Angolo del Gigio

Luglio 5, 2009

I cortigiani di Re Silvio nell’italia che precipita nel baratro della Vergogna!

La vicenda della cena tra massimi esponenti politici del governo e della maggioranza con due giudici costituzionali assume toni da farsa. Mentre gli esperti di bon ton istituzionale raccomandano di affrontare la situazione “con passo felpato”, il giudice Mazzella, nella cui casa si è svolto il convivio, applica il consiglio a modo suo: rompe gli indugi e rivendica il diritto di invitare il “caro Silvio” tutte le volte che vuole e vorrà.

Lo fa con un proclama in cui sostiene che solo un dominio totalitario potrebbe impedirgli questa libertà personale. Il giudice Mazzella non avrà letto l’articolo su Europa in cui Federico Orlando ricorda che da bambino nelle passeggiate col padre sulla via della stazione incontrava un signore che scambiava al massimo con chiunque un breve saluto di convenienza. Alla sua richiesta di spiegazioni il padre rispose che era il procuratore del Regno e non poteva parlare con nessuno senza ledere l’immagine di imparzialità della giustizia.

Qui giunge opportuna la precisazione di Tania Groppi su l’Unità:

in Germania la Corte Costituzionale risiede a Karlsruhe, lontana dalla capitale.

Alcuni commentatori hanno sostenuto che Di Pietro, con la sua richiesta di dimissioni dei due giudici, avrebbe invaso l’autonomia della Corte Costituzionale. Curiosa logica: se la Corte deve essere autonoma non si capisce come due giudici costituzionali possano comprometterla esponendola al sospetto che possa essere condizionata proprio dalla loro fisica partecipazione a un irrituale incontro con esponenti dei poteri esecutivo e legislativo.

La questione non è solo teorica. Tra breve la Corte dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano (ministro presente alla cena) con cui il presidente del consiglio viene sollevato da tutti i numerosi e infamanti provvedimenti giudiziari a sua carico. Il cittadino preoccupato potrebbe temere che la decisione della Corte possa essere influenzata da contiguità che non avrebbero mai dovuto verificarsi. Ma in un certo senso la lettera di Mazzella fa involontariamente chiarezza e rende evidente che i due giudici presenti alla cena non possono più partecipare alla decisione sul Lodo Alfano. E si potrebbe aggiungere: se vogliono andare a cena col presidente del consiglio sono liberi di farlo ma liberino la Consulta del loro ingombro. Da parte sua la Corte Costituzionale saprà esercitare la sua autonomia.

Scritto da Pancho Pardi su www.antoniodipietro.it

Luglio 1, 2009

Giudice Mazzella: «Silvio, ti inviterò ancora, fantastico l’orologio d’oro e diamanti!»

Giudici costituzionali a cena col premier?
‘Lo rifaremmo ancora’. E’ polemica (sul Regalo dopo Lodo!?!?)

CorrottoNon si placa la polemica sulla vicenda dei due giudici costituzionali che a maggio, a pochi mesi dalla discussione della Consulta sul lodo Alfano, invitarono a cena il premier il ministro della giustizia e il presidente della commissione affari costituzionali Vizzini. Dopo le critiche, gli inviti ad astenersi dal caso espresse dal Pd e l’invito alle dimissioni dei giudici da parte di Di Pietro, ieri la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo. Il giudice Luigi Mazzella che materialmente organizzò l’incontro a casa sua, torna a difendere il suo operato scrivendo una lettera aperta al premier che ha poi diffuso alle agenzie.

«Caro presidente, caro Silvio la cena non è stata la prima e non sarà certo l’ultima fino al momento in cui – scrive – un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali». Mazzella – in uno dei passaggi della missiva fatta avere all’Ansa – esprime una certezza: «l’amore per la libertà e la fiducia nell’intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco». Il giudice rincara la dose sostenendo che la polizia segreta fascista l’Ovra è evidentemente ancora all’opera e si lamenta che qualche spione abbia diffuso la notizia.

