Angolo del Gigio

Gennaio 22, 2007

Domanda Emilio Fede(le) : E noi chi siamo?

Questa sera 22 Gennaio 2007 nell’edizione delle 19 del TG4 dopo un’intervista al Ministri Gentiloni in occasione della sua visità al “Comitato di autoregolamentazione TV e minori” fatta da una giornalista tanto carina quanto inutile e poco preparata che sembrava elemosinare lo stipendio dal Ministro in vista del tranfrert sul Digitale propagandato dal suo “Padrone” come qualcosa di innovativo, eccezzionale, futuristico e quindi pagato coi soldi delle nostre tasse come fosse innovazione per svariati milioni di euro, buona parte dei quali finiti direttamente nelle tasche del fratello del Caballero Mascarato che prima di esser squattato si è arricchito a dismisura, e che oggi a quanto pare come tutte le bugie con le gambe corte salta fuori esser l’ennesima presa per il culo del sistema legislativo a scapito della legalità e dei diritti altrui… E qui mi riferisco al famoso Sig. di Stefano la cui storia troviamo qui e che come le tante leggi vergogna attuate dal centro-destra sono state a favore di qualcuno a scapito di qualcun’altro….

Comunque dicevamo, siccome la prossima settimana finalmente inizia il percorso legislativo per la legge sul riassetto Radio-Televisivo, cosa che attendevamo da tempo e che speriamo ponga fine all’insulto della legge fatta sotto il governo passato in cui si evinceva che potevano accedere al Digitale solo ed unicamente gli operatori presenti sul mercato televisivo nazionale analogico alla data di entrata in vigore della legge, ovvero Mediaset, RAI e La7/MTV in modo che chi si allineava col caballero avrebbe potuto acquistare spazi sul Multiplex Mediaset e magari leccando bene anche a Telecom e lasciandosi spiare senza fiatare e ricattare senza colpo ferire anche su quello c’è posto per “Gli Amici”, con un cavilluzzo che diceva che su ogni “Rete trasmissiva” il 40% doveva appunto esser dato/messo a disposizione del mercato, “Bontà loro”.

Ma leggiamoci questa interessantissima lettera trovata sul sito “Lecchino” di TV-Sorrisi e lecconi :

Il pluralismo e la democrazia che non c’è. Dopo l’abbuffata di spot e telepromozioni di qualche mese fa, quando Mediaset spingeva con una campagna pubblicitaria da 25 milioni a comprare il decoder, il digitale terrestre pare definitivamente scomparso dalla circolazione. Il tortuoso iter del Ddl Gasparri, approvato con fiducia dalle Camere, respinto dal Presidente della Repubblica, modificato e divenuto infine legge, fece infatti un gran rumore su stampa e Tv. Presentata allora dall’informazione governativa come una vera e propria rivoluzione, la tecnologia digitale compie in questi giorni un anno di vita, ma non se ne ha più notizia.

E’ dunque tempo di bilanci: la “rivoluzione Gasparri” ha realmente stravolto le abitudini dei teleutenti italiani?

Ebbene, chiunque volesse avere informazioni sull’effettiva copertura del digitale terrestre in Italia può rivolgersi alla società che, per conto delle emittenti, ha certificato il segnale Rai e Mediaset all’Autorità garante delle comunicazioni.

Si chiama Europromocentro, come indicato dalle perizie e dagli atti ufficiali di Viale Mazzini e Cologno Monzese, e si tratta dell’impresa individuale di tale Armido Masin.

Masin, veneto, già nei primi anni Ottanta firmava ricerche di mercato per Silvio Berlusconi e per gli altri pionieri della Tv privata.

Oggi sta ovviamente vivendo una seconda giovinezza, ma le sue stime sono già state considerate imprecise ed ottimistiche dall’Autorità, che ha così deciso di riformularle di propria mano.

