Angolo del Gigio

febbraio 16, 2007

La congiura del silenzio. Perché – se la coscienza italiana è così limpida – la RAI non trasmette il documentario storico “Fascist Legacy” (L’eredità del fascismo) prodotto dalla BBC e già trasmesso in Francia ed in Gran Bretagna?

di Carlo Bertani – 15 febbraio 2007

“La menzogna è il volto stesso del demonio.”
Victor Hugo – I Miserabili

E’ stupefacente notare come il titolo di questo articolo corrisponda in pieno alla definizione che il Presidente Napolitano ha assegnato agli eventi che fanno capo all’esodo dei profughi italiani dall’Istria ed agli assassinati nelle foibe. Eppure, può significare esattamente il contrario.

Durante le celebrazioni del “Giorno del Ricordo”, il presidente dell’associazione degli esuli della Venezia Giulia, Lucio Toth, dichiarava che dopo tanti anni si poteva sperare di raggiungere per quegli eventi “una memoria almeno condivisa, se non comune[1]”. Da condividere con chi? E’ un traguardo che ci si prefigge di raggiungere all’interno della sola popolazione italiana, oppure con gli altri popoli che vissero quelle tragedie?

 

Una risposta è giunta dal presidente croato Stipe Mesic, che si è detto “costernato” per le dichiarazioni del presidente italiano nell’occasione della ricorrenza, e che scorgeva in quelle parole “elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”[2].

Come inizio non c’è male, verrebbe quasi da dire: alla faccia della “memoria condivisa”!

 

Quali sono state le esatte parole di Napolitano, riportate dall’ANSA nel giorno stesso della commemorazione?
‘Non dobbiamo tacere. Dobbiamo assumerci la responsabilità di aver negato o teso a ignorare la verità, per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e di averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali”.
Limpido come l’acqua.

 

La congiura del silenzio fu la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell’oblio. Per fortuna abbiamo posto fine a un non giustificabile silenzio”.
Parole sacrosante.

 

Infine, Paolo Barbi, presidente storico dell’associazione dei giuliano-dalmati, ha ringraziato Napolitano e in una breve ricostruzione storica ha voluto ricordare che purtroppo la tragedia delle foibe, la persecuzione degli italiani residenti in Istria, aveva anche radici storiche. “Allora, esplosero vendette e odi covati nell’esasperazione nazionalistica durata decenni, nel clima della guerra totale, impietosa dei regimi totalitari.”

Come si potrà notare, le parole di Barbi sono meno improntate alla retorica e si avvicinano alle dichiarazioni di Toth, ovvero richiamano anch’esse la necessità di una memoria condivisa.

Sembra quasi che esistano due diversi punti di vista – ancora separati dopo tanti anni – ovvero quello della classe politica italiana e quello degli esuli. Paradossalmente – ma non troppo – sono proprio gli esuli, ossia coloro che patirono sulla loro pelle le sofferenze, quelli che cercano – e sembrano quasi chiedere – delle “aperture” per piantare infine un ramo d’olivo su quei poveri morti.

 

Cosa impedisce la condivisione di una memoria? Essenzialmente, l’omissione.

Non si tratta di giudicare o giustificare le dichiarazioni di Napolitano o di Mesic, ma di capire che sono entrambe inquinate da importanti omissioni.

Se le colpe dei partigiani jugoslavi sono note – ossia che fu dato inizio ad una caccia indiscriminata agli italiani – lo sono meno quelle delle truppe italiane d’occupazione.

Nascondere le responsabilità jugoslave è puerile: lo stesso Tito si rese conto che la situazione stava sfuggendo a qualsiasi controllo, ed inviò il suo “braccio destro” – Kardelj – a Lubiana con l’ordine di fermare i massacri, lanciando la parola d’ordine “italiano non necessariamente significa fascista”. Quando Kardelj giunse a Lubiana, la tragedia delle foibe era già compiuta e nessuno era più in grado di controllare gli eventi, da Trieste a Zara. Ci sono molte testimonianze di partigiani italiani che avevano combattuto con le formazioni di Tito e che furono costretti a fuggire, pena la morte. Cosa poteva aver scatenato un simile inferno? La precedente omissione.