La lettera finisce per aggravare la vicenda. Anna Finocchiaro ha ribadito che la rivendicazione della cena è imbarazzante per i giudici e per la Corte, il Pd rinnova l’invito ad astenersi dal caso, Di Pietro ha attaccato in aula dove si è discusso di un’interrogazione parlamentare sul caso. Ne è uscito un parapiglia. Il governo, per bocca del ministro dei rapporti col parlamento Vito, ha detto che non c’è alcun problema visto che nella cena non si è parlato di Lodo Alfano  e che l’invito fu fatto quando non si sapeva se e quando la Corte avrebbe affrontato l’argomento, Di Pietro non si è dichiarato soddisfatto e ha attaccato con parole pesanti. “Cena carbobara e piduista”, ha detto il leader dell’Idv che vuole le dimissioni dei due giudici e del ministro. Bondi ha urlato a lungo “vergogna, vergogna“. Certo è che la polemica monta e la <Corte Costituzionale viene messa in difficoltà da due esponenti amici di Berlusconi proprio alla vigilia di una decisione che riguarda da vicino le vicende giudiziarie del premier

01 luglio 2009 – da www.Unità.it

Giugno 30, 2009

Dalla Lega nuovo bavaglio alla rete libera, bisogna nascondere i precedenti penali dei colleghi, cosi il cerchio si chiude, ladri erano, ladri sono e saranno per sempre… Passi di Dittatura!

Bavaglio alla Rete: chiusura del cerchio

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Esprimo solidarieta’ ai familiari delle vittime della tragedia di Viareggio. Prima di commentare l’accaduto voglio aspettare gli accertamenti sulle cause dell’incidente. Se dovesse confermarsi il cedimento strutturale bisogna entrare nel merito della gestione Trenitalia delle Ferrovie dello Stato commissariando i budget per il rinnovo delle linee ferroviarie e delle manutenzioni dei mezzi. I fatti evidenziano una deriva del fenomeno incidenti, è di soli otto giorni fa’ il deragliamento di un altro treno merci, nei pressi di Prato, che ha paralizzato i collegamenti della penisola.

LadroniIntervengo ora, con questo video, sull’ennesimo attacco alla Rete e al diritto all’informazione dei cittadini. Questa volta l’indecenza è del partito dei fucili scarichi, e reca la firma della deputata Carolina Lussana. Mentre il suo collega Alfano mette il bavaglio alla pubblicazione delle intercettazioni durante il processo, lei, per chiudere il cerchio, ha pensato bene di sbianchettare, dalla Rete informazioni, immagini e dati riguardanti i trascorsi giudiziari dei propri colleghi. Per dirla breve, addio su Wikipedia a dettagli importanti di molti personaggi pubblici! Ma dove sono finiti i leghisti di una volta?

Testo dell’intervento

Attenzione amici della Rete, un’altra “legge porcata” è in arrivo. Questa volta, a proporla, è l’On. Lussana della Lega. Lo chiamano “diritto all’oblio”, vale a dire che, se ci sono dei parlamentari, e chissà perché proprio loro, che vengono condannati, dopo un certo numero di anni bisogna cancellare dalla Rete e dall’informazione le loro condanne, perché vi sarebbe il diritto secondo cui il condannato non possa essere ritenuto tale a distanza di anni. E’ un assurdità, è un bavaglio all’informazione. E’ bene sempre sapere chi ha commesso dei reati, e se è stato condannato. E’ una proposta che, evidentemente, serve a qualcuno del Palazzo per nascondere ai cittadini ciò che ha commesso per potersi riciclare, magari cambiando sigla e partito, ma con la stessa faccia. Vogliamo un Palazzo con facce diverse, pulite, e quindi vogliamo che, di questi dati, ne resti traccia, soprattutto in Rete. Specialmente, se l”informazione “normale”, quella del servizio pubblico, quella “minzoliniana”, non vi racconta degli uomini di Palazzo intenti a fare gli affari propri piuttosto che gli interessi dei cittadini. Vigilate, vigilate cittadini della Rete.

Dal Sito di unica opposizione alle Vergogne di Palazzo” : www.antoniodipietro.it

Piovono Airbus, gli aerei francesi sono marci patocchi!! Silvio dai compra anche quelli!!

Si schianta aereo yemenita, 153 a bordo
Trovato un superstite: è un bambino

Tra i passeggeri 66 francesi. Parigi: «Riscontrati difetti nel mezzo». Sanaa: «Revisionato a maggio dalla Airbus»

Un Airbus A310 della compagnia Yemenia (Reuters)
Un Airbus A310 della compagnia Yemenia (Reuters)

PARIGI - Un Airbus A310 della compagnia Yemenia Air con a bordo 153 persone si è schiantato nella notte tra lunedì e martedì nelle acque dell’oceano Indiano, al largo delle isole Comore, a circa tre chilometri dalla costa dell’arcipelago, situato fra il Mozambico e il Madagascar.

