Angolo del Gigio

Settembre 2, 2006

Imagine a Middle East…

Archiviato in: Allam'atriciana, Blogroll, Israele, Politica Italiana, libano — Italiano Liberale @ 8:39 pm

Riporto un appello di padre Alex Zanotelli e della Rete lilliput sulla missione in Libano. Appello che io sottoscrivo e che pone molte domande a cui spero il Governo voglia rispondere.

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“Sembra essersi formato un consenso generale sull’opportunità/necessità che l’Italia partecipi alla Forza Internazionale di Interposizione in Libano. È indubbio che per arrestare la spirale di violenza che sempre più insanguina il Medio Oriente, e si estende pericolosamente al resto del mondo, sia più che mai necessario un impegno attivo della comunità internazionale, sotto la guida dell’Onu. L’esito di un tale impegno dipende tuttavia in modo determinante dalle condizioni in cui verrà attuato e condotto. Sembra più che mai necessario richiamare l’attenzione del Governo, del Parlamento e di tutti i cittadini su alcuni punti molto delicati.

Una prima considerazione doverosa è che la guerra in Libano ha occultato il problema palestinese. Non sembra accettabile, in particolare, che la comunità internazionale ignori completamente il fatto che Ministri e Parlamentari di un paese che dovrebbe essere sovrano siano stati sequestrati (ancora dabato 19 agosto il vice-premier, Nasser-as-Shaer), imprigionati, ed almeno in un caso anche torturati. In nessun altro Paese un simile intervento straniero potrebbe venire tollerato: perché nessuno reagisce nel caso di Israele? È inaccettabile il silenzio del Governo italiano.

Venendo alla costituzione di una Forza Internazionale di Interposizione, essa deve ubbidire ad alcune condizioni fondamentali ed elementari: è evidente che non possono farne parte militari di un paese che non sia rigorosamente equidistante tra i due belligeranti. L’Italia ha stipulato lo scorso anno un impegnativo Accordo di Cooperazione Militare con Israele, che inficia in modo sostanziale e irrimediabile la nostra equidistanza. Il Diritto Internazionale impone, come minimo, la preventiva sospensione di tale Accordo, i cui termini dettagliati devono assolutamente essere resi noti all’opinione pubblica.

È il caso di ricordare ancora che Israele ha partecipato a manovre militari della Nato svoltesi in Sardegna, nelle quali si saranno indubbiamente addestrati piloti ad altri militari israeliani, impegnati poi nella guerra in Libano. Da queste circostanze discende una ulteriore condizione: è necessaria una garanzia assoluta che il comando di questa Forza di Interposizione rimanga strettamente sotto il comando dell’Onu, e non possa essere trasferita in nessun momento alla Nato.

È assolutamente necessario, inoltre, che le spese della missione non gravino ulteriormente sul bilancio dello stato italiano, e in particolare non comportino riduzioni delle spese sociali, ma rientrino nel bilancio del Ministero della Difesa per le missioni militari italiane all’estero.

Queste sembrano condizioni fondamentali e irrinunciabili per la partecipazione del nostro paese.

Rimangono però altre riserve. Appare singolare e tutt’altro che neutrale il fatto che una Forza Internazionale di Interposizione venga schierata sul territorio di uno dei due Paesi belligeranti, quello attaccato, e non sul loro confine. Deve essere chiaro pertanto che, finché tale forza opererà in territorio libanese, essa deve essere soggetta alla sovranità libanese, e che non potrà in alcun modo essere incaricata del disarmo né dello scioglimento di Hezbollah.

Queste condizioni operative esporranno comunque i militari che compongono questa forza ad agire nel caso in cui avvengano (reali o pretese) provocazioni: come potranno opporsi con la forza all’esercito israeliano, tutt’ora presente in territorio libanese?

Non ci si facciano illusioni sulle regole d’ingaggio, che verranno decise dall’organismo che guiderà la missione, e non dal nostro Governo. Riteniamo giusto richiedere anche che il contingente militare sia affiancato da un congruo numero di volontari disarmati.

Deve infine risultare estremamente chiaro che questa Forza di Interposizione non potrà mai, e in alcun modo, essere coinvolta in una ripresa o in una estensione del conflitto. Così come deve essere escluso un suo impiego per proteggere le ditte italiane che si lanceranno nel lucroso business della ricostruzione del Libano.