 

Il “buco nero” che appare evidente nelle ricostruzioni di parte italiana è mostruoso, enorme: i periodi incriminati vanno dal 1943 al 1946, dimenticando che – prima di quel periodo – c’erano stati il 1941 ed il 1942.

Dall’aprile del 1941, gli italiani controllavano quasi metà del territorio jugoslavo: in pratica, la Jugoslavia fu divisa fra una parte continentale (sottoposta ai tedeschi) ed una dalmata, assegnata agli italiani. Le truppe italiane si trovarono quindi a controllare gran parte della Slovenia e della Croazia, parte della Bosnia ed il Montenegro.

Come in Italia nel periodo 1943-1945, agivano in Jugoslavia delle formazioni partigiane: non è possibile, in questa sede, ricostruire fedelmente il complesso organigramma della resistenza jugoslava, poiché ci vorrebbe una trattazione assai lunga e complessa. Essenzialmente, possiamo affermare che la divisione dei campi fu ancor più accentuata che nel resto d’Europa: le formazioni comuniste di Tito furono quelle maggioritarie, ma anche i nazionalisti serbi combatterono i tedeschi (e si scontrarono con quelle di Tito). In Croazia, invece, c’erano formazioni partigiane e divisioni croate che affiancavano gli italiani ed i tedeschi: la “resa dei conti” finale, quindi, fu una tragedia che coinvolse sia gli italiani sia gli jugoslavi.

 

Ovviamente – come i repubblichini di Salò – le truppe italiane combattevano le formazioni partigiane, e sembra quasi che i tristi metodi della rappresaglia e delle esecuzioni di massa, avvenute poi in Italia nel periodo 1943-1945, abbiano avuto un prodromo in quelle terre ed in quegli anni.

Ci sono numerose fonti che hanno indagato quegli eventi, scrittori che hanno analizzato a fondo quegli anni: voglio ricordare soltanto il “Si ammazza troppo poco” di Gianni Oliva, perché sarebbe lungo soffermarsi sui molti contributi di tanti autori e storici.

Per fare soltanto una breve carrellata sui misfatti italiani, bastano pochi estratti da documenti ufficiali dell’epoca, ovvero dai diari militari delle unità italiane in Jugoslavia. Ecco qualche esempio:

 

R I S E R V A T O
COMANDO SUPERIORE FF.AA. “SLOVENIA E DALMAZIA”
( 2^ ARMATA )
C I R C O L A R E N. 3 C
1° dicembre 1942-XXI°
(omissis)

CAPITOLO II°
MISURE PRECAUZIONALI NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE
15 – Quando necessario agli effetti del mantenimento dell’O.P. e delle operazioni, i Comandi di G.U. possono provvedere:
a) – ad internare, a titolo protettivo, precauzionale o repressivo, famiglie, categorie di individui della città o campagna, e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali;
b) – a “fermare” ostaggi tratti ordinariamente dalla parte sospetta della popolazione, e, – se giudicato opportuno – anche dal suo complesso, compresi i ceti più elevati;
c) – a considerare corresponsabili dei sabotaggi, in genere, gli abitanti di case prossime al luogo in cui essi vengono compiuti.
16 – Gli ostaggi di cui in b) possono essere chiamati a rispondere, colla loro vita, di aggressioni proditorie a militari e funzionari italiani, nella località da cui sono tratti, nel caso che non vengono identificati – entro ragionevole lasso di tempo, volta a volta fissato – i colpevoli.
- Gli abitanti di cui in c), qualora non siano identificati – come detto sopra – i sabotatori, possono essere internati a titolo repressivo; in questo caso il loro bestiame viene confiscato e le loro case vengono distrutte.
(omissis)

CAPITOLO X°
40
(omissis)
- AL GRIDO: “SECONDA ARMATA A ME!” LANCIATO DA UN MILITARE COMUNQUE IN PERICOLO, TUTTI I COMPONENTI DELL’ARMATA CHE LO ODONO DEBBONO ACCORRERE A DARE AL CAMERATA, A QUALUNQUE COSTO, MAN FORTE.
41 – Si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti.
(omissis)