UN BAMBINO SOPRAVVISSUTO - I soccorritori hanno trovato un sopravvissuto: è un bambino, non si conosce la sua nazionalità. Un chirurgo dell’ospedale El-Maarouf a Moroni, capitale delle Comore, ha detto che il piccolo è stato trasportato su un battello dei soccorsi. «Abbiamo tutto il necessario per assistere il bambino» ha aggiunto. Secondo fonti dell’aeronautica yemenita sono stati recuperati anche tre cadaveri, ma le ricerche proseguono con difficoltà a causa delle le pessime condizioni meteorologiche, con mare grosso e venti forti.

A BORDO ANCHE 66 FRANCESI - Tra i passeggeri (142, più 11 membri dell’equipaggio) c’erano 66 francesi, di cui molti residenti nelle Comore. Delle quattro isole dell’arcipelago, quella di Mayotte è rimasta sotto la sovranità di Parigi dopo un referendum. Altri erano partiti su un Airbus A330-200 della Yemenia dall’aeroporto parigino di Roissy, facendo scalo a Marsiglia e Sanaa (Yemen): qui hanno cambiato velivolo per imbarcarsi sull’A310, diretto a Gibuti e Moroni (capitale delle Comore) come destinazione finale. La Farnesina ha escluso la presenza di italiani a bordo. In corso le operazioni di recupero dei corpi e dei rottami: nelle ricerche sono impegnate vedette e imbarcazioni delle Comore e del Madagascar. Parigi ha inviato due navi e un velivolo da ricognizione e trasporto Transall.

«AEREO REVISIONATO A MAGGIO» - Il ministro dei trasporti yemenita ha dichiarato che l’A310 della Yemenia era stato revisionato completamente a maggio sotto la supervisione della stessa Airbus. L’omologo francese, Dominique Bussereau, ha spiegato invece che sul velivolo erano stati riscontrati molti difetti e per questo gli era stato proibito di sorvolare lo spazio aereo francese. La Yemenia, spiega, è una compagnia che «viene monitorata molto da vicino» per la sicurezza. «L’A310 era stato controllato nel 2007 dalla Direzione generale dell’aviazione civile in Francia ed erano stati rilevati un certo numero di difetti» ha detto Bussereau, aggiungendo che «da allora l’apparecchio non è più riapparso nel nostro Paese». L’aereo comunque non figurava nella lista nera dell’Unione Europea, ha spiegato il commissario europeo ai trasporti, Antonio Tajani: «Certamente è successo qualcosa di strano. Ora valuteremo le iniziative da prendere e chiameremo la compagnia aerea yemenita per avere tutti i chiarimenti necessari». Tajani ha aggiunto che proporrà una lista nera mondiale, simile a quella della Ue, delle compagnie che non offrono garanzie di sicurezza (la lista nera Ue – pdf).

Gianni e PinottoFORTI RAFFICHE DI VENTO - Si valuta anche la possibilità che a causare l’incidenet sia stato il maltempo. Il responsabile dell’aviazione civile yemenita, Muhammed Abdul-Qadber, ha detto che l’incidente è avvenuto in un’area dove c’era vento molto forte, con raffiche fino a 161 chilometri orari. Bussereau ha spiegato che ci sarebbe stato «un avvicinamento, quindi una ripresa di velocità, poi un nuovo avvicinamento che sarebbe stato mancato». L’aereo avrebbe tentato un atterraggio d’emergenza. Secondo Meteo France nella zona non c’è stato un temporale: «Nella zona non ci sono problemi di nubi – ha spiegato il responsabile delle previsioni, Jean-Marie Carriere -, ma c’è un vento sostenuto con raffiche che possono superare i 60 chilometri orari, vicino all’aeroporto e dappertutto nella zona».

L’INCIDENTE DI UN MESE FA - Esattamente un mese fa, nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno, un Airbus A330 di Air France è precipitato nell’Atlantico: partito da Rio de Janeiro, era diretto a Parigi. A bordo c’erano 228 persone, fra cui 10 italiani, originari di Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia Romagna. Tre giorni fa le Forze armate brasiliane hanno interrotto le ricerche dei corpi delle vittime. Le acque dell’Atlantico tra le coste brasiliane e quelle africane hanno restituito 51 corpi, di cui 14 identificati.