É necessario fugare con molta chiarezza qualsiasi illusione che l’interposizione militare, anche nelle migliori condizioni, sia risolutiva per il conflitto in Medio Oriente, soprattutto per risolvere la fondamentale questione palestinese. Chi arresterà la distruzione delle case, delle coltivazioni e delle infrastrutture dei palestinesi, gli omicidi mirati (in palese violazione di qualsiasi norma giuridica)? Chiediamo pertanto che, prima di inviare un contingente italiano, il nostro Governo ponga con forza a livello internazionale l’esigenza irrinunciabile del dispiegamento di una forza internazionale di pace anche a Gaza e in Cisgiordania, a garanzia della sicurezza di Israele e come condizione per la creazione di uno Stato Palestinese.

Chiediamo che su queste questioni fondamentali vengano prese ufficialmente decisioni chiare, esplicite e trasparenti, e si esigano le dovute garanzie a livello internazionale”.

Testo dell’appello in Acrobat Pdf : QUI

APPELLO PROMOSSO DA: Padre Alex Zanotelli, Ennio Abate, Cristina Alziati, Angelo Baracca, Ernesto Burgio, Chiara Cavallaro, Paola Ciardella, Patrizia Creati, Mauro Cristaldi, Manlio Dinucci, Antonino Drago, Giuseppe Gozzini, Alberto L’Abate, Paola Manduca, Alfonso Navarra, Giorgio Parisi, Claudio Pozzi, Giovanni Sarubbi, Alberto Tarozzi, Andrea Trentini, Riccardo Troisi, Monica Zoppè, Edoarda Masi.
Ps: Per aderire all’appello clicca qui.
Per leggerlo invece andate anche qui (interno al mio Angolo) : Appello per la Pace

Fonte : www.beppegrillo.it

Giornalisti OGM: Riotta

Archiviato in: Allam'atriciana, Blogroll, Giornalisti Mutanti, Leccapiedi e Lacchè, gigiostars — Italiano Liberale @ 8:18 pm

Riotta detto anche il TopoRagno

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Qualcuno si ricorda ancora di me. E’ Riotta in uno dei suoi imperdibili editoriali dal titolo: “Il vero pericolo per gli italiani: non essere capaci di uscire dal coro”. Di cui lui non fa parte. Così scrive: “Grillo … quando vi assicura che la ricerca genetica vi ammazzerà seduta stante è un conformista della più bell’acqua, parla di cose di cui poco sa e fa un danno ai poveri che di quella ricerca han bisogno”. Prima di leggere il mio articolo ripetete con me: “Riotta non è un conformista, Riotta è un giornalista – Riotta non è un conformista, Riotta è un giornalista”.

“Cos’é un organismo transgenico? E’ un nuovo tipo di essere vivente creato dagli ingegneri molecolari incorporando con una forte scarica elettrica i geni di una specie, cioè alcune molecole, dentro le molecole del genoma di una cellula riproduttiva di un’altra specie. Nei rarissimi casi in cui il trapianto ha successo, si crea un organismo transgenico. Questa tecnica viene usata per trapiantare i geni anche tra specie molto diverse, per esempio da un merluzzo a un pomodoro. Se invece si vogliono mescolare i geni di due animali molto simili come un cavallo e un’asina, non occorre l’ingegneria genetica; basta favorire la copulazione tra i due animali, al resto pensa la natura.

Se io però avvicino, anche molto, un merluzzo a un pomodoro, difficilmente la natura li indurrà ad accoppiarsi. Ma gli ingegneri molecolari sì. Lo hanno fatto sperando di rendere il pomodoro resistente al gelo con una sostanza presente nel sangue del merluzzo. Negli USA, per esempio, hanno creato il pecoragno, un pecora che produce seta. Hanno prelevato da un ragno il gene per la seta e lo hanno incastrato nel genoma di una pecora. Forse con una piccola modifica si potrà un giorno fargli fare anche le uova, magari già sode. La seta pecoreccia si munge dalle mammelle del pecoragno: servirà all’esercito statunitense per i giubbotti antiproiettile.

Non esistono limiti alla fantasia degli ingegneri genetici, se non l’incapacità di sopravvivere della maggioranza degli organismi transgenici. Per questo motivo è più giusto parlare di manipolazioni che non di modificazioni genetiche. Hanno incastrato geni di batteri nelle piante, geni umani in maiali e topi, geni di pesci nelle fragole.

Anni fa il marketing delle multinazionali della genetica escogitò una trovata pubblicitaria che suonava così: Da sempre l’uomo crea specie nuove: ha creato il mulo dall’asino e dal cavallo; ha creato le odierne specie dei cani; ha creato le odierne rose; ha creato gli ibridi del mais. Gli ingegneri genetici fanno la stessa cosa che gli antichi agricoltori e gli antichi allevatori. Continuano quest’opera di miglioramento della natura, aiutandola a creare nuove specie dove essa non arriva da sola.