IL GENERALE
COMANDANTE DESIGNATO D’ARMATA
F.to (Mario Roatta)

 

Il documento è agghiacciante, e non si comprende (?) come sia passato indenne all’esame delle commissioni alleate al termine delle ostilità. Si noti come, al comma b dell’art. 15, si ordinasse di “fermare ostaggi” mentre al successivo art. 16 gli stessi ostaggi fossero chiamati a rispondere con la vita nel caso non fossero identificati i colpevoli degli atti ostili. A completare il quadro, quel sinistro “Si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti” che suona come una campana a morto.

Difatti, per anni le truppe italiane uccisero, bruciarono villaggi, internarono le popolazioni in campi di prigionia, distrussero raccolti e confiscarono bestiame: insomma, niente di diverso dal comportamento dei nazifascisti in Italia.

Ecco a cosa condussero quei proclami:

 

Un militare italiano malmena alcuni prigionieri che stanno per essere fucilati
Prima dell’esecuzione.
Dopo l’esecuzione.

Un altro criminale di guerra conclamato – il gen. Robotti – avvertiva però la necessità di precisare meglio i termini della repressione. Sembra quasi che i soldati italiani stentassero a comprendere cosa dovevano fare.

 

Allegato n. 10
al diario storico militare del giorno 4 luglio 1942-XX
COMANDO XI° CORPO D’ARMATA
Uff. Operazioni
- – - – - – - – - – - – - – - – -
N.02/6246/Op.
OGGETTO: Proclama.
ALL’ECCELLENZA EMILIO GRAZIOLI
Alto Commissario per la Provincia di L u b i a n a
E’ intendimento dell’Ecc. Generale Roatta che all’inizio del prossimo ciclo di operazioni di grande rastrellamento, venga emanato il proclama annesso.
(omissis)

2°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di Lubiana, saranno immediatamente passati per le armi:
- coloro che faranno comunque atti di ostilità alle autorità e truppe italiane;
- coloro che verranno trovati in possesso di armi, munizioni ed esplosivi;
- coloro che favoriranno comunque i rivoltosi;
- coloro che verranno trovati in possesso di passaporti, carte di identità e lasciapassare falsificati;
- i maschi validi che si troveranno in qualsiasi atteggiamento – senza giustificato motivo – nelle zone di combattimento.
(omissis)

1°)- che il rastrellamento sia metodico e completo al massimo, per evitare che attraverso le maglie del dispositivo sfuggano elementi ribelli;
2°)- fucilare senza pietà gli uomini validi che nelle retrovie fossero sorpresi in atteggiamento sospetto lungo le strade ed a tergo delle nostre colonne.
(omissis)
b)- Chi compie comunque atti di ostilità alle autorità o truppe italiane – chi venga trovato in possesso di armi, munizioni ed esplosivi – chi favorisca comunque i rivoltosi – chi venga trovato in possesso di passaporti, carte di identità e lasciapassare falsificati. deve essere passato per le armi.

Non ammetto che gente colpevole di quanto sopra venga deferita ai tribunali od internata; dev’essere soppressa.

(omissis)
e)- La misura ultima del n.II dell’ordinanza (“”… saranno passati per le armi…i maschi validi che si troveranno in qualsiasi atteggiamento – senza giustificato motivo – nella zona di combattimento”") deve essere intesa ed applicata nel modo seguente:
1°) I maschi validi trovati, in qualsiasi atteggiamento, in zona di combattimento, in aperta campagna dall’avanti sino alla linea di schieramento delle artiglierie, non possono essere considerati (per ovvi motivi) che come ribelli o favoreggiatori dei ribelli. E pertanto passati per le armi.
2°) I maschi validi trovati in abitazioni isolate, gruppi di case e centri abitati, sempre quando non siano rei degli atti contemplati nei precedenti articoli del n.II dell’ordinanza, saranno tutti arrestati. Quelli che fra essi non siano del luogo saranno passati per le armi come quelli incontrati in aperta campagna.
3°) Saranno pure arrestati i maschi validi che affluiscono in abitazioni isolate, gruppi di case e centri abitati, dopo la nostra occupazione. Quelli che fra essi non risulteranno del posto, o che non rientrino colle proprie famiglie (circostanza questa che giustificherebbe la loro assenza al momento della nostra occupazione) saranno passati per le armi.
(omissis)