30 giugno 2009 -  da www.Corriere.it

Giugno 29, 2009

Nessuno parli del Processo Dell’Utri, Silvio non vuole, Marcello nemmeno…. Come faremo…

Processo Dell’Utri: intercettazioni irrilevanti

Verogne Italiane : Dell'Utri il Senatore Mafioso

Terza udienza del processo d’appello a Marcello Dell’Utri. Di questo processo non troverete traccia nei Tg e nella stampa. Non ne sentirete parlare per bocca dei politicanti. C’è un codice d’onore, oramai condiviso, tra i partiti: non accusarsi a vicenda di malaffare, ognuno si tiene il suo senza denunciare l’altro. Inutile attaccarsi a vicenda, quando non puoi avere alcun vincitore!

La terza via, tra la denuncia ed il silenzio, è la “questione etica” a cui i partiti hanno rinunciato poichè non fa parte dei cromosomi della politica. Io non ci rinuncio.

La gravità dei reati, per cui è stato condannato in primo grado il senatore del Pdl, allora Forza Italia, avrebbe squassato qualsiasi partito. Come è possibile che ciò non sia avvenuto nel caso Dell’Utri? Perchè l’informazione istituzionale non ne ha parlato?

L’opposizione governativa tace mentre Italia dei Valori è stata oscurata,
e la Rete rimane l’unica alternativa per continuare ad informarsi su trame di Stato.

Svegliatevi

[da pagina 782-783 del testo della sentenza primo grado]

Il P.M. ha ricordato che sulla vicenda sono state espletate indagini

nell’ambito del procedimento penale 6031/94 R.G.N.R. in cui

Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi sono stati indagati in ordine al

reato di concorso in riciclaggio continuato con Bontate Stefano, Teresi

Girolamo ed ignoti, commesso in Palermo, Milano ed altrove dal

1980-1981 in poi.

L’input alle indagini era stato fornito da alcune dichiarazioni rese

da Rapisarda Filippo Alberto, il 5 maggio 1987, al giudice istruttore

del Tribunale di Milano, aventi ad oggetto il reinvestimento di

notevoli flussi di denaro di origine illecita nelle società del gruppo

facente capo a Silvio Berlusconi.

In quella occasione, il Rapisarda aveva riferito di avere

incontrato, nel 1978 in Piazza Castello a Milano, il Bontate ed il

Teresi e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in

società con Silvio Berlusconi in una azienda televisiva per la quale

occorrevano 10 miliardi.

Al riguardo, gli aveva chiesto, tra il serio ed il faceto, il suo

parere sulla “bontà” dell’affare.

Lo stesso Rapisarda era tornato sull’argomento, il 7 novembre ed

il 12 dicembre 1997, nel corso di spontanee dichiarazioni rese alla

Procura della Repubblica presso il locale Tribunale, riferendo che, nel

1980-1981, Marcello dell’Utri aveva chiesto ed ottenuto dal Bontate e

dal Teresi un finanziamento di 20 miliardi da utilizzare per l’acquisto

di “pacchetti-film”.

Nel corso delle indagini erano state, anche, acquisite le

dichiarazioni, aventi ad oggetto avvenuti contatti tra Dell’Utri,

Bontate e Teresi in relazione alla nascita delle televisioni del gruppo

FININVEST, rese dai collaboratori di giustizia Pennino Gioacchino.

Tratto dal sito dell’unica opposizione: www.antoniodipietro.com

Vergogne D’Italia, la Corruzzione della Consulta e i Silenzi dei Media da Mills a Dell’Utri…

DIMETTETEVI: commensali interessati

Dimettetevi Corrotti, siete Vergognosi!!

Nessuna polemica, non vogliamo zuffe mediatiche sulla cenetta “tra vecchi amici“, ma gli italiani hanno un dubbio.

Cosa ci facevano a cena insieme un corruttore improcessabile, il suo scagnozzo al Ministero della Giustizia nonché firmatario del Lodo Alfano, un indagato per corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra e presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, il fedele sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e due componenti della Corte Costituzionale, che il 6 ottobre saranno chiamati a pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 128 del 2008, più nota come Lodo Alfano?