Questo argomento pubblicitario, secondo cui un mulo e un pecoragno sarebbero egualmente “innaturali”, ha talmente coperto di ridicolo le multinazionali che le azioni di molte di loro hanno perso valore. Secondo i sondaggi, la grande maggioranza degli europei non hanno fiducia nei cibi transgenici di queste aziende e tendono a non credergli, anche quando dicono la verità. In Gran Bretagna, per esempio, i giornalisti hanno spiegato bene la differenza tra un mulo e un pecoragno e la necessità di diffidare della propaganda commerciale. In Italia invece molti dei maggiori quotidiani fanno campagna per creare accettanza ai cibi transgenici con argomenti che gli stessi pubblicitari delle multinazionali hanno abbandonato perchè controproducenti.

L’esempio migliore che ho trovato, finora ineguagliato, è un editoriale su La Stampa di qualche anno fa (Gianni Riotta, “Il nostro pane quotidiano”, 17.7.2000) (i punti esclamativi sono miei):

“I nostri alpini durante la ritirata di Russia si nutrirono a malincuore dei carissimi muli, caduti stremati. Era carne transgenica (!), ottenuta artificialmente (!) accoppiando un asino a una cavalla. Il mulo è un animale il cui DNA ibrido è identico (!) a quello che gli scienziati creano in laboratorio tra tanta paura. Nessun alpino soffrì per il cibo transgenico (!), molti ne ebbero salva la vita.” (…) “… i cani e i gatti che amiamo, le specie di ovini, bovini e suini che proteggiamo con cura non sono naturali (!). Sono ibridi, innestati, selezionati, da antichi ingegneri genetici (!) che si chiamavano contadini e pastori.”

Una delle missioni del giornalista è fare chiarezza sulle cose complesse. Quando invece semina confusione, siamo di fronte a un giornalista mutante. Definire “cibo transgenico” la carne di mulo e “ingegneri genetici” gli antichi contadini e pastori è una tale sciocchezza, che non salverebbe uno scolaro da un cattivo voto. Definire non naturali gli ovini e suini ottenuti facendo copulare diverse varietà è inoltre socialmente pericoloso. Non naturale sarebbe allora anche il figlio mulatto di un piemontese e di una nigeriana.

Il giornalista mutante attribuisce la diffidenza verso i cibi transgenici alla “paura” (tre volte), alla “irrazionalità” (due volte) e alla “fobia”, forse senza rendersi conto che è proprio la confusione che favorisce l’irrazionalità. Il giornalista mutante definisce poi innocui i cibi transgenici e assicura che ridurranno l’uso dei pesticidi e sfameranno il mondo. Le stesse multinazionali dei cibi transgenici ammettono invece che nessuno - nemmeno loro - può ora accertare se una pianta o un cibo transgenico saranno davvero innocui in tempi medi o lunghi. Il giornalista mutante, sembra invece essere l’unico a saperlo.

Le due promesse dell’ingegneria genetica, “meno pesticidi” e “più cibi per gli affamati“, sono già state smontate da biologi e agronomi. Le stesse multinazionali sono ora più prudenti con questi argomenti. Se un propagandista delle multinazionali dell’ingegneria genetica scrivesse ora nei suoi comunicati stampa che quella di mulo è “carne transgenica”, probabilmente verrebbe licenziato e citato per danni. Invece Riotta continua a fare il giornalista anche se modificato geneticamente”.

Qualcuno volò sul nido del passero, e li c’era il Passera?

Archiviato in: Allam'atriciana, Blogroll, Politica Italiana, Uncategorized — Italiano Liberale @ 7:55 pm

Passera, prossimo amministratore delegato di Intesa-San Paolo, è a Cernobbio sul lago di Como. E’ contento come Napoleone al termine della Campagna d’Italia. E chi non lo sarebbe al suo posto sommando stipendio e stock option?

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Fonte: www.lavoce.info

Il luogo e il sole lo hanno spinto a dichiarazioni liriche: “Il progetto di integrazione SanPaolo-Intesa è bellissimo”. Un quadro del Caravaggio, una statua del Canova. Ha poi rassicurato i clienti: “Possono stare tranquilli, se lavorano con tutte e due le banche potranno vedere i fidi sommati e non ridotti”. La dichiarazione, nel suo candore, affascina. Ricorda il confetto Falqui: “Basta la parola”. Se ho due fidi con due banche che si fondono, mi aspetto un aumento del fido, dato che ho fornito a suo tempo garanzie a entrambe.

Passera continua: “E’ un’operazione dove ci sono solo vincitori”. Perdenti nessuno, ma la fusione non comporta la soave parola: razionalizzazione? Che tradotta in prosa significa il 30% di tagli del personale? Ma forse mi sbaglio.