Il presidente Ciampi infatti, nel suo messaggio di rinvio alle Camere, chiese la certificazione di un effettivo “arricchimento del pluralismo” derivante dall’avvento del nuovo metodo di trasmissione, ed il via libera alla legge arrivò solamente quando il Parlamento introdusse un’apposita verifica da parte dell’Autorità sulla copertura alla data del 30 aprile 2004 di almeno il 50% della popolazione.

Al riguardo Masin ha certificato che tutti i multiplex Mediaset e Rai avevano centrato l’obiettivo già nello scorso gennaio.

Il multiplex è il canale di diffusione del segnale, che può contenere contemporaneamente 4 o 5 reti. Attualmente la Rai ne ha due: sul primo passano RaiUno, RaiDue e RaiTre. Sul secondo Rainews24 ed i canali nuovi di zecca. Mediaset ha invece compiuto una scelta anomala: solo Rete 4 va sul suo multiplex, che per il resto è stato appaltato ad altre reti.

Canale 5 e Italia Uno sono perciò ospitati da D-free, controllato dall’amico di Berlusconi Ben Ammar e dai francesi di Tf1, guidati da Angelo Codignoni, ex direttore generale de “La Cinq” ed ex segretario generale di Forza Italia.

Telecom Italia Media ha infine due multiplex, uno per La7 ed uno per Mtv. Secondo Europromocentro, il multiplex A della Rai (quello dei tre canali tradizionali) sfiorava il 62% di copertura già a gennaio. Il multiplex B superava il 55%, mentre Mediaset arrivava al 56%. Per La7, invece, si certificava una copertura record del 64,7%, alla data del 14 maggio scorso.

Questi dati, tra l’altro, soffrono di un’oscillazione dei cinque punti percentuali che, guarda caso, permettono al Biscione di attestarsi al di sopra della soglia minima.

Ben diverso appare invece il quadro disegnato dai dati dell’Autorità garante per le comunicazioni. Per Cheli, alla data del 30 aprile 2004, nessuna rete digitale poteva vantare una “copertura effettiva” superiore alla metà degli italiani. Nella relazione dell’Authority al Parlamento, però, questo aspetto non è precisato e compare solamente negli allegati.

Tra l’altro, nel testo c’è un altro dato che stride visibilmente con il messaggio di Ciampi: solo il 18% della popolazione italiana è coperta dal segnale di almeno 4 multiplex. Questo vuol dire che meno di 20 italiani su 100 possono vedere sul loro televisore i sette canali canonici che occupano i primi sette tasti di ogni telecomando. Con buona pace del pluralismo.

Per legge, di fronte ad un simile stato di cose, il Garante avrebbe il dovere di prendere provvedimenti. Cheli, invece, si è rivelato ancora una volta più realista del re, e si è rifugiato in un’interpretazione piuttosto fantasiosa. L’Autorità ha infatti dichiarato che “l’accertamento della copertura richiesto dalla legge non appare riferirsi ad una specifica rete ma piuttosto all’insieme delle reti digitali”.

Quindi, secondo l’autorità, è sufficiente che almeno il 50% degli italiani veda uno qualsiasi dei canali digitali perché le condizioni di accrescimento del pluralismo siano soddisfatte.

Dove non arriva il Garante è tuttavia arrivato il mercato: non è un caso che, nonostante i bonus da 150 euro predisposti dal Governo, il ritmo di vendita dei decoder sia rallentato drasticamente. Finora sono solo 245mila i contributi richiesti, e se si continua così non si arriverà nemmeno ai 700mila decoder per i quali già esiste lo stanziamento in Finanziaria.

Insomma, dopo un intero anno, la nuova Tv si vede poco e male, meno di un italiano su 5 la riceve, il pluralismo non s’è visto e la vendita dei decoder ristagna clamorosamente. Rete 4 ed Emilio Fede, però, non sono ancora in orbita, anzi restano ben piantati a terra.