Solo lo scemo del villaggio potrebbe escludere che abbiano parlato del “problemaccio” incostituzionalità. Specie se il “problemaccio”, qualora dovesse verificarsi, equivarrebbe al rientro in scena di Silvio Berlusconi nel processo a David Mills con finale scontato di condanna per corruzione.

I giudici Paolo Maria Napolitano e Luigi Mazzella
hanno il dovere di non presentarsi
all’udienza del 6 ottobre e di dimettersi dalla Consulta.

Lo devono, non tanto agli italiani, verso cui mancano di rispetto con le ridicole spiegazioni su quei commensali così ben assortiti, ma ai loro colleghi per non compromettere la credibilità dell’istituzione che loro rappresentano.

Gli italiani non sono beoti, anche se il Presidente del Consiglio li sta facendo passare come tali, e non hanno bisogno di ascoltare le intercettazioni di quel tavolo di per capire che l’argomento più gettonato, tra un flut di Veuve Clicquot e un’aragosta, con ottime probabilità è stato il lodo della vergogna.

Su questo argomento Italia dei Valori avvierà una campagna di informazione senza sconti fino al 6 ottobre.

DIMETTETEVI II: il ‘non fatto’ del giorno

Corriere & Repubblica

Il ‘minzolinismo’ è un cancro in metastasi nel Paese. Si è diffuso da Mediaset alla RAI ed ha contagiato la stampa. Ieri infettava il Tg1 sulle escort di Palazzo Grazioli, oggi i sintomi si manifestano su La Repubblica, su Il Corriere della Sera e su altre testate giornalistiche semilibere.
Eugenio Scalfari ha tracciato un interessante quadro, che condivido, sull’evanescenza delle misure adottate contro la recessione dal Consiglio dei Ministri.
La sua analisi degli eventi importanti non può però limitarsi a questo spunto di riflessione né, tantomeno, il suo giornale può condurre una campagna serrata per la moralizzazione del Paese, indottrinandolo su escort, telefonate, sospetti, festicciole ed ogni minimo dettaglio sull’indecenza del Presidente del Consiglio, trasformando poi il fatto del giorno, la cena vergognosa tra governo e giudici di cui è stata data notizia ieri, in un “non fatto“.

Un Premier, un sottosegretario, un ministro della Giustizia, due giudici della Consulta ed un Presidente della commissione Affari Costituzionali che ripassano a tavolino la lezione sul Lodo Alfano, non è un fatto rilevante?

Che c’è di male, avranno pensato nelle rispettive redazioni i direttori “indipendentiScalfari e De Bortoli.

Poco importa se, guarda caso, il 6 ottobre la Corte si pronuncerà sulla costituzionalità del Lodo. Poco importa se tutti i commensali sono fortemente interessati all’esito di quel parere.
Perché tanto accanimento su scenari di desolazione morale e tanto ‘minzolinismo’ su questioni di rilevanza costituzionale?

Qual è l’interesse di un oscuramento bipartisan?

Perché il Pd, a caccia di bave di vento per il rinnovamento, ha evitato anche questa tempesta, così come evitò quella della raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo Alfano?
Pesa di più un’escort o il sospetto di un inciucio per uno scacco matto alla Costituzione? Chiedetelo ai capitani coraggiosi di cui sopra, mediatici e politici.

DIMETTETEVI III: nessuna polemica, solo fatti

Grande Abbuffata, di Mafiosi & Corrotti

Quella cena di maggio, a casa del giudice della Consulta Mazzella, non è polemica: è un fatto.

Che a quella cena ci fossero, oltre ad un altro giudice della Consulta, anche Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Angelino Alfano e Carlo Vizzini, non è polemica: è un fatto. Che, il 6 di ottobre, la Consulta si pronuncerà sulla costituzionalità del Lodo Alfano, non è polemica: è un fatto.

Posso accogliere l’appello di poco fa del Presidente della Repubblica a sospendere le polemiche in occasione del G8 a patto che voglia pronunciarsi su un fatto: la vergognosa cena di maggio tra sei uomini delle istituzioni in conflitto di interessi.

Allego, per i lettori, alcune righe sulla biografia dei due giudici prese da Wikipedia, dettagli che lei, signor Presidente della Repubblica, conoscerà benissimo, e le chiedo:

come pensa si esprimeranno, dopo le pressioni legate, ma negate, a quella cena, i due commensali quando il 6 ottobre decideranno sulla costituzionalità del Lodo Alfano?