I clienti saranno comunque contenti. Più contenti, molto contenti. Il cliente di SanPaolo-Intesa è bellissimo. Potrà, subito dopo la fusione, accedere a servizi a costi europei. Il costo medio dei servizi bancari italiani è più alto, molto più alto di quelli europei. Siamo primi, primissimi, bellissimi. E gli sventurati che hanno comprato tango bond e Parmalat saranno rimborsati, ma solo dopo una certa età. Preso da sincera esaltazione ha aggiunto: “se non avessimo avuto comunanza di visione, di valori, di voglia di lavorare insieme, di simpatia reciproca, in così poche settimane non sarebbe stato possibile mettere in moto un progetto stupendo come quello che è stato messo in moto”. Che simpatia, che messa in moto.

Postato da Beppe Grillo alle 18:30 in

Quei bravi ragazzi

Archiviato in: Amerikan Century, Blogroll, Uncategorized — Italiano Liberale @ 7:48 pm

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Hitler era un dilettante. Doveva presentarsi come campione della democrazia. E parlare di povertà, di progresso, di lavoro Soprattutto di lavoro, una parola che fa tanto sinistra, che piace. Poi, con comodo, avrebbe potuto prendersi delle libertà. Rispettando le regole della democrazia s’intende. Regole che dicono che chi è di sinistra è legittimato a fare cose di destra, di ultradestra e anche qualcosa in più. Comunque vada, saranno sempre giudicate di sinistra, democratiche, liberali. Insomma, roba buona.

Bill Clinton parlerà oggi e domani alla CNN sul tema della povertà. Parlerà del miliardo di persone che vive con un dollaro al giorno. Di come combattere gli effetti del capitalismo. Che brava persona. Un piccolo ripassino. Taglia i fondi ai centri statali che forniscono avvocati difensori ai detenuti indigenti. Approva una legge che toglie gli stanziamenti federali alle class action. Estende la pena di morte a nuovi crimini. Taglia i buoni alimentari e gli assegni per anziani e disabili agli immigrati legali poveri senza cittadinanza. Riduce drasticamente i sussidi federali alle famiglie povere con figli a carico distribuiti sin dai tempi di Roosevelt.

Bill, il democratico, ha tagliato fondi sociali, ha impoverito i poveri, umiliato gli immigrati. Lo ha fatto per esigenze di bilancio, per far tornare i conti. E potersi permettere investimenti di 250 miliardi di dollari all’anno nel vero business americano: quello delle armi: quattro volte più della Cina, ottanta volte più dell’Iraq di Saddam. Armi democratiche che hanno ucciso, uccidono civili nella proporzione di dieci a uno.

Se Clinton parla alla CNN, Blair dei New Labour, vero democratico di sinistra, parla alla BBC. E dice a proposito dei criminali: dobbiamo identificarli “anche prima della nascita … se non siamo pronti a prevedere e a intervenire molto presto, avremo bambini che cresceranno in famiglie che noi sappiamo completamente disfunzionali e, dopo pochi anni, questi bambini cresceranno come una minaccia per la società e per loro stessi”.

Ps: Il patrigno di Bill, Roger Clinton, era alcolizzato ed un violento in famiglia. Una famiglia disfunzionale…
Postato da Beppe Grillo alle 19:31 in Fonte : www.beppegrillo.it

Politica: Impressioni di settembre

Archiviato in: Blogroll — Italiano Liberale @ 3:24 am

Sabato, 02 settembre

Torna settembre e si ritorna a parlare più concretamente di politica. Con questo non si vuole dire che il dibattito politico di agosto sia stato sonnacchioso e di basso livello. Anzi, le questioni di politica estera al centro dell’attenzione hanno visto l’Italia ricercare e ottenere un ruolo di primo piano nelle questioni internazionali dopo la deludente stagione della politica estera berlusconiana, priva di idee che andassero al di là della cieca obbedienza al potente alleato americano.

Il ruolo dell’Italia nella missione di pace in Libano sotto le bandiere delle Nazioni Unite rappresenta un innegabile successo del Premier Prodi e del Ministro degli Esteri D’Alema, oltre che un segnale del ritorno con una voce sola dell’Unione Europea sulla scena dei drammatici conflitti internazionali. Settembre è però tradizionalmente anche il mese in cui, dopo la pausa estiva, ritornano sul tappeto le grandi questioni economiche nazionali, e l’avvicinarsi del varo della manovra finanziaria innesca inevitabilmente il dibattito sulle scelte economiche e sociali che il Governo dell’Unione intende compiere per risanare ma anche per favorire la crescita del Paese.