IL GENERALE DI CORPO D’ARMATA
COMANDANTE
F/to Mario Robotti

 

 

 

La foto fu scattata il 27 luglio 1942 a Zavrh pri Cernici, e mostra una delle pratiche più agghiaccianti che avvennero in quegli anni: far scavare la fossa ai condannati prima di fucilarli. I quattro, probabilmente, erano stati sorpresi “in aperta campagna”.
L’immagine fu scattata il 31 luglio 1942 a Loska Dolina: non sappiamo nulla di chi erano i condannati. Tanto, secondo gli ordini del gen. Roatta, “gli eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti”.

Questa è invece una fotografia scattata in Montenegro, dove due militari italiani posano accanto alle vittime di una fucilazione avvenuta in un villaggio. La classica “foto ricordo”.

Dalla lettura di questi documenti e dalle foto appare evidente – quasi salta agli occhi – come fosse difficile scansare la morte in quegli anni se si aveva la “colpa” di non essere italiani. Gente trovata “in aperta campagna” deve essere fucilata all’istante: tutto ciò nei confronti di una popolazione in gran parte dedita all’agricoltura!

I vari omissis che ho inserito non servono a coprire chissà quali incoerenze presenti nei testi – che tutti potranno visionare su http://www.criminidiguerra.it – ma a ridurre semplicemente le dimensioni dei documenti per soffermarsi meglio sugli aspetti essenziali ed incontrovertibili.

 

Il numero delle vittime causate dall’occupazione italiana varia molto, secondo le fonti: le più basse, però, non scendono sotto le 100.000 unità.

Gli italiani, però, ribattono che la vendetta furono le foibe. Ora, due tragedie non si sanano l’un l’altra, bensì si sommano: questo è il terribile significato di quegli eventi, che dovrebbe condurre ad una riflessione comune e non a delle liti da galletti in un pollaio. Ma le foibe furono un’invenzione degli jugoslavi per vendetta nei confronti degli italiani? Furono i primi ad usarle?

 

Ascoltiamo Predrag Matvejević, scrittore croato e docente all’Università “ La Sapienza ” di Roma:

Il ministro fascista dei lavori pubblici Giuseppe Caboldi Gigli, che si attribuì l’appellativo vittorioso di “Giulio Italico”, scrive nel 1927: “La musa istriana ha chiamato con il nome di foibe quel luogo degno per la sepoltura di quelli che nella provincia dell’Istria danneggiano le caratteristiche nazionali (italiane) dell’Istria” (“Gerarchia”, IX, 1927). Lo zelante ministro aggiungerà a ciò anche dei versi di minacciose poesie, in dialetto: “A Pola xe arena, Foiba xe a Pazin” (“A Pola c’è l’arena, a Pisino la foiba”).

 

Pazin si trova a poche decine di chilometri da Pola, verso il centro dell’Istria, e già in quegli anni i fascisti avevano scoperto quel triste metodo per cancellare i loro crimini. Perché?

La ragione era stata spiegata chiaramente da Benito Mussolini stesso in un suo discorso tenuto a Pola il 20 settembre 1920:

“Per la creazione del nostro sogno mediterraneo, è necessario che l’Adriatico, che è il nostro golfo, sia in mano nostra; di fronte alla inferiorità della razza barbarica quale è quella slava”

 

Queste furono le premesse della tragedia: ciò che avvenne al termine delle ostilità fu la vendetta. Ovviamente, nessun crimine ne può cancellare un altro: in quelle terre, andò in scena lo stesso “copione” che avvenne in Italia al termine delle ostilità. Nel solo Friuli, sempre secondo Matvejević, ci furono circa 10.000 esecuzioni sommarie senza processo ed in Francia 50.000. Non sappiamo se queste cifre sono esatte, per difetto o per eccesso, ma sappiamo che in tutto il Nord Italia avvennero moltissimi di questi episodi.