Non voglio una risposta, o rischiamo la polemica, solo un fatto: le loro dimissioni.

Da Wikipedia

Luigi Mazzella: dal 14 novembre 2002 al 2 dicembre 2004 è stato Ministro della funzione pubblica nel Governo Berlusconi II. Eletto giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento il 15 giugno 2005.

Paolo Maria Napolitano: chiamato come componente del gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini all’inizio del I Governo Berlusconi, conseguì la nomina a Consigliere di Stato nel 2003. Proseguì il rapporto con il Vice Presidente Fini, seguendolo alla Farnesina dove ricoprì la carica di capo dell’ufficio legislativo.

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Tratto dal Sito dell’Unica Resistenza Civile : www.antoniodipietro.com

Giugno 26, 2009

IL GIORNALE: SU FESTINI ED ESCORT SCONTRO BERLUSCONI-UDC

ROMA – E’ scontro aperto tra l’Udc e Silvio Berlusconi su escort, feste e droga. Il segretario dei centristi Lorenzo Cesa è andato su tutte le furie quando ha letto il suo nome in uno degli articoli che “Il Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi, sta pubblicando da qualche giorno su una vecchia vicenda di ragazze squillo procurate a politici da una disinvolta affarista, della quale si conoscono solo le iniziali, R.F. A far imbufalire Cesa è stato il titolo “choc” “Cesa socio della escort” con cui è stata presentata la notizia di una società costituita quindici anni fa dal segretario dell’Udc proprio con la donna più tardi finita sotto inchiesta per le sue attività di “corruttrice sessuale”; ma a farlo uscire completamente dai gangheri è stata la solidarietà che gli è stata espressa da Silvio Berlusconi, solidarietà che il Cavaliere ha espresso anche a Massimo D’Alema, anch’esso coinvolto in un servizio del ‘Giornale’, ieri.

Silvio-in-fugaQuando ha letto le parole del premier (”non ho mai condiviso i modi di chi ricorre ai pettegolezzi e alle chiacchiere di vario genere per insinuare dubbi o gettare discredito nei confronti di qualcuno”; “Sono stato facile profeta quando ho previsto che l’imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata”) il segretario dei centristi si é sentito preso in giro e ha affidato alle agenzie una sua durissima replica. “Io – sottolinea Cesa – non ho mai partecipato a festini, né ho mai frequentato minorenni o persone che fanno uso di droga. Rispetto tutti, ma non accetto la solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del consiglio”. Di qui la reazione di Berlusconi, costretto a difendersi dalle accuse del segretario dell’Udc: “Mi dispiace che l’onorevole Cesa non accetti la mia solidarietà. Non ho mai partecipato a cosiddetti festini, non ho mai frequentato minorenni né so a chi si riferisca quando parla di persone che fanno uso di droga. La sua risposta è offensiva e disdice sia la sua immagine sia la considerazione che nutrivo nei suoi confronti. Spero che torni in sé e che risponda alle provocazioni con la stessa serenità e con lo stesso stile con cui reagisco io”.

Casini-ScassinatoreCol passare delle ore , la polemica innescata dagli articoli del Giornale si è fatta più intensa. La direzione del giornale conferma tutto definendo “incontrovertibile” la notizia che riguarda Cesa. Scende in campo , a difesa del segretario, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che assicura che i centristi non si faranno intimorire dal progetto di ‘fare di tutta l’erba un fascio”: “Abbiamo avuto un atteggiamento rispettoso in tutte queste settimane verso le persone e le loro famiglie. Non lo cambieremo, perché non siamo soliti trafficare nella melma e non vogliamo abituarci a una politica così sporca”. E’ il secondo giorno che il Giornale prosegue nel suo attacco sulle escort. Il bersaglio sembrava essere solo Massimo D’Alema, chiamato in causa in quanto ad approfittare delle ragazze squillo sarebbero stati uomini della sua corrente. Secondo il Giornale, infatti, R.F. per facilitare i suoi affari, procurava le prostitute ad alcuni politici vicini a D’Alema. Si tratta di un’inchiesta che risale al 1999 e conclusasi nel 2000 con la condanna della donna, per corruzione.

di Marco Dell’Omo per ansa.it

Chi spiffera su Silvio vien dato alle fiamme, intimidazioni in quel di Bari “Soliti Ignoti?!?”