Nei mesi scorsi la presentazione del DPEF aveva scatenato rumorose polemiche da parte della Sinistra che temeva inaccettabili tagli alla spesa sociale che avrebbero colpito i ceti meno abbienti. Si era giunti perfino al punto in cui il Ministro di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero si era rifiutato di votare il documento economico in cui il Governo annunciava la futura manovra finanziaria. I toni non si sono placati. Fino a qualche giorno fa pareva che la manovra finanziaria dovesse ammontare nel complesso a 35 miliardi di euro, ed erano stati molti da sinistra (sostenuti anche dal mondo sindacale) a chiedere di diluire la manovra in due anni e di rinviare di un anno il raggiungimento del tetto del 3% di deficit. A chi minacciava tagli alla spesa sociale, il Segretario Nazionale di Rifondazione Franco Giordano rispondeva: “Non bisogna toccare le pensioni, né ridurre la spesa sanitaria. E anche sul resto niente tagli, ma razionalizzare la spesa” (Corriere della Sera, 28 agosto 2006).

Dalla Festa Nazionale dell’UDEUR che si tiene ogni anno a Telese Terme giunge però una correzione dei numeri relativi alla manovra finanziaria. In questa occasione il Ministro Padoa-Schioppa ha dichiarato che “la manovra sarà di 30 miliardi grazie alle entrate superiori al previsto. Ma la data del rientro del deficit non cambia” (l’Unità, 30 agosto 2006). Dunque l’incremento di denaro giunto nelle casse dello Stato grazie a una maggiore severità ed equità fiscale consente di ridurre la finanziaria di 5 miliardi di euro. Le parole d’ordine del Ministro dell’Economia sono “sviluppo, risanamento ed equità”.

A proposito della riduzione delle cifre della manovra il Premier Prodi sostiene che “la cifra di 35 miliardi non era un numero al lotto, ma una cifra necessaria. Abbiamo avuto 5 miliardi in più e quindi siamo potuti scendere da 35 a 30 miliardi. Mi sembra una cosa di onestà e buonsenso” (Corriere della Sera, 30 agosto 2006). Sembra che la serietà del Governo in materia di politica fiscale stia cominciando a dare i primi frutti. 5 miliardi di euro sono senz’altro una cifra ragguardevole, soprattutto se i maggiori introiti da parte dello Stato diventeranno un dato strutturale non immediatamente riconducibile ad uno sporadico aumento dei controlli.

Eppure, nonostante alcuni segnali incoraggianti non tutto è chiaro. Si parla di tagli alla spesa sociale e d’innalzamento dell’età pensionabile, ma in entrambi i casi non è ancora noto come si sceglierà di operare e quali saranno gli interessi sociali che verranno toccati. Non c’è ancora certezza su quali spese bisognerà ridurre (oppure ‘razionalizzare’, come si dice da tempo con un’espressione eufemistica figlia dell’efficientismo dei nostri tempi) o su come procedere nell’aumento della vita attiva dei lavoratori italiani.

Tuttavia, che ci debbano essere dei tagli è certo. La spesa sociale, si dice da più parti, deve essere ridotta per avere un Paese efficiente e competitivo che non può tollerare sprechi e pesanti apparati burocratici. Proprio in questi giorni un articolo di Pietro Ichino ha richiamato l’attenzione sugli sprechi nel settore pubblico. Ichino scrive che “nell’amministrazione pubblica c’è una quota rilevante di nullafacenti”. Nello stesso articolo, per prevenire eventuali critiche da parte dei sindacati e dei partiti della Sinistra, Ichino aggiunge che “non si tratta dei lavoratori deboli e poco produttivi, ma di persone che non fanno proprio nulla, non ci sono e quando ci sono è come se non ci fossero; una categoria che alligna solo nel settore pubblico” (Corriere della Sera, 29 agosto 2006).

La soluzione al problema consisterebbe nella istituzione di “un organo indipendente di valutazione che individui i nullafacenti” e li licenzi quando necessario. C’è di sicuro una parte di verità nell’articolo di Ichino cui ci siamo riferiti, del resto nessuno sarebbe pronto a giurare sulla perfetta efficienza del settore pubblico. Tuttavia, i toni qualunquisti e la giustizia sommaria non portano da nessuna parte, soprattutto se colpevolizzano intere categorie di lavoratori e conducono all’esaltazione del privato contro la demonizzazione indifferenziata del pubblico, visto come regno dello spreco, dell’inefficienza e del favoritismo nel quale prosperano felici i ‘nullafacenti’ di Ichino.

Fonte : www.canisciolti.info

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