Voglio precisare che questo articolo non intende aggiungere nulla a quanto è risaputo da chi ha condotto serie ricerche storiche: si tratta proprio della classica “scoperta dell’acqua calda”.

 

Gli unici a non sapere dell’esistenza dell’acqua calda sembrano i politici italiani: nonostante il richiamo alla “memoria condivisa” che giunge dagli esuli, il coro di condanna per le parole di Mesic è stato unanime.

Ora, definire “razzista” il discorso di Napolitano è sbagliato, ma carente e colmo d’omissioni sì.

Peggio ancora hanno fatto i corifei di regime: da Fini a Bertinotti, un solo coro d’approvazione e di completa negazione delle ragioni altrui. Saranno così poco informati, oppure c’è dell’altro?

 

Fin qui le storie di ieri: purtroppo c’è dell’altro, e stupisce che in tutto l’arco parlamentare non si sia levata una sola voce di protesta per l’omissione delle responsabilità fasciste. A meno che – a fronte dei tanti crimini di guerra commessi – basti la sbrigativa affermazione di D’Alema “che l’Italia non nega le colpe del fascismo”. Ci mancherebbe ancora.

Riflettiamo che Germania e Giappone subirono processi e condanne: noi, nulla, eppure ci furono circa 1.200 criminali di guerra italiani acclarati dalle commissioni alleate, nessuno dei quali pagò, perché furono immediatamente “riciclati” in un fervente anticomunismo.

E i comunisti?

 

Anch’essi ebbero la loro parte, perché Tito consumò presto lo “strappo” da Stalin e la Jugoslavia fu l’unico paese comunista europeo a non far parte del “Patto di Varsavia”. A Trieste fu inviato uno degli “uomini forti” del partito – Vittorio Vidali – per riportare il PCI giuliano sotto l’egida di Mosca: dalle nostre parti, evidentemente, si preferiva sostare all’ombra della protettiva quercia del dittatore georgiano.

Se quelle lontane vicende sembrano non avere più senso oggi, dovremmo chiederci perché nessun esponente della sinistra “tradizionale” – Fassino, Diliberto, Bertinotti – ha avuto il coraggio di dire “beh” e si sono appiattiti sulle posizioni di Fini.

 

Gianfranco Fini ha dichiarato, con tono sibillino: “Certamente le parole di Mesic creano più di un problema, perché un Paese entra nell’UE soprattutto se rispetta la verità storica”. Che è, evidentemente, quella di Fini.

In altre parole, si cerca di barattare l’ingresso della Croazia in Europa con delle improbabili revisioni dei trattati stipulati a suo tempo con la Jugoslavia : non è nemmeno chiaro quali siano le mire italiane, perché sollevare altri “polveroni” nella polveriera balcanica può portare solo a nuovi dolori.

 

Ora, ci sono molte ragioni per frapporre dubbi all’ingresso della Croazia nell’UE: una nazione che ha compiuto recentemente una delle più feroci pulizie etniche avvenute in Europa, che ha tuttora in sospeso la questione del riconoscimento delle proprietà dei serbi scacciati, un luogo dove sono state “epurate” chiese ortodosse e moschee.

Mille e una ragione per discutere sull’ingresso della Croazia nell’UE, ma non i trattati che condussero alla stabilizzazione dell’area giuliana e del Quarnaro.

Queste ragioni – del tutto pretestuose – sono ancora una volta il caleidoscopio dell’imperialismo italiano, straccione e voltagabbana, che tratta fino all’ultimo con Vienna nel 1915 per avere qualche territorio in più nel Friuli e poi gioca la carta dell’alleanza con Francia e Gran Bretagna.