Barbara Montereale Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Modugno e dei Vigili del fuoco che hanno spento le fiamme. Barbara Montereale è stata svegliata dal trambusto e dai rumori provenienti dalla strada. Secondo quanto accertato dai carabinieri, ignoti hanno divelto una portiera e hanno gettato all’interno materiale infiammabile. Intanto, mentre il sostituto procuratore di Bari Isabella Ginefra ha disposto il sequestro della vettura, il vicecapogruppo dell’Idv alla Camera, Fabio Evangelisti, ha commentato: «Non vorremmo che l’incendio si trattasse di una intimidazione nei suoi confronti».

Arriva sempre da Bari la notizia che la Procura ha convocato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per riferire sugli appalti regionali nel settore della sanità. Vendola dovrà presentarsi quale persona informata sui fatti davanti al sostituto procuratore Desiree Digeronimo, che dirige l’inchiesta. In particolare il presidente della Regione dovrebbe essere sentito sull’indagine interna avviata e conclusa dallo stesso ente, che ha focalizzato l’attenzione anche sugli appalti assegnati al gruppo dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini.

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La Honda Jazz di proprietà di Barbara Montereale, la ragazza di 23 anni che ha detto di aver partecipato alle feste a villa Certosa e a palazzo Grazioli, è stata data alle fiamme la notte scorsa, attorno alle 5, in via Cataneo a Modugno, in provincia di Bari sotto l’abitazione della show girl.

Lo-scopatore

Giugno 24, 2009

Crozza ridimensionato a La 7 arriva Barbareschi, il Politico leccapiedi “Un Tanto al Kilo”

Strana-coppiaIl comico: “Basta politica, basta satira, solo veline. Ma non dite
che mi hanno cacciato, in fondo sono due sere invece di dieci…”
MILANO – Poche storie, Crozza Italia non si farà più. Basta politica e basta satira, solo veline. Non è vero che Berlusconi e Brunetta non mi vogliono. Sto sulle balle anche a Maroni. E poi non dite che mi hanno cacciato. Faccio solo due puntate invece di dieci».La notizia della giornata di ieri arriva sotto forma di siparietto a margine della presentazione dei palinsesti autunnali de La7.  Lo ha messo in piedi un Maurizio Crozza particolarmente ispirato e pungente. Lui, l’uomo della satira della rete ammiraglia di Telecom Italia, il fustigatore politico prestato al Ballarò di Giovanni Floris su Raidue, con la sua comicità graffiante e politicamente scorretta, avrà creato problemi ai dirigenti dell’azienda e così ieri, in mezzo a finti sorrisi, si è visto “ridimensionare” proprio davanti ai giornalisti.

«I programmi – ha detto il vicepresidente di Telecom Italia Media Giovanni Stella – hanno una loro data di scadenza e a differenza di alcuni vini e alcuni formaggi, gli unici a migliorare col tempo, invecchiano e si deteriorano arrivando alla fine del loro processo». Apriti cielo. L’attore che in quel momento teneva amichevolmente il braccio sulla spalla di Stella, ha sgranato gli occhi increduli e guardando la platea si è coperto la faccia con le mani.

«Attenzione – ha rincarato Stella – con questo non voglio dire che non collaboreremo più con Maurizio: anzi. Crozza farà due speciali a dicembre che dureranno circa due ore l’uno e gli daranno modo di esprimersi non in quantità ma in qualità». Passano pochi secondi e il vero piatto forte della portata arriva su un vassoio d’argento lanciato dritto sui denti del comico genovese. Sempre Stella: «E poi caro Maurizio e cari giornalisti a settembre stiamo stringendo accordi per un programma con Luca Barbareschi e magari potremmo ipotizzare un duetto».

A quel punto Crozza deve aver pensato per un attimo di essere su Scherzi a parte. «Io e Barbareschi? Godo solo all’idea. Non vedo l’ora», come dire che al peggio non c’è mai fine. A cercare di metterci una toppa arriva anche Mauro Nanni, Amministratore Delegato di Telecom Italia Media. «Per Crozza stiamo lavorando a un progetto per la primavera 2010 quindi con l’artista non c’è nessun tipo di problema». Peccato che «l’artista», avendo sentito la dichiarazione, intervenga dicendo che di questo «progetto 2010» non ne sappia assolutamente nulla. «Non chiedete a me cosa farò perché non lo so – ribadisce – E poi avete capito? Dicono che stanno lavorando ma questo non vuol dire che si farà qualcosa».

