimo, convocato dal presidente Scajola: ascolterà i sostituto procuratore di Roma Pietro Saviotti, titolare dell’inchiesta sui dossier del Sismi, e l’attuale direttore del Sismi, Bruno Branciforte, succeduto a Niccolò Pollari.

L’opposizione sostiene che la vicenda può essere benissimo trattata dal Copaco, senza creare una nuova commissione ad hoc. Bene, dice l’Udeur, a patto che ci sia un cambio al vertice del Comitato: via Scajola, al suo posto il leader dell’Udc Casini. Ma il resto del centrosinistra spinge perché si istituisca una commissione. «Deciderà il Parlamento», osserva il premier Prodi.

La Commissione ha tra i suoi sponsor i ministri Mastella, di Pietro e D’Alema e tutta la sinistra radicale.

La Casa delle Libertà teme che si tratti di un processo politico a Berlusconi e chiede dunque che la Commissione, se ci sarà, indaghi anche «sull’uso politico della giustizia». Intanto il sottosegretario Micheli, che ha la delega sui servizi segreti, smentisce che il governo abbia intenzione di «smantellare» le strutture degli 007. Mentre l’ex capo dello Stato Cossiga se la prende con il Csm, colpevole di aver diffuso le notizie sui dossier illegali violando le regole, e invoca l’intervento del capo dello Stato Napolitano.

7/7/2007 - Fonte Articolo : www.lagazzettademezzogiorno.it

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