L’obiettivo della Gasparri è stato comunque raggiunto.

P.S. Visto che non ha risposto alla mia precedente mail e continua a fare della propaganga che non corrisponde a verità, ho pensato di rinfrescarle le idee sulle condizioni attuali del digitale terrestre!

Distinti saluti
Nicola Cantelli

Ed ecco la risposta degli “Amici di TV-Sorrisi e Lecconi” :

Gentile Nicola,
alcuni dati oggettivi, anzitutto.
Allora:

1) Il digitale terrestre non è stato istituito dalla Legge Gasparri ma dalla legge 66 del 2001 ai tempi del governo di centrosinistra presieduto da Giuliano Amato; Ndb. Anche oggi nel 2007 per Giugno è pianificato l’avvento del Wi-Max ma da qui a fare una legge per impedire a tutti tranne Silvio di venderne gli spazi ce ne passa…

2) La legge prevede che gli operatori di rete debbano concedere almeno il 40% dello spazio trasmissivo di ogni multiplex a editori terzi. Su un multiplex c’è posto per 4-5 reti; se Mediaset o Rai o Telecom ne mette tre proprie non viola la legge. Ndb. Era difficile scriversela la legge e violarla, sarebbe come farsi un abito su misura stretto!! Si o No?!?

3) Telecom Italia Media ha un solo multiplex. Ndb. A bè allora, e ditelo Sant’Iddio!!


4) I dati sulla copertura: tutti gli operatori supereranno il 70% entro fine 2004. Anche l’avventura dei telefonini Tacs cominciò così, con la copertura che aumentava gradualmente e tanti posti in cui non c’era campo: non andavano venduti prima di arrivare al 100% del territorio coperto? Le nuove tecnologie camminano sempre progressivamente. Ndb. Arriva-Arriva, Arriva Progressiva!!! Uh Uh UH Viva la Musica, yhufu!! Tics, Tacks basta la parola…. Ma guarda che il Tacs è morto nella culla perchè nato obsoleto, mi sa che era meglio non citarlo…

5) Su digitale terrestre sono visibili a oggi 21 canali in qualità digitale (9 sono già in onda sull’analogico ma sono arricchiti da contenuti interattivi, 7 sono già in onda su Sky ma sul digitale terrestre sono gratis, 5 sono assolutamente nuovi e inediti). Mediaset ha annunciato il lancio entro Natale di un nuovo canale per bambini gratuito 24 su 24 assieme a Time Warner (Turner tv). E siamo a 22. Seguiranno entro la fine dell’anno 2 nuovi Rai, 2 nuovi Telecom. E siamo a 26. Dal 2005 partiranno le dirette di calcio di serie A su Mediaset e La 7 in pay per view (3-4 euro a match). Ndb. Gratis, ma il Decoder lo paga lui? La scheda la paga lui? Vale la pena pagare un 150-200 € per 5 canali monnezza? Se si, cosa sono tutte ste storie su Rete4, dovrebbero esser contenti di andare sul Digitale, come Pionieri del Futuro!!

6) I decoder venduti con contributo pubblico sono rilevati ufficialmente con aggiornato in tempo reale sul sito del Ministero delle Comunicazioni. Al 23 settembre 2004 risultavano erogati 480.627 contributi. Ndb. Ottimo su 50 Milioni di Italiani è un ottimo numero, giusto-giusto l’1% ad un prezzo altissimo, complimenti, che bravi, chissà come sarà stato contento Paolo!! Che filantropi noi Italiani!!

E ora una precisazione: lei mi accusa di fare propaganda al digitale terrestre, altri di farla per Sky. Il che sarebbe una contraddizione, giusto?
Buona giornata
md

Non si preoccupi Mister, io l’accuso semplicemente di fare Propaganda, quindi non si scervelli… Ma torniamo a Emilio Fede che questa sera chiedeva sardonico “Noi cosa Siamo?” glielo dite voi o glielo dico io!! 