Lillo Tombolini, storico dirigente della rete, a termine conferenza ha tirato in ballo alcune variabili di budget peraltro un po’ fumose ma ormai la frittata era fatta. Anche senza fare troppe dietrologie si può immaginare che la questione sia di convenienza politica. Anche se l’emittente precisa: «Non è previsto alcun ridimensionamento per Maurizio Crozza nel palinsesto de La7. La direzione ribadisce che il ruolo di Crozza rimarrà importante nella programmazione dell’emittente».

Il-TrombatoPer quanto riguarda il palinsesto politically correct riconfermati i grandi nomi. Lerner, Piroso, Gruber, D’Amico, Paolini, Victoria Cabello e la nuova entrata Myrta Merlino che proviene dalla Rai e che qui condurrà un talk di approfondimento economico. Ci sarà anche un nuovo programma che in teoria dovrebbe andare contro Pomeriggio 5 e L’Italia in diretta. A condurlo sarà Luisella Costamagna. Si chiama invece Universication un nuovo format costituito da contenuti web forniti dal network nazionale universitario Ustation. Interessante anche la docu-fiction su Calciopoli alla quale sta lavorando un gruppo capitanato da Antonello Piroso ma è ancora presto per parlarne. Infine proprio sulla porta di uscita la bella dichiarazione di Ilaria d’Amico. «Le è piaciuta la presentazione? Come vede a La 7 i palinsesti si fanno “in progress”: non capita spesso».

LUCA DONDONI su www.laStampa.it

Giugno 20, 2009

Inchiesta Bari, altra ragazza parla a stampa di feste Berlusconi!

Zoccole FrescheROMA (Reuters) – Un’altra giovane donna ha confermato ai magistrati pugliesi di essere stata reclutata per partecipare a feste nelle residenze private di Silvio Berlusconi, scrivono oggi alcuni giornali, dopo che anche ieri il premier è tornato a definire “spazzatura” la vicenda.

Nell’inchiesta di Bari Berlusconi non risulta indagato. I pm stanno ascoltando alcune testimoni nell’ambito di un’indagine sull’induzione alla prostituzione in cui è coinvolto un imprenditore pugliese, che avrebbe pagato giovani donne per partecipare a feste in almeno due residenze di Berlusconi, Villa Certosa in Sardegna e Palazzo Grazioli a Roma.

L’inchiesta sarebbe nata dalle intercettazioni relative a una presunta associazione a delinquere per corruzione, finalizzata a ottenere favore nelle concessioni di appalti nel settore della sanità.

Il quotidiano “La Repubblica” – che per primo, alcune settimane fa, ha cominciato a pubblicare reportage sulle frequentazioni femminili del premier – pubblica oggi l’intervista a una 23enne, Barbara Montereale, modella in un atelier. La giovane, definita “bellissima madre single”, dice di aver partecipato a due feste, una a Palazzo Grazioli nel novembre 2008, gratuitamente, e l’altra a Villa Certosa a novembre del 2008 e a gennaio di quest’anno, dietro pagamento di 1.000 euro da parte dell’imprenditore indagato, Giampaolo Tarantini.

La giovane è amica di Patrizia D’Addario, la 42enne che nei giorni scorsi ha depositato presso la Procura video, foto e registrazioni delle sue visite a Berlusconi, secondo quanto hanno scritto nei giorni scorsi i media.

Nell’intervista, Montereale riferisce di alcune confidenze dell’amica, tra cui quella che D’Addario avrebbe trascorso almeno una notte con il presidente del Consiglio.

Il “Corriere della Sera”, che nei giorni scorsi ha per primo scritto dell’inchiesta di Bari, omette il cognome della ragazza, ma pubblica alcune sue dichiarazioni in cui la 23enne dice di lavorare come ragazza-immagine e di aver preso soldi per partecipare ai due incontri con Berlusconi, ma smentisce di essere una “escort”.

Anche “La Stampa” non indica il cognome della giovane, ma indica che avrebbe partecipato a due feste con Berlusconi a Roma, dietro compenso.

Il quotidiano torinese pubblica anche un’intervista a Gaetano Pecorella, parlamentare e uno degli avvocati del premier, secondo cui “la vicenda non coinvolgerebbe minimamente a livello penale Silvio Berlusconi” anche perché “si tratta di fatti privati”. 

Da it.Reuters.it

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