 

Oppure quello di Mussolini, che tratta fino a settembre inoltrato del ‘39 con la Gran Bretagna per fermare Hitler, mentre dall’altra fa ad Hitler richieste inaccettabili – per quantità di materie prime – per entrare in guerra al suo fianco. Entra poi in guerra soltanto quando la Francia è in ginocchio, sperando di raccogliere le briciole al tavolo della pace.

E’ lo stesso imperialismo straccione che manda i nostri soldati in Bosnia a bonificare le zone colpite dai missili all’Uranio impoverito con la sola protezione dei guanti di lattice mentre – chissà perché – i soldati americani, poco più in là, non si avvicinano ai tank distrutti senza le tute anti-radiazioni.

 

Imperialismo mascherato, che ci porta in Iraq a difendere i nostri interessi petroliferi travestendo la nostra spedizione con l’eufemismo della “missione di pace”, quando gli stanziamenti dell’operazione “Antica Babilonia” erano divisi in un 6% per le infrastrutture civili ed un 94% per la parte militare.

Di fatto, abbiamo pattugliato per quasi tre anni il sud dell’Iraq sotto comando britannico.

Imperialismo voltagabbana: pronti a cedere la sovranità nazionale autorizzando ai nostri velivoli di bombardare la Serbia – senza nessuno straccio di copertura dell’ONU – oppure ad inviare migliaia di soldati in Libano (solo quando fu evidente che Israele era nei guai) sotto comando francese. Una continuità storica agghiacciante.

 

Per queste ragioni sarebbe importante che gli italiani prendessero coscienza dei drammi causati fuori dei loro confini: dai Balcani all’Africa, dove siamo stati fra i più feroci colonizzatori.

Perché – se la coscienza italiana è così limpida – la RAI non trasmette il documentario storico “Fascist Legacy” (L’eredità del fascismo) prodotto dalla BBC e già trasmesso in Francia ed in Gran Bretagna? Perché se ne è assicurata i diritti e poi lo custodisce gelosamente nei suoi archivi? Perché è proibito proiettare nelle sale cinematografiche italiane il film “Il Leone del deserto”, che narra delle atrocità commesse in Libia? Perché non c’è un solo uomo politico – fra i tanti che siedono in Parlamento – che chiede finalmente di conoscere la verità su quegli eventi?

 

Altrimenti – come affermò Sciascia – rimarremo sempre un paese “senza memoria e senza verità”: un paese di “Grandi Fratelli” e telefonino-dipendenti, che muta sempre il pelo senza mai perdere il vizio della menzogna e del misero tornaconto di bottega.

Carlo Bertani bertani137@libero.it www.carlobertani.it

[1] Fonte: Televideo: 10 febbraio 2007.

[2] Fonte: ANSA – 12 febbraio 2007.

Fonte : www.disinformazione.it

Iran, arresti dopo attentato a pasdaran. Polizia: legami con Usa

Venerdì, 16 febbraio 2007

Minchia quanto è Craisto!! TEHERAN (Reuters) - Le autorità iraniane hanno arrestato una sessantina di uomini sospettati di essere coinvolti nell’attentato contro un gruppo di membri delle Guardie delle Rivoluzione nel sud-est del paese. Lo scrive l’agenzia di stampa studentesca Isna.

L’agenzia cita il capo della polizia locale, secondo cui i sospetti avrebbero chiari legami con i servizi segreti statunitensi e britannici. La dichiarazione arriva mentre gli Stati Uniti accusano gruppi iraniani di essere coinvolti nella guerra in Iraq.

L’esplosione di un’auto-bomba al passaggio di un bus delle Guardie, mercoledì scorso, ha provocato la morte di 11 persone a Zahedan, capoluogo della provincia del Sistan-Belucistan, già teatro di agitazioni di basso livello nei mesi scorsi.

Gli attacchi sono stati rivendicati da un misterioso gruppo militante sunnita, il Jundallah (soldati di Dio), che secondo l’Iran sarebbe legato alla rete Al Qaeda di Osama bin Laden. Teheran ha già accusato il gruppo di altre uccisioni nella zona, al confine col Pakistan.