Gentile Cliente, Tiscali ha bisogno di soldi, e quindi ha deciso di spremerti ancora di più, da Marzo pagherai anche l’assistenza, che con la media di guasti su rete Tiscali ogni mese porterà in attivo i nostri bilanci.

Archiviato in: Allam'atriciana, Blogroll, Carne Marcia, Maialata, Porcate, Truffatori On-Line, gigiostars — Italiano Liberale @ 11:47 am

Gentile Cliente,

Tiscali Italia S.P.A. con sede legale presso Località Sa Illetta 09122 Cagliari, desidera informarti che a partire dal 1° marzo 2007 sarà operativo il nuovo numero al quale potrai contattare l’Assistenza Tecnica per i servizi Tiscali.

Al numero 892.130 riceverai supporto per qualsiasi richiesta di connessione, verifica e configurazione dei nostri abbonamenti Adsl ed Internet.
A partire da tale data l’attuale numero di assistenza 166.614161 verrà dismesso. Il numero gratuito 130 resterà operativo per l’assistenza commerciale e per la segnalazione dei guasti Adsl.

I nostri operatori sono sempre a tua disposizione tutti i giorni, dalle 08:00 alle 24:00; alla chiamata verso l’892.130 saranno applicate le seguenti tariffe iva esclusa:

Chiamata da rete fissa

0,52€/cent. minuto (senza scatto alla risposta)

Chiamata da cellulari Wind

0,60€/cent. minuto
(scatto alla risposta 0,13€/cent)

Chiamata da cellulari Tim

0,61€/cent. minuto
(scatto alla risposta di 0,13€/cent)

Chiamata da cellulari Vodafone

0,61€/cent. minuto
(scatto alla risposta di 0,13€/cent)

Chiamata da cellulari 3
(operativi da maggio 2007)

0,61€/cent. minuto
(scatto alla risposta di 0,15€/cent)

La durata massima della chiamata sarà di 24 minuti per chi chiama da telefono fisso, e di 20 minuti e 24 secondi per chi chiama da cellulare.

Ti ricordiamo inoltre che potrai sempre ricevere assistenza tecnica sui prodotti Tiscali anche attraverso il Supporto Online, all’indirizzo http://assistenza.tiscali.it/supporto/.

Buona navigazione

Servizio Clienti Tiscali

Sentenza a sorpresa della Cassazione. La Siae: è uno scivolone, reagiremo.. E intanto il fido cane da guardia nel Corriere “Elvira Serra” già definisce chi scarica una canzone da internet “Scaricatore Seriale”. E’ partito l’attacco dei fascisti contro le Libertà..

MILANO — Non è reato scaricare da Internet musica, film o programmi tutelati dal diritto d’autore. Purché non venga fatto «per scopo di lucro». In parole molto povere: va bene «risparmiare» (con buona pace della Siae), non va bene «guadagnare» dall’operazione di download. A fare la gioia degli «scaricatori seriali» è la Terza sezione penale della Corte di Cassazione che, con la sentenza numero 149 del 9 gennaio scorso, ha annullato la condanna a 3 mesi e 10 giorni di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello di Torino a E.R. e C.F. per violazione della legge sul copyright. I fatti risalgono al ’99, quando i due, all’epoca studenti, avevano creato sul pc di un’associazione del Politecnico di Torino una rete «peer to peer» (da pari a pari) per scambiare file con altre persone collegate a Internet. Secondo i giudici piemontesi i ragazzi avevano violato gli articoli 171 bis e 171 ter della legge sul diritto d’autore (la 633/41) che punisce chi, «a scopo di lucro», diffonde o duplica contenuti multimediali protetti dal copyright.