“Le forze di sicurezza hanno arrestato circa 65 sospetti a Zahedan… sono legati al gruppo terroristico Jundallah”, ha detto a Isna il comandante della locale polizia, il generale Mohammad Ghafari.

L’Iran ha accusato la Gran Bretagna e gli Stati Uniti di sostenere le minoranze etniche ribelli che operano nelle aree di confine per destabilizzare il paese.

“La nostra indagine mostra chiaramente le loro connessioni con l’intelligence americana e britannica e anche con gruppi che si oppongono alla Repubblica Islamica”, ha detto ancora il generale.

Secondo un anonimo funzionario che ha parlato con l’agenzia di stampa ufficiale Irna, gli attentatori di mercoledì scorso avrebbero ricevuto uno specifico addestramento dagli Usa per provocare divisioni etniche in Iran.

American TerroristNdb. Guarda caso le stesse tecniche usate in IRAQ contro gli Sciiti dai cosiddetti terroristi “Amici” Sunniti, gli stessi legati alla fantomatica Al-Qaeda (ricordiamo quei 4 beduini che dopo un paio di lezioni di volo hanno guidato dei bestioni di 40 metri con precisione chirurgica contro il Word Trade Center) che sono arrivati giusto in tempo per giustificare la guerra senza quartiere contro il terrorismo (vero o presunto, poco importa), Come si può notare dai post dei giorni scorsi, nella 4 giorni di Israele si era giusto-giusto parlato della nuova alleanza Sunniti/Israele/America, e della forte spinta degli attori verso un pretesto per scatenare la guerra…

Nazione Pirata!!Purtroppo come in un brutto film sta accadendo l’irreparabile, l’unica consolazione per noi Italiani è il non avere ancora un buffone decaduto al Governo, ma gente (coi loro limiti) Seria, e speriamo che la parte buona prevalga e che l’Italia non ripiombi nell’incubo di avere un Governo farlocco di mezze tacche…

In questa Italia di Garantisti!!

Italieni, voi siete Brava Gente!!Tutti Grarantisti in Italia, quando si parla di processi ai potenti e potentati vari, specie quelli “Politicamente impastati” dalle sapienti mani dei Mass-Media, come l’ultimo riguardante quell’inquilino del Grande Fratello condannato in contumacia, ma condannato per aggressione e lesioni aggravate…

 

Nell’occasione l’intera equipe del G.F.7 ha decretato che l’Italia è un paese “Garantista” e che quindi uno è presunto innocente sino al terzo grado di giudizio… Uno, ma non certo quel manipolo di persone arrestate per “Presunzione di terrorismo” che addirittura prima ancora dell’udienza di convalida degli arresti sono stati condannati da tutti i telegiornali e politicanti vari…

 

Silvio Berlusconi pluripregiudicato e attualmente ancora sotto processo per quell’affaire SME per cui aveva fatto un paio di leggiucole ad-hoc e che non vuole saperne di farsi imbavagliare.. E allora eccolo qui che torna all’attacco il caballero mascarato con la solita ignobile litania, “Brogli, Comunisti, si Dimettano perchè sono amici dei terroristi e non si sono degnati di farmi le condoglianze o chesso-io… una telefonata di solidarietà” e poi continua “Io lo esigo, soprattutto in virtù del fatto che sono anche un ex Premier”…

 

Veramente a ricordarci l’infausta performance di illegalità vista negli ultimi 5 anni e culminata addirittura con una legge elettorale raffazzata e la litania dei Brogli presunti dell’opposizione quando c’è un film che illustra con fatti concreti invece che i brogli li han fatti i suoi, tra i quali il ministro degli interni invece di stare in Campidoglio eragià a festeggiare a casa sua…. Come se desse per scontato gli esiti, guarda caso!! Se la gente vede un comportamento simile, perde la fiducia nelle istituzioni, quindi è meglio tacere certi dettagli, smettendola di farci tornare alla mente la Vergogna provata in 5 anni di figuracce nelle sedi Europee e Italiane, “Capò, Capò!!” “Scheletri negli armadi” e via discorrendo…

 

Ma il caro caballero non ha pensato che presentandosi alle ultime elezione con degli impresentabili assassini terroristi dell’estrema destra poteva attirarsi qualche inimicizia?!?  Non ha pensato che insultando continuamente gli avversari Politici e denigrando le istituzioni con parole e comportamenti vergognosi per un paese democratico poteva delegittimare lo Stato e le Istituzioni attirando le persone sul suo stesso terreno di illegalità e di continua impunità?!?

 

Se la gente perde la fiducia nella Democrazia del voto, se la gente vede arrivare lo scontro Politico a livelli ignobili come in questi ultimi mesi con tanto di ritorno dei vari Pio Pompa, Scaramella e via discorrendo, la gente perde la fiducia nella Legalità e nella Democrazia. Se poi è vero che queste persone volevano colpire con le armi e quantaltro, lo sapremo dopo il terzo grado di Giudizio, e comunque non dalle penne di scribacchini “Stile Betulla” che suonano in Can-Can a seconda se si parli del Padrone o del Nemico Ideologico, ovvero si girano dall’altra parte quando si parla del Padrone, e si prostano a questi quando questi gli da l’ordine di attaccare!!

 

La sfortuna del Caballero è che oltre le televisioni, i quotidiani, la carta stampata in genere c’è di più, c’è il rapporto tra le persone, c’è internet… E può inventare tutti i circoli che vuole, per mandare in giro per le case giovincelli indottrinati a fare Propaganda, il Popolo Italiano ha più cervello di quanto lui possa credere, e col tempo la Legalità ritornerà sovrana in Italia, e certi impresentabili verranno banditi per legge….

 

Se Silvio vuole combattere i terroristi, non li porti alle elezioni con il raffazzonato sconquasso di partiti e sigle civetta con qui voleva andare a Governare ad Aprile 2006 e vedrà che gli Italiani gliene saranno certamente grati.

Sme, Cassazione dispone processo appello per Berlusconi

MILANO (Reuters) – L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dovrà affrontare un nuovo processo in appello per corruzione nell’ambito della vicenda Sme. Annullata senza rinvio l’ordinanza della Corte d’appello.

Eccoli qua, il Gatto e la Volpe!

 

Via libera a un nuovo processo d’appello nei confronti di Silvio Berlusconi per l’accusa di corruzione (nell’ambito del processo Sme) da cui era stato prosciolto in primo grado dal tribunale di Milano nel dicembre 2004.

 

Lo ha deciso oggi la VI sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Giorgio Lattanzi, annullando senza rinvio l’ordinanza della Corte d’appello di Milano che aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto dal procuratore generale meneghino.

Al termine dell’udienza in Cassazione, il presidente Giorgio Lattanzi ha dato lettura del dispositivo: la Corte «annulla senza rinvio l’ordinanza del 26 aprile 2006 della Corte d’appello di Milano limitatamente al punto 1 dichiarativo della inammissibilità degli appelli proposti dal procuratore della Repubblica e dalla Procura generale di Milano». Inoltre, dichiara «inammissibili» i ricorsi proposti dal procuratore della Repubblica e dal procuratore generale di Milano. E «inammissibile» è anche il ricorso di Silvio Berlusconi per l’ammissione della costituzione delle parti civili.

I giudici della VI Sezione Penale della Cassazione dichiarano, ancora, «non rilevante la questione di legittimità costituzionale in relazione all’articolo 593 del Codice di procedura penale», sollevata dalla difesa di Berlusconi nella parte in cui la norma non consente all’imputato di proporre appello nel caso di proscioglimento per prescrizione concessa con le attenuanti generiche.

 

Viene disposta «la conversione in appello del ricorso proposto da Silvio Berlusconi» e la trasmissione degli atti «alla Corte d’appello di Milano per il giudizio di secondo grado».

IL COMMENTO DI BERLUSCONI

«È un processo finito in cui si sono evidenziati soltanto i miei meriti. Per questo è una decisione ininfluente». Lo ha detto il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, commentando la decisione della Corte di Cassazione di riaprire il processo Sme.

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