LE REAZIONI — «Aspettavamo da sette anni questa sentenza — ha esultato Carlo Blengino, uno dei legali difensori —. Il messaggio forte è duplice: il download per uso personale non costituisce reato, come non è un reato condividere musica in Rete senza lucro. Più circolano le idee e più un paese cresce libero». Entusiasta anche il presidente dei deputati della Lega Roberto Maroni: «È una sentenza rivoluzionaria: stabilisce il principio che la musica è di tutti. D’ora in poi scaricarla dal Web non potrà più essere considerato illegale». Manaturalmente sono di tutt’altro umore le reazioni di chi, per mestiere, cerca di far tutelare il diritto d’autore. Il presidente della Siae Giorgio Assumma ha subito parlato di «scivolone» degli ermellini, che «innescherà un conflitto di portata rilevante, perché si moltiplicheranno i casi di scaricamento non autorizzato». Assumma contesta ai giudici di Cassazione l’aver considerato come «personale» uno scambio di materiale che aveva invece dimensioni pubbliche. E poi: «In base al nostro sistema giuridico ogni scambio di per sé procura un vantaggio economicamente apprezzabile a favore di quanti lo compiono. Dunque lo scambio, anche se privo di un passaggio di moneta, deve considerarsi lucrativo». Per queste ragioni ha assicurato che «il centro studi giuridici della Siae sta già predisponendo le opportune iniziative per annullare i pericolosi effetti della sentenza. Non escludiamo di agire immediatamente in sede legislativa. Non si possono più lasciare agli operatori del diritto margini così ampi di interpretazione ».

LA CASSAZIONE — La sentenza però lo dice in modo chiaro. «Le operazioni di download di materiale informatico non coincidono con le ipotesi criminose fatte dai giudici torinesi». E ancora: «Per scopo di lucro deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto». E quindi, nel caso dei due studenti, «il fatto non costituisce reato». Claudio Vitalone, il presidente della sezione della Consulta che ha annullato la sentenza della Corte di Appello, ha precisato: «Noi ci siamo limitati a sottolineare quello che era già sufficientemente nitido nel testo della legge. La materia di cui si discute è ad alto tecnicismo e ha affaticato non poco l’intervento legislativo se è vero che negli ultimi anni il Parlamento è intervenuto più volte sulla materia». La Federazione dell’industria musicale italiana, comunque, non si è scomposta troppo: «Non si tratta di una decisione che modifica l’attuale normativa ». Spiegatelo a quanti ogni giorno «scari-acquistano» (più scaricano che acquistano) successi pop o puntate inedite delle serie tv: a un sondaggio di Corriere.it l’80 per cento di utenti ha dichiarato di scaricare illegalmente da Internet in modo abituale. Ora dovranno soltanto preoccuparsi di non incorrere in una sanzione amministrativa (forse).

Elvira Serra
21 gennaio 2007

N.B. Entusiasta anche il presidente dei deputati della Lega Roberto Maroni: «È una sentenza rivoluzionaria: stabilisce il principio che la musica è di tutti. D’ora in poi scaricarla dal Web non potrà più essere considerato illegale». Ma quando il compagnuccio Urbani Carlo faceva l’ennesima legge vergogna a favore del potere fascista e sciacallo lui che faceva?!? Poi si vantano dell’unità del Centro-Destra… Cazzo se come cani morti si sono limitati ognuno ad accontentare il pagante di turno, e gli altri a sostenerlo alla faccia e a spese degli Italiani, sarà il caso di rischiare di ripassarci?!? Chiediamo a gran voce l’abolizione dei balzelli tassa sui CD e DVD e dell’intera sequela di leggi vergogna contro il Popolo Italiano, e la Class-Action in modo un domani da poter chiedere i danni a sciacalli e corrotti.

Corriere.it poi sempre amico del Padrone, e o pessimi giornalisti non perdono occasione per mettersi in vendita e in mostra, peccato che l’obbrobrio sia sempre e comunque brutto a vedersi, tanto quando i leccapiedi e i crimiri che per soldi venderebbero anche la propia madre….. W la Libertà!!

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